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Milano | Portello – “Questa chiesa non è un albergo! Anzi sì!”

A quanto pare ci sarà un nuovo destino per l’edificio in abbandono che un tempo fu la chiesa del Cristo Re in via Bartolomeo Colleoni 14 al Portello.

Infatti è notizia recente che la società americana di servizi immobiliari commerciali e società di investimento, CBRE ha assistito Igefi Group nella vendita del progetto alberghiero NH Collection Milano a Invesco Real Estate.

Il nuovo NH Collection – brand upper upscale del Gruppo NH Hotels – godrà di una posizione decisamente importante nella zona di forte sviluppo che ruota attorno al complesso di CityLife.

Al momento i lavori per la costruzione dell’Hotel non sono ancora cominciati ma sarà questione di poco. La nuova costruzione sarà completata per la fine del 2021 al massimo primi mesi del 2022: sarà composto da 185 stanze e comprenderà numerosi servizi, tra cui un’intera offerta Food&Beverage, sale conferenze e una piscina sul tetto.

La Chiesa di Cristo Re, che verrà in parte recuperata, venne costruita nel 1926-27 per volere della diocesi che voleva garantire ai nuovi quartieri in espansione, una nuova parrocchiale (Sant’Ildefonso, la più vicina, di piazzale Chiesa sarebbe stata costruita solo negli anni Cinquanta). La chiesa venne progettata dall’ingegner Palombi in uno stile neo-manierista molto imponente. Un enorme arco sormontato da un timpano accoglieva i fedeli che potevano entrare da un gigantesco portale. Ai lati si trovano gli altri due ingressi laterali.

Sconsacrata dal 1990, l’ex edificio religioso versava in uno stato di abbandono totale da troppo tempo.

Diventerà, secondo il progetto di Quattroassociati, l’ingresso principale dell’Hotel.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


20 thoughts on “Milano | Portello – “Questa chiesa non è un albergo! Anzi sì!”

  1. Est71

    molto interessante e allo stesso inquietante per questa sovrapposizione radicale del profano sul sacro.
    Ma per favore lasciate intatti il timpano e gli altri elementi decorativi originali della chiesa.

  2. Anonimo

    A me la ristrutturazione dell’ex Chiesa non dispiace, a parte la sparizione del frontone. È il monolite dietro che fa un po’ Berlino Est…

  3. Sernov

    Non mi dispiace..approvo l’eliminazione del timpano e dei due contrafforti per adeguare la facciata alla struttura monolitica retrostante, semplice, funzionale e come avrebbe detto qualcuno: “senza lode ne infamia”

  4. Davide Mombelli

    Figo! L’idea di trasformare una chiesa in albergo è molto avvincente! Peccato per il timpano…fossi la soprintendenza non lo consentirei…ma forse qui non vi sono vincoli e tutto è concesso! Poi sia mai che dici di no ai c..i a stelle e strisce! Il monolite dietro a me piace ma come sempre tra il dire e il fare vi è di mezzo il…rendering!

  5. _

    A mio parere, è interessante che cerchino di integrare la ex chiesa col nuovo edificio. Però togliere il timpano e dipingere tutta la ex chiesa del solito bianco la rende simile a una sede della Casa del Funerale.
    O a qualche ristorante a tema, di Las Vegas.

  6. Anonimo

    Non male, una soluzione abbastanza elegante, funzionale, e che consente di leggere la precedente destinazione dell’edificio.
    Naturalmente, si adora il dio denaro, ben più appetibile rispetto alla destinazione del luogo ad altri culti, magari da anni alla ricerca di un luogo dignitoso ove riconoscersi e praticare in una città che si suppone “global alpha”.
    Magari in una struttura neo rinascimentale già esistente, e dunque visivamente non impattante per la città, e persino con la futura caserma dei carabinieri contigua che avrebbe garantito ogni possibile sensazione di rispetto delle regole per i residenti.
    Meglio il dio denaro.

    1. _

      Le Moschee (perchè è abbastanza chiaro che di questo parli) vanno fatte dove servono ai fedeli.
      In quella zona chic e ricca, ce ne sono pochi rispetto al resto della città. Quindi verranno fatte in zone più periferiche, con buona pace degli abitanti della periferia (che a ragione o a torto, le vedono come il fumo negli occhi ma questa è una storia diversa)

      E’ il “Dio Denaro” o semplicemente la logica?

      Chiaro che prima o poi avremo anche una Grande Moschea “di rappresentanza”, utile anche per il turismo arabo in città. Ma quelle di solito sono opere di Archistar Internazionali con budget multimilionari…non andrebbe bene una vecchia chiesa, peraltro anche abbastanza insipida.

      1. Anonimo

        Caro Meno,
        grazie per la tua interessante risposta. La grande moschea di Roma si vede dai parioli, la gigantesca moschea di Colonia è sul ring, ecc. ecc., tutte realizzazioni non periferiche, ovvero in contesti che, per tante ragioni, facilitano l’accoglienza.
        No Meno, oggi non si difende alcuna logica di identità culturale, figuriamoci religiosa, certo non il favorire l’accesso di fedeli di qualunque tipo ai luoghi di culto, ma solo di fashion victim al giorno dei saldi.
        Il Qatar va bene se compra porta nuova, non se si parla di corano.
        I paesi africani vanno bene per aggiudicarsi con i loro voti le olimpiadi, non se lasciano venire da noi i loro cittadini più poveri.
        E’ anche per questo che alla fine della fiera, investono molto di più, in capitale umano e in quattrini, a Londra, Germania, Francia, Dubai, Cina, ecc. ecc., piuttosto che qua.
        Non sappiamo adorare come si deve neppure il dio denaro.

        1. Anonimo

          Il nuovissimo PGT individua le aree per le 5 nuove moschee per la comunità Musulmana.
          Diverso è il discorso per la Moschea “di lusso” (quella delle Archistar, stile Portoghesi/Roma o Paul Böhm/Colonia). Ma forse non era quell’angolo del Portello il posto giusto?

  7. 100%Milanese

    A me piace molto, sia l’idea sia la realizzazione. Originale e per turisti (abbattere tutto sarebbe troppo).. finalmente un luogo abbandonato a se stesso torna a nuova vita…spero sia il primo di altri.. avanti così!

  8. E pluribus unum

    Scusate ma chi l’ha detto che ‘altri luoghi di culto’ sono per forza moschee?

    Ebrei, protestanti, ortodossi, buddisti non esistono?

    La nazionalità più numerosa per numero di immigrati in Italia sono i romeni che, com’e noto, sono ortodossi. Tra le prime dieci nazionalità per numero c’è n’è solo una di tradizione totalmente islamica, il Marocco. In Albania e Bangladesh l’Islam convive con altre religioni, quanto all’Egitto, moltissimi (se non la maggior parte degli) egiziani che vivono a Milano sono cristiani copti.

    1. Anonimo

      Infatti nel PGT sono previsti anche luoghi di culto per le altre religioni (tre per gli evangelici ad esempio). Per i Copti è abbastanza facile visto che sono in comunione con la Chiesa Cattolica, ma anche gli ortodossi (la stragrande maggioranza degli immigrati dall’Est Europa)sono in San Babila (dove c’è il parcheggio) o all’incrocio con Porta Ticinese e in vari altri posti. Idem per le sinagoghe, il centro buddista (aperto da poco a Corsico e veramente bello) e i Testimoni di Geova e tanti altri.

      L’unica religione che sembra avere difficoltà è quella islamica ed è cosa molto peculiare di Milano. Non credo sia solo un punto delle polemiche politiche sull’immigrazione degli ultimi 20 anni: la Moschea di Segrate (veramente grande) è del 1987 (più di 30 anni fa). Perchè a Segrate e non a Milano? Boh

  9. bt

    che strazio.
    va vomitare, senza offesa.
    meglio abbattere tutto e fare altro.
    comunque fu la mia scuola e la mia chiesa. e ci hanno fatto messa fino al 2005 di certo.
    le suore hanno venduto tutto direi.

  10. Renato S.

    Considerata la triste povertà dell’edificio originario, personalmente – pur ferito nella memoria personale, visto che abito a poca distanza – credo che la soluzione migliore sia la demolizione.

    In ogni caso questo progetto, come i vicini Pharo e Torre Aurora, è indegno di affiancarsi a Citylife e agli interventi di Bellini per Fieramilanocity e Mi.Co.

    Fossi la soprintendenza metterei il veto a progetti di questa imbarazzante qualità.

  11. Anonimo

    Ah si, la “stella cometa” di Bellini proprio ‘na bellezza! Come pure la torre Libesknd, sicuramente una futura pietra miliare dell’architettura del XXI secolo.

    Ma per piacere

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