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Milano | Centro Direzionale – Cantiere torre Galfa: aggiornamento luglio 2018

Come procedono i lavori per la Torre Galfa? Ecco le ultime immagini dal cantiere del piccolo ed elegante grattacielo costruito negli anni Cinquanta e che dal prossimo anno avrà una nuova veste e nuovi utilizzi.

Una delle novità alle facciate sono i vetri alti utilizzati per l’ultimo piano che diventerà un ristorante. Per il resto la parte esterna è stata quasi completata, manca soprattutto la porzione a lato utilizzata per intervenire nei singoli piani. Presto anche questa parte sarà chiusa, riportando la bella facciata continua come era un tempo.

In quest’ultima foto si vede anche la gru del cantiere di Gioia 22 che è in fase di smontaggio.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Con l’affermarsi dei Social Network, che richiedono sempre una maggiore velocità di aggiornamento, Urbanfile è stato affiancato da un blog che giornalmente segue la vita di Milano e di altre città italiane raccontandone pregi, difetti e aggiungendo di tanto in tanto alcuni spunti di proposta e riflessione.


25 thoughts on “Milano | Centro Direzionale – Cantiere torre Galfa: aggiornamento luglio 2018

    1. alberto tadini

      Invece no, proprio bella.
      sfortunatamente le nuove regole impongono la scala ma se si guarda dal lato piazza duca d’aosta è liscia, senza orpelli, pulita. Veramente fatta e pensata bene.
      E la ristrutturazione (ripeto, senza contare la scala di sicurezza che comunque è obbligatoria) è – secondo me – fatta in maniera sì conservativa ma non “arcaica” e da “falso anni 60”.

      1. Anonimo

        Si e no…
        Fossimo stati in un altro paese e fosse stato un listed building, la scala la facevi interna (anche se ci perdevi di cubatura) e le finestre a doppia altezza in cima magari anche no.
        Forse non era degno di essere preservato integralmente comunque, ma così mi sembra un pochino vorrei ma non posso.

        In ogni caso, meglio così che lo scempio che han fatto delle torri a Garibaldi (Techimont)

  1. European Globetrotter

    Non avrei mai creduto di pronunciare questa frase un giorno, ma sono d’accordo con Precotto (grazie per non avere aggiunto pistolotti pseudo politici, almeno per una volta).

    Sono convinto che pur rispetto sempre il disegno originale si poteva fare qualcosa di un po’ meno banale. Ma almeno non avremo più quello scheletro incombente su via Galvani.

  2. L.

    Ma ragazzi meno male che voi non progetterete mai niente. Ma come vi viene in mente di fare quei commenti? Mi sono venuti i brividi.

      1. L.

        Sono d’accordo sul fatto che sia più banale, ma da qui a dire che è insignificante non ci siamo proprio.
        Detto questo io 50 anni fa non ero neanche nato e i miei genitori si accingevano a diventare grandi, quindi che mi si venga a paragonare a chi ha deturpato il panorama delle nostre città, mi spiace, ma non ci sto.
        Soprattutto fatico a trovare un paragone tra l’intervento sulla torre Galfa e il commento fatto da European Globetrotter.

    1. European Globetrotter

      E meno male che invece progetta gente come te, che negli ultimi 50 anni ha ricoperto l’Italia di obbrobrî che fanno rabbrividire gli architetti di qualsiasi altro paese civile, distruggendo nel giro di pochi decennî, forse irrimediabilmente, una cultura urbanistica plurimillenaria.

  3. Anonimo

    Di “cultura” urbanistica italiana se ne potrebbe parlare, e da Ferrara cinquecentesca in poi non si salva un gran che.. Forse intendevi cultura architettonica caro Globtrotter.. E qui ti do ragione, è sicuramente millenaria e spesso di grande qualità.. ( apparte la massa di edifici anni 60/70/80 insulsi e distruttori del nostro paesaggio).. È proprio l aspetto urbanistico/paesaggistico “moderno” che ci manca.. A mio gusto questa riqualificazione è riuscita molto di più di quello che temevo. Stes

    1. Càtaro relapso

      EUR
      Bonifiche Pontine
      Crespi d’Adda
      Ivrea (appena dichiarata patrimonio UNESCO)
      i quartieri di edilizia popolare 800esca di Milano, specie quelli nella zona est, che infatti oggi sono quartieri chic
      QT8
      Quartiere Coppedè a Roma
      Quartiere Murattiano di Bari
      e io di Milano ci metterei pure il piano Beruto

      cito così a casaccio

      Il disastro è dal dopoguerra in poi

      1. Wf

        Il disastro lo hanno fatto i democristiani.

        Da antifa l’unica cosa decente del ventennio è proprio l urbanistica e soprattutto le case popolari.

    2. Càtaro relapso

      PS:
      se fossi l’ormai mitico padano.doc, non potrei fare a meno di farti notare che scrivere “apparte” con il raddoppiamento fonosintattico tradisce chiare origini centromeridionali, o quanto meno una certa qual dimestichezza con le parlate di quelle zone (“tipo veniamo noi con questa mia addirvi…”).

      ma siccome sono solo un càtaro relapso, ma con l’italiano ci campo, mi limito a sottolineartelo con la matita blu e a farti notare che si scrive “a parte” (sul fatto poi se sia corretto o meno pronunciarlo “apparte” col raddoppiamento, il dibattito infuria anche tra i gli italianisti).

      http://dizionari.corriere.it/dizionario-si-dice/R/raddoppiamento-fonosintattico.shtml

      Aloha

      😉

      1. PADANO.DOC

        Grazie per avermi citato, sempre con il cuore .
        Chiamo la Fedeli e la ringrazio per le mitiche lezioni di grammatica.
        Sempre con il cuore.

  4. Precotto doc

    Ragazzi è chiaro che un recupero di un edificio fa sempre piacere , però si poteva fare meglio , assomiglia alle torri Garibaldi ( tecnimont) non certo famose per la loro bellezza , è un parallelepipedo liscio con vetri , sono migliaia nel momdo, se non sfruttiamo queste occasioni , diventa dura cambiare Milano

  5. Anonimo

    Oh Che emozione poter interagire con qualcuno che protegge la nostra lingua e la sua scrittura, mea culpa ( peraltro sono di Varese ).. Faccio notare però che nel merito, gli esempi citati di interventi, tanta cultura urbanistica non hanno prodotto ( probabilmente al di fuori di Ivrea ) . Tutti gli interventi sotto il ventennio avevano come comune denominatore gli albori della speculazione edilizia (non mi dilungo ma sarebbe bello poter approfondire) , forse l Eur può apparire bello, nel senso classico del termine, ma ti assicuro che non porta alcuna novità nell urbanistica contemporanea.. Come purtroppo gli esempi dei nuovi quartieri ottocentesci Di Milano, anche se avevano una visione molto più sociale e comunitaria rispetto ai nuovi quartieri del fascio, di concezione superata al tempo. Poi mi citi il piano Beruto .. Per piacere, è proprio l esempio lampante di come non si dovrebbe pianificare una città contemporanea, pensa che in alcune università ( so di per certo in alcune spagnole) l esempio dell espansione “a macchia d olio Di Milano” è studiato proprio come esempio negativo.. Insomma ci vorrebbe un occhio un po più critico nel portare ad esempio certi interventi, la verità è che dal 500 in poi non siamo degni di nota a livello di interventi urbanistici e pianificazione. Eccezzioni possono essere alcune realtà più legate all industria, e ad industriali danarosi illuminati.. Stes

    1. Anonimo

      Magari hai ragione ma la frase “i nuovi quartieri del fascio”, fa cadere del tutto il livello di autorevolezza.
      Nessuno sano di mente ama il fascismo, ma se si parla di architettura, usare le parole così è a mio modesto avviso stupido. (Terragni ad esempio? Lo impicchiamo a testa in giù?)

    2. European Globetrotter

      “L’espansione a macchia d’olio di Milano” avviene nel ‘900, proprio quando il piano Beruto viene abbandonato (o snaturato, se preferisci)… controlla meglio con le università spagnole.

      PS “po’” si scrive con l’apostrofo (giusto per non perdere la mano…)

    3. Càtaro relapso

      “L’espansione a macchia d’olio di Milano” avviene nel ‘900, proprio quando il piano Beruto viene abbandonato (o snaturato, se preferisci)… controlla meglio con le tue università spagnole.

      PS “po’” si scrive con l’apostrofo (giusto per non perdere la mano…)

    4. Anonimo

      In tema di affermazioni assurdamente antistoriche, difficile non sorridere a leggere castronerie tipo “Tutti gli interventi sotto il ventennio avevano come comune denominatore gli albori della speculazione edilizia ”

      La speculazione edilizia a Milano (e nel resto di’Italia e d’Europa) esisteva ovviamente da tempo, senza aspettare la marcia su Roma…
      Anzi, il Piano Beruto alla fine dell’800 nasce proprio per contrastare la speculazione edilizia che solo pochi anni prima aveva devastato la zona dell’ex Lazzaretto.

      Concordo sui dubbi avanzati da altri prima di me su cosa si insegni nelle Università Italiane (o in quelle Spagnole?)

  6. Precotto doc

    In Spagna studiano come esempio negativo milano !!! É la patria dei residence anonimi fatti con lo stampo , sulla costa mediterranea paesi costruiti sulla onda del turismo degli anni 90 tutti uguali , in confronto i lidi ferraresi sembrano Roma

    1. European Globetrotter

      Per non parlare degli interi quartieri abusivi alla periferia di Madrid (e anche di Barcellona), o peggio ancora di certe città del sud tipo Cadice, che in confronto San Giorgio a Cremano sembra Beverly Hills.

  7. Precotto doc

    alla fine chi decreta il successo è la massa e non gl addetti al lavoro , invito tutti i presenti ha farsi un giro nelle zona abitativa costruita dai falk per i loro dipendenti a Sesto San Giovanni anni 40-50 , un intero quartiere , molto carino , non è tutto da buttare via

  8. Anonimo

    Allora ragazzi facciamo un po’ di chiarezza.. Le correzioni grammaticali vanno bene, ma scrivo col cellulare quindi fate poco i bacchettoni. Nel merito invece:
    1. Ripeto Il piano Beruto non nasce X contrastare la speculazione edilizia ma per dare una pianificazione ad una crescita senza (quasi) regolamentazione, e sicuramente non era avanguardistico ( nessuno gerarchizzazione delle strade, non una caratterizzazione forte nell espansione…) insomma si basava su una concezione di sviluppo urbanistico già superata ai tempi.
    2. Barcellona invece, che è stata citata, già quasi 30 anni prima di Beruto col piano Cerda era molto avanti nella concezione di pianificazione urbana. ( grande esempio di urbanistica contemporanea)
    3. Non confondiamo architettura con urbanistica, ( idealmente strettamente legate ma nn la stessa cosa, vedi vommento sul fascio) avete citato la periferia sud di Madrid, bene la qualità architettonica fa pena in molti casi ma hanno avuto una pianificazione ( al contrario di Milano) con una metro circolare che serve quei quartieri, con servizi già pensati e programmati prima di urbanizzare.
    Vorrei andare avanti e scrivere tre fogli ma vi risparmio, ( sarebbe bello parlarne faccia a faccia) vi consiglio però di non fermarvi al riassuntino che trovate su qualche pagina web prima di farvi un idea.
    Stes

    1. Anonimo

      Sul Piano Beruto ti sbagli di grosso, mi spiace.
      Lo stesso Beruto perse alcune battaglie (tipo la dimensione media degli isolati) ma l’impostazione era buona. Secondo me lo confondi con piani successivi tipo quello Pavia Masera.
      Appena smette lo sciopero di wikipedia italia dagli un occhio! (se vivi in una casa di vetro, non giocare a lanciare pietre, sai com’è il detto… 😉 )

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