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Milano | Arzaga – Una conversione in via Rondoni 1

In via Via Pietro Rondoni 1, quasi all’angolo con via Tolstoj, si trova un palazzo facente parte di un complesso di edifici costruito negli anni Sessanta del Novecento per uso terziario e che sono oramai arrivati quasi tutti al termine della loro funzione, tant’è che già qualche conversione e riqualifica è già stata attuata.

Uno di questo è in fase di trasformazione e di conversione a residenziale. Si tratta dell’intervento chiamato Ailanthus Milano, proprio dal nome della pianta (a dire il vero infestante) che oramai si è largamente diffusa in pianura. Il complesso residenziale è composto da un edificio di nove piani con ampi terrazzi e un notevole giardino condominiale, eredità dal vecchio edificio che è già ricco di piante, gli ailanthus, alberi dalla lunga e ricca storia, meglio conosciuti come “alberi del paradiso”, dai quali prende il nome la residenza, come abbiamo già detto. Naturalmente la residenza è classificata in classe A1.

Onestamente dai rendering la palazzina non eccelle per innovazione architettonica, dignitosamente pare abbia preferito un aspetto classico pescato dall’architettura moderna e che sembra sia stato costruito trenta o quarant’anni fa.

Vedremo al termine dei lavori (forse come architettura ci sembrava più originale il vecchio palazzo).




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


7 thoughts on “Milano | Arzaga – Una conversione in via Rondoni 1

  1. Anonimo

    L’ailanto non è una pianta secolare: come tutte le piante pioniere ha una grandissima vitalità ma una vita molto limitata (di solito non oltre i 60 anni).
    Poi ha talmente tante radici invasive ed infestanti – esattamente l’ultima cosa che io vorrei avere in un giardino condominiale – che continua a “buttare” nuovi getti continuamente. Fino a che in natura non viene soppiantata da altre specie e si raggiunge un equilibrio.
    In città invece è una iattura, non ultimo perchè le foglie non sono propriamente profumate se le si odora.

  2. Anonimo

    Bene bene, trasformare molti palazzi utilizzati in passato a uso terziario in uso abitativo, e trasferire gran parte degli impiegati in alti, moderni, bei e nuovi grattacieli, da costruire anche sugli ex-scali ferroviari. Sterziarizzare vecchi palazzi per abitavizzare gli stessi e grattacielizzare nuove aree.

  3. Renato S.

    Sette piani prima, nove più attico dopo. Al di fuori del passaggio da terziario a residenziale, dov’è la magia?
    Ovvero: demoliscono e ricostruiscono oppure costruiscono piani extra sul vecchio scheletro in ca?
    Concordo comunque sulla modesta qualità architettonica, ma trovo gratuite le ironie sul cambio di destinazione: è ovvio che questa non è più un’area decentrata da terziario come negli anni Sessanta e ci sta, vista l’abbondanza di servizi al residenziale, la trasformazione.

    1. Anonimo

      “oppure costruiscono piani extra sul vecchio scheletro in ca”
      Altra ipotesi di lavoro interessante, alzare di alcuni piani molti palazzi di Milano, elevare…

  4. CM

    non avrà innovazione architettonica, ma rispetto a certe architetture attuali con tante finestrini piccoli piccoli e un’atmosfera da bunker di reclusione, preferisco di gran lunga questo virtuoso recupero!

  5. Andy

    Gli architetti che continuano a progettare condomini dal colore grigio andrebbero presi a uova marce in faccia e andrebbe loro revocata la laurea e andrebbe loro stracciata la tessera elettorale, sprecata per votare a sinistra

    1. Anonimo

      Non ti sembra di esagerare??

      Tra l’altro questo edificio sembra sobrio, ben fatto e senza troppe concessioni alla moda del momento. Cioè esattamente il contrario dei difetti che di solito la vulgata comune associa allo stereotipo dell’Architetto “de sinistra” (che anche se siamo nel 21 secolo è purtroppo ancora con noi)

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