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Milano | Porta Nuova – Primo rendering di Pirelli 35

In un intervista al Sole 24 Ore a Manfredi Catella, ceo di Coima, l’immobiliare famosa per aver rigenerato Porta Nuova-Garibaldi-Varesine e Isola, è stato annunciato che sarà riqualificato l’ex edificio Telecom di via Pirelli 35 secondo un progetto dello studio norvegese Snøhetta assieme all’italiano Park Associati.

Nell’articolo è stato inserito un primo rendering del nuovo edificio posto ad angolo tra le vie Pirelli, via Bordoni e piazza Einaudi, dove si affaccerà principalmente.

Qui di seguito l’edificio ancora in fase di strip-out e bonifica.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


34 thoughts on “Milano | Porta Nuova – Primo rendering di Pirelli 35

  1. N

    è presto per sparare sentenze ma sono profondamente deluso.

    Questo NON è un progetto di Snøhetta, ….questo è un progetto di Park Associati. Un lavoro mediocre co-firmato da star internazionali che avranno concesso il proprio nome per dare maggior lustro al progetto – scommetto che quest aborto non entrerà mai nel loro sito.

    Questo non è (con il beneficiando del dubbio di potermi ricredermi), un progetto di respiro internazionale. Non è possibile che neanche a Porta Nuova si punti a sviluppare architetture d’impatto. Sono davvero deluso, le firme che erano arrivate tra i finalisti per lo sviluppo di questo Lotto, facevano sperare in un importante trasformazione e traduzione dello spazio in questione – il risultato è qualcosa di una banalità disarmante.

    Scusate lo sfogo, ma amo Milano e la sensazione è che ultimamente il livello sia sceso, forse ci siamo abituati troppo a Render sensazionalisti – ma porca ***** se il progetto è di B.I.G. mi aspetto un progetto con i controgolioni – com’è stato il progetto per City Life – se mi parlano di Snøhetta – voglio un cazz di palazzo di Snøhetta, non una merda di Park.

    the end.

  2. Anonimo

    Ma chi vogliono prendere in giro con i nomi internazionali? Questa è tipica architettura nostrana che infatti starebbe benissimo a Symbiosis in accoppiata con i casermoni sovietici di Citterio o magari accanto al Palazzo del fuoco a Loreto.

    Purtroppo, a me sembra tutta farina del sacco di Park (a partire dal sopralzo), questo non può in nessun modo essere un progetto di Snøhetta.

    Devo dire che non ho nessuna aspettativa nei prossimi sviluppi di Coima. Metteranno qualche nome alla Heatherwick per fare un po’ di marketing, ma in realtà confezioneranno le solite architetture anonime e banali. Siamo tornati ai tempi di Ligresti.

    Questo palazzo è praticamente una Multipla firmata Pininfarina.

    1. Anonimo

      Una Lancia Delta seconda serie (1993), con gli Agnelli senza soldi e all’inizio del disfacimento fisico.

      Sic Transit Gloria Mundi…

  3. Anonimo

    Noto una progressiva “ligrestizzazione” della qualità dei progetti a Porta Nuova.

    Speriamo sia solo una impressione sbagliata derivante dal rendering piccolo piccolo, ma il soppalcone sul tetto sembra proprio il marchio di fabbrica di certi progetti di un tempo 🙁

  4. Anonimo

    Ma non dovevano presentarlo a settembre? Perché ci hanno voluto rovinare anche agosto?

    Sembra il centro direzionale di Agrate Brianza.

    1. Anonimo

      Questo è uno dei rari momenti in cui auspicherei la nascita di un comitato di quartiere e di qualche ricorso al Tar per manifesta e oscena mediocrità.

  5. Anonimo

    Considerando i nomi degli studi di fama mondiale firmatari del progetto, le aspettative erano ben altre. Un edificio del genere può disegnarlo anche un bambino delle elementari. Questa volta COIMA ha toppato.

  6. Cesano King

    Progetto da cesano boscone non il centro di Milano. Catella, fatti controllare gli occhi per favore. Dov’è l’ambizione che avevi quando firmavi il diamantone? Su dai un po’ di coraggio

      1. Anonimo

        a questo punto era meglio quello che c’è ora, color bordò. Tra l’altro non era così male, in zona sono altri gli orrori da rifare

      2. Anonimo

        C’è solo da sperare che il mercato punisca questa bassa qualità estetica. Magari quando questo palazzotto insignificante sarà vuoto tra dieci anni faranno fare un restyling a Snøhetta per davvero e non a Parkhetta.
        Auspico lo stesso anche per il Termosifone.

        Ormai quando c’è una gara io prego sempre che non sia Coima a vincere, perché il risultato sarebbe quasi certamente altra architettura modesta con tanto greenwashing.

        E non fatevi tante illusioni nemmeno su UTC sarà l’ennesima delusione. A questo punto avrei preferito mantenere gli originali.

        Per fortuna a City Life affidano realmente il progetto a Big e non a Big e Citterio o a Big e Zucchi.

        1. Anonimo

          Ma perchè gli Studi Italiani si devono sempre adattare a fare le marchette per quelli esteri che invece hanno i mezzi per rifiutarsi?

          1. Anonimo

            forse perché per destreggiarsi tra i meandri della nostra burocrazia, nonché nelle complessità di una società profondamente e irrimediabilmente familistica e clientelare, bisogna pagare la marchetta al partner locale.

      3. Lorenzo Lamas

        Questi grandi progetti, intendo PortaNuova e CityLife, possono essere una grande opportunità per la città. Valorizzare luoghi un tempo abbandonati e in degrado. Ve li ricordate negli anni 80? Un vero miracolo ora.
        Detto ciò, non è che tutto quello che scintilla e va di moda diventa centro. Sono zone semicentrali ipervalorizzate e questo nel bene e nel male. Ma se questo è il vostro concetto di centro allora è la conferma che siamo proprio nell’epoca social! Dai fate i labbroni e lo sguardo perso-ammiccante al centro commerciale di tendenza.

        1. Wf

          🤣🤣🤣👍

          A Milano le uniche aree interessanti urbanisticamente e socialmente nel prossimo futuro presente saranno le aree semicenttrali e semi periferia.

          Il centro è un deserto di marmo

        2. _

          Il “centro” in una città italiana è sempre stato il posto dove le persone andavano a farsi vedere ed incontrarne altre, fin dal Medioevo.

          Sono gli urbanisti moderni che pensano di poter decidere loro cosa sia centro e cosa no, ma la gente continuerà in eterno a fargli pernacchie.
          Social o non social.

          1. Wf

            Allora porta nuova è diventato vero centro di Milano.

            Seguendo alla lettera la tua definizione

  7. Anonimo

    che schifo, ma ci voleva un architetto per sta roba? Coima con questi ultimi progetti sta deludendo molto, spero che questo progetto venga annullato e rifatto completamente.
    Tutti convinti che sia una schifezza tranne Coima… bha

  8. Anonimo

    tra parentesi, non è identico alla palazzina per uffici che hanno progettato al — coff coff — museo del design?

    1. Anonimo

      Ma che dici?! Quello di ADI è evidentemente un progetto di MVRDV con la collaborazione di architetti italiani.

      Sì vede che non sai distinguere le grandi firme internazionali.

  9. Anonimo

    Che delusione, qui di Snøhetta non c’è proprio nulla. Il progetto è a livello dei palazzi dell’Intendenza di Finanza abbandonati da decenni in via Medici del Vascello.

  10. Anonimo

    Ma perché Snøhetta a Oslo realizza edifici visionari come il Teatro dell’Opera e a Milano fa architetture così insignificanti?

    Di chi è colpa? Della committenza? Della commissione paesaggio? Del Covid?

    Temo che anche per il palazzo degli uffici tecnici avremo un’altra cocente delusione. Una torre (non troppo alta per carità che altrimenti alla commissione paesaggio gli viene un colpo) con il solito stile understatement che piace tanto agli architetti italiani (secondo me solo un modo per mascherare il loro modesto talento), e con il solito marketing da green economy per giustificare un palazzo anonimo. Come se sostenibilità ed estetica non potessero andare andare di pari passo.

    A questo punto sarebbe stato meglio risparmiare la memoria storica dell’international style. Non sono capolavori, ma hanno maggiore dignità di questo palazzotto che fa il verso agli anni ’50.

    Comunque Catella, a livello di qualità architettonica, mi ricorda sempre più Ligresti. È una promessa mancata. Peccato.

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