"Anche le città hanno una voce" | Segnalazioni, bellezze, architettura, storia e altre curiosità urbane.

Milano | Porta Vittoria – Via Fontana 20: The Nest

Al posto di un brutto autosilo degli anni Cinquanta, realizzato all’interno del complesso di via Fontana 20 a due passi dalla Besana e da piazza Cinque Giornate, nel distretto di Porta Vittoria, prenderà forma un nuovo edificio residenziale di pregio, protetto dal frastuono della città, come un nido. Si tratta del nuovo complesso residenziale progettato dallo Studio Barreca & La Varra, The Nest, il nido, appunto.

Il nuovo complesso residenziale si trova all’intento dell’isolato compreso tra le vie Fontana, Besana e Venosta.

Si tratta di un edificio diviso in due parti entrambe di 6 piani, una porzione di forma cilindrica e una di parallelepipedo, a riprendere grossomodo l’impronta del vecchio sedime adibito come garage multipiano (la parte cilindrica corrispondeva alle rampe d’accesso). Le demolizioni dovrebbero essere già state avviate, purtroppo questo cantiere rimarrà misterioso vista l’impossibile vista da strada.

Lo sviluppo immobiliare è di Filcasa spa.

Nel frattempo sono cominciati i lavori di riqualificazione dello stabile al numero 22 e le demolizioni all’interno.

Una curiosità, il nome della via (Fontana) non deriva dal cognome di qualche personaggio famoso, ma bensì dall’antico toponimo di Contrada di Santa Maria alla Fontana. Infatti sul fondo della via, oggi corrispondente all’incirca con l’incrocio con Viale Regina Margherita, dove si trovava il baluardo dei bastioni difensivi, vi era la chiesetta di Santa Maria alla Fontana, sorta nei pressi di una sorgiva, oggi di tutto ciò rimane solo il nome della via, abbreviato in semplice “Fontana”.

Porta Vittoria, Guastalla, Via Fontana, piazza Cinque Giornate, Studio Barreca & La Varra, The Nest

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


21 thoughts on “Milano | Porta Vittoria – Via Fontana 20: The Nest

  1. G.Araj

    E’ sempre sbagliato cambiare destinazione d’uso di autorimesse, specie in centro. Unica eccezione, il garage Sanremo e il garage Traversi, in quanto su fronte strada.

      1. Anonimo

        1) non sono vuoti (ma tu non possedendo un’auto non lo puoi sapere)
        2) l’autotalebano lo paga, 4euro all’ora.

        1. Anonimo

          E tu pensi che un autosilo con qualche decina di posti auto a 4 EUR/h l’uno (diciamo 80 EUR al giorno, diciamo 2000 EUR/mese, diciamo 20000 EUR/anno a posto), con visti di gestione modesti convertirebbe la propria attività?

          Forse il “tutto esaurito” non è così facile da ottenere come sembra a te

          1. Anonimo

            E quindi?
            A me personalmente non frega niente fare i conti in tasca ad un gestore di autosilo.
            Ogni tanto ne usufruisco, noto che non sono vuoti come dice Wf e pago 4euro all’ora.
            Posso o hai qualcosa in contrario?

          2. Anonimo

            Ne hai facoltà, bontà mia!
            Era l’affermazione che l’autotalebano paga, che, nella prima formulazione, suonava come se questo fosse la regola. Nella tua seconda versione, suona più come attività occasionale. Questo esemplifica il comportamento di chi strepita per più parcheggi sotterranei e poi si accorge che gratis non sarebbero e più di qualche ora isolata di sosta diventa un lusso difficilmente gestibile, se non completamente sovvenzionato dalla collettività.

        2. Anonimo

          L’autotalebano parcheggia in strada a 0 EUR/h e il parcheggio non vuoto sicuramente non si riempie. E diventa un condominio

          1. Anonimo

            Immagino che tu sia sempre il commercialista delle 16:20 e ti rispondo.
            Evidentemente anche tu non hai un’auto o non sei di Milano perche’ altrimenti dovresti sapere che in certe zone e in certi orari trovare un buco per parcheggiare in strada e’ praticamente impossibile a meno di fare lunghi giri spesso inutili.
            Molto meglio informarsi prima e andare diretti in un autosilo o garage.
            Sempre che tu me ne dia la facoltà’, si intende.

  2. Leonardo

    Immaginavo che un P multipiano in zona centro fosse una macchina da soldi… invece no. Allora che senso ha costruire nuovi parcheggi interrati?

  3. Wf

    Ovviamente non mancano le luci, a cominciare dalla riduzione del traffico, che non è dovuta al Covid visto che i dati riguardano un periodo precedente: “La media di auto per strada a Milano è stata di 495 per mille abitanti, un numero mai così basso qui, ed è la sola grande città italiana dove il numero di mezzi per mille abitanti è decresciuto. Ma nelle metropoli europee si arriva a 300, quindi c’è ancora da lavorare. Ma gli strumenti sono quelli giusti: la crescita delle infrastrutture per la ciclopedonalità, trasporto locale elettrico e veicoli in condivisione.

    UDITE UDITE
    LE POLITICHE CONTRO LE AUTO DELLA CITTÀ DI MILANO HANNO FUNZIONATO!

    Gaudio magno.

    Tutti quelli che dicevano che non era così che si DISINCENTIVAVA il possesso dell’automobile avevano TORTO.

    È proprio così che abbiamo già disincentivato il possesso dell’automobile a Milano.

    Andare avanti in questa direzione senza fermarsi.

    1. Anonimo

      Puoi condividere la fonte della tua citazione?
      Sono interessato a leggere l’articolo
      La direzione è quella giusta nonostante qualche comprensibile resistenza di retroguardia

  4. Andrea

    A Milano c’è qualcosa che nessuno (neppure io) ha capito.

    Il piano Albertini è miseramente fallito, le aziende che dovevano realizzare i box fallivano o rallentavano spesso i lavori. In città sono presenti diverse autorimesse vuote, inutilizzate e addirittura in dismissione come questa.

    Allo stesso tempo la gente chiede nuovi box e nuovi parcheggi.

    C’è o non c’è una reale necessità di parcheggi a Milano? Perché quando si prova a costruire un parcheggio spesso i lavori si dilungano all’infinito o addirittura l’azienda fallisce? Perché ci sono autosilo addirittura dismessi? Non ho studiato economia ma se veramente ci fosse una grossa richiesta di parcheggio le aziende dovrebbero essere ben felici di terminare il loro prodotto alla svelta per poterlo vendere ai numerosi acquirenti e sicuramente vendendo un prodotto molto richiesto non dovrebbero fallire. Mah.

    1. Anonimo

      In realtà un grande richiesta di parcheggio c’è.
      Ma a due condizioni:
      A) gratis (essendo un diritto, acquisito per usucapione, non si deve pagare!)
      B) sotto casa (è inaccettabile che L’autorimessa possa essere a quattro isolati)

      Sono due punti che nelle discussioni appassionate in questi lidi, i sostenitori del parcheggio ubiquo ed incontrollato toccano , ma sono le uniche due che contano…

    2. Adriano

      In realtà il problema posteggi esiste in molte zone, ma il problema è che non bisogna costruire box interrati ma posteggi come quelli dei centri commerciali, con posto in prelazione ai residenti che possono fare abbonamenti annuali o mensili a prezzi accessibili al ceto medio che secondo me dovrebbero aggirarsi dai 50 ai 100 euro al mese.
      Il piano posteggi andrebbe gestito così, la dove c’è evidente necessita dovuta a costruzioni datate senza creazione di posteggi annessi…

    3. Wf

      Perché gli autotalebani i parcheggi li vogliono AGGRATIS.

      E gratis le aziende falliscono.

      Poi la legge della domanda e dell’offerta dice che se ho un parcheggio AGGRATIS sul marciapiedi/aiuola sotto casa e uno a 1€ distante 20mt priviligierò sempre quello AGGRATIS.

      NON PAGO NENCHE UN EURO.

      L’unico modo per far tornare sul mercato i parcheggi silos interrati e TOLLERANZA ZERO IN SUPERFICIE PER IL PARCHEGGIO IN DIVIETO ( uso di dissuasori antisosta a tappeto ndr)
      ..
      Ecco la tua equazione ritorna tutto.

      LEGGE DELLA DOMANDA E DELL’OFFERTA E DELLA DISPONIBILITÀ DI UN BENE RISPETTO AL PREZZO

  5. Albe

    Ma qualcuno di voi l’ha presa la patente ed è uscito da Milano o siete tutti in Dad a casa? Siete tutti studenti in giro in bici o qualcuno lavora, ha una famiglia, bambini, anziani da accudire… dai dai, ditemi che siete in queste condizioni e non avete l’auto, che chiamate il taxi per fare la visita medica e che andate in bici a fare le gite fuoriporta…no no scusa campate di carsharing su cui montate di volta in volta il seggiolino

    1. magico mondo incantato

      Su Urbanfile credo ci sia uno spaccato non rappresentativo della popolazione.

      Forse più avanti, forse più illuminato. forse semplicemente un mix di studenti universitari, insegnanti e pensionati, non lo so.

      Perchè son tutte (o quesi) persone intelligenti con cui si può discutere, ma che sembrano vivere in un mondo tutto loro. Fatto di nord europa, sharing, vita passata ai tavolini dei bar e socialità.

      Andare a fare la spesa e fare i badanti ai genitori anziani, gestire una famiglia con figli piccoli, lavorare nell’hinterland, lasciare i bambini dai nonni a Lambrate vivendo al Corvetto e lavorando a Milanofiori…sembra siano tutte cose che non esistono.
      E’ una cosa che mi incuriosisce sempre quando passo di qui!!

      1. Anonimo

        La buona creanza nell’esporre le proprie idee è sempre ben vista, grazie per la tua

        Domanda: in Nord Europa (da te evocato) come fanno? La configurazione delle città con meno condomini multipiano aiuta a non avere concentrazione di popolazione come da noi, ma a questo si aggiunge una cultura meno auto centrica, creata anche dalle norme che limitano il possesso e l’uso di auto, specie se si vive in un centro urbano. Garantisco le necessità sono più o meno le stesse a ogni latitudine

        A mio parere è utopistico immaginare una città senza auto specie quasi istantaneamente. È possibile immaginare una significativa e graduale riduzione del parco auto anche attraverso delibere municipali che sottraggano spazio ad esse. E questo, altrove, sembra possibile immaginarlo o addirittura viverlo senza essere pensionati, studenti o altre categorie di perditempo e fannulloni (unico dettaglio un po’ sarcastico del tuo scritto)

        Sapendo che a volte le misure si applicheranno vicino a casa nostra e la tentazione NIMBY sarà fortissima

      2. Andrea

        I commenti fatti su UrbanFile volutamente raccontano un mondo immaginato e non quello attuale. Dopo che gli articoli del blog descrivono la situazione attuale, i commentatori vogliono immaginare il mondo che verrà.

        In particolare: fare la spesa, fare i badanti, gestire i figli piccoli sono tutte attività che necessitano di una sola auto per famiglia da utilizzare sporadicamente (2 o tre volte alla settimana?).

        Lavorare nell’hinterland: qui la questione è più complessa, ma l’idea è che, in un mondo ideale, le persone abitino vicino al luogo di lavoro. Questa cosa che chi vive in centro città va a lavorare in Brianza e vice versa è piuttosto insostenibile, specialmente se il tutto viene fatto con l’automobile e va secondo me scoraggiata.

        Se è vero che il penesiero del commentatore medio di UF si discosta dalla realtà penso sia vero anche che la concezione di realtà di molte altre persone sia distorta.

        Le persone che si spostano in automobile in città sono una minoranza (secondo diversi studi sulla ripartizione modale a Milano) ma 10 auto occupano lo spazio di 50 biciclette o pedoni, gli utenti “sostenibili” si vedono molto di meno, sono molto più “silenziosi” ma esistono e sono tantissimi. Sono la maggioranza!

        La nosta concezione di realtà molto spesso è viziata dal fatto che dal dopo guerra fino ai primi anni duemila (circa 50 anni di fila) “mobilità” voleva dire: trovare il modo migliore per far spostare la gente in auto. Qualsiasi altra cosa che non fosse l’auto, per tutto quel periodo, non era contemplata oppure era considerata come secondaria, un vizio. La maggioranza sostenibile della popolazione, nel silenzio della propria sostenibilità, ha continuato a perdere spazio in favore di una visibile e ruomorosa minoranza automunita.

        Sembra che a Milano tutto giri intorno alle auto ma inevece non è così, sono le auto che si fanno vedere e si auto-pubblicizzano molto ma molto di più degli altri.

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