Milano | Porta Romana – Quel tratto pericoloso di via Lamarmora

Milano, Porta Romana.

Maggio 2026. Facendo uno dei nostri consueti giri per le strade di Milano, siamo passati in via Alfonso Lamarmora, dove dal febbraio 2024 si trova il cantiere sequestrato relativo alla demolizione delle palazzine liberty di via Lamarmora 8, 10 e 12, in zona Crocetta. Una vicenda ormai ben nota ai nostri lettori: il cantiere venne bloccato quando la Sovrintendenza si accorse — tardivamente — che i tre edifici d’inizio Novecento, decorosi e perfettamente inseriti nel contesto urbano, sarebbero stati completamente cancellati per lasciare spazio a nuovi edifici residenziali dal linguaggio contemporaneo.

Da allora tutto è rimasto congelato: non solo il cantiere, ma anche le cesate che occupano interamente il già esiguo marciapiede sul lato pari della strada. E qui viene spontanea una riflessione: ma quanto sono stretti certi marciapiedi milanesi? In questo tratto di via Lamarmora lo spazio pedonale era già ridotto al minimo e oggi, con il passaggio completamente ostruito, i pedoni sono costretti a deviare sul lato opposto della strada, anche perché obbligati da cartelli dei vigili.

Peccato però che, come spesso accade in città, i cartelli e le indicazioni vengano ampiamente ignorati. A meno di ostacoli fisici o controlli continui, la maggior parte delle persone continua infatti a percorrere il lato pari della via, nonostante l’assenza del marciapiede. E così ci si ritrova a camminare praticamente in carreggiata, a pochi centimetri dalle auto e dai tram in transito, con questi ultimi costretti a suonare ripetutamente il campanello per richiamare l’attenzione dei pedoni.

Nel giro di pochi minuti abbiamo visto decine di persone proseguire lungo quel tratto: molti studenti dell’Istituto Edmondo De Amicis, ma anche utenti diretti alla fermata Crocetta della M3 o agli istituti ospedalieri della zona. Insomma, un flusso continuo di pedoni che, semplicemente, non cambia lato della strada.

E viene da chiedersi per quanto tempo questa situazione rimarrà tale. Il cantiere, con ogni probabilità, resterà fermo ancora per anni, purtroppo, e nel frattempo permane una condizione oggettivamente pericolosa. Forse sarebbe opportuno che il Comune o la Polizia Locale intervenissero ripensando la gestione provvisoria dello spazio pubblico: spostare le cesate, creare un corridoio protetto o introdurre barriere più efficaci. Perché l’esperienza insegna che i semplici cartelli, a Milano, troppo spesso non bastano.

  • Referenze immagini: Roberto Arsuffi
  • Porta Romana, Demolizioni, Progetto, Via Lamarmora, Gruppo San Donato, Pericolo, Pedoni, Marciapiedi,
Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

7 commenti su “Milano | Porta Romana – Quel tratto pericoloso di via Lamarmora”

  1. Grazie ad Urbanfile per tutte queste segnalazioni.

    Questa giunta è completamente inerme, e nel senso negativo, dinanzi alle problematiche del traffico e della convivenza tra pedoni auto e mezzi vari.
    Inerme, priva di risorse di idee e professionalità, ed inerte, perché non agisce e dove agisce (quelle pochissime volte) lo fa in maniera non risolutiva.

    Insomma, sono inefficiente e chi conosce il diritto Amministrativo sa che l’inefficienza è una condizione fortemente indesiderabile.

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  2. Il punto non è quanto sono stretti adesso i marciapiedi con i lavori.
    I lavori brevi o lunghi prima o poi finiscono.

    Io problema vero è perché non allargano i marciapiedi in modo definitivo…

    Chisto è O punt!

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  3. Mah, alcuni marciapiedi saranno stretti, ma altri esageratamente profondi. Forse si aspettavano frotte di passanti come nelle tradizionali immagini prospettiche dei marciapiedi di New Your (centro), ma spesso sono semi-deserti, specie con la chiusura di molti negozi.
    Prendiamo Viale Abruzzi, dove 40-50cm in meno di profondità avrebbe consentito di ricavare parcheggi a spina di pesce, anziché in linea, aumentando la possibilità di parcheggio.
    Purtroppo il Comune dichiaratamente mira a scoraggiare l’uso dell’auto anche ai residenti, impedendo loro il parcheggio (malgrado noi si paghi le tasse al Comune). Ho una mail del Comune che costituisce il manifesto di questa impostazione. E me ne ricorderò alle elezioni.

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  4. Il Comune non può spostare cesate e ponteggi posati dall’operatore privato. È tutto a carico del privato che ha ottenuto la concessione per posare la cesata / ponteggio. Esiste poi anche un canone di occupazione suolo pubblico

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  5. Caro architetto Arsuffi,
    come sa, via Lamarmora è una strada che serve il Policlinico, il Liceo Classico “Berchet”, la Scuola Secondaria di I grado “Majno” e gli Istituti De Amicis (e parzialmente anche il Tribunale). Si tratta di una strada ad ampio traffico pedonale, soprattutto negli orari di ingresso e di uscita dalle scuole, che vede protagonisti ragazzi, genitori che accompagnano i loro figli e pazienti del Policlinico.
    Il punto non è ignorare i cartelli e le segnalazioni ma, come avrà certamente notato, il marciapiede dall’altro lato, oltre ad essere sconnesso, non consente il passaggio a più di due persone perché è molto stretto.
    I pedoni si trovano quindi costretti a dover scegliere tra una situazione di pericolo o un marciapiede inadeguato che creerebbe comunque una situazione di pericolo, perché qualcuno dovrebbe scendere dal marciapiede per far passare chi viene nel senso opposto.
    In più, la strada conserva (e continuerà a conservare, nonostante i lavori in Corso di Porta Romana) il pavé, che si solleva in continuazione creando rischi per i ciclisti che vi transitano e pedoni che attraversano.
    Ironicamente, tutto questo accade nella strada che dovrebbe condurre alla grande opera architettonica del Nuovo Policlinico. Come dovrebbe fare un paziente con difficoltà di deambulazione o, peggio, in carrozzina a raggiungere la struttura sanitaria?
    Giusto per concludere il quadro, poco più avanti permangono le impalcature di quelli che avete definito “I fantasmi di via Lamarmora” (https://blog.urbanfile.org/2019/03/19/milano-zona-orti-i-fantasmi-di-via-lamarmora-23-e-27/) e anche quel tratto di marciapiede non è praticamente percorribile.
    Una strada abbandonata e resa pericolosa nel pieno centro di Milano.

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  6. Non voglio difendere la giunta, ma secondo me questi problemi andrebbero già affrontati, gestiti e risolti dagli uffici tecnici in modo autonomo. Certamente l’assessore è responsabile, ma mi chiedo se per ogni problema “minore” debba occuparsene la giunta.

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