Milano | Fiera-Bolla – Via Domenichino 5, il primo “caso pilota” dopo le inchieste urbanistiche: oneri aumentati da 220mila a 3,2 milioni

Milano, Fiera-Bolla.

Il Comune di Milano ha approvato uno dei primi interventi edilizi rivisti alla luce delle nuove interpretazioni urbanistiche emerse dopo le inchieste della Procura: si tratta del progetto per via Domenichino 5, a due passi da piazza Amendola, in zona Fiera-Bolla.

L’operazione, inizialmente autorizzata come semplice ristrutturazione tramite permesso di costruire (la famosa SCIA), è stata infatti riclassificata come “nuova costruzione”, comportando il passaggio a un permesso di costruire convenzionato. Una modifica tutt’altro che marginale, che ha determinato una drastica revisione degli oneri dovuti a Palazzo Marino.

Secondo quanto emerso, gli importi di monetizzazione richiesti al costruttore sarebbero passati dai circa 220 mila euro inizialmente previsti a circa 3,2 milioni di euro, con un incremento superiore al 1.300%. Un caso che potrebbe diventare emblematico della nuova linea adottata dal Comune per sbloccare interventi rimasti sospesi o finiti sotto osservazione dopo le recenti vicende giudiziarie legate all’urbanistica milanese.

L’intervento riguarda l’ex sede della BFF Bank di via Domenichino 5 (nella mappa Urbanfile identificato come: FIE12), immobile ceduto nel 2025 attraverso un’operazione del fondo immobiliare riservato Kervis Real Estate Fund II (KREF2), gestito da Kervis Sgr, società facente capo a Kervis Asset Management Spa, attiva nella gestione di fondi dedicati a immobili commerciali, logistici e residenziali. Il valore dell’operazione non è stato reso noto.

Il progetto prevede la parziale demolizione dell’attuale edificio direzionale e il cambio di destinazione d’uso da uffici a residenziale, con la realizzazione di 23 nuove unità abitative distribuite su circa 3.100 metri quadrati di superficie.

L’aspetto più interessante dell’intervento riguarda però il trattamento dell’edificio storico esistente. Il palazzo originale, risalente ai primi decenni del Novecento, era inizialmente composto da un solo piano oltre al rialzato ed era caratterizzato da un elegante linguaggio eclettico di gusto neo-rinascimentale. Elemento distintivo era – ed è ancora oggi – la raffinata loggia colonnata scandita da cinque archi del primo piano, probabilmente pensata come quinta rappresentativa lungo l’asse di via Domenichino.

Nel corso del tempo lo stabile è stato sopraelevato almeno in due differenti fasi: una, verosimilmente negli anni Cinquanta, con l’aggiunta di un piano; una seconda, probabilmente negli anni Novanta, quando venne realizzato l’ultimo livello reinterpretando in chiave contemporanea il motivo della loggia attraverso colonne metalliche e un linguaggio decisamente più moderno.

Secondo quanto trapela, il nuovo progetto dovrebbe eliminare le sopraelevazioni più recenti, preservando invece la facciata storica e riallineando l’edificio alla quota di gronda dei palazzi confinanti, con un nuovo sviluppo sino a sette piani complessivi.

Al momento non risultano diffusi rendering ufficiali aggiornati del futuro intervento residenziale, ma via Domenichino 5 viene già considerato uno dei primi “progetti pilota” del nuovo corso urbanistico milanese.

Secondo la vicesindaca e assessora all’Urbanistica Anna Scavuzzo, il caso di via Domenichino potrebbe fare scuola: il Comune avrebbe già ricevuto una decina di richieste analoghe da parte di operatori intenzionati a rivedere i propri procedimenti edilizi secondo le nuove linee interpretative.

Ricordiamo che via Domenichino è, a nostro avviso, una delle strade più belle di Milano, inserita in uno dei contesti urbani più eleganti e stratificati della città. Ci troviamo infatti nei pressi dell’antica Cascina Bolla, luogo legato anche alla tradizione leonardesca — secondo alcune ricostruzioni avrebbe ospitato persino Leonardo da Vinci durante i suoi soggiorni milanesi.

La zona è inoltre servita dalla stazione M1 Amendola, una delle storiche fermate della Linea Rossa progettate dal grande architetto Arrigo Arrighetti insieme al celebre disegno coordinato di Franco Albini e Bob Noorda.

Via Domenichino 5 si colloca poi a pochi passi da uno degli edifici più raffinati del quartiere, il palazzo di via Domenichino 1 progettato da Gio Ponti ed Emilio Lancia nel 1931, autentico gioiello dell’architettura milanese del Novecento. Il tutto a breve distanza anche dal quartiere di CityLife, che negli ultimi anni ha ulteriormente valorizzato tutta l’area compresa tra Fiera, Amendola e Buonarroti.

  • Referenze immagini: Roberto Arsuffi; Duepiedisbagliati
  • Fiera Bolla, piazza Amendola, Piazzale Brescia, via Domenichino, Via Mosè Bianchi, Piazzale Crivellone, Via Carlo Ravizza, via Lorenzo di Credi, Gio Ponti, Kervis, M1 Amendola, CityLife, Cascina Bolla

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10 commenti su “Milano | Fiera-Bolla – Via Domenichino 5, il primo “caso pilota” dopo le inchieste urbanistiche: oneri aumentati da 220mila a 3,2 milioni”

  1. Beh, certo che se “l’operazione [era stata] inizialmente autorizzata come semplice ristrutturazione tramite permesso di costruire (la famosa SCIA)” direi che un problema c’era, e non da poco.

    Come si fa ad autorizzare un gigante del genere con una SCIA, facendo pagare solo 220.000€ di oneri a fronte di 23 nuove unità abitative?

    Ora, capisco i criteri interpretabili, ma un funzionario qualsiasi con più di neurone in zucca capirebbe che non si può.
    A questo punto verrebbe anche da dire: quanti interventi simili sono andati in porto con questo criterio ridicolo? E quali danni ha subito il Comune e quindi la città e i suoi cittadini?

    Fa specie leggere una storia simile..

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  2. Ma guarda, chissà come mai si è passati da 220 mila a 3 milioni e due. Ma ci facciamo un’idea di quanto è stato rubato alla Città?

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  3. Assurdo quando era possibile edificare con solo 220 k! Adesso ho capito il senso di bloccare la città e le inchieste del caso ….

    Spero che il problema abbia fatto chiarezza a tutti. Ovviamente ci saranno meno investimenti, ma forse meglio così!

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  4. Interessante, da capire come mai chi è parte di questo scempio sugli oneri sia ancora al suo posto, e sarebbe altrettanto interessante capire come cambierà il BP sul rapporto costi/prezzo di uscita. Qualcuno pagherà quei 3 milioni in più.

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  5. L’unica cosa assurda in questa vicenda e’ che non abbiano ancora indagato Sala. O si tratta di un caso di sindacona sua insaputa?

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  6. Un mistero anche la bufera mediatica sull’ultimo assessore all’urbanistica, e il nulla sul precedente. Eppure a quanto sarebbero ammontati gli oneri di Torre Milano se invece di una SCIA fosse stato presentato un progetto di nuova costruzione?
    https://blog.urbanfile.org/2023/12/24/milano-maggiolina-torre-milano-presunti-abusi-edilizi.

    A Palazzo Marino non sapevano? Qui si diceva che “Il comitato, assieme al Municipio 2, ha approvato una mozione bipartisan per chiedere al Consiglio comunale di ‘rivalutare il progetto e cercare un’alternativa che impatti meno sul quartiere’”.
    https://blog.urbanfile.org/2019/10/03/milano-maggiolina-presentata-la-torre-milano/

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