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Sommersi

La domanda è questa: serve davvero costruire parcheggi sotterranei a Roma?

La risposta sarebbe si, se ci fosse un’istituzione comunale degna di questo nome.
E invece che succede? Si inizia a costruire un “PUP”, ci sono i soliti rallentamenti dettati da inspiegabili situazioni paranormali in cui un cantiere medio dura generalmente il doppio del tempo prefissato e, alla fine del ciclo, quando c’è la luce in fondo al tunnel, il comune se ne sbatte altamente di dare un senso e una razionalità alle zone interessate dall’intervento, rendendolo, di fatto, inutile.

Un chiaro esempio di questa “scuola di pensiero” può vedersi all’Aurelio.

Nel corso di pochi anni sono stati costruiti ben 3 parcheggi su un territorio decisamente ristretto (300 metri tra il primo e l’ultimo intervento): uno in largo Cardinale Galamini, già analizzato nei giorni precedenti, uno in via Angelo di Pietro e l’ultimo al termine di via Francesco Satolli.

Tutti i parcheggi sono operativi, ma nessun intervento di miglioramento urbano è stato effettuato nelle strade sopra citate.
E, non a caso, la zona è sommersa dalle lamiere. Uno scenario raccapricciante.

via Francesco Satolli durante i lavori
A lavori conclusi
I box in via Angelo di Pietro

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