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Milano | Duomo – Quando palazzo Carminati sembrava Time Square

Non tutti ormai hanno un ricordo di piazza del Duomo in versione Times Square o Piccadilly Circus, dove il palazzo che si trova di fronte al Duomo, palazzo Carminati, era letteralmente ricoperto da insegne luminose pubblicitarie.

Le insegne iniziarono a comparire negli anni Venti del Novecento, quando iniziarono a diffondersi le luci al neon (un tipo di lampada a scarica costituita da un bulbo di vetro trasparente contenente gas neon a bassa pressione. Fu inventata da Georges Claude e venne presentata al Grand Palais di Parigi il 9 novembre del 1909). Scritte luminose comparvero nelle piazze più importanti del Mondo, e naturalmente anche nella Milano industriale che guardava ormai al futuro.

Così col tempo, il palazzo che prese il nome di Carminati per via di una grande e famoso ristorante che a sua volta era subentrato alla birreria Casanova (oggi al suo posto si torva McDonald’s) che occupava due livelli dello spazio commerciale su piazza del Duomo. Si tratta di un edificio costruito nel 1867-69 su committenza di Giacomo Cesati, un facoltoso industriale del settore argentiero.

L’edificio non è mai stato un importante elemento artistico e architettonico nel panorama urbano milanese, anche perché in teoria doveva venire coperto dal palazzo mancante del progetto del Mengoni per piazza del Duomo, palazzo mai realizzato e che doveva occupare lo spazio delle attuali aiuole.

Il palazzo, sopratutto nel dopoguerra, venne completamente ricoperto da gigantesche insegne pubblicitarie, un forte simbolo della Milano “commerciale” dell’epoca del boom economico, Milano novecentista, fiera dei suoi consumi, dei suoi cartelloni, delle sue insegne pubblicitarie luminose.

Le luminarie di piazza Duomo vennero immortalate in numerosi film, citate in poesie e persino riprese da un famoso carosello pubblicitario degli anni Sessanta.

Dopo una lunga campagna a favore del decoro urbano le insegne furono smantellate sotto la giunta Albertini nel 1999, concretizzando una volontà da una delibera della giunta precedente e facendo così tramontare definitivamente questi prodigi di tecnica, di design e di marketing di un’epoca.

Qualche nostalgico dal 2007 ha riproposto la ricomparsa delle storiche scritte sul palazzo di fronte al Duomo. A quanto pare sino a qualche anno fa qualcuna si trovava ancora in un deposito di Rozzano, di un’ex azienda specializzata in neon (fonte il Giornale).

L’architetto Italo Lupi nel 2014 disse: «Vanno restituite ai milanesi quelle insegne lampeggianti, una rivoluzione silenziosa degli anni del boom economico, una rivoluzione che ha coinvolto anche le donne che cercavano di uscire da certe gabbie familiari per inserirsi nel mondo del lavoro, vedi l’immagine della dattilografa che con la sua macchina da scrivere usa la carta a carbone Kores per duplicare il suo lavoro. Se mai si potranno rimpicciolire, ma ora che Palazzo Carminati è stato ripulito e la sua facciata è in ordine, visto che non è di un ordine monumentale così importante, si potrebbero rimettere questi gioielli d’arte, questo quadro vivente, del resto non sono meglio tutte quelle strutture in ferro con la pubblicità luminosa che occupano marciapiedi interi e sono posti anche davanti ai monumenti o gli stand con cartelloni invadenti».

Insomma qualcuno vorrebbe il loro ritorno, anche in questi giorni, come hanno espresso alcuni importanti architetti del Politecnico, come Fabio NovembreCino Zucchi e Alessandro Scandurra che riproporrebbero un progetto di questo tipo, ma innovato con nuove tecnologie e nuovi approcci progettuali.

Istallazioni applicate sulla facciata, magari non proprio pubblicità, ma immagini un po’ come le luci d’artista di Torino (Cino Zucchi). Far tornare quella facciata simbolo di un passato che ha rappresentato una Milano moderna e internazionale pare essere un desiderio di molti, ma non di tutti.

Onestamente non so farmi un’opinione precisa: il palazzo, anche se di scarso valore, si integra nel contesto della piazza, ripulito non ci dispiace, ma allo stesso modo l’idea di rivedere la signorina Kores battere a macchina in modo meccanico col suo gioco di luci al neon e l’Omino Brill mi commuoverebbe non poco, da piccolo le guardavo come una cosa meravigliosa, senza saperne il perché.

Forse non hanno tutti i torti gli architetti e designer, ma se si pensasse ad un altro luogo dove collocare le insegne luminose? Piazzale Loreto? Magari risolverebbe il problema delle brutte architetture (bisogna però vedere se i proprietari dei palazzi ne sarebbero felici). Oppure Piazza San Babila e il palazzone sul lato nord, anche qui dipenderebbe sempre dai proprietari.

Insomma un bel dilemma che potrebbe appassionare o lasciare indifferenti. Voi che ne pensate?




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


29 thoughts on “Milano | Duomo – Quando palazzo Carminati sembrava Time Square

  1. ...

    Io sinceramente non toccherei piazza Duomo. Milano è piena di palazzi anonimi non c’è solo palazzo Carminati.

    Tutte queste insegne le vedrei bene in un’altra zona, magari da rivitalizzare e riqualificare tipo Piazzale Loreto ad esempio.

  2. Anonimo

    Sarebbe bello il ritorno a quelle insegne al neon, ma se fossero di McDonald ,Starbucks o Zara lascerei perdere, finirebbe la poesia.

    1. enrico

      Quelle non erano insegne di esercizi commerciali, erano insegne di aziende e prodotti: bibite, orologi, compagnie aeree, macchine da caffè, lavatrici, computer o fotocopiatrici… Oggi sarebbe ancora così, probabilmente ci sarebbe ancora Coca Cola, forse Rolex o Sector al posto di Longines e Bulova, Apple al posto di Toshiba, magari ancora Cinzano o forse Martini o Campari, British Airways al posto di BOAC… Kores esiste ancora, ma non fa più carta carbone. E, sì, al posto di “Ristorante Carmianti” ci sarebbe Mc Donald’s… ma quello, per la verità, c’è già!

  3. _

    Personalmente ho molta nostalgia per i bei tempi, ma non sento l’esigenza di rifarlo.

    Anche perchè di leggere Starbucks, Nike, Sephora, Zara, Victorias Secret, Wagamama, McDonald’s, COOP e Carrefour 24 non ho voglia.

    Piuttosto vedo con nostalgia l’elegante aiuola degli anni 60 e quella si che rifarei, possibilmente cacciando i TAXI e pedonalizzando quella parte della piazza.

  4. Tatino pensabene

    Ma voi delirate! sul serio….come si fa ad avere nostalgia dell’inquinamento visivo delle insegne al neon. difronte una delle cattedrali piu’ belle d’Italia!!
    Ma se avete tutta questa nostalgia di quell’epoca ma guardatevi un film di quel periodo, stile miracolo a Milano…o quelle belle pacchianate anni ’80 con renato pozzetto e ornella muti….o adriano celentano. vestitevi vintage e compratevi la fiat 500 o meglio la 127! I nostalgici proprio sono un fenomeno della natura resterebbero ancorati al passato a vita. Purtroppo Milano la si vuole una città dinamica – Ed eccezione per i navigli , che vanno rifatti per 1000 motivi, tutti questi passatismi francamente fanno cadere le braccia e sono contro una visione moderna di città!

    1. enrico

      Secondo me invece, Tatino pensabene, hai proprio torto. Quelle insegne, così irriverenti proprio reso la Cattedrale, inneggianti al consumismo e al boom economico, così sfacciatamente moderne e tecnologiche (per allora), sgargianti e magari persino sguaiate, rappresentano lo spirito più profondo di questa città: quello che ha avuto un picco assoluto con il Futurismo, l’ultimo grande movimento artistico italiano di portata mondiale. Lo spirito dell’innovazione, del progresso, dello sguardo rivolto a domani, lo spirito per certi versi rivoluzionario capace se è il caso di fottersene di storia e tradizione, non per ideologia, ma per sete di futuro, perché la tradizione più radicata qui è l’innovazione, la prima centrale elettrica d’Europa sistemata in un teatro a due passi dalla Galleria, la Galleria stessa, archetipo universalmente conosciuto del mall, del centro commerciale, dello cambio messo proprio accanto alla Cattedrale e sorta sulle macerie di un quartiere “vecchia Milano” raso al suolo… e la stessa Cattedrale, che sorge sulle macerie di due basiliche rase al suolo… e i due edifici dell’Arengario, appiccicati senza soluzione di continuità ai portici meridionali del Mengoni e a Palazzo Reale. E palazzo Reale stesso, un grande falso storico, segato a metà per fare spazio alla Cattedrale… Milano è Milano perché è questa roba qui. Se piacciono la conservazione, la fede alla tradizione, le anticaglie e le rovine polverose… prego, accomodarsi altrove, l’Italia è piena di musei a cielo aperto, qui svettano ciminiere di fabbriche e grattacieli, più che campanili. E solo un sindaco pugliese analfabeta e fascista poteva concepire l’idea così idiota di togliere le insegne per mostrare poi la facciata di un palazzo (il Carminati) che non avrebbe mai dovuto affacciarsi su piazza del Duomo, né secondo il progetto del Mengoni, né prima quando c’erano il Rebecchino e vil Coperto del Figini, entrambi rasi al suolo con tanti saluti alla storia e alla tradizione.

      1. Anonimo

        Ma quando dici “sindaco pugliese analfabeta e fascista” ti riferisci a una figura realmente esistita oppure sono tuoi fantasmi personali che mescoli un tanto al chilo perchè ti sembra che suonino bene?

          1. _

            Lasciando stare gli stupidi insulti personali, la decisione di togliere le insegne fu in realtà della Giunta Formentini, anche se poi materialmente la applicò Albertini visti i tempi biblici per far succedere le cose in Italia.

            Bisogna ad onor del vero dire che alla fine degli anni 90 le insegne erano molto meno chic e glamour di come si vedono nelle foto – erano di meno e tenute peggio – e la decisione si inserì in un tentativo di fare un po’ di ordine in città che era veramente un casino totale.
            Basta vedere come son state risistemate le vie e le piazze dopo la fine dei lavori M3 (sono ancora così) per avere una idea di che aria tirasse a Milano nei primi anni dopo tangentopoli…

          2. Anonimo

            Concordo con “stupidi insulti personali” sparati a vanvera oltretutto. Poi con la vigliaccheria di non fare il nome del “pugliese analfabeta fascista”.

    2. Precotto doc

      Adoro gl anni 80, adoro pozzetto , tu tadino passi le serate a vedere la corazzata Potemkin, , L insegne con i nomi italiani sono bellissime fu il boom economico , oggi quelle delle multinazionali stonerebbero

  5. Wf

    Che belle le vecchie insegne di notte.

    Sarei favorevole se ci fosse una selezione di insegne storiche.
    Come in galleria che esiste una commissione di selezione.

    Molto belle

  6. enrico

    Secondo no solo avevano la funzione di coprire quella schifezza della facciata del Carminati, ma erano proprio belle in sé. E soprattutto era il alto di piazza Duomo dedicato alla contemporaneità. Su quella piazza affacciano edifici (e pavimentazioni) d’ogni epoca e d’ogni risma, con funzioni religiose, museali, istituzionali, terziarie… e in quel gran casino casino (non è piazza ducale di Vigevano, né piazza San Marco o piazza del Campo… ne siamo consapevoli, vero?) ci sta benissimo una facciata interamente dedicata all’epoca contemporanea e alla comunicazione commerciale. Adorerei vederci un tabellone 3D dinamico Coca Cola come quello di Times Square (più piccolo, però) o i giga ledwall di Piccadilly! Tutti i brand del mondo farebbero a gara per piazzare il proprio “billboard ads” e per metterci il più innovativo e creativo (peraltro facendo incamerare un sacco di soldi al Comune, che male non fa).

  7. Anonimo

    Soluzione:
    – no piazza duomo
    – si piazza Diaz, da riqualificare. È in cattive condizioni, pochi turisti ci vanno, è tutta da pedonalizzare, facendo sparire il vecchio parcheggio e trasformandolo in servizi per i turisti e un bel giardino fruibile

    Che ne dite?

  8. Anonimo

    Più irriverente delle scritte al neon, è la musica ad alto volume che arriva dalla terrazza Aperol, che trasforma la piazza in una disco-tamarra.
    Andate dopo le 19:00 o peggio ancora verso le 23:00, piazza DUomo è costantemente disturbata da musica disco che stona completamente.

    Nulla contro la movida, ma in in DUomo prorprio non ci sta!

  9. Wf

    Parigi è stata definita la città Lumière proprio per le sue insegne al neon luminose dei primi del novecento e oltre.

    Questo Mi parrucconi che tutto vogliono ingrassare e castigare lo devono sapere…

    Come educande chiuse in monasteri a Monza.

  10. Anonimo

    Francamente trovo surreale anche solo parlarne.
    La piazza principale di un’importante città europea con vocazione internazionale deve puntare all’ordine ed al decoro. Vi immaginate gli edifici di fronte a Notre-Dame a Parigi ricoperti di scritte pubblicitarie (perché quello erano) ?!?

    All’epoca quelle insegne erano il simbolo del boom industriale e, sopratutto, consumista. Un forte elemento di novità e rottura col passato. Perfettamente in linea con i tempi ma oggi totalmente anacronistiche.

    Oggi le icone della modernità sono rappresentate dalle nuove torri di Porta Nuova e City Life guarda caso immortalate in tantissimi spot pubblicitari.

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