"Anche le città hanno una voce" — Segnalazioni, bellezze, architettura, storia e altre curiosità urbane.

Milano | Porta Ticinese – La quercia e il “treppiedi”

Dallo scorso aprile la secolare quercia (è del 1895) di piazza XXIV Maggio a Porta Ticinese, uno degli alberi monumentali più amati e riconoscibili della città, è stato montato una sorta di “treppiedi”, chiamato anche piramide che funge da sostegno ai rami della pianta. Una struttura metallica che sostiene le branche compromesse dal passare degli anni e dal maltempo.

Fa piacere vedere questa stupenda pianta dall’enorme tronco rinvigorita e aiutata a superare altre decine di anni ( si spera). La quercia di piazza XXIV Maggio, vecchia di 124 anni, fa parte delle piante monumentali di Milano, assieme al platano di Affori (190 anni circa) o il bellissimo il platano del Giardino Bazlen, che ha più di 240 anni e il faggio rosso di via Caradosso, dietro Santa Maria delle Grazie.

Il manufatto piramidale, è alto 17 metri ed è composto da putrelle in acciaio controventate. All’esoscheletro, completamente indipendente, sono state agganciate delle corde, a loro volta ancorate alle varie parti della pianta, in modo da garantire un adeguato rinforzo strutturale.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


3 thoughts on “Milano | Porta Ticinese – La quercia e il “treppiedi”

  1. Milanese

    Bravi! (Chi ci ha pensato non lo so) comunque bene, così si fa! finalmente un po’ di amore per gli alberi spesso in città troppo brutalmente potati, sostituiti o senza terra… E bravi anche voi ad averne parlato

    1. Anonimo

      Una quercia di 100 anni è ormai acclimatata e con radici sviluppate e quindi non ha bisogno di essere annaffiata.

      Diverso il discorso per gli alberelli appena messi a dimora che almeno i primi 3-4 anni avrebbero bisogno di cure costanti. Purtroppo l’impressione è che costi meno lasciarne crepare la metà e rimetterli l’anno dopo piuttosto che dedicare uomini e mezzi alla loro cura dopo il trapianto.
      Spero però che i continui rimpiazzi di alberelli morti di sete non entrino nelle mirabolanti statistiche di nuovi alberi a Milano. 🙂

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.