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Milano | Bicocca – Due piazze del quartiere e qualche problema: Trivulziana e della Scienza

Nel quartiere Bicocca, quello progettato da Vittorio Gregotti ormai 30 anni fa, spiccano diverse piazze pensate come luoghi di ritrovo e aggregazione per il quartiere e le varie funzioni, soprattutto la vocazione universitaria presente in zona.

Tra le varie piazze vogliamo portare all’attenzione Piazza della Trivulziana e Piazza della Scienza. La prima molto importante e commerciale, dove dovrebbero esserci vari esercizi e pullulante di vita e la seconda, più “universitaria” più da campus e dove passa il tram con una bella fermata sotto ad un’importante pensilina che funge anche da mini hub del trasporto locale.

Piazza della Trivulziana è la piazza centrale, quella progettata per i servizi, dove si troverebbero negozi e altri spazi per il quartiere. Forse negli intenti doveva essere più animata, soprattutto piena di ristoranti e negozi, cosa che purtroppo non è mai stata. Dobbiamo dire che il progetto originario è degli anni Novanta e la conclusione del cantiere è del 2005 (grossomodo, anche perché venne realizzato in più fasi).

Secondo noi, la piazza presenta, purtroppo, diversi problemi oltre al senso di “vuoto” accentuato lo scorso anno dal fattore Covid 19.

Anzitutto, come abbiamo detto più volte, le scale mobili poste ai due lati, rimasero in funzione solo per pochi anni, poi, la manutenzione (ma guarda un po’) si è resa troppo costosa e complicata e le scale mobili che consentirebbero un migliore accesso a molte persone, non sono attive da oltre 10 anni.

Così per accedere alla sottostante piazza ci sono tre scale normali e due ascensori funzionanti (per fortuna). Altro problema sono le tag, gli scarabocchi che imperversano un po’ ovunque.

Passiamo a Piazza della Scienza, dove lo scorso anno il Comune assieme all’ateneo ha sistemato aiuole e pavimentazione. Meglio di prima, non v’è dubbio, ma forse, più alberi anche qui e meno aiuole in stile high-tech avrebbero fatto la differenza. Ricordiamo che la pavimentazione in piastrelle di cemento era gravemente compromessa da incuria e radici delle magnolie, che le avevano sollevate in più punti. Staremo a vedere quanto dureranno queste fioriere metalliche…




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


24 thoughts on “Milano | Bicocca – Due piazze del quartiere e qualche problema: Trivulziana e della Scienza

    1. Precottino

      Infatti, attività commerciali ce ne sono. Il problema è che Gregotti progettava (quasi) solo caserme: puoi animarle quanto vuoi, puoi spostare la movida dei navigli in Trivulziana e l’impressione di essere in una piazza d’armi sovietica rimarrà comunque.

  1. giorgio

    vero, ma a parte qualcuno che fino al pre-covid resisteva da anni, gli altri aprono e chiudono…
    Rimane una piazza, una zona senza vita, nonostante sia pedonale e con molte abitazioni.
    Non ha identità, oltre ad essere esteticamente brutta (soggettivo, capisco)
    Forse anche in quella parte avrebbe giovato un parchetto per bambini.

    1. Anonimo

      Come no, anche uno po’ di pois verniciati e dei tavoli da pong pong avrebbero giovato, peccato che Gregotti non ci avesse pensato.

    2. Anonimo

      Invito a fare due passi la sera nel quartiere, non c’è in giro mai nessuno da quando l’università si è trasferita online.
      Purtroppo vivere da pedone il quartiere non è il massimo, banalmente anche solo trovare l’accesso alla piazza ipogea non è facilissimo se non lo si conosce. E le diverse piazze sono separate da vie, di fatto parcheggi, con attraversamenti pedonali quasi inesistenti o comunque con barriere architettoniche.
      Le strade principali del quartiere, dritte e larghe, fanno correre al massimo gli automobilisti, con pericolo e rumore.
      Andrebbe tutto un po’ ripensato in chiave moderna, più a scala umana e meno autocentrica.

      1. Anonimo

        ” da quando l’università si è trasferita online.” (trasferita online?… Va be’)
        E dove cazzo vai se il teatro, i ristoranti e i bar sono chiusi?

        1. Anonimo

          Ci sono tanti altri posti di Milano, anche in periferie come quella, dove la gente gira, anche se è tutto chiuso.

          Il “tocco magico” di Gregotti lo vedi proprio in questo: è una architettura che non ti invoglia a vivere. E anche se un minimo di vita c’è (o meglio ci fosse) quasi non te ne accorgi.
          Meno male che è un modo di progettare finito per sempre.

          1. Anonimo

            Mi sfugge il concetto del minimo di vita che c’è, e se ci fosse non te ne accorgi.
            Forse perché l’università “si è trasferita online” intendi?

          2. Anonimo

            L’università non c’entra.

            Del resto, quel posto aveva anche prima la minima parvenza di “quartiere universitario”? Sembra piuttosto che gli studenti facciano a gara per chi scappa prima, appena finite le lezioni….

          3. Anonimo

            Perché secondo te il tuo odiato Gregotti pensava per Bicocca un “quartiere universitario” ?
            Forse è meglio che ti chiarisci le idee (on line magari)
            Te saludi.

          4. Anonimo

            In effetti è difficile capire cosa avesse in testa Gregotti quando ha pensato la Bicocca. E non solo quella 🙂

          5. Anonimo

            Forse ad un quartiere dove coesistono residenze, negozi, uffici, università e anche un teatro?

        2. Anonimo

          Perché, le università sono aperte? Ci vanno gli studenti? A me non pare. Le lezioni sono online per il covid, non so se ti sei accorto che siamo ancora in piena pandemia.

  2. Precottino

    Ma tutti questi estimatori di Gregotti? Uno dei più mediocri architetti italiani del secolo scorso. Le sue costruzioni piombano nel buio austero ogni quartiere che vanno a popolare e hanno una cura dei dettagli da studenti di architettura del primo anno (celeberrime le sue finestre simili a buchi ne. Un architetto che ha fatto quel che ha fatto solo perché membro di una certa combriccola influente di architetti comunisti che schifavano Ponti e poi Piano e oggi schifano Cucinella: cioè tutti quelli più bravi di loro.

  3. Mithril74

    Meno male che a portare allegria al quartiere stanno arrivando i fantastici e colorati palazzotti di Caltagirone…

  4. Marco Ulpio

    Mi capita di andare a cena da amici che abitano in diversi quartieri di Milano ma dopo cena è mortorio anche lì. Solo le zone classiche della movida sono frequentate ma, sinceramente, non invidio chi ci abita!

    1. Wf

      Perché Milano non è ad oggi una “città entro 15 minuti ” e quindi c’è desolazione nei singoli quartieri .

      Mentre la vita e i posti di relax o svago sono ammassati in solo 2 ,3 spot specifici.E non distribuite in ogni quartiere.

      1. V.

        Paradossalmente Bicocca assomiglia molto ad una “città 15 minuti”, ha gli uffici, il suo centro commerciale col cinema multischermo, il teatro, i bar, gli uffici. Pure un museo.

        Quindi cosa c’è che non funziona??

        1. giorgio

          esatto…
          Come anche da recenti articoli di giornale, tipico quartiere da tutto in 15 minuti…anche meno ma rimane che è (per me, che ci vivo) brutta e non vissuta.
          In questo periodo covid una piazza come questa dovrebbe paradossalmente essere + vissuta del solito…non vai in altre zone ma rimani sotto casa dove hai tutto….eppure….vuota, il nulla come sempre

        2. Wf

          A molti piace vivere in bicocca.

          Forse il problema è più estetico che funzionale.

          Ampi spazi rendono lo spazio un po’ metafisico e questo può causare un senso di vuoto o vertigine di spaesamento.

          Il senso di vuoto si accentua quando mancano gli studenti.

        3. Wf

          Poi è un quartiere autosufficiente ma isolato dal resto della città.

          Quindi un’isola separata.

          E le isole aumentano il senso di isolamento dal resto della vita cittadina

  5. giorgio

    beh che l’università sia al momento “on line” mi sembra innegabile.. e non fa che peggiorare le cose in zona.
    Rimane che anche in momenti normali è una piazza/quartiere che non ha un suo perchè, una sua identità.
    E’ vero che gli studenti non “vivono” la zona come succede invece in città studi.
    A dir la verità nemmeno le famiglie vivono la zona…ci dormono e basta.

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