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Milano | Bicocca – Il palazzo a pezzi da troppo tempo ormai

Alla Bicocca, uno dei palazzi simbolo della nuova vita del quartiere industriale di Pirelli Bicocca, è letteralmente a pezzi da anni ormai.

Si tratta del palazzo Residenze dell’Esplanade, progettato da Vittorio Gregotti nel 1985 e terminato nel 2003. Posto all’angolo tra via Padre Beccaro e viale Piero e Alberto Pirelli, domina con la sua mole di 13 piani e l’enorme arco centrale il lato nord dell’isolato.

Alto 13 piani nella parte centrale, verso viale Pirelli si abbassa sino a 6 in corrispondenza della testata del fabbricato retrostante che chiude il blocco.

Come dicevamo, il fronte di 13 piani è forato da un grande portale di 20 m di larghezza per 30 m di altezza, da cui si apre una veduta prospettica sulla sede della Pirelli Real Estate vista dalla corte interna.

All’interno di questo vuoto è posizionata una passerella metallica a circa metà altezza che collega uno spazio condominiale su doppia altezza e il corpo scala dalla parte opposta.

Sia il grande portale che la passerella riprendono analoghe soluzioni architettoniche applicate nell’area della Bicocca, come ad esempio la grande apertura della residenza universitaria con ponte abitato e le passerelle sospese del Centro Ricerche Pirelli Pneumatici.

L’edificio rappresenta la corrente architettonica di fine Novecento, ancora abbastanza attuale, ma che a dire il vero nel giro di soli 18 anni di vita ha riscontrato non poche criticità presentando gravi problemi nelle facciate, che come è evidente dalle immagini qui riportate, sono fortemente scrostate e piene di crepe.

Già i primi scrostamenti (verificabili con Google Street-view) si erano verificati poco prima del 2008, ma col passare del tempo, come immaginabile, la situazione è peggiorata.

Si tratta di un edificio privato e sicuramente non sarà facile prendere una decisione a livello condominiale, tuttavia sarebbe opportuno porre rimedio.

Referenze fotografiche: Roberto Arsuffi

Tag: Bicocca, Vittorio Gregotti, via Padre Beccaro, viale Piero e Alberto Pirelli, degrado,

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


28 thoughts on “Milano | Bicocca – Il palazzo a pezzi da troppo tempo ormai

    1. Anonimo

      Commento stupido non mi risulta che Gragotti avesse avuto un’impresa di costruzioni.
      Casomai citofonare Pirelli RE

      1. Anonimo

        Forse Gregotti era sfortunato con i costruttori…
        Anche lo ZEN di Palermo lui diceva che era una meraviglia ma purtroppo il costruttore l’aveva realizzato male 🙂

          1. LTA

            Può darsi che sia stupido, ma c’è un fondo di verità. Anche il mitico Corviale a Roma o le Vele di Scampia ai loro tempi finirono sulle riviste di architettura, acclamati come capolavori. Però chissà come mai le archistar non vivono mai in una delle meraviglie che progettano.

            È un dato di fatto che Bicocca, per quanto strombazzata ai suoi tempi, sia un fallimento urbanistico: è nata già vecchia, con questa ossessione anacronistica per la griglia ortogonale che ne fa un non-luogo, ed è invecchiata ancora peggio.

            Se poi ci aggiungiamo anche la cronica idiosincrasia milanese per la manutenzione, eccoci qua.

    1. Anonimo

      Geni dell’architettura non se ne vedono da nessuna parte specialmente su questo blog, un po’ di umiltà nei commenti non guasterebbe. Il punto è che è un luogo deprimente. E soprattutto circondato da barriere che lo isolano nel suo deserto cosmico . Forse il delabre’ delle facciate lo rende un quartiere poetico a suo modo . È il WABI SABI che irrompe ….

  1. paomi

    Lavoro in zona e non è l’unico edificio che cade a pezzi; anche altri edifici ad ufficio, università e condomini. L’area è stata bonificata da ciò che c’era ma nessun progetto concreto, solo cementificazione senz’anima. Poi mancano le manutenzioni ed è sempre colpa di qualcuno. Credo che la colpa maggiore è di chi ha permesso questo scempio devoto all’inutilità e bruttezza.

  2. Andrea

    L’intera area progettata da Gregotti è parsa da subito pensata male e fatta peggio. L’esempio tipico è nei palazzetti universitari della Bicocca (quelli che si affacciano alla piazzetta dove passa il tram quasi di fronte a Greco. Non solo l’area sottostante era spesso inagibile dopo le piogge, ma gli edifici stessi subirono interventi di emergenza quando si notò che i rivestimenti quadrati sulla facciata tendevano a staccarsi (ecco xchè oggi sono TUTTE fissate con perni).
    Eventi ai tempi (15 anni fa) in cui lavoravo in facoltà. Che questo accada ad edifici giovani la dice lunga su quanto anche in mega architetti amati dalla politica non siano garanzia di qualità. Anzi

  3. Carmaulpio

    Credo che le responsabilità, più che di Gregotti – che può piacere e non piacere – siano delle imprese scelte in economia da Pirelli. E questa è una problematica che può verificarsi in ogni costruzione in ogni quartiere di Milano

  4. Albe

    Brutto e rovinato. Fosse pulito e pieno di verde sarebbe un grande successo. A Bicocca non vivo ma Piazza della Trivulziana mi è sempre sembrato un bell’intervento, come molti dei viali. Mi lamenterei del bicocca village piuttosto.
    Sulle vele, sullo Zen, sul Corviale o sulla diga di Genova, o su via Marx a Milano come non concordare? Ogni caso però è diverso, anche le vele e lo zen sono due esempi diversi. La prima è un’architettura sperimentale e strutturalmente fallimentare, la seconda è una periferia incompiuta e degradata

  5. Anonimo

    In effetti a certi geni dell’ architettura frequentatori di questo blog basta sentire il nome di Gregotti per far scattare il riflesso pavloviano per ripetere a pappagallo le solite frasi fatte e per sentito dire.

    1. Anonimo

      Guardiamo l’altra faccia della medaglia: grazie a certi geni di questo blog almeno qualcuno Gregotti se lo fila ancora, pur se magari senza incensarlo troppo… 😉

  6. Milanese con la coda

    E in conclusione citando i nostri bisnonni milanesi:

    Cent cô cent cràpp, cent cû dûsent ciapp.

    Morale ognuno si tiene la propria idea e buon ferragosto a tutti.

    1. Andy

      Certi interventi architettonici – ma forse di architettura c’è ben poco – andrebbero segnalati a Telefono azzurro. Oppure andrebbero studiati all’università del brutto e paragonati alla pizza con l’ananas o ai sandali indossati coi tubolari rotti.
      Mi meraviglia anche che ci sia stato un assessore che abbia dato l’assenso a tale obbrobrio.
      Passi per le oscenità post belliche. Ma dagli anni ’80 in poi, non ci sono più scuse: il brutto va cancellato. E gli sconci vanno demoliti

  7. Wf

    Ma non ho capito…

    Gli ammaloramenti dipendono dalla sua forma e architettura ?

    O dalla non manutenzione?

    Chiedo per un amico…

    1. Anonimo

      Chi lo sa… Di certo altri architetti (tipo il tanto sbeffeggiato – da Gregotti – Giò Ponti), i materiali li sceglievano meglio.
      Intonaco su cemento?

    2. Anonimo

      Secondo me se avesse costruito quello che si chiama tetto magari teneva meglio la facciata . Poi i materiali sono decisivi ma è la forma dell,edificio che accelera il processo di invecchiamento

      1. Anonimo

        Manco fosse l’unico edificio al mondo senza quella cosa che si chiama tetto.
        Il problema sono i materiali e le imprese scelte dal Tronchi al massimo risparmio
        .punto

  8. Dario Lampa

    È la vergogna di Bicocca se consideriamo che ci sono di fronte l’head quarter di Pirelli, la Bicocca e l’ateneo.
    Questa facciata doveva essere rifatta già 8 anni fa: cosa aspettano?

  9. Giorgio

    Ma quante storie….i primi palazzi costruiti nella “nuova Bicocca” sono orribili, nella concezione e pessimi nella realizzazione.
    Aver ideato una zona nuovo con blocchi di cemento senza alcuna forma è stata una porcata, non si tratta di essere o non essere architetti per poter o meno criticare.
    Giusto alcune ultime realizzazioni sembrano migliori, eccezion fatta per gli ultimi Caltagirone che tornano ad abbassare il livello.
    Poi che i vialoni esistenti in zona impediscano lo sviluppo di un’area godibile in pieno è un’altra verità

  10. Anonimo

    Quartiere che mi ricorda le aree in degrado delle capitali dell’est con l’assembramento di edifici comunisti.
    Sarebbe da abbattere e da rifare completamente.
    “Poveri” chi ci abitano, edilizia di scarsa qualità.
    Come svalutare i propri capitali.

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