"Anche le città hanno una voce" — Segnalazioni, bellezze, architettura, storia e altre curiosità urbane.

Milano: la città da bere?

Milano, violentata in ogni maniera per secoli, è stata per lungo tempo considerata “il brutto anatroccolo” d’Italia; un’anonima città della Pianura padana che nasconde tuttavia capolavori dell’arte e dell’architettura assolutamente degni di nota.

Città definita “grigia” per anni, città dello smog (questo ahimè lo è purtroppo ancora e lo sarà finché il governo della città, dell’intera Lombardia – e magari anche quello nazionale – non si decideranno di fare seriamente qualcosa al riguardo), città apparentemente senza panorami, città senza fiumi (i pochi che ci sono puzzano e spesso sono causa di disastri); Milano non ha, come invece possiede Torino, le Alpi a due passi; non ha le meraviglie dei canali di Venezia; la storia e l’arte di Roma; non ha un golfo incantevole come quello di Napoli.

Milano insomma è all’apparenza una brutta città in un Paese, l’Italia, che vanta invece meraviglie di ogni genere.

Eppure Milano, se la conosciamo più profondamente e ci liberiamo dai tanti luoghi comuni che l’hanno “bollata” inesorabilmente nella storia recente è, senza riserve, vero fulcro della storia, dell’arte e della cultura.

Negli ultimi anni la Città da bere, come recitava il famoso slogan pubblicitario degli anni Ottanta, è tornata nuovamente e prepotentemente alla ribalta, diventando sempre più popolare nel mondo e forse persino bella (non è che, forse, lo sia sempre stata e i più se l’erano dimenticato?).

Mai come in questi ultimi dieci anni le cose belle a Milano accadono, non c’è niente da fare.

Roma, la nostra bella Capitale, forse idealmente una delle più straordinarie città del mondo, cade sempre più in disgrazia per incapacità o forse noncuranza di non si sa chi; difficile o comunque semplicistico puntare il dito verso chicchessia (i disastri nella storia, grandi o piccoli, derivano puntualmente da un concorso di colpe).

L’incantevole Torino fatica a trovare il giusto ruolo che si merita nel mondo sempre più globalizzato, dove New York Sydney Hong Kong Londra e Parigi sembrano dietro l’angolo e crescono diventando sempre più organizzate, competitive, per il business e non solo.

Da pochissimo Milano si è trovata per le mani il Salone dell’Automobile, fino allo scorso anno incontrastato appannaggio di Torino, e solo poche settimane fa si è aggiudicata le Olimpiadi invernali del 2026, mostrando di essere, forse, l’unica città italiana davvero internazionale.

Può darsi che Milano si avvantaggi della sua posizione centrale, in medio planum, ovvero “in mezzo alla pianura” o “pianura di mezzo”, con planum divenuto poi lanum per influsso della lingua celtica (come vogliono alcune ipotesi circa l’origine del nome di Milano). In quest’area vivono oltre 10 milioni di cittadini tra i più ricchi della media italiana.

Non ce n’è, dove girano i soldi, girano ancora più denaro e risorse.

Esempio recente è la volontà delle società di Inter e Milan, le due squadre di calcio cittadine, di abbattere il simbolo del calcio mondiale – lo Stadio Meazza di San Siro – allo scopo di costruire un nuovo e più funzionale stadio, immerso però in un ennesimo centro commerciale, tutto alla fine per monetizzare.

Questo è un bene per la città?

Forse, diciamo noi, ma bisognerebbe capire per bene anche quale futuro si vuole dare a questa città. Così com’è oggi, prima o poi esploderà. Sempre più trafficata, sempre più caotica, sempre più costosa.

Lo sviluppo attuale di Milano è davvero un modello da seguire? Non bisognerebbe piuttosto capire cosa serve davvero a Milano e all’area che le ruota attorno per essere un vero modello?

Abbattere l’inquinamento che, specie in inverno, attanaglia l’area metropolitana e la Pianura Padana; risolvere il problema del traffico automobilistico; la convivenza sociale tra chi è “privilegiato” e chi è meno abbiente. Questo sarebbe il “modello Milano”.

Per questo Milano ha bisogno di Torino, Bologna, Verona, Venezia Genova e tutte le grandi città del Nord Italia per crescere coerentemente. Un insieme di centri che, connessi perfettamente tra loro, risolvano insieme i problemi comuni e lavorino al vero Futuro, quello con la F maiuscola, della zona più produttiva d’Italia (sperando poi di trascinare nell’Olimpo anche il resto del paese).




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


20 thoughts on “Milano: la città da bere?

  1. Ale

    Che pippone… più generico di un discorso di salvigni e più politically correct della Chiesa.
    Questa volta UF non mi sei piaciuta.
    In un articolo avete messo dentro di tutto per poi arrivare a dire che bisogna fare di più contro l’inquinamento… condivido, ma un articolo così qualunquista non me lo aspettavo da voi.

    Con immutata stima.

  2. Anonimo

    Con tutto l’affetto, non mi sembra un articolo da urbanfile.

    Il bello di urbanfile è che non fa mischioni, mettendo insieme tutto e il contrario di tutto ma è sempre pragmaticamente sul punto.

    Qui invece non capisco niente…pur condividendo alcuni pezzi.
    Sempre con affetto, mi sembra un articolo scritto da un ultrasessantenne che preda del cado ha detto “vediamo le cose in un’ottica diversa”. ( o la variazione sul tema “diciamo qualcosa di sinistra” anche se questa frase è anni che non la dice più nessuno… 😉

    Magari mi sbaglio, ma volevo dirvelo! Buone vacanze.

  3. Anonimo

    Comunque lo stereotipo di Milano città brutta è relativamente recente. Fino agli anni 30 del secolo scorso, o anche fino alla seconda guerra mondiale, era una città bellissima che lasciava a bocca aperta visitatori del calibro di Stendhal o Hemingway.

    Purtroppo chiusura dei Navigli, sventramenti fascisti, bombardamenti della II GM, ricostruzione post bellica approssimativa e speculativa ci hanno consegnato il confuso mish-mash che vediamo oggi, nel quale per fortuna continuano comunque a brillare alcune perle di assoluto livello mondiale.

  4. Anonimo

    Per ritrovare la bellezza perduta basterebbe poco: ridurre drasticamente le auto e le moto parcheggiate ovunque che deturpano e intralciano, lavorare sulla pulizia dei muri (ci sono ancora troppi graffiti!), usare materiali di pregio per strade e marciapiedi.
    Un esempio sono le vie attorno alla Galleria: da piazza San Fedele a via Pellico, a Piazza Liberty. ve le ricordate com’erano? Schifosi parcheggi trasformati in aree vivibili e di pregio.
    Apriamo tutti gli occhi, sono le auto ad aver rovinato la bellezza di Milano e di molte, troppe città italiane. Ma con poco ci si può riappropriare di spazi e bellezza, servono coraggio, pedonalizzazioni e riqualificazioni.

  5. Fabio

    Articolo senza conoscenza della Storia. Chiedere a Stendhal e altri grandissimi cosa scrivevano di Milano. Una delle più belle cittá d’Europa. Decaduta per un vent’ennio, come tante cittá meravigliose, e poi risorta.
    Saluti

  6. Anonimo

    Il problema di Milano sono lo smog, il traffico e la mancanza di verde che purtroppo la rende una città all’apparenza poco vivibile.

    Tutte cose che possono essere risolte senza grossi traumi, ma ovviamente per essere risolti hanno bisogno di una road map o piano strategico di medio periodo.

    Per i tre temi sopracitati ( ad eccezione parziale dello smog che però in qs momento colpisce solo alcune tipologie di vetture ed in tutta onestà è una goccia in mezzo al mare ) non esiste alcun piano strategico. Sinceramente, dopo quasi 4 anni, mi sarei aspettato di più da questa giunta.

  7. lisander

    l’articolo mi sembra assolutamente coerente con questo blog e pienamente condivisibile, è semplicemente un riflessione acritica sul passato presente e futuro della città; è vero Milano non brilla per bellezza e magniloquenza, ma i suoi tesori li custodisce gelosamente e li disvela al visitatore piu’ attento curioso e sensibile, Milano non è non sarà mai Venezia, Roma o Firenze, che francamente hanno mercificato la loro immagine (forse anche in nome del profitto), con le conseguenze piu’ ovvie poi in termini di vivibiltà, pulizia e gestione della cosa pubblica.Milano è fatta di angoli suggestivi, di scorci, di memorie, di vedute anche di grande fascino, va semplicemente valorizzata, tutti sappiamo cosa occorre fare, basta passare dalle parole ai fatti, ma sino ad ora da parte della giunta (a parte gli scali ferroviari)solo balle e idee astruse, vabbè coraggio il 2021 è vicino, speriamo che i milanesi rinsaviscano e facciano la scelta giusta

  8. P.

    I problemi di Milano: troppe auto parcheggiate ovunque, poco verde, piste ciclabili inesistenti, senso civico mancante. Se vogliamo una città più bella e curata dobbiamo anche chiedere un po di rispetto per essa da parte dei cittadini. Milano deve paragonarsi con Londra, Parigi, New York, Tokyo ecc.

    1. Leonardo

      Londra, Parigi, Tokio… capitali di nazioni con secoli di unità e senso della nazione.
      Noi abbiamo Roma e Regioni che litigano tra loro, quello xhe sta facendo Milano è un miracolo se consideriamo il contesto nazionale.

      1. Anonimo

        A città come Barcellona, New York, Sydney, Monaco, Edimburgo, Lione, Amburgo, Shanghai, San Paolo, solo per citarne alcune, il fatto di non essere capitali non ha impedito di pianificare un’urbanistica di qualità e spesso grandiosa. Non cerchiamo scuse nei pur esistenti problemi italici.

  9. Alessandro M.V.

    Un suggerimento a Urbanfile.
    Create una pagina “parallela” sulla Milano storica, che tratti di monumenti in recupero all’arredo urbano esteticamente concepito per il contesto storico delle varie zone.
    Questo proprio perché non c’è cura attenzione e soprattutto competenza nel recuperare e mantenere in bellezza la storia della città.
    Da cui deriva appunto la “bruttezza” della città (da molti anni ormai).
    Ma qui ci sarebbe da fare un’altro discorso di “cittadinanza” che ve la risparmio.
    Grazie, saluti

  10. GArBa

    mi sforzo di calare l’articolo nel contesto reale di Milano nel 2019 ma fallisco. mi pare realmente scritto ai tempi della “milano da bere”.

  11. lisander

    sull’opportunità o meno di quest’articolo ho già espresso la mia opinione e francamente non ne comprendo le motivazioni critiche di altri, ma una cosa è certa Milano puo’ diventare veramente una bella città se si riparte dai quei piccoli interventi di ricucitura e rammendo (passatemi i termini sartoriali, ma mi sembrano i piu’ consoni), dei quartieri proprio per restituire loro decoro, dignità e bellezza, che nel corso degli anni è venuta meno.Poi si sa, le cose da fare sono sempre quelle: gestione del traffico, portare verde laddove non c’è, pedonalizzazioni piu’ massive, pulizia e cura dell’arredo urbano e per fare cio’ non servono archistar o chissà quali alchimie, basta un po’ di buon senso e di buon gusto e la volontà di voler fare, diversamente saremo sempre lì, fra color che son sospesi…….

  12. luigimago

    Il verde oggi a Milano si arrampica sui palazzi, disegna zone urbane ed è protagonista nei progetti più importanti che si descrivono in questo sito (molto bello ed istruttivo). Amare il carattere di questa città e non frenare la sua propensione al nuovo può solo farci crescere. Poi, oltre a Stendhal, l’importanza (sin dalla storia) di Milano è certa ed indiscussa, basti pensare a Leonardo, ed ancor prima pochi pensano che fu (per un certo periodo) addirittura una capitale dell’impero romano! I segni della sua storia gli danno la forza matura dell’esperienza e della conoscenza e oggi Milano può permettersi di guardare oltre e costruire il suo futuro senza limiti, credo che se lo meriti dato che l’operatività e l’impegno sono sempre stati i suoi caratteri. Noi dovremmo tenere alta questa bandiera…di orgoglio italiano!

  13. tatino pensabene

    Bah, in questi giorni sembra di stare piuttosto in una mega città di provincia. (senza offesa per le belle città di provincia). Con turisti sciatti per le vie pedonali…gente che mangia ovunque…Milano ha perso soprattutto la dimensione di città normale/vera. Ormai è diventata come una MEGA eurodisnay. Chi si vuole concedere una passeggiata nella parte pedonale, trova solo bar, gelaterie e ristoranti = TURISTICI, oltre alla solita sfilza di negozi-catena. Per carità – tanti posti di lavoro per i ragazzi che ne hanno bisogno…..ma mette una tristezza infinita….

  14. Wf

    D’accordo con urbanifile 100%.

    Cmq poche scuse Milano ha la stessa conformazionione pianeggiante di Monaco di Baviera e tutte praticamente le città tedesche.

    E le città tedesche hanno smesso di essere grigie, piene di smog e fare schifo dagli anni 70 in avanti.

    Milano invece?
    (LE AUTO E LE PIAZZE)

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