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Milano | Emergenza Coronavirus, Fase 2: nuove piste ciclabili e bici elettriche

In uno dei tanti videomessaggi giornalieri del Sindaco Beppe Sala postato su Facebook, che fanno il punto della situazione per l’emergenza Coronavirus da Covid19, ieri, ha parlato della mobilità dei cittadini milanesi nei futuri mesi che verranno.

Soprattutto ha cercato di fare il punto della situazione sui problemi da risolvere per consentire ai milanesi di utilizzare in sicurezza i mezzi pubblici di Atm e i treni di Trenord nella Fase 2 dell’emergenza pandemica, raccontando di un’idea della task force governativa anti-Covid-19 coordinata dal manager Vittorio Colao: “Se vogliamo riaprire, dobbiamo risolvere i problemi. Ci vorrà grande razionalità ma anche un po’ di creatività. Ieri ne parlavo con la task force di Colao e si ipotizzava che il Governo finanzi l’acquisto di biciclette elettriche. È una soluzione, una delle soluzioni”.

Perché sicuramente i cittadini avranno timore di utilizzare i mezzi pubblici, dove è praticamente impossibile mantenere le dovute distanze per il rischio contagio, almeno per diversi mesi ancora, perciò l’alternativa potrebbe essere quella di potenziare la rete delle bici, in particolare di quelle elettriche, utili soprattutto per una certa fascia d’età.

Occorre però anche una migliore rete di piste ciclabili. Come ha ribadito il Sindaco nel videomessaggio: “Se prima eravamo bloccati da mille regole e mille burocrazie, dovremo trovare in questa fase, con un po’ di creatività, il modo di permettere alle bici di muoversi per la città”.

Perciò l’obbiettivo lanciato da Sala è di poter tracciare nuovi percorsi ciclabili senza aver bisogno di seguire tutti i vincoli per ora imposti dal Codice della strada, in primis la realizzazione di cordoli per separare i tragitti di auto e bici. Magari tracciare solo con la vernice una corsia riservata alle due ruote. Magari piste da affiancare ai marciapiedi o sui marciapiedi larghi abbastanza, come le reti d’emergenza realizzate in molte città europee e nel mondo, come a Berlino, Londra, Barcellona, NewYork e Chicago. Tra queste anche l’idea di immaginare la cerchia dei Navigli in una ” circle line” a scorrimento veloce nelle due direzioni riservata ai mezzi pubblici, taxi e biciclette.

L’esempio a Barcellona


Urbanfile utilizza mappe basate su dati ©️ OpenStreetMap contributors

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


35 thoughts on “Milano | Emergenza Coronavirus, Fase 2: nuove piste ciclabili e bici elettriche

  1. ...

    E’ dalla campagna elettorale che questa giunta parla di fare piste ciclabili e passati 5 anni praticamente non è stato fatto quasi nulla ( che delusione )

    Giudico ipocrita la proposta di fare ciclabili in seguito alla crisi Corona Virus. Milano si meritava una forte rete di piste ciclabili già prima di questa crisi, perché è in primis una città che soffoca nello smog e nel traffico cittadino e poi una città completamente pianeggiante che in bicicletta si attraversa tranquillamente in 15 minuti. La domanda che mi sorge spontanea e lo stesso vale per il verde e le varie piantumazioni promesse e mai realizzate è perché non è stato fatto niente o poco fino ad ora ? L’idea poi di fare ciclabili tracciate con la vernice sarebbe l’ennesimo pasticcio all’ Italiana. Le ciclabili affinché siano sicure e utilizzare da tutti ( specialmente anziani e bambini ) vanno fatte con tutti i crismi e in sicurezza. Ripeto il mio quesito. Perché nulla o poco è stato fatto in questi 5 anni ? …ed oggi scopriamo che il Re è nudo. No comment !

    1. Ale

      Abbiamo marciapiedi così larghi che soprs ci parcheggiano le auto (e spesso percheggiano pure quando sono stretti, facendo scendere in strads le perdone con carrozzina!).
      Ben vengsno le ciclabili vernigiate sui marcispiedi… le fanno in tutto il mondo e funzionano.

  2. Anonimo

    Ottima l’idea di destinare la cerchia dei Navigli a biciclette e mezzi pubblici. Sarebbe un modo veloce e sicuro per raggiungere qualsiasi punto della città in sicurezza.

  3. Wf

    La cosa bella è che Milano sarà talmente bloccata e congestionata dalle automobili (quindi si realizzerà il sogno degli autotalebani evviva) che gli unici mezzi utili per non rimanere 2 ore in coda nel traffico sarà prendere la bicicletta o il monopattino…
    😂😂😂
    Paradossi della Storia.

  4. Luca

    Basta che non si degradino ulteriormente i marciapiedi; le citate città europee che hanno piste tracciate sui marciapiedi sono un disastro, non è che dobbiamo copiare anche le cose malfatte. Le bici devono andare in strada, su percorsi definiti e quanto più protetti dalle auto, e i pedoni devono andare sui marciapiedi, protetti da auto, bici, motorini, escrementi canini, e quant’altro impedisce una civile mobilità.

    1. Ale

      I marciapiedi a Betlino, Londra e Barcellona sono un disastro? Ma ci sei mai stato??
      Noi a Milano abbiamo le auto sui marciapiedi, questo è un disastro!

      1. Luca

        Certo che ci sono stato, e le piste ciclabili disegnate sui marciapiedi sono un disastro, e si che hanno marciapiedi in genere molto più larghi dei nostri. La striscia colorata sul marciapiede non viene rispettata nè dai ciclisti nè dai pedoni, è un’idea che non funziona. Comunque i marciapiedi milanesi hanno una larghezza che non è sufficiente neanche per il traffico pedonale, figuriamoci a farci pure la corsia ciclabile. Le ciclabili vanno tracciate sulla strada, riducendo la carreggiata per le auto, oppure usando i controviali, dove esistono.

      2. _

        Avessimo solo le macchine sui marciapiedi sarebbe già solo questo uno schifo indegno …
        Purtroppo però abbiamo anche buche, rappezzi, moto, motorini, scooter, bici legate di traverso ai pali, furgoni di traverso sui passi carrai e dulcis in fundo, deiezioni canine. E i ciclisti che in mancanza di ciclabili, fanno lo slalom a velocità assurde tra tutto lo schifo che c’è sui marciapiedi. Deprimente.

        1. Wf

          Quindi il problema sonomi ciclisti…

          Mi chiedo se visto che saremmo obbligati ad andare a piedi sui marciapiedi come fsremmo a mantenere il distanziamento sociale di 2mt con tutte le auto sui marciapiedi…

          Che ti costringono a schiacciarti con le altre persone…

          Marciapiedi liberi subito.
          Per il covid19

          E vanno allargati per consentire il distanziamento dei pedoni di almeno 2mt l’uno dall’altro

  5. Anonimo

    Via Tortona che frequento quotidianamente è un esempio di pista ciclabile non utilizzata. Quasi ogni giorno incontro ciclisti che stanno sulla carreggiata normale e non all’interno della pista. perché arrivando dal cavalcavia della circonvallazione bisognerebbe fare un attraversamento su via Tortona e quasi nessuno lo fa

    1. Maco

      Arrivando dal cavalcavia della circonvallazione la pista ciclabile è contromano. La ciclabile è stata fatta proprio per percorrere al contrario la via Tortona, motivo per cui le bici in strada in direzione centro sono nel pieno rispetto delle regole.

      1. Anonimo

        Vediamo se hanno veramente gli attributi ( o se anche in questo caso siamo al solito proclamo ) di trasformare la cerchia dei Navigli in una “circle line “ riservata ai mezzi di trasporto e alla mobilità dolce. Sarebbe una cosa sensatissima e un grosso deterrente alle automobili che arrivano in centro per nessun motivo.

      2. Anonimo

        Verissimo.

        Personalmente ritengo siano un esempio da manuale di quello da non fare però. A Milano servono ciclabili sugli assi di penetrazione e sugli stradoni/autostrade. Non invasive e costosissime ciclabili nelle viette laterali, che sembrano fatte apposta solo per sconvolgere il parcheggio residenti o soddisfare le parziali esigenze di questo o quel comitato di volenterosi dilettanti.
        In quelle vie infatti a mio parere andrebbero meglio dissuasori e zone 30 fatte bene e fatte rispettare e divieto di transito per traffico che non sia locale.
        Anche perchè l’obiettivo finale in città deve essere la civile convivenza dei vari tipi di mobilità, non la guerra fatta con trincee, filo spinato, cavalli di frisia e mine antiauto. E soprattutto i soldi son quelli che sono e vanno usati nel modo più efficiente possibile!

        Nel frattempo su via Solari si continua a rischiare la morte se ci si avventura in bici e lo stesso sarà in via Foppa/Lorenteggio appena finiranno i lavori M4.

        Non è giusto.

    2. Francesco

      Infatti è una pista ciclabile a senso unico contromano. Essendo zona 30 le bici che vanno nel senso delle auto dovrebbero essere in condivisione con le auto. Per cui le bici che fanno infrazione non sono quelle che stanno in strada verso l’Ansaldo, ma quelle che tagliano la carreggiata per andare nella ciclabile

  6. Anonimo

    Giuste idee. Comunque Milano deve darsi una mossa sul serio ed in fretta: io a molti di quelli che sento l’idea di ricominciare con mezzi pubblici belli pieni non passa nemmeno per l’anticamera del cervello e se non vogliamo trovarci sommersi da un fiume di auto e moto puzzolenti, bisogna trovare soluzioni alternative e SUBITO.

    1. Anonimo

      Concordo pienamente. Bisogna fare piste ben collegate tra di loro che sono dei percorsi veri. Adesso è il tempo, si può!!

  7. Marco

    Trovo disdicevole l’uso che fa Sala del Covid19 per tirare l’acqua al proprio mulino imponendo più piste ciclabili per tutti.
    Non c’è nessun nesso tra inquinamento e il virus, gli scienziati sono ben lungi dal capire come effettivamente si tramette, un giorno dicono A il giorno dopo B.
    Auspico anch’io più piste ciclabili, ma senza usare il virus come cavallo di Troia.

    1. Anonimo

      Costan meno le piste ciclabili che assumere autisti ATM, aumentare i bus, proteggere i tram, costruire nuove metro (e far funzionare Trenord)…
      Se vuoi fare qualcosa nel breve…le ciclabili hanno senso. Basta che le faccia veramente, e non solo sui giornali e su facebook 😉

  8. Anonimo

    Barcellona è un esempio virtuoso in tanti ambiti… Ci sono stato di recente e Milano in confronto sembra indietro di una ventina d’anni. Ovviamente lì è tutto più facile proprio per come sono conformate le strade.

    1. Anonimo

      Concordo, l’importante è che le cose si facciano veramente. Comunque anche lavorare sulle PR all’estero coi giornali è una buona cosa, mi sembra un’ottima idea.

    2. Anonimo

      It is time to act! Milano può usare questa crisi per arrivare sul serio nel XXI secolo. Mobilità dolce, spazi adatti per ciclisti e pedoni, mobilità elettrica. Yes, we can!

      1. Anonimo

        “Bisogna passare all’azione”… “Si, possiamo!”

        (L’inglese, in Italia si usa di solito o per le fregature colossali o per le cose che non si ha nessuna intenzione di fare ma fa figo annunciare in pompa magna, quindi lasciamolo stare 🙂 )

  9. giorgio

    Il primo segnale di coraggio sarebbe trasformare il controviale di Fulvio Testi – Zara in ciclabile, entrambi i sensi…
    Il viale centrale ha 3 corsie per senso di marcia, il controviale permetterebbe di avere a costo praticamente zero una delle ciclabili più lunghe e ininterrotte penso d’Europa…dal Parco Nord a Piazzale Lagosta.

  10. Anonimo

    La pista ciclabile e la bici in genere può essere un mezzo forte in questa fase. A Milano abbiamo marciapiedi e corsie molto larghi, quindi si può andare spediti. Con la bici si riesce a garantire mobilità e distanza di sicurezza. Ci sono tutte le condizioni per voltare pagina e creare una Milano più verde e più ecologica. Per il bene di tutti!

  11. Anonimo

    Granelli su FB scrive che uno dei primi assi su cui interverranno sarà quello da San Babila a Sesto. Quindi anche lo schifo immondo di Viale Monza e Buenos Aires? Se si non riesco a crederci, una ciclabile in quell’inferno di autostrada che è corso Buenos Aires sarebbe una rivoluzione per questa città che non ha ancora capito che la bici sarà l’unico mezzo veloce e sicuro per spostarsi in città nell’epoca covid. Usare l’auto sarà un delirio e i mezzi saranno contingentati.

    1. Wf

      A Corso buenos Aires non sono più accettabili i marciapiedi così stretti per i pedoni…

      Non si possono fare toccare fra di loro e accalcare le persone con il covid.

      Pista o non pista ciclabile bisogna allargare i marciapiedi al doppio per eviate calca e assembramenti.

      Ridurre la carreggiata stradale per mantenere le distanze di sicurezza per il virus sennò riparte l’epidemia in tempo zero.

  12. lisander

    Ritengo che la cosa piu’ logica sia (ove possibile), realizzare ciclabili seguendo la maglia radiocentrica della città , ovvero i grandi viali di accesso e le tre circonvallazioni, e se questo non è possibile farlo direttamente, individuare vie e viali il piu’ possibile parralleli o adiacenti.Occorre anche togliere le auto dai marciapiedi e dai parterre dei grandi viali e ove possibile realizzare marciapiedi promiscui che consentano la circolazione simultanea di bici e pedoni; ma per fare tutto cio’ occorre predisporre un adeguato e congruo piano di parcheggi interrati(come del resto avviene in tutto il mondo evoluto e civilizzato), senza il quale ogni intenzione viene meno. Va detto altresi che basterebbe tracciare sull’asfalto la segnaletica adeguata e educare gli automobilisti a rispettare i ciclisti, cosa che permetterebbe di risparmiare danari per piste in sede protetta (assai costose e ingombranti).Del resto sulla circonvallazione interna era già presente una ciclabile ben segnalata (vedi ginta Moratti), venuta meno per gli ovvi motivi legati al cantiere M4

  13. Anonimo

    Adesso abbiamo le ciclabili, ma le lobby continuano a dissuadere la stesura dei verbali, quindi le auto parcheggiano sulle ciclabili come ieri parcheggiavano sui marciapiedi

    1. Anonimo

      Non servono le “lobby” per convincere i Vigili Urbani di Milano a starsene rintanati in ufficio o a fare tutt’altro. 😉

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