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Milano | Duomo – Cinema Odeon: sarà dimezzato e trasformato

Il cinema della catena “The Space’’, che i milanesi ancora chiamarlo Odeon, presto sarà trasformato. Notizia che già circolava da tempo (2015), ma che ora pare giunta al momento giusto. Il Cinema Odeon è una delle multisale più famose della città e una delle prime. Situato in via Santa Redegonda e piazza Duomo all’inizio di Corso Vittorio Emanuele. Corso che tra gli anni Trenta e 2000 era considerato la Broadway milanese per l’alto numero di sale cinematografiche che qui si snocciolavano dal Duomo a San Babila.

Infatti delle attuali 10 sale cinematografiche ne rimarranno solo 5, radunate nella parte sotterranea dell’immobile. La società proprietaria, la DeA Capital Real Estate, ha intenzione di riordinare e riqualificare il palazzo per ospitare nuove funzioni con più ampi spazi commerciali. Il sogno è realizzare un grande magazzino in grado di sfidare la vicina Rinascente, nello stile del londinese Harrod’s o delle parigine Galeries La Fayette.

L’obiettivo urbanistico del proprietario dell’immobile è l’avvio dei lavori in tempi rapidi, forse nel giro di qualche mese, del progetto di totale rifunzionalizzazione del Palazzo Odeon, fino a un paio d’anni fa di proprietà del gruppo Fininvest

Il progetto ha appena ricevuto il parere favorevole anche del Municipio 1. Oltre alla riqualificazione dell’immobile, prevede anche la riqualificazione di entrambi gli ingressi al palazzo, sia da via Santa Radegonda, dove si trova l’ingresso alla biglietteria del multisala, sia da via Agnello, dove ci sono attualmente le uscite di servizio del cinema. In via Agnello, in particolare, è previsto l’ampliamento del marciapiede di circa un metro e mezzo con lastre di pietra, con la creazione di un’ampia area pedonale che andrà a lambire il palazzo della Rinascente.

Alcune immagini degli spazi attuali dell’Odeon.

Qui di seguito le immagini della Prima Sala, quella da 910 posti a sedere.

Qui invece la Seconda Sala, posta nel seminterrato da 424 posti a sedere.

Lo spazio Odeon venne realizzato nel 1929 al posto della seconda centrale elettrica al mondo dopo quella di New York, abbattuta nel 1926. Lo stile architettonico del palazzo è decisamente art-déco. Il nome è comune a numerose sale nel mondo, derivante da un termine greco che significa “cantare” (letteralmente “costruzione destinata alle gare musicali”) e dal quale derivano anche le parole ode e aedo. Il nuovo edificio, venne costruito dal 1927 al 1929 su progetto di Laveni e Avati in quella che era la sede del Teatro Santa Radegonda. Oltre alla sala cinematografica grande che ospita 910 posti a sedere che si sviluppa in altezza per tre piani, comprende un teatro sotterraneo (teatro Odeon) da 424 posti, in origine aveva anche un salone ristorante e uno da ballo; inoltre erano presenti locali ad uso abitativo, uffici e magazzino, a partire dal quarto al sesto piano, oltre ad una terrazza giardino sul tetto.

A questo punto ci chiediamo cosa sarà conservato dello storico edificio e le sue stupende sale? Soprattutto la meravigliosa sala grande in stile déco?

Fonte: giusepperausa.it

Odeon, Cinema, Cultura, Riqualificazione, Art-Déco, via Santa Redegonda, piazza Duomo, Via Agnello, Corso Vittorio Emanuele


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Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


11 thoughts on “Milano | Duomo – Cinema Odeon: sarà dimezzato e trasformato

    1. GArBa

      tutelare un edificio non significa ingessarlo in una funzione che non ha più domanda. Più che altro avrei dei dubbi sulla riuscita della rifunzionalizzazione dato che a poca distanza c’è l’infelice esempio dell’excelsior.

  1. Anonimo

    Contento per via Agnello che sarà riqualificata, ora fa veramente schifo. Andrebbe totalmente pedonalizzata insieme a via Hoepli che è uno scandaloso parcheggio degno della peggiore delle periferie cittadine.

  2. Anonimo

    Quindi tutti i negozi al piano terra del palazzo -Furla, JDC, etc. – spariranno per lasciare spazio ad un enorme concorrente di Rinascente? Quando Rinascente cerca da anni di appropriarsi di quegli spazi?

    In un periodo in cui i department store di tutto il mondo stanno soffrendo notevolmente per via della pandemia, e con Galeries Lafayette (scritto così) in arrivo nel nuovo Westfield in progetto a Segrate, mi sembra strano arrivi improvvisamente un terzo candidato…

  3. Wf

    Se finalmente arriverà un vero centro commerciale DECÒ cone Lafayette o Harrods farà solo del bene a Milano.

    E la concorrenza con la stufa Rinascente ormai vecchiotta e paludata può fare solo che bene.

    Un pochino di movimento in centro male non farà sicuramente…

    All’estero i magazzini commerciali in palazzi d’epoca sono bellissimi e meta di turismo.

    Se poi unifica anche gli ingressi direttamente su piazza duomo anche meglio…

    ..
    E rimangono comunque 5 sale cinema.

    Piazza duomo ha bisogno di svecchiare le insegne in generale…

    1. Anonimo

      Non mi pare che la zona sia deserta quanto a traffico da shopping già ora… chiaramente la vocazione di Milano a vendere moda e design (o quanto si spaccia per moda e design) sembra essere amplificata a scala infinita, con gli outlet nella cintura autostradale più esterna, i centri commerciali esistenti o in costruzione da Arese a Westfield, da Milanonord a Citylife, e I grandi distretti cittadini (Vittorio Emanuele, Buenos Aires, il quadrilatero se si sale di livello).

      Non so quale delle due bolle scoppierà prima, il grande retail o l’enorme offerta di uffici… la digitalizzazione suggerirebbe che la tendenza sia opposta ad entrambe queste linee di sviluppo

  4. Marshall

    Di déco o anche di eclettismo o comunque dell’architettura originaria interna nei grandi magazzini di Londra, Parigi o Chicago è rimasto ben poco, nonostante quegli edifici nascessero proprio come centri commerciali. . Successive ristrutturazioni, nonostante non fossero associate ad un cambio di utilizzo, hanno mangiato quel poco o tanto di architettura interna e di bellezza che c’era ed è rimasto solo qualche sparuto brandello.. Forse con l’Odeon si riuscirà a fare meglio ma, trattandosi di cambiare anche radicalmente la funzione, ci vorrebbe un architetto bravo e un committente poco avido e molto illuminato. La probabilità che i tre eventi, già singolarmente molto rari, si verifichino contemporaneamente è davvero bassa. Ma la speranza è l’ultima a morire, anche quando si tratta dell’ultimo, bellissimo, teatro prebellico di Milano ancora in attività. Vorrà dire che bisognerà andare a Londra o New York. e pagare 200 dollari per il biglietto di un musical (oltre a quello dell’aereo) per poter vedere teatri costruiti prima della II guerra mondiale e ancora nello stato di conservazione originario. .A Milano ci si “bamblina” con l’idea di riaprire i Navigli nella vana speranza di riparare ad un errore di 90 anni fa. Meglio sarebbe, piuttosto, cercare di capire quale per quale tipo di pulsione autodistruttiva si continua a ripetere anche oggi, in varie forme e modi quello stesso errore.

  5. Anonimo

    Concordo con te Marshall. A Londra di orginale e’ rimasto veramente molto poco sia da Selfridges che da Harrods. Ed e’ ovvio: I department stores sono costosissimi da gestire, ed in tempo di pandemie e di acquisti online ne stanno chiudendo diversi (Debenhams, House of Fraser) o vengono ridimensionati (John Lewis a Oxford Street -nella sua bellezza dopoguerra di cui e’ rimasta solo la facciata- verra’ parzialmente affittato a uffici ai piani superiori). Ecco perche’ mi chiedevo che senso ha investire in un simile progetto proprio in questo momento; dubito avremo un’altro grande emporio – vedi lo sfurtunato ma bellissmo Excelsior Milano. Galeries Lafayette ha puntato su uno spazio nuovo all’interno del nuovo centro commerciale Westfield, in progettazione vicino a Linate. E’ piu’ conveniente costruire exnovo che adattare un’edificio storico. Pero’ l’idea di riaprire i navigli dovrebbe essere esplorata!

  6. Anonimo

    Concordo con te Marshall. A Londra di orginale e’ rimasto veramente molto poco sia da Selfridges che da Harrods. Ed e’ ovvio: I department stores sono costosissimi da gestire, ed in tempo di pandemie e di acquisti online ne stanno chiudendo diversi (Debenhams, House of Fraser) o vengono ridimensionati (John Lewis a Oxford Street -nella sua bellezza dopoguerra di cui e’ rimasta solo la facciata- verra’ parzialmente affittato a uffici ai piani superiori). Ecco perche’ mi chiedevo che senso ha investire in un simile progetto proprio in questo momento; dubito avremo un’altro grande emporio – vedi lo sfurtunato ma bellissmo Excelsior Milano. Galeries Lafayette ha puntato su uno spazio nuovo all’interno del nuovo centro commerciale Westfield, in progettazione vicino a Linate (http://www.westfieldmilano-project.com/the-project/). E’ piu’ conveniente costruire exnovo che adattare un’edificio storico. Pero’ l’idea di riaprire i navigli dovrebbe essere esplorata!

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