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Milano | Musocco – Una nuova torre in via Palizzi

Il progetto dello Studio Spagna per la Torre Palizzi nasce dall’esigenza congiunta di realizzare un polo commerciale ed un polo residenziale di 19 piani fuori terra.

Ci troviamo nel distretto di Musocco (conosciuto più come Certosa per colpa della stazione FS) dove via Filippo Palizzi forma un angolo acuto con via Giovanni Fattori.

Il progetto

La definizione dei due volumi è stata generata concettualmente da due linee: una orizzontale che cerca di ridefinire un fronte continuo ed allineato su via Palizzi, ed una verticale, che sviluppandosi in altezza, genera l’edificio a torre. In questo modo viene consolidata tale tipologia già presente nel quartiere e limitando l’impronta a terra dell’edificio residenziale consentendo di utilizzare il resto della superficie a verde.
La distribuzione dei volumi è stata progettata per garantire il miglior soleggiamento possibile e favorire gli affacci delle zone living sul parco verso sud.

Lo studio del verde è stato dettato da molteplici esigenze al fine di creare un insieme vegetazionale che si integrasse armonicamente sia con la struttura architettonica che con il paesaggio circostante.
La copertura a verde, sia dell’edificio commerciale che di quello residenziale, è stata progettata al fine di garantire l’inverdimento urbano, di aiutare l’assorbimento del CO2 e di inquinanti atmosferici. Inoltre servirà a garantire vantaggi sulla gestione delle temperature dei locali sottostanti grazie alla capacità del tetto verde di isolare e mantenere la sua temperatura a circa 21 gradi, combattendo anche l’effetto isola di calore.
Essenze di medio fusto saranno piantumate ad ogni piano della torre residenziale nei terrazzi condominiali garantendo che la manutenzione del verde sia eseguita senza l’utilizzo di gru o uomini in corda.

Il basso impatto energetico

Molte opere previste sono tese alla realizzazione di un fabbricato a basso impatto energetico, a partire dalla distribuzione dei locali interni ad ogni singola abitazione, alla progettazione di maschere di ombreggiamento. Ciò avviene sia intensificando le lamelle che fungono da frangisole che attraverso l’utilizzo del verde.
L’edificio sarà dotato di impianti di controllo della temperatura con macchine di ultima generazione e con l’utilizzo di fonti rinnovabili quali la geotermia ed impianti solari termici.
L’energia elettrica delle parti comuni sarà generata da impianti fotovoltaici.
Le singole unità abitative saranno dotate di un sistema autonomo di ventilazione meccanica controllata con recupero di calore. In più saranno dotate di un controllo smart per la gestione della casa che mira al rispetto ambientale, al controllo dei costi di gestione e alla miglior fruizione dello spazio privato.

Due piani interi dell’edificio a torre saranno dedicati a spazi comuni, come palestre, locali creativi e ricreativi, aree co-working e delivery room.

Attualmente nell’area si trova un edificio industriale e per uffici ormai dismesso.

Referenze fotografiche: Google, Studio Spagna

Musocco, Certosa, Via Palizzi, Torre Palizzi, via Fattori

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Con l’affermarsi dei Social Network, che richiedono sempre una maggiore velocità di aggiornamento, Urbanfile è stato affiancato da un blog che giornalmente segue la vita di Milano e di altre città italiane raccontandone pregi, difetti e aggiungendo di tanto in tanto alcuni spunti di proposta e riflessione.


32 thoughts on “Milano | Musocco – Una nuova torre in via Palizzi

  1. Anonimo

    Onestamente mi pare che lo Studio Spagna qui ci stia prendendo per i fondelli come pochi.

    Se ogni tanto su UB si parla di green washing, qui siamo alla quintessenza: mancano solo le liane e i tucani nei rendering, con rampicanti che corrono lungo la facciata, auto-manutenendosi, così come gli alberi che cureranno gli amabili inquilini dotati di pollice verde (non come nel Bosco Verticale dove ci sono i costosi giardinieri in corda doppia: qui ghe pensi mi e se l’alberello muore, sarà un simpatico spelacchio verticale!)

    Seguono altre boiate verdi dell’ufficio stampa e alberi di 20/30 metri copia-incollati nei rendering.

    Applausi.

    1. Anonimo

      Solito commento senza capo né coda. Non mi sembra che i render esagerino, ci sono case a Milano (senza andare a disturbare il bosco verticale) piene di verde sui balconi, qui hanno aggiunto due alberi in logge dove effettivamente potranno crescere. Questo palazzo non sarà di certo economico quindi chi si potrà permettere un appartamento del genere potrà permettersi di spendere qualcosa per le piante sul balcone. La invito anche a guardarsi il significato di greenwashing.

      1. Anonimo

        Forse anziché invitare, dovresti fare un giro su Wikipedia:

        Greenwashing indica la strategia di comunicazione (…) finalizzata a costruire un’immagine di sé ingannevolmente positiva sotto il profilo dell’impatto ambientale, allo scopo di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dagli effetti negativi per l’ambiente dovuti alle proprie attività o ai propri prodotti.

        Mi pare che qui si attagli perfettamente.

        Verde messo qua e là come un addobbo natalizio, senza che se ne vedrà minimamente nella realtà.
        Salvo il Bosco Verticale, vai a vedere le torri in giro per la città e mostraci i balconi pieni di verde a trenta metri d’altezza e oltre… Ci sarebbe da ridere se non fosse da piangere, se ci credi veramente…

        Ritenta, sarai più fortunato.

        1. Anonimo

          Forse dovrebbe ritentare lei, se lei pensa che la definizione di greenwashing che ha copiato e incollato sia applicabile a questo caso ci troviamo di fronte a un grave episodio di analfabetismo funzionale.

          1. Anonimo

            “greenwashing” a Milano è vietato dirlo altrimenti quelli che contano ci rimangono male… Possibile che ci sia qualcuno che ancora ci prova? 🙂

      2. Anonimo

        Ma va là. I due alberi sono alti due piani. Come potranno crescere e star lì serenamente per anni come se fossero piantati nel terreno? Del resto nei rendering del ponte serra di via Melchiorre Gioia han messo piante di alto fusto ai piani superiori (con radici ben affondate nel calcestruzzo, sic!), cosa che in molti si son bevuti con entusiasmo.

        1. Anonimo

          Ma voi sapete che tipo di stratificazione avrà la base di quel piano? Alzate gli occhi verso i tetti di Milano, soprattutto delle case signorili e vedrete che ci sono alberi (sì, alberi) nei terrazzi. Il greenwashing è altro, il render come è giusto che sia serve per vendere un progetto. Funziona così in tutto il mondo. In più, e mi ripeto, quel render non mi sembra così fuori dal mondo. Fate pace col cervello e imparate a vivere nel mondo reale.

  2. Federico

    Mi sembra che ora si stia esagerando. Va bene il premio volumetrico per il recupero degli edifici dismessi, va bene la torre, ma lo sviluppo verticale su fronte strada (i 60º non trovano applicazione visto che di fronte non ci sono edifici) è eccessivo.
    Distribuiscano la volumetria su una parte maggiore del lotto, per piacere.

    1. Mr President

      Ma lei da quale pulpito si permette di fare certi commenti?
      Chi è lei per decidere la conformazione di un edificio?
      Se vengono rispettate le norme morfologiche, di distanze, ecc, non si può permettere di dire “è eccessivo”.
      Può semplicemente dire “non è di mio gradimento e se fosse per me avrei sviluppato la volumetria in altro modo, ma non sono io il progettista e quindi mi taccio”.

      1. Anonimo

        Ciò detto, per quanto mi riguarda debbo dire che l’edificio è davvero brutto. Non di certo all’altezza di un edificio del 2022 e di una città che vorrebbe essere all’avanguardia.
        De gustibus…

    2. Anonimo

      Invece di passare alle ingiurie, guarda la foto numero 7. C’è un albero alto tre piani. Va a vivere un po’ in campagna o studia botanica, e poi capisci che gli alberi crescono, anno dopo anno. Ammesso che arrivi a quell’altezza (ma non ci arriva, sicuro) poi come fai a non farlo crescere più? Alberi così esistono solo nei rendering. Oppure li facciano di plastica con quelle dimensioni, così siete tutti contenti.

  3. Anonimo

    Spero molto che questa schifezza non venga costruita perché si intona con gli altri orrendi palazzi i che stanno intorno: poco slanciata e tozza

  4. Luca Chiappini

    Non sarà un capolavoro architettonico ma nemmeno una nefandezza, come viene definita. Secondo me, ben venga.

  5. Anonimo

    Gente che parla di greenwashing senza nemmeno sapere di cosa parla. Greenwashing è Cortilia che vi fa i manifesta con le verdure fresche e poi ve le trasporta in città con furgoni giganti inquinanti e parcheggiati su strisce pedonali, marciapiedi e piste ciclabili. Non un render, tra l’altro nell’articolo è spiegato che la progettazione del verde ha avuto un ruolo particolare.

    1. Anonimo

      Cercando di rimanere sul tema (e di non spostare l’attenzione su contesti diversi) come si fa a scrivere:

      “La distribuzione dei volumi è stata progettata per garantire il miglior soleggiamento possibile e favorire gli affacci delle zone living sul parco verso sud.”

      Abbiamo secoli di esperienze di edilizia elio orientata in cui si esponevano le abitazioni ad est ed ovest per evitare gli estremi Nord e Sud… Poi uno si sorprende se si parla di greenwash,

      1. Joe

        Progetto orrendo. Ennesima occasione sprecata di rendere più bella Milano.
        Architetti dementi e giunta con la visione di mister Magoo con una benda sugli occhi.
        E pensare che un tempo l’italia era la patri del bello

  6. Anonimo

    Se le intenzioni sono buone, ben venga il greenwashing! Bisognerà valutare una volta costruito le effettive performance dell’edificio e solo allora si potrà giudicare. Purtroppo manca un po’ questa cultura della valutazione ex post. Due note però: 1) è assodato da molto tempo che l’esposizione migliore sia quella sui fronti Sud e Nord, l’asse eliotermico è un concetto ormai smentito da diversi studi 2) mi chiedo che senso abbia costruire comunque un edificio che ambisce essere di pregio in una zona oggettivamente brutta! a Milano non si costruisce piú edilizia economica e questa cosa alla lunga non farà bene.

    1. Mauro

      Quarto è piena di case popolari. È tempo si costruisca qualcosa di pregio. Solo così si potrà ottenere il miglioramento della zona quindi ben venga la torre ed il riutilizzo degli oneri di urbanizzazione in zona!

    2. Anonimo

      Sarebbe carino vederlo uno studio serio che sostiene che l’esposizione Nord-Sud è preferibile a quella Est-Ovest….

  7. Wf

    Ma è attaccata allesselunga?

    Cmq stanno costruendo un casino di bei palazzi nuovi qui a Quarto Oggiaro…

    Si sta riqualificando un casino.

    E questo è un altro pezzetto…

    Manca solo la metro

  8. Anonimo

    Mi sembra classista affermare che soltanto con costruzioni di pregio si possa ottenere il miglioramento della qualitá urbana del quartiere. Le condizioni urbane devono e possono essere migliorate indipendentemente dal ceto sociale di chi vi abita. Anzi, creare un edificio di lusso in mezzo a una distesa di capannoni non fa che creare una comunità totalmente isolata dal contesto.

    1. Andy

      Classista o no, oggi le catapecchie non vanno più. La gente vuole case, auto e hotel più belli.
      E poi il modo migliore è lasciar fare al mercato, cosa che non è ancora stata capita da una massa di retrogradi di sinistra che non cambieranno mai

      1. S

        Eh già, si è visto come funziona bene il mercato. Per un giovane trovare casa a Milano è una tragedia. A Bologna poi è ancora peggio per via del mercato che favorisce gli Airbnb invece che le residenze di lungo periodo. Siete ridicoli (o boomer con casa di proprietà) nel vostro essere completamente fuori dal mondo isolati nella vostra bolla.

    2. Mauro

      Di classista c’è solo il suo commento.
      Io ho vissuto e lavorato a lungo nelle case popolari e relativo istituto.
      Le assicuro che creare interi quartieri di case popolari, generalmente di basso profilo architettonico ( non avevo parlato affatto di abitanti e ceto sociale ma di edificio di pregio al posto di edifici di bassa qualità) non fa che ghettizzare chi vi abita.
      Se pensa diversamente probabilmente vive in Vincenzo Monti o vicino al suo sindaco che di quartieri periferici non sa proprio nulla.

  9. Anonimo

    Sicuramente la qualitá del costruito è importante (e bisogna valutare se davvero le case attuali siano migliori in termini ecologici in senso ‘ampio’ di quelle passate) e nessuno vuole catapecchie, ma non ha senso costruire case in vendita a prezzi speculativi in zone cosí periferiche. Questo progetto mi ricorda un po’ la torre del Moro recentemente incendiata: una torre d’Avorio in mezzo ai capannoni. Un po’ di sana e dignitosa architettura a prezzi ragionevoli e senza arzigogoli pubblicitari non farebbe male a Milano.

  10. Anonimo

    Se si costruisce soltanto edilizia pseudo di lusso a prezzi speculativi, si otterrà comunque la ghettizzazione di chi non potrà piú vivere a Milano e sarà costretto a trasferirsi nell’hinterland. E Milano diventerà piú simile a una metropoli sudamericana puntellata di grattacieli da ricchi, perdendo la convivenza di diversi gruppi sociali che l’ha caratterizzata storicamente e che è stata alla base del suo sviluppo.

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