"Anche le città hanno una voce" – Segnalazioni, bellezze, architettura, storia e altre curiosità urbane.

Milano | Porta Genova – Esposizione dei progetti per i cinque scali ferroviari

SCALI FERROVIARI. CINQUE MODI PER IMMAGINARE LA MILANO DI DOMANI

Presentati gli scenari realizzati dai team di architettura dopo il workshop di dicembre. A Porta Genova fino al 9 aprile. Verde pubblico, housing sociale e mobilità sostenibile i punti chiave dello sviluppo della città

Milano, 3 aprile 2017 – C’è chi ha immaginato un sistema continuo di parchi e giardini, legati tra loro da corridoi verdi realizzati sulle fasce di rispetto dei binari, e chi pensa che la circle line possa trasformare Milano in una città prevalentemente car free. C’è chi disegna i sette scali come “broli”, nuove aree verdi su cui costruire la riforma urbana di Milano, chi pensa che ognuno di essi debba essere visto come una microcittà in grado di relazionarsi a tematiche specifiche, e chi immagina un ruolo centrale dell’acqua nello sviluppo del territorio.

I cinque scenari possibili per la Milano di domani realizzati da cinque team internazionali sono esposti da oggi e fino al 9 aprile al Fondo Corsa allo Scalo di Porta Genova. Un allestimento creato ad hoc, vicino alla passerella Biki, per mostrare alla città i risultati del workshop dello scorso dicembre “Dagli scali, la nuova città”, l’iniziativa organizzata da FS Sistemi Urbani (Gruppo FS Italiane) in collaborazione con il Comune di Milano e il patrocinio della Regione Lombardia allo Scalo Farini che ha visto la partecipazione di oltre duemila persone.

“Cinque scenari in mostra a Milano”, espone i lavori dei team EMBT (guidato da Benedetta Tagliabue), Mecanoo (Francine Houben), studio SBA (Stefano Boeri), MAD Architects (Ma Yansong) e CZA (Cino Zucchi), possibili visioni di una città che grazie alla riqualificazione dei suoi scali dismessi potrà realizzare una profonda ricucitura e valorizzazione degli oltre un milione di metri quadri di territorio. Modi diversi di interpretare la Milano di domani, ma con alcuni punti di convergenza. Le esigenze di verde pubblico, housing sociale e mobilità sostenibile, espresse sia nella delibera di iniziativa consiliare, sia durante il workshop allo Scalo Farini, oltre all’opportunità di valorizzare gli spazi per i giovani e per lo sport, sono state infatti declinate in tutti e cinque gli scenari immaginati per le aree di Farini, Porta Genova, Porta Romana, Lambrate, Greco, Rogoredo e San Cristoforo.

Gli scenari rappresentano un ulteriore contributo alla discussione sulla riqualificazione degli scali ferroviari che fino ad oggi ha visto il coinvolgimento di oltre 10mila persone che hanno partecipato a commissioni consiliari, sopralluoghi, incontri nei municipi e  dibattiti pubblici. La mostra, inaugurata questo pomeriggio, sarà visitabile dalle 10 alle 22 per tutta la settimana del Fuorisalone, giorni tradizionalmente di grande affluenza nella zona di Porta Genova, per coinvolgere più cittadini possibile nel dibattito sul futuro degli scali ferroviari.  Dal 4 al 9, inoltre, ogni giorno alle 19, uno dei cinque team leader presenterà a turno il proprio scenario, ad eccezione del 6 sera, quando saranno tutti riuniti al Fondo Corsa per un dibattito pubblico sulla città che verrà.

Il programma completo della settimana su www.scalimilano.vision

Di seguito, i cinque scenari descritti dai team:

TEAM MEACANOO

 

Ripensare gli scali ferroviari come catalizzatori di vita sostenibile

Che cosa succederebbe se si utilizzassero gli scali e le loro infrastrutture di connessione come strumento per migliorare la mobilità di Milano e generare nuove opportunità per l’intera città? Immaginiamo gli scali come hub multimodali e luoghi in cui tutte le generazioni – a Milano e non solo – possano vivere, lavorare e incontrarsi, collegati tramite mezzi di trasporto pubblico e tramite una rete capillare di piste ciclabili e percorsi verdi, non solo a livello locale ma anche a scala regionale. Gli scali saranno i catalizzatori di una radicale trasformazione a Milano, creando la città circolare e sostenibile del futuro, una città fondata sulla connettività di persone, di spazi, di opportunità e di ambizioni. La nostra vision si fonda su cinque principi per uno sviluppo sostenibile della città:

1. Ripensare gli scali come catalizzatori per una vita sostenibile

Trasformare gli scali in ‘hub’ della mobilità, dove si incontrano più sistemi di trasporto (treno, metropolitana, tram, autobus, car sharing e biciclette). Questi hub sono collegati ad altri hub su scala locale, metropolitana e regionale. Fornendo mezzi pubblici di alta qualità in combinazione con piste ciclabili e aree pedonali, la macchina diventa inevitabilmente un mezzo di trasporto meno attraente. In futuro milioni di metri quadri di parcheggi potranno essere trasformati radicalmente e contribuire al miglioramento della qualità urbana. La città progettata e costruita per ospitare l’automobile viene ripensata alla scala delle persone che vivono giornalmente i suoi spazi.

2. Trasformare l’area intorno agli scali in una zona chiusa al traffico urbano, influenzando la città nel suo complesso

In tutto il mondo, molte città stanno progettando un futuro senza auto. Il buon funzionamento della ‘circle-line’ in combinazione con nuove piste ciclabili, creerà un sistema di trasporto (pubblico) molto efficace, liberando così spazi per pedoni e zone verdi. Prevediamo che l’area ‘car-free’ si espanderà sempre più, influenzando tutta la città all’interno della ‘circle-line’.

3. Ripensare la ‘circle-line’ come ‘luogo’ che collega invece di dividere

Con l’introduzione di piste ciclabili e attività / funzioni lungo la ‘circle-line’, diventa possibile rigenerare aree dismesse e promuoverne l’uso. La ferrovia diventa luogo, ben integrato nel sistema urbano.

4. Ripensare Milano come una città inclusiva

Con questo approccio, ci proponiamo di fare di Milano dove infrastrutture, pubblico e privato lavorano insieme per creare una città accessibile a tutti. Un’economia circolare e condivisa, un sano equilibrio tra territorio urbano e rurale, una mobilità intermodale e condivisa (mezzi pubblici, bike-sharing e auto elettriche), edifici ad alta densità, a prezzi accessibili, ad uso misto raggruppati attorno agli hub della mobilità, e spazi attraenti e sicuri per i giovani e i residenti di seconda generazione aiuteranno Milano ad affermarsi come città inclusiva, pronta per il futuro.

5. Gli scali come ‘landmark’ della mobilità lungo la circle-line

Edifici multifunzionali come landmark iconici sopra ed intorno agli scali trasformeranno questi hub della mobilità in luoghi vibranti dove stare, lavorare e vivere. Con l’aggiunta di parchi, passerelle verdi e acqua, gli scali diventeranno nuclei circondati da un paesaggio lussureggiante e riconoscibili lungo i percorsi.

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TEAM MAD

 

Memoria e Futuro: Milano Rinasce

La riqualificazione di alcuni dei più significativi scali ferroviari della città di Milano è la vasta tematica urbana che il capoluogo lombardo ha oggi l’opportunità di analizzare.  La visione progettuale elaborata da MAD Architects, Memoria e Futuro: Milano Rinasce ha preso in analisi i sette siti oggetto dello studio, avendo l’opportunità di concepire un nuovo inizio per queste aree che verranno poste al servizio della cittadinanza, dei quartieri limitrofi e dell’intera realtà metropolitana.

Il tema della rigenerazione urbana gioca un ruolo chiave nell’approccio della pianificazione futura e nella definizione delle linee guida che porteranno alla realizzazione dei nuovi interventi. Ogni singolo scalo rappresenta nella sua unicità l’occasione per creare delle micro-città in grado di relazionarsi a tematiche specifiche.

Secondo questa logica nasce la Città delle connessioni, un sistema che prende in considerazione l’importanza della ricucitura del contesto urbano attraverso una mobilità sostenibile che parte dalla piccola scala: piste ciclabili, percorsi cittadini, filari alberati e aree a traffico limitato, per giungere a sistemi di più ampia portata, come reti di trasporto infrastrutturale ed a lunga percorrenza. Queste due reti di mobilità fino ad ora disconnesse, si integrano, superando mediante attraversamenti pedonali, carrabili, e soprattutto di trasporto pubblico, la cesura che nel contesto odierno rappresentano gli ex scali ferroviari.

Nasce la Città del verde per elevare la qualità della vita delle persone, e per promuovere un abitare meno denso ed oppressivo, che sappia relazionarsi con la biodiversità del contesto naturale che lambisce i limiti urbani. Parchi, giardini, piazze, filari di alberi, corridoi ecologici, corsi d’acqua si insediano nella rigenerazione degli ex-scali diventando l’ossatura su cui si innestano le varie idee progettuali.

Nasce la Città del vivere che crea e riutilizza gli spazi pubblici, riportandoli ad una scala umana e pienamente fruibile. Tutto ciò per potenziare il mix sociale e per generare nuove relazioni multiculturali, ottimizzando la densità degli spazi del vivere quotidiano, ed offrendo agli studenti ed alle giovani coppie la possibilità di inserirsi in un contesto favorevole e connesso con le eccellenze cittadine, regionali e nazionali.

Nasce la Città della cultura  per elevare l’educazione civica e morale delle persone, e per costruire un contesto innovativo e multiculturale congeniale alle sfide del vivere odierno, realizzando un sistema di relazioni tra le diverse entità formative ed educative esistenti.

Infine nasce la Città dell’economia e delle risorse  sia per potenziare l’offerta lavorativa esistente, sia per creare nuove occasioni di sperimentazione e progettualità, fornendo ai giovani la possibilità di esprimersi, favorendo un contesto urbano competitivo che si relaziona con le principali capitali europee.

Gli ex-scali ferroviari tornano a vivere, ognuno con una specifica missione, e con il compito di rispondere alle domande sempre in evoluzione della città di Milano.

 

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TEAM CZA

Sette Bellissimi Broli

Le metamorfosi di Milano

Se anche la città fosse una “grande macchina”, non possiamo buttarla via come facciamo con un vecchio cellulare. Al suo interno la vita si adatta continuamente agli spazi e agli edifici esistenti, ed essi si modificano per poter ospitare nuovi bisogni. Molti edifici e spazi di Milano – come Palazzo Marino, la Ca’ Granda o Brera – ospitano attività del tutto diverse da quelle originarie. Oggi il nucleo urbano di Milano non può che essere visto in rapporto a un territorio articolato ed esteso, eppure esso è dotato di un carattere preciso, frutto di una storia lunga e complessa.

Lo spazio aperto come matrice ambientale

Il dibattito sulla trasformazione degli scali è incentrato sul tema delle funzioni e della densità edilizia; ma questi due fattori, pur importanti, non generano di per sé qualità urbana. In una realtà futura in continuo aggiornamento, lo spazio collettivo costituisce l’elemento più efficace di governo della forma urbana: non quindi verde come puro «standard» o «servizio», ma piuttosto come strumento di disegno della città e del territorio. In Lombardia il termine «brolo» denomina un prato alberato, e «broletto» era in origine il prato del primo palazzo comunale; abbiamo intitolato così i nuovi parchi non per evocare scenari nostalgici, ma per definire degli spazi naturali primari, chiari nella forma ma aperti a molti usi diversi.

La cerchia dei nuovi Broli, luogo di dialogo tra scala metropolitana e quartieri

Gli spazi riformati degli scali ferroviari aprono nuovi nessi tra la dimensione della città estesa e quella dei quartieri. Essi riconnettono tra loro parti di città oggi separate, ospitando nuovi servizi e nuovi spazi aperti di grande qualità ambientale; spazi verdi capaci di creare una nuova dimensione conviviale e di riattivare la rete di percorsi che innervano il territorio agricolo ancora esistente, creando nuove reti ecologiche nella città.

Funzioni e tempi della città

La nostra proposta non si fonda su di un programma specifico, ma su delle “vocazioni” di nuove parti urbane flessibili e capaci di cambiamento, «collaudate» dalle funzioni piuttosto che generate da esse. I nuovi assetti devono saper guidare trasformazioni dilatate nel tempo, e operare cambiamenti di rotta in rapporto ai desideri delle comunità locali e a necessità oggi non prevedibili.

Il carattere dei luoghi

Le configurazioni urbane proposte creano luoghi diversi per scala e carattere all’interno di un paesaggio urbano policentrico. Lo scalo Farini diventa un grande parco dai percorsi sinuosi con passerelle pedonali che scavalcano la ferrovia, Porta Romana un vasto prato in pendenza aperto verso la Fondazione Prada e una piazza-mercato tra la stazione ferroviaria e il capolinea dei bus, Lambrate un grande «crescent» verde.

Al di là delle sue forme specifiche, la nostra proposta è un contributo alle sfide della Milano futura e al metodo con cui affrontarle. Essa si collega idealmente all’«Idea di magnificenza civile» evocata da Carlo Cattaneo, dove la bellezza della città è espressione dei valori e delle conquiste collettive di una società che guarda in avanti.

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TEAM SBA

Un Fiume Verde per Milano

Il Fiume Verde è un progetto di riforestazione urbana che Stefano Boeri Architetti, insieme ad un team multidisciplinare (ARUP, Quinzii Terna Architettura, MIC – Mobility in Chain e Studio Laura Gatti) propone in risposta alla consultazione su “Scali Milano” indetta da Fs Sistemi Urbani per la formulazione di cinque visioni sul futuro degli scali merci di Milano. Il Fiume Verde mira a realizzare sul 90% dei sette scali un sistema continuo di parchi, boschi, oasi, frutteti e giardini ad uso pubblico – legati tra loro dai corridoi verdi e ciclabili realizzati sulle fasce di rispetto dei binari ferroviari. Nel rimanente 10% si potranno costruire bordi urbani ad alta densità in grado di ospitare le attività che oggi mancano nei quartieri di Milano: soprattutto residenze e spazi di studio/laboratori per i giovani (young professional housing e student hotels), ma anche servizi culturali e di assistenza al cittadino (biblioteche, ambulatori, asili), oltre che edilizia sociale e di mercato. Un sistema di architetture, luoghi pubblici e Torri Metropolitane verdi, caratterizzato da un’altissima varietà nei modi di abitare e dalla commistione delle funzioni. Il Fiume Verde attraverserà ad anello il corpo urbano di Milano, a metà strada tra le espansioni di fine ‘800, i Corpi santi e le prime periferie del ‘900 e ospiterà al suo interno un anello per la mobilità pubblica (M6 di superficie) e una infrastruttura metropolitana per l’utilizzazione a fini geotermici delle acque di falda. Con la realizzazione della M6 lungo il Fiume Verde, Milano diventerà la quinta citta europea per estensione della rete di trasporti pubblici.

Il Fiume Verde è la nuova sfida di Stefano Boeri Architetti: la trasformazione degli scali ferroviari dismessi rappresenterà infatti uno dei più grandi progetti di riqualificazione e rigenerazione urbanadei prossimi anni in Europa. Un’occasione unica per ripensare Milano coniugando lo sviluppo urbano con la presenza dei sistemi verdi continui e accessibili a tutti, che migliorano la qualità dell’aria e assicurano la protezione e la moltiplicazione della biodiversità urbana. Si calcola infatti che in un anno il Fiume Verde assorbirà 50 mila tonnellate di CO2 e produrrà 2 mila tonnellate di ossigeno, con 300 tonnellate/anno di inquinanti abbattuti. Dal punto di vista energetico, il sistema verde diffuso consentirà di ridurre di 30 GWh/anno il consumo energetico grazie all’opera di raffrescamento del verde sulle superfici urbane. Inoltre, 400 mila MWh/anno di energia pulita saranno generati dalla geotermia ad acqua di falda che percorre nel sottosuolo il Fiume Verde. Una superficie totale di 1 milione e 100 mila metri quadrati di parchi, colline, radure e prati: questi i numeri del sistema verde continuo che prenderà il posto degli scali dismessi di Farini, Porta Genova, Porta Romana, Rogoredo, Greco-Breda, Lambrate e S. Cristoforo. Per ogni scalo lo studio Stefano Boeri Architetti ha immaginato uno scenario diverso. Ad esempio, lo scalo Farini ospiterà una superficie verde di 550 mila mq, che comprenderà tra gli altri paesaggi, anche il Pratone per bambini (90 mila mq) ispirato da Fulvio Scaparro. Lo scalo di Porta Romana diverrà invece un’area dedicata ad un Arboretum (170 mila mq): un grande inventario a cielo aperto delle specie vegetali lombarde; a Rogoredo troveranno spazio un frutteto antico e l’istituto di ricerca dell’EMA; mentre Porta Genova diventerà la sede di un grande sistema di nuovi orti urbani in collegamento con il Parco Sud. Attorno ai nuovi Parchi, anche per garantirne un presidio costante -e sgravare il Comune da costi di manutenzione del verde- una costellazione di grandi funzioni ad uso collettivo oggi assenti: dalla Cittadella del Comune alla nuova sede dell’Accademia di Brera, dalla Moschea al Centro di Ricerca Botanica, dalla Ricicleria alla sede dell’EMA (European Medicines Agency).  Il Fiume Verde è un grande progetto nazionale ed europeo, sostenibile secondo una attenta stima dei suoi costi, che merita di essere guidato da un’Agenzia di Sviluppo dove –secondo un percorso trasparente di concorsi aperti e di partecipazione attiva dei cittadini- la regia degli enti pubblici orienti l’azione degli operatori privati italiani ed internazionali disposti ad investire sul futuro di Milano. Grazie al Fiume Verde, la Biodiversità culturale e delle specie viventi potrebbe diventare la nuova e grande scommessa di una Milano che si apre ai giovani di tutto il mondo.

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TEAM MIRALLES TAGLIABUE EMBT

Miracoli a Milano

I sette scali ferroviari per i quali il Team Miralles Tagliabue EMBT é stato chiamato a dare una “vision”,  sono la testimonianza dell’etá d’oro delle ferrovie milanesi. Oggi gli scali costituiscono purtroppo un elemento di rottura fra quartieri adiacenti. La loro futura trasformazione permetterá una crescita piú organica di Milano, innovativa ed al contempo a contatto con la sua Storia.

La vision del Team EMBT é un manifesto della Milano del prossimo futuro, cioé “un documento partecipato, frutto di un primo gesto rituale; agile e comunitario. “

Le proposte presentate seguono dei principi comuni a tutti e sette gli Scali, in virtú del ruolo che si propongono di svolgere all’interno della città di Milano e della regione Lombardia.

L’Acqua dará continuitá alla vision e sará veicolo  per l’intero processo di rigenerazione: sará il “miracoloso” elemento che riconnetterá Cittá, Natura e Storia e renderá il contesto urbano un luogo piú confortevole e felice. Sará come avere un nuovo miracolo a Milano. Anzi sette.

Ognuna delle aree avrá una propria Identitá, poiché ad esse sará dato un nuovo nome, dove il termine “Scalo” affiancherá una parola chiave che ne identifichi la vocazione specifica.

Farini sará quindi lo Scalo dell’Acqua: qui i tracciati del Naviglio preesistente permetteranno di disegnare nuovi canali.

Inoltre, l’importante superficie d’acqua che occupa il centro dell’area si presta a diventare uno degli elementi piú riconoscibili della città.

Porta Genova sará lo Scalo della Creativitá, perché accoglierá attività legate ai Navigli, alla Darsena ed al quartiere Tortona. Nuovi spazi espositivi, intrecciati con spazi dedicati agli imprenditori emergenti ed a residenze , metteranno in evidenza il rapporto di quest’area con il design e la moda

San Cristoforo sará lo Scalo dell’AgriCultura: qui un grande giardino botanico svolgerá un’importante funzione didattica.

Lo Scalo di Greco – Breda sará un sorprendente centro attrattivo e ludico. Per lo Scalo della Luce il Team Miralles Tagliabue EMBT sogna gioiose passerelle pedonali a diverse quote che diventeranno installazioni luminose a grande scala, con spettacoli temporanei e permanenti dell’arte delle luminarie.

Il Team EMBT immagina infine che Porta Romana diventi lo Scalo dell’Innovazione incentivando la proiezione di quest’area a futuro dei giovani e della cittá. Infatti, potrebbero insediarsi qui imprese giovani e start-up, in edifici dotati di spazi flessibili, luminosi e sostenibili, che saranno più prossimi ai principali accessi all’area, cioé alle fermate della linea M3.

Rogoredo sará lo Scalo dei Giovani. Qui le nuove generazioni avranno possibilità di incontro e saranno invitate ad esprimersi per creare cose nuove e positive.

Lambrate, infine, sará lo Scalo del Design. La Casa del Design,  edificio simbolico ed iconico, fornirá gli spazi ad iniziative cittadine, di associazioni e dell’amministrazione comunale.

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione. Da grande farò il sindaco. Lavoro come Digital Artist presso CowBoys


38 thoughts on “Milano | Porta Genova – Esposizione dei progetti per i cinque scali ferroviari

  1. robertoq

    Bello, spero di andarci presto per capire meglio!

    Certo che han talmente imbottito i rendering di alberi, verzura e immagini da Eden primordiale (diciamo che alcune sono addirittura al confine del comico/patetico…), che è difficile capire quel che ci farebbero concretamente (= le costruzioni, che poi è quel che muove i progetti…), ma sembra tutto di buon livello a prima vista.

    1. Anonimo

      Come progettare il NULLA e farlo sembrare interessante. Non vorrei che ci fosse qualcuno che come sempre vuole remare contro allo sviluppo della città. Bisogna assolutamente fare un concorso internazionale come si era fatto ai tempi per Citylife, ci vogliono le archistar. Le grandi immobiliari,società e le multinazionali devono prendere in mano la situazione. Pensate un pò se con tutto quel terreno a disposizione in centro città presentassero dei progetti del genere a Parigi, Londra, Vienna, New York, Francoforte ecc., tutte le forze economiche e politiche di quelle città si scompiscierebbero dalle risate. Tanto per fare un esempio a Londra il progetto di riqualificazione della famosa centrale elettrica: design.pambianconews.com/wp-content/uploads/sites/13/2014/11/BS-new.jpg , http://www.repubblica.it/economia/2014/09/28/news/battersea_immobiliare_londra-96852019/ . Come si può vedere zero verde, zero casettine, zero pratoni e praticelli, solo iper densificazione con palazzi piuttosto alti (20 mila appartamenti per 100.000 abitanti). Negli ex scali ci vuole un mix di palazzi lunghi a serpente (mix lusso e sociale, il lusso paga il sociale) e che costeggiano i viali degli ex scali ferroviari come nel progetto londinese, questo darebbe dinamicità al paesaggio urbano, con qualche grattacielo sui 150 metri, un pò di verde ma senza esagerare. Considerate che ci sono in ballo anche gli oneri di urbanizzazione, come a Londra che con quell’iper densificazione ha dato 260 milioni di sterline solo per la nuova stazione del metrò e per l’ingrandimento di una linea della metropolitana. Insomma parliamo di cose serie e soprattutto di progetti seri.

  2. -Ale-

    Il meraviglioso mondo dei rendering… in un’immagine hanno messo anche le pecorelle (Team SBA, Farini)!

    A parte l’ironia, molte idee sono davvero affascinanati e mi emoziona pensare che qualcosa di tutto questo possa diventare realtà.

    Da capire quanto del verde da rendering (prati, laghetti, alberi, pecorelle..,) sarà realmente inserito.

    1. Anonimo

      SBA aveva gli stessi limiti degli altri (dipingere tutto di verde, tetti delle case compresi, per far scattare l’applauso facile).
      Ma su uno dei pannelli aveva il coraggio di fare vedere la Circle line COMPLETA – ossia con il proseguimento da San Cristoforo a Porta Garibaldi passando per Inganni, San Carlo, Montestella, Viale Certosa ecc ecc.

      Questo era da applausi. Anche se non lo faranno mai…

  3. CM

    le prime sono davvero opprimenti: non vedo verde, non vedo spazi aperti, superfici d’acqua ridotte a qualche rigagnolo….
    Invocano tanto le capitali europee, ma sembra che non siano mai stati a hyde park…

  4. Anonimo

    Tutto molto bello, ma gli architetti si sono dimenticati che prima di tutto a Milano devono tornare a nascere i bambini ) ricordo che a Milano ci sono più cani che bambini ) se vogliamo che un giorno qualcuno possa abitare in questi meravigliosi rendering.
    Quindi in sintesi tutto molto bello ma la città deve prima di tutto pensare a come sviluppare ed attrarre una popolazione di giovani. Ad oggi non mi risulta che questo sia sul radar…

  5. Dado

    Bella la strategia di TEAM MEACANOO! più che un render è un manifesto urbanistico per il futuro. Mi piace il fatto che si punti su tanto verde e densità urbanistica. E ci sono pure i navigli aperti fino al castello a completare l’anello intorno la circonvallazione più’ vari canali e specchi d’acqua nelle zone verdi. WOW! E’ un progetto massimalista e quindi mi trova super entusiasta! La circle line verde dovrebbe diventare il prossimo expo di Milano, un’idea da realizzare come catalizzatore di una nuova visione integrata per la città. Ed estendere i successo del bosco verticale su grande scala.

  6. davide Piva

    Vorrei condividere con voi alcuni idee che mi vengono in mente guardando questi progetti, indipendentemente l’uno dall’altro:
    1) come la maggior parte dei progetti contemporanei, sono molto impersonali e de-contestualizzati. Non c’e’ traccia di peculiarita’ milanesi. Le stesse immagini potrebbero essere “riciclate” per la presentazioni di nuovi quartieri a Pechino, Joannesburg o Madrid.
    2) Perche’ non riservare alcuni spazi ad uso diverso dal terziario/residenziale? Magari, in un futuro, potremmo averne bisogno per potenziare il TPL o per diportare piccole attivita’ produttive in citta’! O vogliamo che si trasformi in un immenso dormitorio?
    3) Vista l’esplosione del commercio online e relativo traffico di mezzi per le consegne, perche’ non destinare parte di questi spazi alla logistica e basare qui solo mezzi elettrici per le consegne in ambito urbano?

    Cosi’, alcune idee per alimentare il dibattito.

    1. Anonimo

      Ho avuto in parte la stessa impressione – progetti un po’ spersonalizzati buoni per i sobborghi di Phoenix, Az come per una gated community in Sud Africa e tutto “verde” per piacere al Milanese “tipo” (generalmente benestante, di mezza età e amante della tranquillità – specie sotto casa sua…)

      Infatti i progetti a mio parere più deboli sono quelli di Porta Romana che doveva essere il polo “giovane” e “produttivo”, che non mi sembra nessuno abbia veramente azzeccato (in pratica sono identici agli altri e comunque non ci vedo niente di particolarmente innovativo o caratterizzante)

  7. wf

    Secondo me l’impostazione più giusta è quella di boeri. Lasciare grattacieli ai bordi del fiume verde mentre lasciare un lungo parco lineare ad semicerchio che ricollega Milano.

    Bisogna togliere il muro rappresentato dai vecchi binari che dividevano la città.
    Questo è più importante.

    In più ci piazzerei quel bel grattacielo futuristico e giocherei sullo skyline…

    1. GR

      Che i lati di città separati dagli scali vadano ricollegati non c’è dubbio.
      Che Milano abbia bisogno di altri grattacieli di dubbi ne sorgono più di uno.
      Milano e i Milanesi hanno bisogno di case, non di grattacieli per uffici. E soprattutto di casa a basso prezzo.
      Un edificio a grattacielo non potrà mai essere un edificio a basso canone. Ignorare questa richiesta per costruire un paio di grattacieli in più è follia. Questo dovrebbe uscire da un workshop del genere, non assurde teorie su fiumi verdi e cavolate simili. Anche perché piantare alberi nelle fasce di rispetto in molti casi è impossibile per la mancanza di spazio (la linea di Cintura Nord ed Est ne è un esempio). Sono solo argomenti fuffa.

      1. Anonimo

        Se costruisci case per la gente normale, con una vita e magari dei figli, gli devi fare anche negozi, strade e parcheggi.
        Perché la gente vive, si sposta, si sbatte con mille lavori e lavoretti magari lontano da casa, fa i turni di notte, porta i figli a scuola, invita a cena i parenti e gli amici, ha genitori anziani da andare a prendere, si compra i mobili da Mondo Convenienza o all’IKEA.

        Ora, guarda i progetti, non c’è una strada che sia una. Non c’è un’auto, nemmeno del car sharing. Nemmeno uno scooter. Nessun negozio. Niente.

        Un desolante deserto verde punteggiato di qualche (isolato) grattacielo: una gigantesca casa di riposo per vecchi.

        1. wf

          Infatti central park a New York è bruttissimo…
          Ma vaaaaa.

          Ps.
          Il discorso edifici alti e molto verde concentrato, la qual cosa manca a Milano visto che il verde è sparso, deriva semplicemente dalla matematica.

          Gli indici di edificabilità o li dai bassi ma diffusi, e ottieni una città di merda riempiendo di palazzine dozzinale l’unico spazio libero e verde che ci potrebbe essere rimasto, oppure li concentri su meno palazzi ma più alti. Ovvio.

          La fuffas è altra roba..
          Per chi vuole costruire solo asfalto e strade dico vada a vivere a porto Marghera. I grandi parchi ci sono nelle grandi città… da sempre.

          1. robertoq

            Central Park è bellissimo, ma concordo con GR che dove stia il mitico “Social Housing” nei progetti delle aree non si capisce benissimo.

            Perché lo so anch’io che è meglio un grattacielo altissimo che decine di palazzine di 8 piani, ma se vuoi costruire economico (traduzione italiana di “social”) oltre una certa altezza non puoi andare.

            Secondo me il problema lo vedi bene nei rendering di Farini (che è dove la maggior parte del Social Housing dovrebbe andare). I progetti che sono più seri a mettercelo ( ad esempio Team Miralles Tagliabue) alla fin fine sono una colata di cemento (guarda la foto e immaginati come viene senza il viraggio verde di photoshop), altro che Central Park… Invece i parchi li trovi dove ci son grattacieli altissimi, che sicuramente non andranno mai in vendita a 2500€ al mq :-).
            Credo si tratti di un tipico caso di botte piena e moglie ubriaca di cui si dovrà discutere in futuro,

          2. GR

            Per WF.

            Posto che Central Park è bello, e vivadio se son riusciti a stralpare quel pezzo di verde agli speculatori edilizi, non è detto che Housing Sociale (Edilizia popolare)=merda eh. Non è che siccome si costruiscono delle case popolari allora queste zone diventeranno delle nuove Comasina, Scampia, le Villette o Zen (per citare esempi milanesi e non).
            Esistono per fortuna anche casi di edilizia popolare ben riuscita. Guardati il Villaggio Giardino di Modena, quartiere frutto di un PEEP (Piano per l’Edilizia Economica Popolare), composto da edifici prevalentemente a stecca immersi nel verde, circondato da scuole e buoni servizi. Guardati il risultato ottenuto con l’intervento di Via Cenni qui a Milano.
            Smettiamola di dire che case popolari=merda/disagio/brutto/schifo.

            I grattacieli lasciamoli pure fare agli altri. Ripeto, questa è una delle pochissime occasioni per sanare due problemi di Milano: la mancanza (relativa) di verde e la mancanza di case a canone agevolato. Non abbiamo bisogno di altre 7 Citylife. Non abbiamo bisogno di altre case a 8000€ al metro quadro, rivolte ad un mercato che non esiste più. Non abbiamo bisogno di un’altra manciata di villette (a mio parere orride) contornate da un parco più che dozzinale (costato 5000€ per mq tra l’altro). La qualità e la bellezza possono risiedere anche nelle cose più semplici. Siamo seri. Siamo semplici.

          3. robertoq

            @GR Non sono del tutto d’accordo che nella Milano del 2017 Housing Sociale = Edilizia Popolare (ossia le vecchie care “case popolari” che tu citi anche nei tuoi esempi).

            Piuttosto temo che Housing Sociale voglia dire far costruire ai privati – spesso a latere di interventi più “appetitosi” – a prezzi concordati con delle quote (piccole) in affitto: nulla che invogli necessariamente a fare le cose per bene e creare quartieri modello. Magari mi sbaglio, ma non credo.

        2. GR

          Be, mi pare ovvio che ogni pezzo di città nuova debba avere un minimo dj servizi e negozi. Non dico di avere un centro commerciale in ogni isolato, ma prevedere dei servizi è il minimo in urbanistica. Per ora queste presentatate sono solo idee progettuali, quindi mi sembra anche “giusto” che non si sia scesi nel dettaglio estremo. Certo un accenno a questa cosa sarebbe stato gradito.

          Ps, perfavore sceglieti un nick, diventa più semplice capire a chi si sta rispondendo

          1. wf

            @gr
            Sulle case popolari sono totalmente d’accordo con te ma non penso che si debba comunque evitare di riempire i parchi e lasciare una certa foram/densità di verde usabile.

            E non fare gli edifici a riempire gli spazi liberi, quindi il principio dei margini mi piace molto. Daccprdissimo anche sui servizi e sulla tua impostazione generale di portare vita, vivibilità, funzioni,integrate senza settorializzare ghetti anche se di lusso. O meno.

            Penso però che bisogna lasciare più o meno intatto il parco a semicerchio senza pplverizzarlo troppo…
            Quindi se l’inevitabile cubatura a mercato la condensiamo in torri alte eleganti di design e futuristiche ben venga… 😀

  8. CM

    ho visitato l’esposizione.
    Rispetto ad una prima impressione leggendo qui, mi sono dovuto ricredere: effetivamente si coglie qualche spunto interessante.
    La cosa più divertente sono i post-it lasciati dalla gente, che a parte la diffusa italica ironia, chiede due cose semplici:
    – auto e cemento
    + verde e relax

    1. Anonimo

      Strano, a Londra (e a Parigi, Francoforte, New York ecc.), “la gente chiedono” altro: + cemento, + cemento, + cemento, + cemento…
      http://design.pambianconews.com/wp-content/uploads/sites/13/2014/11/BS-new.jpg , http://www.repubblica.it/economia/2014/09/28/news/battersea_immobiliare_londra-96852019/

      Stavo pensando ma perchè non si prende spunto dal progetto di Londra e lo si piazza nello scalo Farini. Un edificio iconico al centro come la centrale elettrica con servizi, centri commerciali, piscine, impianti sportivi, cinema, o parchetti sui tetti per bambini ecc e ai lati dello scalo alti e lunghi palazzi (lusso+sociale) con qualche bel grattacielo. Di iconico si potrebbe per es. pensare a un grande edificio in versione moderna della Galleria Vittorio Emanuele o del castello Sforzesco, non sarebbe male nemmeno un edificio alla “blade runner” http://images.adsttc.com/media/images/5509/e64e/e58e/ceb2/7000/001a/large_jpg/w2Le6go.jpg?1426712127 . Naturalmente intorno all’edificio iconico ci sarebbe molto verde a differenza del progetto di Londra, perchè “a noi ci piace” il verde e il relax.

  9. Anonimo

    Strano, a Londra (e a Parigi, Francoforte, New York ecc.), “la gente chiedono” altro: + cemento, + cemento, + cemento, + cemento…
    http://design.pambianconews.com/wp-content/uploads/sites/13/2014/11/BS-new.jpg , http://www.repubblica.it/economia/2014/09/28/news/battersea_immobiliare_londra-96852019/

    Stavo pensando ma perchè non si prende spunto dal progetto di Londra e lo si piazza nello scalo Farini. Un edificio iconico al centro come la centrale elettrica con servizi, centri commerciali, piscine, impianti sportivi, cinema, o parchetti sui tetti per bambini ecc e ai lati dello scalo alti e lunghi palazzi (lusso+sociale) con qualche bel grattacielo. Di iconico si potrebbe per es. pensare a un grande edificio in versione moderna della Galleria Vittorio Emanuele o del castello Sforzesco, non sarebbe male nemmeno un edificio alla “blade runner”. Naturalmente intorno all’edificio iconico ci sarebbe molto verde a differenza del progetto londinese, perchè “a noi ci piace” il verde e il relax.

    1. Anonimo

      Londra è una città giovane, dove la gente vive, lavora, ha bambini, fa carriera e soldi.

      Cosa caspita c’entra con la Milano dei Vecchi (e dei giovani nati vecchi), il cui unico sogno è il verde, il relax, la vita tranquilla e magari un bel bar dove bere un bicchiere di bianco al tramonto?
      I Milanesi sono o vecchi che una casa ce l’hanno o figli unici di Milanesi vecchi che la casa gliela compra il papi. Cosa caspita credi che gliene importi di cubature, di costruzioni e di appartamenti? Tanto è tutto invenduto…. (ci credo, siamo un paese di zombie. Quelli svegli sono appunto a Londra o a Berlino o a Parigi o.)

      1. wf

        Nessuno vuole fare soldi e vivere in un posto dimmerda senza verde ne parchi vivibili, ecco perché la gente vive a londra, Berlino, Amburgo, Parigi. Ed ecco perché molte case di Milano restano invendute. Oltreché perché nessuno ha i soldi..

        I rampanti che dici tu sono fermi agi anni 80 di tartufon.
        Quelli si che sono vecchi veri..

        1. Anonimo

          Ma hai mai visitato i nuovi quartieri di Londra in vita tua?
          Certo, non assomigliano a quell’obbrobrio lunare di campo di patate che abbiamo fatto noi Milanesi all”ex Sieroterapico.
          E credimi non assomigliano nemmeno lontanamente alla “Milano da bere” di 35 anni fa che sembra continuare ad ossessionare noi vecchi.

        2. Anonimo

          “Nessuno vuole fare soldi e vivere in un posto dimmerda senza verde ne parchi vivibili”
          A Londra si, ragazzi questi a Londra in 4 metri quadrati ci hanno piazzato dentro 20.000 appartamenti per 100.000 abitanti (ci sfido che a Londra è facile mettere su famiglia e fare figli, costruiscono un mucchio di case in poco spazio e zero parchi), nel progetto di battersea di verde non ce n’è fisicamente al suolo, ce n’è “spruzzato” pochissimo sui tetti e sul suolo:
          http://design.pambianconews.com/wp-content/uploads/sites/13/2014/11/BS-new.jpg

          1. wf

            Quiondi secondo la tua logica a Londra i prezzi delle case sono appetibili perchè si costruisce molto e quindi i ggiofani ci vanno perchè il prezzo delle case è daggiofani??!

            Io ci ho vissuto a Dalston, Shoereditch, Bethnal green, con la gang di strada west end e forse non sei mai andato in una agenzia immobiliare a Londra…
            perchè ormai se vuoi un prezzo accettabile vai in affitto dai pakistani che hanno comprato le vecchie casette della classe operaia e le affittano a studenti come oro colato.. conla caldaia che perde e il lavabo spaccato..

            Questa che i prezzi delle case a londra sono da ggiofani mi è nuova.
            Non certo i giovani che conosco io.
            Forse riccanza magari si…
            Un saluto da TELECALIFORNIA PER I GGIOFANI!

            Non è personale.
            Oggi ho imparato che il mercato mobilaire londinese è economico perchè non lasciano verde pubblico e cotruiscono tutto cemento…
            Logico
            Te saludi

  10. Anonimo

    “Quiondi secondo la tua logica a Londra i prezzi delle case sono appetibili perchè si costruisce molto e quindi i ggiofani ci vanno perchè il prezzo delle case è daggiofani??!”
    Quindi secondo logica a Londra i prezzi delle case sono appetibili per la riccanza perchè si costruisce molto e quindi la riccanza paga meno e trova velocemente case di qualità. Insomma non c’è inflazione immobiliare ossia l’aumento a dismisura dei prezzi delle case causa mancanza di case appunto. E’ vero che le case costano tanto ma costerebbero di più se per es. nell’area di battersea avessero costruito 10.000 appartamenti + parchi al suolo anzichè 20.000 appartamenti + parchetti sui tetti.

    1. wf

      I parchi sui tetti sono come gli alberi da rendering.
      Non li commento neanche.

      Poi il progetto di circondare una bellissima costruzione di archeologia industriale con una evidente speculazione edilizia lo trovo allucinante.

      E dire che era sulla coler di un 30 giri dei pink floyd…
      Li ci va a vivere riccanza voglio vedere il costo in pound..

      Ps,
      Scegli un nickname.

  11. Lorenzo lamas

    Non entro nel merito del discorso Lontra ggioffani e case popolari ma a mio avviso gli Scali sono una grande occasione per fare qualcosa di significativo e, come dite voi, di iconico. Poi, per gusto personale, negli Scali non dovrebbero mancare dei grattacieli.
    Dio benedica i ggioffani !

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