Il Giorno si è spostato, dalla sede di Piazza Argentina, Via Antonio Stradivari 4, alla nuova e forse più prestigiosa sede nello storico palazzo Ingegnoli, in Corso Buenos Aires 54. Uno dei più bei palazzi ottocenteschi di Milano secondo noi.
Il quotidiano nasce per iniziativa del marchigiano Cino Del Duca, che il 27 settembre 1955 aveva costituito la Società Editrice Lombarda (SEL). La nuova testata sfida l’egemonia milanese del Corriere della Sera. Del Duca preleva dal giornale concorrente l’inviato Gaetano Baldacci, che promuove alla carica di direttore. Il modello di riferimento è il londinese Daily Express.
Quella in corso Buenos Aires 54 è la quinta sede nei 60 anni di storia del «Giorno», un anniversario che il quotidiano ha interpretato come ulteriore occasione di rinnovamento a livello di grafica e contenuti, per essere ancora più vicino alla gente e rafforzare il rapporto con i territori lombardi. Anche la redazione, moderna e rinnovata, con spazi per ospitare eventi e soluzioni ergonomiche e d’arredo all’avanguardia, si sposa con la vocazione a innovare che ha accompagnato il «Giorno» fin dalle sue origini (21 aprile 1956). Uno sguardo al futuro che non tradisce il passato, come racconta simbolicamente la vicinanza tra la nuova sede e la prima, quella di Cino Del Duca e Gaetano Baldacci, in via Settala.
Storia e modernità si intrecciano nel prestigioso palazzo vicino a piazza Lima. Un immobile ancora elegantemente affrescato, che a Milano è legato all’ascesa della nota famiglia imprenditoriale degli Ingegnoli e alle origini dell’attività florovivaistica e ortofrutticola. La svolta industriale di fine Ottocento si intreccia con la storia della nuova sede del «Giorno». Proprio in corso Buenos Aires 54 è nato uno dei primi stabilimenti agro-botanici europei. E dei vivai adiacenti ai locali oggi occupati dalla redazione parla anche una lettera di Giuseppe Verdi.
La facciata del palazzo, ideata dall’architetto Alfredo Campanini, si legge nei documenti, «da tutti fu ritenuta come una delle più belle della capitale lombarda». Al trasloco nella nuova sede, Il «Giorno» accompagna il varo del nuovo sito internet www.ilgiorno.it, in fase di rinnovamente della parte grafica, contenutistica e tecnologica. Anche per quanto riguarda i portali delle edizioni locali. Il ricco palinsesto di iniziative per i 60 anni del «Giorno» continua, il 22 maggio, con il concerto al Teatro alla Scala (protagonista il trio Anne-Sophie Mutter, Yefim Bronfman, Lynn Harrell) e, il 31, con la premiazione del campionato di giornalismo «Cronisti in classe» a Palazzo Lombardia. Le tavole rotonde nei territori ripartono il 16 giugno da Mantova.
Fu Francesco Ingegnoli a coinvolgere i fratelli Vittorio e Paolo a rilevare l’attività della francese Burdin che aveva aperto vivai in mezza Milano e promosso la cultura delle piante ornamentali in un mondo ancora prettamente agricolo. Come diventare grandi dopo l’adolescenza: fare i conti con le finanze, allearsi con gli istituti di credito, andare davanti a un notaio e costituire la società “Fratelli Ingegnoli”. Poi il passaggio decisivo, nel 1894, con l’acquisto di un’area al 54 dell’allora corso Loreto, poi diventato corso Buenos Aires. Idea coraggiosa: riunire in una grande sede abitazioni di famiglia, uffici, reparti di spedizione, serre. Con tanto di choc visivo: un palazzo austero, perfino eccessivo in una Milano che finiva ai Bastioni perché lì era ancora campagna aperta.
La sua inaugurazione aveva provocato ammirazione ma anche sconcerto. Poco male. Per tutti era la “Casa” e lo fu davvero per i fratelli Ingegnoli: per Vittorio, che aveva frequentato l’Accademia di Brera; per Francesco, vivaista e socialista convinto. E per Paolo, che alla morte del conte Aldo Annoni, aveva rilevato i suoi terreni e avviato l’attività immobiliare, perché urbanizzare l’area tra Settembrini e corso Loreto avrebbe sviluppato la domanda di verde pubblico e il gusto per gli orti e i giardini decorativi, quindi molte villette con giardino per la borghesia rampante del primo Novecento. Un colpaccio, con nuove lottizzazioni, non ultima la costruzione dell’Hotel Diana. E al centro di tutto, la “Casa”, 4 piani, il tocco glamour delle terrazze interne, il lato su via Ponchielli dei magazzini per le sementi, presto arricchito di un piano superiore e di una sorprendente galleria d’arte aperta al pubblico.
Naturalmente il palazzo nel tempo ha subito non poche modifiche, come l’apertura delle vetrine per il piano commerciale, dopo che Corso Buenos Aires si era trasformata in un’arteria commerciale.
bellissimo e interessante articolo.
una domanda: ma dove trovi mappe come quella della lottizzazione ingegnoli?
grazie
Stupefacente pensare che alla fine dell’800 in pieno fermento industriale fosse così vivo il senso estetico e la cura del verde per lo spazio pubblico e privato: “perché urbanizzare l’area tra Settembrini e corso Loreto avrebbe sviluppato la domanda di verde pubblico e il gusto per gli orti e i giardini decorativi, quindi molte villette con giardino per la borghesia rampante del primo Novecento”.
Solo pochi anni dopo tutto questa sensibilità estetica sarebbe stata sepolta sotto il peso della cementificazione in nome del progresso e della massimizzazione della rendita fondiaria. Per carità regalandoci anche belle architetture ch oggi possiamo apprezzare ma sacrificando anche tanta bellezza.