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Milano | Cagnola – Il Tennis Club di Milano, tra architettura elegante e un po’ di sciatteria

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Sciatteria, questo è spesso il cruccio di Milano e di molti luoghi della città. Qualche tempo fa siamo stati ospiti del Tennis Club Milano Alberto Bonacossa in Via Giuseppe Arimondi alla Cagnola.

Sarà stato il mese della nostra visita, dicembre, ma abbiamo avuto l’impressione che pur essendo un luogo molto esclusivo e di classe, aveva comunque una patina “fané”un po’ ovunque.

La storia del club è oramai secolare e, secondo noi, meriterebbe comunque un trattamento migliore e una più attenta integrazione con la città.

Nel 1893 nasce a Milano il Lawn Tennis Club. In quegli anni il tennis è praticato da un numero limitato di persone ma l’entusiasmo per il nuovo sport si diffonde rapidamente e gli “appassionati pionieri” trovano al TCM il luogo ideale per praticarlo. Anche Gabriele D’Annunzio frequenta il club, da non giocatore.

Dopo il 1920 il tennis viene sempre più giocato a Milano e in Italia, ed assume una fisionomia di sport di grande diffusione.

Grazie anche al fatto che nel 1923 diventa operativa la conquista sociale della riduzione dell’orario di lavoro ad otto ore, si iniziò a manifestare l’esigenza di organizzare il tempo libero a disposizione dei lavoratori: le attività sportive, fino ad allora riservate ad una fascia molto ristretta della popolazione, iniziarono ad essere praticate anche dagli impiegati e dagli operai.

Così fu in quegli anni che il Conte Alberto Bonacossa, incaricò il giovane architetto Giovanni Muzio, che all’epoca aveva trent’anni e che aveva da poco realizzato con successo la cosiddetta “Ca’ Brutta” di via Moscova, di costruire la sede del nuovo Tennis Club. Nel 1923 la palazzina e il nuovo Tennis Club Milano vengono inaugurati.

Da allora il Tennis Club Milano ha ospitato numerose manifestazioni sportive internazionali, e i suoi campi sono stati calcati da leggendari tennisti del passato come Sergio Tacchini e Lea Pericoli e da quelli attualmente all’apice della classifica mondiale.

Alcune immagini d’epoca della palazzina del Tennis Club e la piscina

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Quattro immagini da www.artivisive.sns.it

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Potremmo considerare questa graziosa palazzina una piccola dependance della più voluminosa Ca’ Brutta, stessi elementi “classici” come timpani e lesene, ma in versione stilizzata, più moderna.

Concepita come una villa urbana, secondo le tendenze in voga ai tempi e caratterizzata da un linguaggio classico ma inventivo, venne disegnata dall’architetto in ogni suo dettaglio (pavimenti, soffitti, porte, mobili) e ancora oggi si distingue per l’eleganza rispetto a costruzioni coeve e simili costruite per altri centri sportivi.
Dobbiamo dire che la Clubhouse è ben conservata nelle sue parti nobili (entrata e salotto), anche se alcuni usi sono cambiati nel tempo (vedi la sala lettura del camino, ora in uso per scopi amministrativi).
La forma della palazzina è quella di un rettangolo con due piccole esedre ai lati, una delle due illuminata da ampie vetrate e l’altra, quella dell’ufficio, con finestre e nicchie. Al centro, tra le due esedre, le grandi finestre del grande salone. Al piano superiore invece ci sono uffici e gli spogliatoi.
Era impossibile non notare, ad esempio, alcune cose poco curate, come le applique dell’epoca, molto graziose, che si trovano nell’ufficio amministrativo (mancavano delle lampadine ad esempio e quelle che c’erano erano poco pertinenti).
La deliziosa scala in legno che replica una struttura in muratura, molto efficace e monumentale e anche vagamente anglosassone. Osservando, anche i soffitti sono decorati con stucchi che riproducono motivi architettonici geometrici.
Il grande salone, molto ampio, è ingentilito da decorazioni pittoriche e un bel pavimento a mosaico. Peccato per i mobili e i divani, non più originali e forse troppo contemporanei.
Pavimenti a mosaico che ritroviamo anche nella stanza ovale dove sono posizionati i tavolini per il gioco delle carte.

Esternamente una terrazza si affaccia sui campi da tennis. In estate diventa un gradevole spazio per il relax con tavolini gestiti dal bar e luogo per socializzare.

Altro luogo che giustifica il titolo dell’articolo, è la piscina. Uno spazio realizzato nel 1929 ma che oggi ha perso un po’ di smalto. Ripetiamo, forse era la giornata un po’ invernale (era dicembre) ma l’aspetto non crediamo cambi molto nei periodi estivi.

Ed ecco il grande campo da tennis con una grande platea.

Per concludere, visto che facciamo i pignoli, anche dall’esterno, il club è abbastanza povero e maltrattato. Muri ricoperti dalle solite tag, rampicanti, reti e cartelli pubblicitari non aiutano certo al bell’aspetto. Un modo anche per rimanere un enclave in un quartiere col quale non dialoga per niente. E’ di questi giorni l’annuncio della sovrintendente Antonella Ranaldi di includere il club e la palazzina di Giovanni Muzio tra i beni vincolati come monumento nazionale (stessa richiesta per la Ca’ Brutta).

Noi chiediamo solo un po’ d’attenzione e di decoro, anche verso la città.

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


2 thoughts on “Milano | Cagnola – Il Tennis Club di Milano, tra architettura elegante e un po’ di sciatteria

  1. -Ale-

    A Milano avevamo un’ottima capacità di creare cose belle, che potessero essere considerate tali anche nei decenni successivi.
    Diciamo che è durato fino agli anni ’20.

    Poi, complice la II Guerra Mondiale che ha creato allettanti spazi per i palazzinari… abbiamo perso questa spirito e asfaltato tutta la città e costruito tanti insignificati mostri di cemento sanz’anima.

    Sapremo mai recuperare?

    1. Anonimo

      Mi sembra che vedendo Porta Nuova e city life (e altri interventi minori) , la risposta sia assolutamente sì!!
      Non eccediamo col pessimismo

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