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Milano | La Maddalena – Il Quartiere De Angeli Frua

Per molti, dire De Angeli significa il territorio che va da piazza Wagner sino piazza Gàmbara, da piazzale Brescia sino a via Sardegna. Questo grazie al nome dato alla fermata della metro M1 di piazza Ernesto de Angeli, appunto De Angeli. Ma questo era un antico borgo, la Maddalena, uno dei famosi “Corpi Santi” facenti parte del territorio di Milano e che si formarono in origine nei punti dove i cittadini scappati dall’assedio del Barbarossa avvenuto nel 1162 si ritrovarono e ricominciarono una loro vita, lontano dalla città distrutta. Il borgo della Maddalena era sorto vicino a quello di San Pietro in Sala (Piazza Wagner), nel punto dove la strada per Baggio passava sul ponte del fiume Olona che ancora scorreva zigzagando libero nelle terre di Porta Vercellina. San Carlo Borromeo a ringraziamento per la cessazione della peste del 1576-77, fece erigere la colonnina della Maddalena alla biforcazione della strada per Baggio (via Trivulzio) con quella per Vercelli e Novara (via Rubens).

La presenza del fiume, con l’industrializzazione di fine Ottocento, vide la trasformazione del borgo rurale in borgo industriale. Così venne edificata la grande fabbrica tessile della De Angeli-Frua nel 1896 dall’unione delle fabbriche (cotonifici e stamperie) di Ernesto De Angeli e Giuseppe Frua. Naturalmente la De Angeli-Frua non fu l’unica ad insediarsi nel borgo sulle sponde dell’Olona.

I tempi passano, la città si è ingrandita a dismisura e quello che un tempo era un borgo di periferia pian piano si ritrovò nella fascia mediana dell’espansione di Milano. Così già negli anni Cinquanta la fabbrica si spostò e lasciò vuota quest’ampia area (nel frattempo anche il fiume era già stato deviato qualche decennio prima). Durante gli anni Sessanta, si cominciò a urbanizzare l’area ex industriale. Sorse così il Quartiere De Angeli-Frua.

Il quartiere occupa una vasta area delimitata da: piazza de Angeli e via Antonio Tolomeo Trivulzio a Nord, via Luigi Sacco a Est, via dei Gracchi a Sud-Est e viale Ergisto Bezzi a Ovest. Al centro vi corre Via Giuseppe Frua con andamento a S, solcata da tre vie a fondo cieco, via privata dei Martinitt, via privata Farnese e via Privata delle Stelline.

Lo sviluppo immobiliare avvenne nel giro di una decina d’anni, dal 1961 al 1969 facendo realizzare 30 edifici indipendenti, da diversi architetti dell’epoca tra i quali Gigi Gho’, Angelo Lingeri e Pietro Lingeri.

Nel frattempo venne anche studiato un sistema per collegare l’area commerciale del quartiere con la metropolitana 1 all’epoca ancora in fase di sviluppo, un volto nuovo e moderno per questa porzione di città. Si pensò così ad una galleria commerciale che si affacciasse direttamente su piazza De Angeli oltre a collegarsi tramite dei corridoi sotterranei alla metropolitana. Il complesso venne studiato insieme alla metropolitana milanese, così da fondere il centro commerciale con la nuova fermata della M1. Si progettarono corridoi pieni di negozi, scale mobili, passaggi; insomma sulla carta un gran bel complesso commerciale che avrebbe dato movimento e prestigio al nuovo spazio urbano. Purtroppo passarono gli anni e le gallerie a stento si riempirono di negozi. Arrivarono gli anni Settanta e Ottanta, che rappresentarono il culmine del degrado per questi corridoi: droga, malavita, degrado ebbero il sopravvento su tutto. Oggi i corridoi sono chiusi al passaggio, simbolo di un decadimento urbano che nessuno ha mai voluto attivare. (qui il nostro articolo dedicato del 2016)

In superficie, per fortuna, i palazzi e il contesto, specie verso via Sacco e lungo la via Frua, la qualità edilizia e il verde, sono rimasti abbastanza elevati. Infatti, ognuno dei trenta edifici è circondato dal verde condominiale e stradale, regalando comunque un aspetto molto gradevole all’insieme.

I palazzi di maggior spicco sono:

Via Antonio Tolomeo Trivulzio 1, 3, 5 e 7, Residenza DFA realizzato dal team di architetti capitanato da Italo Gamberini e Loris Macci e realizzato tra il 1966 e il 1972.

Via Frua 14 e piazza De Angeli 1 e 3 di Gigi Gho’

civico 5 di Angelo Lingeri, Pietro Lingeri, 7 e 9 di Italo Gamberini e Loris Macci – 1963-67 via Luigi Sacco 3 e 7 di Ruggero Farino Morez

Via Giuseppe Frua 6-8-10-12 anche via Farnese 1-3 Giorgio Solazzi 1969

Via Giuseppe Frua 20 Giuseppe Arduino 1968. Via dei Gracchi 26 Bruno Adami 1962

Della vecchia fabbrica De Angeli-Frua, Società per l’industria dei tessuti stampati S.p.A., rimane un tratto di mura lungo via Sacco, verso piazza Sicilia e una piccola palazzina oggi sede della Biblioteca Sicilia. L’ultimo lotto è stato convertito in parcheggio sotterraneo e giardino di quartiere, Parco Fabrizio Pallai.

Info: “Le Strade di Milano”, Newton Peridici 1991; Pure Milano Photo Project – Sosthen Hennekam; “Le Città nella Storia d’Italia” – Milano, Edizini la Terza 1982; “Milano Un Secolo di Architettura Milanese”, Gramigna Giuliana, Mazza Sergio, Hoepli

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Urbanfile utilizza mappe basate su dati ©️ OpenStreetMap contributors

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


9 thoughts on “Milano | La Maddalena – Il Quartiere De Angeli Frua

  1. Precottino

    Via Frua 14 veramente un piccolo capolavoro di Gho’.

    Le aree commerciali di quel tipo si sono dimostrate fallimentari più volte nella storia urbanistica italiana, col senno di poi sarebbe stato meglio dare una direzione ancora più residenziale al quartiere.

    Mi immagino il gusto architettonico dei due anonimi: “ah, se solo Milano fosse come il paesello! Invece purtroppo è Milano”

  2. Davide

    Grazie , ci sarò passato un milione di volte e colonnina della Maddalena non l’avevo mai notata..pensa te !
    Che bello scoprire la storia delle strade che frequentiamo tutti i giorni

  3. paolo

    Avete dimenticato via delle stelline 9, l’unico palazzo ad avere il giardino condominiale sia davanti che dietro, peccato meritava

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