Milano | Porta Vercellina – Completata la riqualificazione di piazza Filangieri

Milano, Porta Vercellina.

Maggio 2026. Ci siamo: possiamo finalmente dire concluso il cantiere per il ripristino superficiale delle aree occupate dai lavori della tratta Linea M4 della metropolitana di Milano tra le stazioni Sant’Ambrogio e Coni Zugna, che per anni hanno interessato Piazza Gaetano Filangieri con il grande manufatto tecnico a supporto della linea Blu.

La piazza — dedicata al giurista e filosofo del Regno di Napoli Gaetano Filangieri — forse non è tra le più celebri della città, ma ospita uno degli indirizzi più noti e simbolici di Milano: il Carcere di San Vittore. Dal 2016 quest’area è stata profondamente segnata dal cantiere della M4 e, una volta completate le opere sotterranee, è partita la sistemazione definitiva della piazza.

Prima dei lavori, Piazza Filangieri era caratterizzata da un ampio giardino centrale alberato che, per esigenze di cantiere, era stato completamente sacrificato e stravolto. Oggi lo spazio è stato ridisegnato secondo quel linguaggio urbano che ormai caratterizza molte delle sistemazioni post-M4: grandi aiuole rialzate “a vasca”, organizzate su gradoni e già arricchite dalle prime alberature.

Un disegno contemporaneo che i residenti della zona hanno già ribattezzato ironicamente “il campo di bocce”.

Come abbiamo scritto più volte, si tratta di una soluzione certamente scenografica e moderna, ma che lascia qualche dubbio sul fronte della manutenzione futura — e probabilmente anche dei costi — soprattutto se confrontata con le più semplici e collaudate aiuole a prato.

Al centro della piazza è stato inoltre realizzato un vasto parterre pavimentato, forse persino sovradimensionato, attorno al quale sono state collocate nuove sedute. Nel mezzo, per ora, resta un rettangolo lasciato volutamente grezzo: sarà con ogni probabilità il punto destinato ad accogliere il futuro monumento “Le Porte della Speranza”.

Proprio davanti a Carcere di San Vittore, il 19 dicembre scorso è stata infatti inaugurata la “Porta della Speranza”, opera dell’architetto Michele De Lucchi pensata per aprire simbolicamente il carcere alla città durante il periodo natalizio.

L’installazione rappresenta il primo tassello del progetto “Le Porte della Speranza”, promosso dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede insieme a istituzioni pubbliche e private, che entro il 2026 porterà otto opere artistiche in diversi istituti penitenziari italiani.

Il progetto coinvolge figure di primo piano della cultura contemporanea e nasce con l’obiettivo di ripensare il concetto stesso di “soglia” come spazio di incontro, consapevolezza e rinascita, mettendo in relazione arte, architettura e fragilità del mondo carcerario. La porta progettata da De Lucchi, realizzata con materiali autentici come legno, metallo e pietra, non separa né conduce altrove: esiste piuttosto come simbolo di possibilità, apertura e speranza.

Il cardinale José Tolentino de Mendonça ha sottolineato il valore umano ed educativo dell’iniziativa, ricordando come la speranza non sia un elemento decorativo, ma una necessità concreta, soprattutto nei luoghi dove appare più fragile.

Il progetto richiama inevitabilmente anche la difficile situazione delle carceri italiane, segnata da sovraffollamento, condizioni spesso problematiche e un numero crescente di suicidi. In questo contesto, arte e cultura vengono proposte come strumenti concreti di umanizzazione, responsabilità collettiva e reintegrazione sociale, capaci di accendere l’attenzione su realtà troppo spesso ignorate. Perché la vita — come l’arte — resta sempre un processo aperto.

  • Referenze immagini: Roberto Arsuffi;
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