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Milano | Navigli – La Cascina Magolfa abbandonata e un parco che si potrebbe ingrandire

Cascina Magolfa sta lentamente sparendo nell’abbandono e nell’indifferenza. Siamo dietro alla piscina Argealti, tra il centro sportivo, via Segantini e il parco Segantini. Alcuni la conoscono come Cascina Argelati, più facile da ricordare, ma il vero nome è Magolfa, e si trovava sulla strada che porta ancora il suo nome e che qui si fermava. Antico cascinale che assieme ad altre cascine, formava il nucleo agricolo alle porte di Milano e della zona dei Navigli. Infatti, oltre alla cascina Magolfa si trovavano le  due cascine Stamapa e la cascina Stampetta, ancora abitata (sulla via Argelati al civico 29), la Conchetta di Sopra e la cascina Traversera (ancora esistente).

Come è successo molte volte, le cascine nei contesti urbani non avevano nessuna funzione e quindi, una volta abbandonate, molte sono venute giù con le ruspe e l’avanzare del moderno. Alcune, per fortuna, sono sopravvissute, molte sono state recuperate e altre come la Magolfa, no. O meglio, non ancora. Sgomberata diverse volte, nel 2015 pareva prossima ad un intervento di risanamento, conclusosi con una prima bonifica ormai resasi inutile, visto che dopo 3 anni la situazione pare invariata, se non peggiorata.

Recentemente qualcuno l’aveva proposta per un recupero grazie al programma di Milano Partecipa, ma il progetto non è riuscito a superare i consensi.

Il piano particolareggiato approvato nel 1999 prevedeva la riqualificazione della grande area dell’ex Istituto Sieroterapico, adattando il verde già esistente a parco urbano di 100 mila mq e l’edificazione di 25 mila mq per funzioni prevalentemente residenziali, ma anche il recupero della cascina Magolfa a funzioni di interesse pubblico. La cascina versava (e versa) invece in uno stato di profondo degrado. La proposta è quella di mettere in sicurezza gli edifici e bonificare il terreno circostante ai fini di un futuro riuso. Ad esempio farne un laboratorio di giardinaggio e orticoltura per le scuole.

Ad oggi ancora nessun intervento, come dicevamo, anche se si sa che il proprietario dell’area e della cascina, Fabrica Immobiliare sgr, ha presentato da tempo, al Comune, Commissione Paesaggio, una proposta di ristrutturazione della Cascina Magolfa, con destinazione a studentato privato, attualmente ancora in fase di trattazione. La cascina rientra nel piano particolareggiato dell’Ex Sieroterapico, che prevede il recupero di un ulteriore area del parco, ancora da bonificare.

La cascina è sorta al bordo della roggia Boniforti, che nasce dal Naviglio, che qui scorre (a dire il vero è all’asciutto da anni ormai) ancora nell’abbandono e nel degrado e lambendo il nuovo Parco Segantini, passa presso la Cascina Traversera dove un tempo alimentava un mulino, andava ad alimentare la ruota del Mulino della Traversera, situato sopra un isolotto artificiale, e dove i bambini della zona ancora nel dopoguerra andavano a fare il bagno. Lo chiamavano “el Sassee”, forse per i ciottoli di fiume che si erano accumulati nel tempo. A quel punto la roggia  proseguiva verso sud fino al Moncucco.

Qui di seguito le immagini della Cascina Magolfa nel 2015, dalla pagina Facebook Milano nel tempo. Come si vede, la struttura potrebbe essere recuperata e salvata per la memoria storica di questa città.

Come abbiamo visto, l’area attorno alla cascina dovrebbe essere bonificata ed essere integrata al Parco Segantini (il quale andrebbe anche ifoltito), operazione che ancora pare ben lungi dall’essere portata a termine. Certo che a guardare dall’alto la zona, si può notare come basterebbe poco per realizzare un grande parco unico, unito col vicino Parco Baden-Powell, il parco che si estende da via Argelati verso il Naviglio Grande.

In pratica tra il parco Segantini e il Baden Powell si trovano dei capannoni logistici, uno dei quali anche abbandonato). Sarebbe troppo bello, secondo noi, se il Comune riuscisse a scambiare questi lotti con altri del Comune e potesse trasformare anche quest’area in spazio verde, di modo da unire fisicamente i due parchi, e assieme al Parco Argelati creare una vera area verde. Questa potrebbe essere anche la Milano 2030.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


5 thoughts on “Milano | Navigli – La Cascina Magolfa abbandonata e un parco che si potrebbe ingrandire

  1. UMS

    Sull’unione di parco Baden Powell e Parco Argelati mi faccio poche illusioni (anche per ragioni “immobiliari”) e la Cascina sembra quasi che la vogliano far marcire il più possibile per poi essere “costretti” a demolirla.

    Però una pista ciclabile che unisca i due parchi e prosegua verso Bocconi/Ravizza/fondazione Prada da una parte e Bergogone/Armani/Citylife dall’altra? Non credo sarebbe un progetto particolarmente costoso, difficile o impattante. Sarebbe bello vederla in esercizio prima del 2030 e sicuramente prima che decidano cosa fare dello Scalo di Porta Genova.

  2. antonio

    Quello che dice Articolo è sacrosanto. Magari. Si avrebbe un bel parco a due passi del centro storico e dei navigli. Facciamolo.

  3. Liliana Bossi

    Le aree che dividono il parco baden powell da quello segantini non sono aree logistiche, sono aree artigianali e industriali che danno lavoro a qualche centinaio di persone che hanno qui la loro attività. Il lotto cosiddetto abbandonato, invece, è di proprietà delle acli che hanno iniziato lo scorso anno a costruire residenziale (già tutto venduto).
    la proposta fatta qui non considera che:
    1. un parco così grande ha necessità di sicurezza, manutenzione e gestione, tutte cose che il comune non garantisce, finendo per lasciare aree intere al degrado (si vedano gli attuali baden powell e segantini)
    2. la parte del segantini è gestita da un’associazione che la usa come se fosse suo
    3. era stata deliberata a ridosso degli spazi costruiti un’area cani gigantesca che spezzerebbe comune in parco in due

    Inoltre come si può pensare di dare in scambio? il valore della proprietà privata qui non è uguale a quello di un’altra zona, sia da un punto di vista della vendita sia per la performance commerciale. E gli investimenti fatti su dette aree dai privati come verrebbero ripagati?

    Altro discorso è la cascina magolfa, che dovrebbe far parte del parco segantini ma al momento è ferma. I progetti avanzati per farne un hotel per studenti erano interessanti perchè avrebbero ripopolato la zona che soffre l’abbandono per la posizione defilata.. non si capisce perchè siano fermi.
    L’area cascina stampetta oltre a essere abitata come residenziale ha una serie di capannoni sempre artigianali/industriali in perfetta attività.. anche questi li scambiamo?

  4. antonio

    Si può fare tutto. Se c’è la volontà politica.
    Il Punto i 1 non è vero. Non c’è un problema di sicurezza. Il Parco Baden è sempre pieno di gente. Agitare sempre la sicurezza nasconde altre interessi.
    Punto 2 Il Parco segantini è pubblico. Casomai c’è un comitato segantini che come è normale che sia cerca collaborare col Comune per migliorarne l’aspetto e la gestione.
    Hanno ad esempio in cura gli orti.. ma per dire che fanno come se fosse suo ce ne passa.
    Punto 3 L’area cani spezza in due il parco? Come è possibile? sarebbe cosi difficile individuarne percorsi di transito.. non credo:
    e poi ormai i cani fanno parte della popolazione dove c’è un cane di solito c’è un padrone. Che ha diritto di voto. ( C’è pure il partito animalista della Brambilla.) Vogliamo negarlo? casomai bisogna insistere sui diritti e doveri.

    Ultimo punto. Chiaro che lo scambio andrebbe fatto con aree di ugual valore.
    Il comune può impedire la costruzione di edifici negando la variazione d’uso.. allora le aree avrebbero meno valore.. Giusto?

  5. Anonimo

    Unire que tre spazi verdi un po’ monchi, nati tra una lottizzazione e l’atra, sarebbe un progetto tanto bello quanto facile…
    Ma perché nessuna amministrazione ci ha mai pensato?
    E anche lo scambio / permuta sarebbe una pratica assolutamente fattibile, anzi già utilzzata in altri casi (come parcheggio San Remo in zona via torino). Basta essere d’accordo sul valore relativo delle aree.
    Ahimé però non sarà fatto mai…

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