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Milano | Chiesa Rossa – Il quartiere dei Promessi Sposi

Il Quartiere Torretta o dei Promessi Sposi si trova incastrato tra la Barona, Chiesa Rossa e il Naviglio Pavese.

Venne realizzato a partire dagli anni Sessanta del ‘900 dove sorgeva la vecchia cascina Torretta, che diede in seguito il nome al quartiere.

A volte ci si riferisce al quartiere nominandolo Promessi Sposi, come il romanzo di Manzoni, questo perché le vie della zona sono state nominate coi nomi dei personaggi del romanzo storico: via Renzo e Lucia, via Fra Cristoforo, largo Promessi Sposi, via dell’Innominato e via don Rodrigo, unico mascalzone accertato ad assurgere agli onori della toponomastica milanese.

A dire il vero, non è un esempio di urbanistica pensata per essere bella e vivibile.

La vecchia cascina venne cancellata, di essa rimane, oltre al nome, l’andamento trasversale del primo tratto di via Fra Cristoforo, che costeggiava il vecchio casolare.

Lunghe stecche parallele al Naviglio Pavese, che all’epoca veniva ignorato, tant’è che verso di esso si affacciano i retro delle case (cucine, servizi e vani scale).

Non vi è una piazza vera e propria e i negozi si trovano sparsi tra un porticato che si affaccia su un orrendo parcheggio in via Renzo e Lucia, lungo il primo tratto di via Fra Cristoforo dove si trova Largo Promessi Sposi e poi in via Don Rodrigo dove si trovano 6 piccole attività.

In via Fra Cristoforo fra l’altro, nel 2003 venne terminato, tra le polemiche, il parcheggio interrato per il quartiere, che ancora rimane assediato dalle automobili.

A proposito di automobili: abbiamo constatato che, purtroppo, la vicinanza con lo svincolo della via del Mare, l’ingresso all’Autostrada dei Fiori A7, e delle rampe di piazza Maggi il rumore prodotto dalla macchine in transito sia decisamente alto.

A Ovest, verso piazza Maggi si trova il basso edificio commerciale (concessionario d’auto) e parcheggio, dove fra l’altro si trova il Bowling dei Fiori.

I caseggiati non sono di rilievo: classiche architetture residenziali del periodo 1950-60, i giardinetti condominiali sono quasi del tutto impercettibili, come quello di largo Promessi Sposi, al contrario degli spazi parcheggio e garage, ben evidenti e posti a separare le residenze dalle strade principali.

Oggi si farebbe al contrario, visto che arrivando da fuori, la prima cosa che si ammira è il giardino e non il garage.

Unica caratteristica riconoscibile del quartiere, oltre al bowling, è senza alcun dubbio la Torre di via Don Rodrigo 6. Si tratta di un grattacielino di 17 piani per un altezza circa di 60 metri. Ha una pianta ad H leggermente aperta verso Sud. Unica caratteristica è la forma, per il resto si tratta di una banale costruzione sviluppata in altezza. Per anni sormontata da insegne luminose, dal 2017 ha perso il “cappello” pubblicitario.

Concludiamo il nostro giro alla Torretta facendo un’osservazione: come dicevamo, quando venne realizzato il quartiere, non si ritenne il Naviglio di alcun interesse (forse in prospettiva di interrarlo), perciò i caseggiati furono realizzati mostrando il retro al canale. Naturalmente anche qui, tra il palazzo e l’Alzaia Naviglio Pavese non venne realizzato un giardino, ma furono costruiti i box auto e il cortile catramoso. Oggi l’aspetto è tra le peggiori vedute che Milano possa offrire.

Noi, semplici appassionati di arredo urbano e urbanistica alla spicciola, abbiamo provato a fare una semplice cosa che il Comune di Milano potrebbe fare senza grandi problemi, ovvero quella di piantare lungo l’Alzaia Naviglio Pavese un filare di alberi (nel nostro esempio dei bei pioppi neri, quelli che si sviluppano in altezza): non apparirebbe tutto un po’ più “umano”?




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


16 thoughts on “Milano | Chiesa Rossa – Il quartiere dei Promessi Sposi

  1. vaca de legn

    I pioppi andrebbero mesi a lato naviglio con bella pista ciclabile. In un secondo tempo tutte le case che danno il retro al naviglio abbattute!

  2. Diego

    Non per essere disfattista, ma non mi sembra che ci sia molto da salvare…
    Alberi o non alberi…
    Mettiamo un bel caetello con il nome a caratteri cubitali di chi ha autorizzato il piano regolatore per realizzare questo bel pezzo di Mlilano di cui andar fieri…

  3. Anonimo

    Si sono i pioppi cipressini….Populus nigra ‘Italica’….ma a Milano gli spazi pubblici sono un disastro. .ad eccezione dei luoghi celebri….queste foto fanno vedere uno scenario di tristezza urbana….povera gente che abita intorno a parcheggi sciatti e zone asfaltate e solo funzionali x le auto….poco verde e ormai circondato da auto e caos….spazio pubblico occorrono investimenti, strategie e progettisti esperti in materia…paesaggisti in primis!

  4. Alessandro Magno

    Non bastano gli alberi bisogna riqualificare il lungo naviglio creando un percorso ciclopedonale alberato e fruibile dagli abitanti.
    Poiché il lato del naviglio verso il quartiere torretta (l’alzaia naviglio pavese) é solo in parte migliorabile (ben vengano gli alberi…) e come avete scritto ci si affacciano il retro di questi casermoni bisognerebbe trovare il modo di spostare il traffico veicolare sull’alzaia e riqualificare a fini pedonali, creando nuove piazzette che si affacciano sul naviglio la via chiesa rossa (altro lato del naviglio) che mantiene caratteristiche storiche alcune molto antiche (cascine, la chiesa rossa) e altre del primo 900 (il quartiere stadera in gran parte riqualificato o i molini Certosa in attesa di riqualificazione). Oggi l alzaia é brutta e vuota (un enorme parcheggio) via chiesa rossa sarebbe bella ma é intasata dal traffico. Unico neo sarebbe fare attraversare il naviglio alle auto …cosa al momento possibile solo all’ altezza di viale Liguria.

    1. Anonimo

      E’ la stessa storia del naviglio grande ripa ticinese e lodovico il moro autostrade alzaia naviglio grande spazzatura degrado campi incolti una non ciclabile trafficata più da roulotte che da bambini e famiglie in bicicletta

      ma l’idea geniale è apriamone altri che i due che abbiamo li teniamo bene

  5. Wf

    Cooomeeeeè uuumaaanoo leiii…

    Mi viene da pe sare fantozzi vedendo questo disastro de mlanese imbruttito.

    La vita tutta acchiusa tra asfalto auto box e cemento…

    Perché l’ideologia era quella li.
    Della qualità di vita zero tutta spostata su asfalto e motori.

    Adesso ne raccolgiamo i risultati.

    Si potrebbe benissimo intervenire.
    Avendone la voglia.
    Gli spazi ci sarebbero anche.

  6. Anonimo

    Oggi l alzaia é brutta e vuota (un enorme parcheggio) via chiesa rossa sarebbe bella ma é intasata dal traffico.

    E lo stesso identico discorso vale per il naviglio grande
    ma l’idea geniale è volerne aprire altri

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