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Milano | Porta Nuova – Il ponte-serra su Melchiorre Gioia non si farà più

Oggi su La Repubblica, il Ceo di Coima, Manfredi Catella intervistato da Alessia Gallione, parlando di Milano e la sua vitalità, accenna anche al suo attuale cruccio, quello del Pirellino e il palazzo-ponte di via Melchiorre Gioia.

Come ormai sappiamo, il palazzo a torre, ex Uffici Tecnici del Comune di via Pirelli 39 a Porta Nuova, e soprannominato “Pirellino”, dovrebbe diventare secondo un progetto voluto da Coima e realizzato dal connubio dello studio di Stefano Boeri e di quello americano Diller Scofidio + Renfro, per diventare P39 e Torre Botanica. Tuttavia, probabilmente perderà il pezzo forte, ovvero il ponte-serra ad uso pubblico, realizzabile solo se fosse rimasto il bonus volumetrico del 25%.

Infatti dopo che Palazzo Marino ha tagliato il bonus per le costruzioni extra dal 25 al 10%, tradurre in realtà il progetto rivoluzionario e attrattivo proposto dai due studi di architettura sarà impossibile.

Catella risponde con un messaggio ampio: “Sul Pirellino ho visto un dibattito ideologico e non una discussione costruttiva su quello che Milano vuole diventare e, di conseguenza, su come si pone rispetto a tutti gli interventi della città”. Perché “la vera occasione che Milano non può perdere” non è tanto quella foresta volante, “ma darsi obiettivi all’altezza della città straordinaria che può diventare nel 2030”.

La Repubblica ha insistito ponendo altre domande:

Eppure, quel bonus è diventato il simbolo di una legge sugli immobili abbandonati che ha fatto litigare Regione e Comune e ha tormentato la stessa maggioranza di Palazzo Marino. Un “regalo” ai costruttori che parte del centrosinistra ha provato a cancellare.

“Vede, oggi Milano ha davanti a sé la possibilità di immaginare un nuovo modello di sviluppo economico e sociale. Rispetto ad altre metropoli europee, Milano non ha ancora avuto quel passaggio generazionale urbano che Londra, Parigi, Barcellona, Berlino hanno avuto nei decenni precedenti. Dal 2015 al 2020 c’è stata un’accelerazione, ma da qui ai prossimi dieci anni c’è ancora moltissimo da fare e da trasformare. È un vantaggio perché i piani futuri possono integrare non solo la sostenibilità ambientale, ma anche le priorità sociali dettate da una pandemia che ha aumentato i divari”. 

E il bonus del Pirellino come entra in questo ragionamento? 

“In questo contesto di opportunità di trasformazione matura, il primo punto è definire gli obiettivi. È quello che fa il Piano aria e clima del Comune, in fondo, che mi sembra molto positivo. Ma se vuoi davvero raggiungere il traguardo della decarbonizzazione, che vuol dire minori emissioni e minori consumi, dovresti chiederti: come induco il mercato a far sì che nel 2030 Milano sia la città più sostenibile in Europa? O obblighi chi costruisce un edificio a garantire standard anche maggiori della norma, ma è difficile, o lo incentivi. E l’incentivo è tale se spendere di più per avere facciate, impianti e materiali di un certo tipo effettivamente conviene. Questa per me è la sequenza logica. Se hai un piano ambizioso come quello climatico, lo devi rendere scientifico negli obiettivi, devi quantificare gli strumenti necessari per attuarlo e devi tradurlo in qualcosa che nessuno ha fatto al mondo”. 

Il centrosinistra però avrebbe voluto premiare non gli edifici del centro come il Pirellino, ma sanare i buchi neri delle periferie che difficilmente trovano investitori. 

“Se Porta Nuova diventa attrattiva è un contributo che non si limita al singolo quartiere perché la città funziona come un sistema di vasi comunicanti. Faccio due esempi pratici. Dal punto di vista economico, quando il Comune vende il Pirellino e raggiunge il prezzo che ha ottenuto, incassa un contributo importante che può ridistribuire a vantaggio di tutti. Da un punto di vista sociale, come Coima stiamo ragionando se avviare un programma in collaborazione con enti non profit per creare in Porta Nuova posti di lavoro, che sono dignità e vita, per i quartieri più fragili. È questo il mio punto: non puoi vedere Milano come un insieme di parti divise, ma devi spingere pubblico e privato a creare collegamenti”. 

In questa Milano che continua a moltiplicare i progetti, però, i prezzi delle case sono già diventati inaccessibili ai più: non c’è il rischio di diventare una città che esclude? 

“Torniamo a quale modello Milano potrebbe inventare: una città che non consuma suolo, che punta sul riuso edilizio in maniera diffusa, che incentiva la trasformazione urbana sulla base di obiettivi che ti consentano di diventare carbon free e di trovare tutte le connessioni anche sociali per unire i quartieri e per lavorare in un sistema di città. Oggi, anche grazie ai fondi del Pnrr che puntano sulle infrastrutture, tra Milano, Genova o Torino puoi quasi creare delle metropolitane. E se la guardi in questa versione allargata, anche i prezzi delle case si ridimensionano”. 

La convince la città a 15 minuti? 

“Non è il modello di Milano. Funziona in città molto grandi che devono trovare una scala minore. Va bene a Parigi, ma noi siamo già piccoli ed è una forza. E poi in 15 minuti di metrò Milano la vivi già tutta”.

E nel dibattito Meazza sì Meazza no da quale parte si schiera? 

“La domanda è: nel futuro, riunirsi per assistere a una performance sportiva o musicale continuerà a essere importante? Se la risposta è no, al posto dello stadio potremmo anche fare un bosco. Se, come invece credo, la socialità rimarrà vitale, allora devi avere un’attrezzatura adeguata. Non capisco perché se cambiano gli uffici, le case, i negozi e la logistica non dovrebbero cambiare gli spazi per gli eventi. Se lo stadio attuale è adattabile o meno è una valutazione tecnica in cui non entro”.

Referenze immagini: Diller Scofidio, Renfro (DS+R), Stefano Boeri Architetti

Porta Nuova, Via Melchiorre Gioia, Via Pirelli, Pirelli 39, Botanica, Diller Scofidio, Renfro (DS+R), Stefano Boeri Architetti, Riqualificazione, Coima

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Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Con l’affermarsi dei Social Network, che richiedono sempre una maggiore velocità di aggiornamento, Urbanfile è stato affiancato da un blog che giornalmente segue la vita di Milano e di altre città italiane raccontandone pregi, difetti e aggiungendo di tanto in tanto alcuni spunti di proposta e riflessione.


47 thoughts on “Milano | Porta Nuova – Il ponte-serra su Melchiorre Gioia non si farà più

  1. Alex

    Il ponte serra non era a uso pubblico.

    La Passarella su Melchiorre Gioia, la BAM e la casa della memoria sono “uso pubblico”

    I negozi di Gae Aulenti, l’esselunga e i ristoranti di piazza Alvar Aalto sono esercizi privati “aperti al pubblico”.

    Il ponte convertito in ristoranti/negozi/spazio eventi con arredamento verde rientra nella seconda categoria

    Si può ancora fare. Basta rinunciare a qualcos’altro.

    1. V

      Scaricare la colpa sul comune è facile!!!

      Cartella perché se ci tieni così tanto non abbassi di qualche piano le torri e regali a Milano il ponte Serra?

      Ovviamente il ponte Serra non riempie le tasche come gli appartamenti fatti pagare a 15.000.00 al mq!

      Suvvia!!

  2. Anonimo

    Mamma mia che supercazzola che fa Catella, da togliersi il cappello!

    Persino meglio di Tognazzi.

    Quando leggi frasi tipo: “E se la guardi in questa versione allargata, anche i prezzi delle case si ridimensionano”. E giù applausi scroscianti a questo strepitoso gioco di prestigio!

    Il prezzo delle case dipende dal punto di vista: allarga allarga e vedi che non lo vedi più e puf! via anche il mutuo!

    Genio fra i geni.

    1. Anonimo

      Supercazzola o meno, dice cose interessanti.
      Francamente che la “città dei 15 minuti” a Milano fosse una roba strana visto che è piccolina, lo avevo pensato anch’io….

      Forse veramente anzichè scimmiottare gli altri, dovremmo trovare una strada tutta nostra per raggiungere obiettivi ambiziosi.
      Cosa voglia dire non lo so, ma almeno sembra stimolante.

      1. Anonimo

        Ma è proprio perchè sembra un discorso motivazionale tutto fumo poco arrosto che è la supercazzola dell’anno!

        Ci saranno si e no due cose interessanti in una valanga di parole vacue per sedurre le casalinghe di Voghera.

        Sarà anche un imprenditore di successo, ma il livello intellettuale è quello: paroloni senza costrutto, ipercazzole.

        1. _

          Non è colpa di Catella se gli hanno scelto una Agenzia di PR scarsa….

          Secondo me con l’intervista voleva fare emergere dei punti anche molto sensati, ma son stati esposti nel modo peggiore possibile. Sembra un discorso scritto da un sessantenne per un altro sessantenne.

          Che poi magari era anche l’obiettivo (mandare segnali trasversali in Comune), ma nel 2022 farlo con una intervista a Repubblica è a mio modesto avviso, stucchevole.

  3. Anonimo

    Più che Londra, Parigi o Berlino, che, oltre essere più popolose di Milano, sono tutte capitali di uno Stato (per cui tanti fondi in più), il nostro modello di riferimento deve essere più una città come Barcellona. Tante linee della metro, strade pulite, parchi e verde curati a dovere, piste ciclabili “vere” (non stile v.le Monza) e tanto più buon senso civico che purtroppo non si compra… la vedo dura!

    1. Anonimo

      Mi spiace ma se è vero che Barcellona sta facendo molto sul restituire aree ai cittadini, anni luce rispetto a Milano, c’è da dire che le nuove ciclabili fanno PENA. Quella di v.le Monza non è perfetta, ovviamente sarebbe meglio se fosse protetta dai parcheggi, in Olanda anche se ne trovano alcune così, il problema è che lì le persone rispettano le ciclabili e non vi parcheggiano sopra.

      1. Anonimo

        “Oggi, anche grazie ai fondi del Pnrr che puntano sulle infrastrutture, tra Milano, Genova o Torino puoi quasi creare delle metropolitane. E se la guardi in questa versione allargata, anche i prezzi delle case si ridimensionano”.”

        Cosa intende esattamente?

        1. Anonimo

          Intende che le città si avvicinano e quindi puoi lavorare a Milano e vivere molto più fuori a parità di tempo tra casa e luogo di lavoro o di svago.

          Onestamente questa è a mio parere un po’ una bufala: era la favoletta cui anche io credevo quando han costruito l’AV per Torino, Bologna e Firenze. Sognavo di andare a far spese a Bologna al sabato così come faccio per andare in centro a Milano.
          Poi ho visto i prezzi dei biglietti del treno: purtroppo le nuove infrastrutture in Italia portano sempre a prezzi fuori dal mondo, vedasi AV ma anche la stessa BreBeMi.

          1. Anonimo

            Ben detto, posso anche andare a vivere a Torino o Genova dove comprare una casa (o affittarla) costa meno, ma poi se pago 50 eur al giorno per un treno AV A/R, tanto vale rimanere a vivere a Milano e dintorni (anche perché non tutti lavorano in remoto, ma dovranno per forza andare in ufficio per qualche giorno alla settimana o mese)

      2. Marco

        L’immobile è stato comprato dal comune prima che si potesse sapesse del beneficio del +10%-20% della legge regionale. Indi per cui, non si verrebbe meno a nessuna promessa fatta ai quotisti… Anzi! Devono leccarsi le dita!

        Se davvero procederanno in questo senso, agli occhi di molti Coima inizierà a perdere prestigio…

    2. Anonimo

      Il solito provincialotto italiota da Erasmus/ponte del primo maggio in lode di Barcellona… Peccato che a Barcellona la situazione metropolitane sia nettamente peggiore che a Milano (come qualsiasi barcellonese con esperienza di entrambe le città ti potrebbe confermare), la metro a Barcellona è vittima di degrado (molto più che Milano), collegata malissimo (a meno che, come sospetto, tu non ti sia limitato ad usarla per farti un giro sulle ramblas da plaza Catalunya) e oltretutto è un mezzo totalmente snobbato dalle classi medie in su. Anche su “strade pulite, parchi e verde curati a dovere” (dove??? A Barcellona???) sorvoliamo suvvia… Basta idealizzare Barcellona, per favore. Abbiamo ben altri esempi.

      1. gaetano

        bravissimo. E basta anche mitizzare Berlino, città parastatale che dopo investimenti enormi da parte dello stato resta priva di un’economia reale che possa farla stare in piedi da sola…
        Poi potremmo parlare del degrado che investe Parigi o sulla difficoltà ad orientarsi nel metrò a Monaco, salvo non esserci nato…

      2. Anonimo

        Hai perfettamente ragione. I confronti con le altre citta’ e’ giusto farli ma non improvvisarli. E poi lo scopo non dev’essere mai l’autoesaltazione e tantomeno ‘autodenigrazione polemica

    3. Anonimo

      Il numero di linee della metro non e’ un parametro corretto per confrontare due reti di metropolitana. Quella di Milano e’ meglio. Anche come mibilita’ ciclistica Barcellona non e’ meglio di Milano

  4. G.

    Spiace ma era un ricatto “ben architettato”, con la spada di Damocle casualmente sulla parte più appetibile per il pubblico.

    1. Alberto

      Ok ma l’edificio a ponte andrebbe in qualche modo preservato. Al giorno d’oggi non penso sia più possibile costruirne quindi andrebbero preservati i pochi esempi che abbiamo

  5. Dc

    Madonna come si vede che la gente che commenta su questo sito non hai mai una gestire un bel niente, se ci teneva abbassava i palazzi, ovvio che in azienda agli azionisti deve portargli il progetto che fa più soldi possibili, se mettete voi i soldi in qualcosa voglio vedere se non volete quello, piuttosto si potrebbe discutere questa cosa della volumetria e trovare un compromesso invece di avere delle regole fisse, se un progetto è di una certa importanza e di un certo tipo come aperto al pubblico non vedo il perché non concedere più spazio a patto che questo venga usato ad uso pubblico e non speculativo

    1. Anonimo

      Ma invece che lamentarti di chi commenta, guardati allo specchio e ragiona: il Comune a fatto muro per non aprire a speculazioni ovunque e a ricorsi in caso di aperture ad personam per Catella & soci, mica perchè è brutto e cattivo e non gli piacciono gli spazi per i cittadini.
      Eddai!

      1. dc

        chi ha detto che è cattivo, solo ottuso ad applicare cecamente una regola che è per lo più controproducente in questo caso, il tetto sulle volumetrie come già ampiamente detto non è solo per rendere milano più verde ma anche per favorire la riqualificazione delle periferie e ci sta, in questo progetto verde non se ne toglieva visto che il ponte stava sopra una strada e al massimo un po’ di verde lo aggiugeva, e non era destinato a appartamenti o uffici quindi, di conseguenza anche il secondo presupposto per il quale esiste tale limite viene a mancare, quindi al finale cosa si ottiene ? lato investitori un progetto di minor pregio che quindi vale meno soldi e per i cittadini un luogo che sarebbe potuto essere interessante per mostre o eventi , cosa ci guadagnamo ? nessuno niente, perchè la regola è stata applicata ciecamente

  6. Alex

    Perché la versione proposta era commerciale/ristorazione che non rientrano nell’uso “pubblico”.

    Se vogliono fare una vera serra, donarla al comune e farsi carico delle spese per il primo decennio finché l’ecosistema non va a regime, probabilmente nessuno dirà di no.

  7. Artemio Franchi

    Catella ha dimostrato di poter fare sviluppi immobiliari molto ben fatti. Il.comume di milano non ha fatto niente in questo senso, anzi, ha consentito ai veri palazzinaro, quelli che operano nelle.periferie, di fare interventi inguardabili e invivibili.

    1. Alessandro

      Sono d’accordo con te. Non sono queste opere che consumano suolo pubblico, ma condomini giganteschi, orribili, con colori da scuola materna, con materiali scadenti, il cui futuro fatiscente e facilmente prevedibile, che vanno a cementificare centinaia di ettari nella periferia, dove si assembreranno migliaia di immigrati, che stravolgeranno e renderanno questi antichi quartieri, invivibili.

  8. Andrea

    “Se la guardi in questa versione allargata, anche i prezzi delle case si ridimensionano”.
    “E poi in 15 minuti di metrò Milano la vivi già tutta”.

    Questo è un cialtrone e le sue risposte sono un’offesa alla città che gli ha permesso guadagnare milioni su milioni. Aveva tutto il diritto di starsene zitto e continuare a contare le sue banconote.

    Altro che ponte serra, fosse per me dopo questa intervista gli toglierei pure il diritto di fare la seconda torre.

    1. Wf

      Ha deciso lui che milano non ha bisogno della città dei 15 minuti…

      Tanto lui che je frega la gira in limousine.

      Dei cittadini comuni che gli frega?

      Se per fare la spesa sono costretti a prendere la macchina per andare al supermercato…

      Lui ci manda la servitù…

      Te capì..

      Un midello di città solo per chi se la può permettere.
      Dei cittadini comuni chissenefrega.

      Il marchese del Grillo Catella

  9. LR

    Milano potrà sopravvivere senza il ponte-serra???
    Sembra impossibile ora solo pensarlo, ma ce ne faremo una ragione!
    Intanto grazie per l’ennesima lezione su come si possano realizzare opere di interesse pubblico con gli incentivi dello stato (e chi ci avrebbe mai pensato?)

    1. Anonimo

      Concordo, meglio senza ponte. Il problema è quello schifo di recladding proposto da Catella per la torre UTC. Andrebbe abbattuta e fatta ex novo.

  10. Wf

    Basta con questi ricatti alla città da parte di questi soggetti…

    Cornuti e mazziati

    Non ci si può far prendere in giro così

  11. Alessandro

    Per me rimarrà sempre una grande occasione persa. E ce l’avrà sempre sulla coscienza Sala. Sindaco che stimo, ma che diverse volte mi ha deluso.

  12. Ale

    La città a 15min nn serve se vivi nelle zone dentro la circonvallazione. Ma fuori serve e anche molto! Cartella non può fare commenti su realtà che non conosce

  13. LR

    Pensare che a Melchiorre Gioia una serra c’era fino al 2005, il “Bosco di Gioia” che venne tagliato tra mille polemiche proprio per far posto a Palazzo Lombardia e cantato da Elio e le Storie Tese nel brano “Parco Sempione” dedicato ai palazzinari di Porta Nuova:

    “Se ne sono sbattuti il ca…
    ora tirano su un palazzo
    han distrutto il bosco di Gioia
    questi grandissimi figli di tr…!”

  14. Anonimo

    Leggere tutte queste considerazioni mi lascia perplesso e mi fa tristemente capire che non avremmo mai la lungimiranza per costruire qualcosa di veramente grande in questo paese ma preferiamo criticare tutto. Penso al progetto Porta Nuova o city life che hanno portato ricchezza alla città trasformato radicalmente delle aree depresse. Se fosse per molti politici oggi seduti in consiglio comunale o per molti di voi non avremmo rinnovato tutto ciò facendo crescere Milano come un turbo fino alla pandemia e credetemi questo va a beneficio di tutti Milanesi, Italiani che vivono sia in centro che in periferia. Complimenti a chi sa solo criticare e pensa che bastano le ciclabili per rendere più vivibile o attrattiva una città! Peccato che questo maledetto ponte sarebbe diventato un icona in città e sarebbe stato invidiato da tutto il mondo, altro che queste cazzo di lotte sulla percentuale! Pura follia!!!

    1. Vast

      Se voleva davvero fare il ponte lo faceva lo stesso. Quello che gli interessava era la percentuale, il ponte è uno specchietto per le allodole per i gonzi

  15. Vast

    Catella però non la racconta giusta. La legge regionale che aumenta gli indici edificabili l’hanno scritta i suoi avvocati dopo che lui aveva comprato il Pirellino pagandolo con la volumetria precedente. Ha cercato di fare il furbo insomma, come tante altre volte gli era capitato (le aree di porta Nuova le ha comprare dal comune SENZA GARA, tanto per dire – dopodiché gli hanno anche raddoppiato la volumetria). Insomma, si è abituato bene, ad averla sempre vinta facilmente; ma il troppo stroppia. Quindi adesso fa l’offeso e ci viene a fare la paternale che i costi delle case si abbasseranno andando a vivere più lontano con i soldi del PNRR. Patetico

  16. Axel

    Mi sembra di leggere un “tutti contro tutti”. Il comune mette i paletti x evitare speculazioni (anche se la giunta Sala sta speculando e non poco suolo x non parlare del resto), quindi di dice a tutela. Regione invece era a favore di una legge che potrebbe non piacere. E scarico di responsabilità tra comune e regione con soliti ritardi sui lavori, ricorsi e contro ricorsi. Poi c’è lui, il genio del momento che ci dice che la città di Milano la vivi in 15 minuti di metro, ma forse non sa che la metro viaggia sotto terra e non si vive proprio nulla. Dal suo impero grattacielesco che continua indisturbato ad ampliare come se fisse il proprietario di Milano, e considerando i guadagni, perché non rinuncia alla percentuale ed alla seconda torre botanica, trasformando il pirellino in torre botanica e realizzando il ponte green.? Allora farebbe un regalo alla città. Dei 3 tutti vogliono migliorare la veste pubblicitaria ed attrattiva di Milano ma nessuno spende un euro e fanno cadere nel nulla progetti di interesse ed importanza, facendo costruire solo condomini, supermercati, uffici e torri con stile architettura ormai passato di moda… Poveri noi

  17. Alx

    Io sono totalmente favorevole ad abbattere quel ponte osceno e non costruire nulla al suo posto. Almeno anche chi percorre la strada in auto o a piedi non si ritroverà un “muro” davanti che blocca tutta la visuale. Sull’intervento di Catella stendiamo un velo pietoso… la sua visione mi sembra quella di uno sceicco di un emirato arabo…

  18. BT

    meno male, finalmente ci sarà un bel cannocchiale dal inte delle gabelle.

    quel ponte ammazzava la prospettiva, viva. ho sempre odiato anche il precedente.

  19. Adriano

    Vi dico questo, se con questi sinistrorsi avessimo dovuto realizzare city life e porta nuova garibaldi ed expo saremmo ancora qui a parlarne.
    Per fortuna che all’epoca c’era la moratti.
    Se aspettiamo i sinistrorsi che concepiscano l’innovazione e le costruzioni che attraggono non ricaviamo un ragno dal buco.
    Vedrete che con questi i navigli, gli scali ferroviari e le olimpiadi sarà un casino realizzare qualcosa…anzi sarà facile ma senza posteggi.
    Per loro a city life probabilmente non avrebbero fatto posteggi perchè tanto non serve c’è la metro.
    continuate a difendere questi incompetenti poi vedremo come andrà…
    Le speculazioni ci sono sempre state e ci saranno sempre, basta sfruttarle per fare in modo che la città sia sempre attrattiva…

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