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Milano | Porta Venezia – La ciclabile che fa discutere

Come era prevedibile, il Comune vuole finalmente realizzare la pista ciclabile in corso Venezia, già finanziata (il tratto che da via Palestro si porta sino all’incrocio con via Senato) e cominciano le polemiche. Questo tratto era previsto già da tempo, ma per non avere un cantiere durante il semestre di Expo il Comune aveva posticipato la data di esecuzione.

Ora che i lavori potrebbero partire i negozianti manifestano il proprio disappunto. La motivazione che muove la protesta riguarda il fatto che al cantiere già in atto a San Babila (un trecento, quattrocento metri più avanti) per M4, si aggiungerebbe un ennesimo cantiere, quello della pista ciclabile. Sarebbero circa 500 metri di pista (che diventano mille visto il doppio senso di marcia) realizzata in sede propria e protetta da un cordolo, che permetta il collegamento con la ciclabile già esistente che da via Palestro sale fino a Porta Venezia, realizzata durante la giunta Moratti. Le contestazioni riguardano anche il fatto che la careggiata della via in questo tratto, soprattutto dopo via Serbelloni fino a via Senato/San Damiano, si restringe, diventando con la ciclabile un vero e proprio imbuto, congestionando quindi il traffico.

L’intenzione da parte del Comune è di ridurre anche il traffico in centro e renderlo fruibile quasi esclusivamente dai soli residenti e da chi deve caricare e scaricare le merci. Certo la presenza del cantiere della M4 non agevola la situazione e il fatto che la macchina comunale si muova talvolta col tempismo di un bradipo non aiuta. Se la ciclabile l’avessero iniziata già dallo scorso anno, al termine dell’evento Universale, forse le proteste dei negozianti non ci sarebbero state. Insomma, staremo a vedere ora se i commercianti della via avranno la meglio sulla decisione del Comune o viceversa. Anche perché in seguito, sicuramente dopo i lavori alla stazione M4 di San Babila, la ciclabile dovrebbe proseguire e arrivare in piazza San Babila.

 

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Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


22 thoughts on “Milano | Porta Venezia – La ciclabile che fa discutere

  1. Anonimo

    Non si può comparare il disagio creato per la costruzione di una struttura destinata ad ospitare una metropolitana ( San Babila ) con la costruzione di una banale pista ciclabile. A volte penso che la gente parli tanto per parlare. Quell area va riqualificata e i primi a beneficiarne oltre ai cittadini milanesi saranno i commercianti della zona. Realisticamente quanti mesi servono per costruire miseri 500 metri di ciclabile?

  2. wf

    La protesta dei commercianti come spesso accade è capziosa.

    Come fanno spesso spesso nascondono la contrarietà della pista ciclabile nella scusa dei lavori.
    La paura dei commercianti, che non possono dichiarare apertamente ovvio perché illegale, è che hanno paura che non sia più possibile la sosta loro e dei loro clienti in doppia fila oppure direttamente sul marciapiede.

    Quindi basta anche un cantiere al lorenteggio per dire che i lavori bloccano il traffico in porta Venezia.

    Tra l’altro spesso i lavori per una pista ciclabile si svolgono tutti sul marciapiede.

  3. robertoq

    Speriamo non sia l’ennesima ciclabile larga due metri e col muro di Berlino di fianco (come vicino alla Scala).

    Le ciclabili “superprotette” servono sui grandi assi di circolazione (tipo in Via Solari o Corso 22 Marzo dove invece non c’è niente di niente e rischi la vita). In Centro/zona C basta la striscia colorata per terra e la zona 30.

    Ben venga qualsiasi cosa che aiuti le bici e a qualsiasi costo, ma chi sta pianificando gli interventi e le priorità assomiglia un po’ al classico “pollo senza testa” (headless chicken…)

    1. Claudio K.

      Concordo. Purtroppo l’assenza di pianificazione, strategia, visione o anche semplicemente di un criterio è purtroppo l’unico comun denominatore dei lavori pubblici a Milano, che per il resto vengono sempre fatti una tantum, uno slegato dall’altro e uno diverso dall’altro, perfino privi di un’estetica comune e/o associata alla funzione. Esempio che faccio spesso: le fermate del tram rifatte, alcune con gli autobloccanti –e non uguali dappertutto– e altre col catrame (es. viale Tunisia blocchetti, piazza Oberdan catrame).

    2. Marshall

      Il traffico motorizzato di corso Venezia non è certo molto diverso, nonostante la zona C, da quello di via Solari o di corso XXII Marzo.
      La pista ciclabile quindi serve e deve essere protetta come in via Verdi, (altrimenti è garantito che ci parcheggiano sopra) e possibilmente larga 2 metri che è la larghezza normalmente adottata a Copenhaghen o ad Amsterdam.

    3. marno

      ma infatti, concordo.
      siamo all’assurdo.
      lasciatela come è è basta. cazzo stanno trasformando milano in una specie di incrocio tra lugano e la città delle automobiline majorettes.
      non se ne può più.
      O impediscono l’ingresso delle AUTO IN MILANO TOUT CORT oppure rompere il cazzo ai residenti di milano e non solo del centro non ha senso.

    4. Vam

      Le ciclabili con strisce sbiadiscono e troppo spesso vengono utilizzate da utenti della strada, principalmente scooter, che nessun rispetto hanno dei ciclisti, senza parlare di chi vi parcheggia. Ve lo dice un ciclista che il tratto di corso Venezia lo fa ogni santo giorno e la parte protetta, se non ci sono i pedoni che vi camminano o corrono e’ sicura, mentre cosi’ non si puo’ dire della parte con sole strisce, tipo via Senato o Visconti di Modrone, dove spesso si trovano auto parcheggiate che costringono a manovre per evitarle.

  4. antonio

    Le liste ciclabile devono essere protette, altrimenti non servono a nulla.Gli automobilisti non sono così rispettosi di una linea rossa tracciata colla vernice..
    Poi: I commercianti ragionano col portafoglio e pensano solo all’oggi, anche di certe opere saranno i primi a beneficiarne in futuro.
    Ricordo che erano contrari anche alla pedonalizzazione di Corso Vittorio Emanuele che oggi è la via commerciale più frequentata della città.

    1. Claudio K.

      Comunque Robertoq ha specificato chiaramente che non sono necessarie protezioni “hard” dove il traffico è GIA’ limitato, come nelle zone 30.

      I commercianti si oppongono sempre: è un riflesso pavloviano. Come hai ricordato tu, 25 anni fa si opposero alla pedonalizzazione di corso VE; 15 anni fa si opposero a quella di via Dante; oggi si oppongono a quella di piazza Castello e alla pista in cso Venezia.

      Evidentemente hanno la memoria di un pesce rosso e non ricordano da un giorno all’altro i vantaggi ENORMI che le limitazioni del traffico portano al commercio.

    2. robertoq

      Antonio, la “protezione” col muro che tu auspichi ha la stessa efficacia del Muro di Berlino, del Vallo di Adriano o della Muraglia Cinese = ZERO nel medio periodo.

      E’ soltanto il rispetto reciproco di ciclisti, automobilisti, pedoni (e anche negoziati) che ci farà progredire e io sono convinto che ciclabili “punitive” (come la stupidata di Via Verdi) vadano nella direzione sbagliata.

      A me un Corso Venezia senza auto in sosta sui lati ed una ciclabile civilizzata (ossia disegnata) piacerebbe molto. E piacerebbe anche alle mogli degli Sceicchi Arabi, che non credo amino molto scendere dalle loro belle auto (che certo non guidano loro personalmente) per far lo slalom tra auto in sosta e motorini messi alla cavolo sul marciapiedi.

      1. Marshall

        Trovo le tue argomentazioni astratte ed ideologiche.
        La ciclabile di via Verdi non è né stupida né punitiva.
        Una pista solo dipinta in via Verdi come in corso Venezia, sarebbe invasa dalla sosta e quindi non solo inutile ma controproducente per la sicurezza dei ciclisti: una pericolosa truffa ai danni dei cittadini. Altro che “ciclabile civilizzata”.

        1. robertoq

          Marshall, capisco perfettamente le tue idee che sono molto “milanesi”: contro chi è indisciplinato e non rispetta la legge servono le maniere “forti”. Quindi facciamo muri, protezioni, dissuasioni attive e ciclabili corazzate.

          Ammetto che qualche volta le “maniere forti” servano. Ma rimango del parere che nel medio periodo sia solo e soltanto il rispetto tra auto, pedoni, scooter e ciclisti che renderà Milano una città viabilisticamente civilizzata.

          In area C va minimizzato il traffico privato, ridotta la velocità, annullato il parcheggio a bordo strada, tutte cose che il Comune sta provando a fare.
          Le ciclabili superprotette vanno invece messe nelle zone semicentrali dove rischi la pelle e dove il traffico privato non lo puoi certo cancellare.

          Ma ti sembra che devo rischiare la vita in Via Solari, in Corso 22 Marzo, in Via Ripamonti, in Via Farini e poi trovare la ciclabile col muro di Berlino attorno lunga di 30 metri in Via Verdi (che va dal pavé di via Manzoni al pavé di Via Monte di Pietà)?

          O che mi devo far ammazzare in Buenos Aires per poi pedalare giulivo in una ciclabile da 2 metri di fronte a Via Spiga e Dolce e Gabbana dove di auto ce ne son 10 volte di meno (e son son in gran parte taxi e noleggi con conducente)?? E dove basterebbe eliminare/ridurre la sosta per rendere la convivenza civilizzata?

  5. Nic

    Speriamo che si faccia e che si faccia presto e con un minimo di senso. Le auto lì non dovrebbero nemmeno passare, non muore nessuno a fare 400m a piedi o alcune fermate di metro

    1. Claudio K.

      Dipende. Lo sceicco arabo con le 4 mogli velate al seguito i 400 m a piedi NON li fa, ed è quello il target del Quadrilatero.

      Però qui non si parla di una pedonalizzazione completa, ma di una semplice limitazione del traffico.

  6. roberto

    in centro nell’area C non dovrebbero nemmeno esistere le piste ciclabili, è il traffico privato che andrebbe ridotto al minimo necessario ( lo sceicco può permettersi il taxi): qualche tracciato per le gite di famiglia in sicurezza e basta. Le piste ciclabili vanno realizzate sugli assi principali fuori dal centro, tra i quali appunto via Solari, XXII Marzo, ecc.
    Se mi stendono tra quella porcheria selvaggia che è la sosta in corso Buenos aires, ma anche viale Monza, in corso Venezia non ci arrivo.

      1. marno

        Non la usa nessuno. E quando dico nessuno, dico nessuno.
        Ci abito e lo so.
        Sapete perché, cari geni della lampada?
        Perché il PARCO LO ATTRAVERSANO.
        L’unico tratto parzialmente adoperato è quello sul lato di viale legnano e sino a piazza lega lombarda.
        Nessuno circumnaviga il parco che i) è sempre aperto per otto mesi all’anno e ii) negli altri mesi chi va in bici di notte e d’inverno sono pochissimi. totalmente inutile.
        Nel frattempo la fosse dei serpenti è un cesso a cielo aperto.

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