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Milano | Porta Genova – Cantiere Piazza Sant’Agostino: novembre 2020

In questo mese di novembre (2020) la riqualificazione di piazza Sant’Agostino nel distretto di Porta Genova, sarà completata e si potrà veramente capire che aspetto avrà.

Come era stato detto, la pavimentazione era stata levigata, trasformando il nero catrame della pavimentazione in una distesa color sabbia. A guardare, l’effetto è quasi simile ai campi di terra battuta, quasi il calcestre del parco Sempione, per intenderci. Certo, l’effetto è migliorato e la piazza, dobbiamo dire, sembra molto migliorata (non ci voleva molto, visto che era un orrendo parcheggio con due alberi, due, spennacchiati). Per ora, il risultato non ci pare eccellente, gli alberi devono crescere e riempire quest’enorme piazzale, ma non vogliamo sbilanciarci troppo, anche perché non è stata ancora completata.

Uscendo dalla sottostante stazione della M2, verso via Numa Pompilio, ci troviamo nell’unica parte aperta al passaggio.

Ci piacciono gli anelli a protezione dei fori delle piante. Forse però, ci manca una protezione dei piccoli fusti delle piante.

Qui di seguito il resto della piazza. Manca ancora da definire l’aiuola verso viale Papiniano.

Con piacere abbiamo notato che sono stati posizionati i paracarri in pietra, molto più resistenti dei paletti in metallo, utilizzati più spesso.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


18 thoughts on “Milano | Porta Genova – Cantiere Piazza Sant’Agostino: novembre 2020

    1. ma va là

      Ingenerosi. Schierati polemicamente per pregiudizio. la piazza è bellissima. mai visto un lavoro del genere in 50 anni.

      1. Anonimo

        Soldi buttati in progetto mal pensato e mal eseguito.

        Andava fatto un parco anziché un parcheggio.

        Che tristezza quei poveri alberelli asfaltati tutt’intorno. Sembrano dei condannati in un girone infernale

  1. Anonimo

    Uno scandalo. Mamma mia. Pessima qualità esecutiva, zero cura per i dettagli. Fatto tutto al massimo risparmio. Una tristezza infinita.

  2. Anonimo

    Il problema è l’esecuzione, fatta male. Veramente.

    Se ci passate di persona, guardate la giunzione con i bordi in pietra: l’avessero fatto a casa mia non avrei mai e poi mai pagato la fattura.

  3. Anonimo

    Attendiamo la fine dei lavori…e speriamo bene…adesso sembra un asfalto consumato ed invecchiato…certo non piu’ nero catrame come in origine…ma siamo entusiasti?

    1. Anonimo

      “POCO” mica tanto…ci han speso un milione di euro, decine di progetti, revisioni e assemblee di coinvolgimento della cittadinanza e un anno e più di lavori….

  4. Lo

    Non capisco come mai ultimamente vada così di moda piantare Ginkgo biloba in contesti urbani. Non ho niente contro queste essenze botaniche, ma trovo che siano molto adatte ad essere piantate in parchi o spazi molto ampi in quanto necessitano di una grande quantità di spazio e malgrado la loro crescita lenta, con il tempo, diventano davvero alberi maestosi (cercate immagini su internet per capire).
    Quando sono giovani queste piante hanno a mio parere una classica silhouette un po’ “spennacchiata” come dite voi, è una caratteristica di questa specie antichissima di conifere, che poi nel corso di moltissimi anni, giungendo a maturazione iniziano a svilupparsi in largo.
    Mi chiedo come potranno questi alberi svilupparsi in maniera sana ed esteticamente piacevole visto il pochissimo spazio a loro disposizione e se non fosse meglio preferire essenze con una crescita potenziale più contenuta e più adatta al contesto.
    Non sono un agronomo, ma un appassionato, quindi spero sbagliarmi.

    1. Anonimo

      A diventare grande ci mette decine di anni (tipo quello a Villa Litta che ha due secoli), a Hiroshima ha resistito all’atomica caduta a 300metri di distanza, non cade all’improvviso come i famigerati pini, abeti e cedri del Libano e soprattutto non va potato (altrimenti i rami deperiscono).

      Date le premesse, mi stupisce che il Comune ne pianti così pochi 🙂

  5. Anonimo

    I Gingko sono da sempre piantati in città, anche perché particolarmente resistenti all’inquinamento,
    L’ingombro della chioma a maturità dipende dal tipo di varietà, Esistono infatti anche le varietà fastigiate e piramidali e non so cos’abbiano piantato in questo caso.
    Non è , comunque, lo spazio per la futura crescita della chioma a mancare a questi alberi ma lo spazio per fare delle aiuole alla base per areare il terreno sottostante. Con la pavimentazione impermeabile che si è scelto il terreno farà fatica a respirare e c’è quindi il rischio che le radici, cercando l’aria, tendano a spaccare la pavimentazione e che comunque gli alberi fatichino a crescere. Un altro problema di questa pavimentazione è il calore che questo tipo di pavimentazione produrrà mettendo in crisi gli alberi almeno nei primi anni di vita.
    Si spera in ogni caso che, se riusciranno in gioventù a sopravvivere all’asfissia, al calore irradiato e agli urti dei camion del mercato, quando saranno giunti a maturità (tra 50 anni) il tema dei mercati sarà gestito meglio di oggi e magari si potranno avere meno bancarelle e più prato per dare spazio agli alberi cresciuti

  6. Biagio

    Bisognerebbe che nelle facoltà di Architettura si insegnasse che mettere prato anziché asfalto non è delitto né vergogna.

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