Milano, Mobilità.
Maggio 2026. Arriva finalmente il via libera politico e finanziario a uno dei pacchetti infrastrutturali più attesi per il futuro della mobilità milanese e lombarda. La Conferenza Stato-Regioni ha infatti approvato il decreto interministeriale che sblocca oltre 654 milioni di euro destinati soprattutto alle estensioni della rete metropolitana milanese, con particolare attenzione alla M5 verso Monza e alla M1 verso Baggio e Monza Bettola.
La quota più consistente riguarda la futura estensione della linea lilla M5 da Bignami a Monza, per la quale vengono confermati i 576 milioni necessari a coprire gli extracosti accumulati negli ultimi anni a causa dell’aumento dei prezzi delle materie prime e dell’energia. Una notizia attesa da mesi e fondamentale per evitare ridimensionamenti del progetto o ulteriori rinvii.

Il prolungamento della M5 aggiungerà undici nuove fermate tra Milano, Cinisello e Monza, collegando poli strategici come la stazione FS di Monza, il Parco e l’Ospedale San Gerardo. Se il cronoprogramma sarà rispettato, i cantieri principali potrebbero partire nel 2027 con aperturadella nuova tratta prevista nel 2033.
Ma il decreto porta con sé anche una buona notizia per la linea rossa. Vengono infatti stanziati 70 milioni di euro per il futuro deposito treni della M1 a Muggiano (dopo il Quartiere Olmi di Baggio ubicato oltre la tangenziale Ovest), infrastruttura fondamentale per l’estensione della linea verso Baggio, già in costruzione con le tre nuove stazioni Parri–Valsesia, Baggio Centro e Olmi. Il deposito era considerato uno degli elementi ancora critici dal punto di vista economico e la conferma delle risorse mette ora maggiormente in sicurezza l’intervento.
Nel pacchetto rientrano inoltre altri 8 milioni per il prolungamento della M1 verso Monza Bettola, opera tormentata da ritardi, bonifiche impreviste e problemi contrattuali sin dai primi anni Duemila. Anche in questo caso il finanziamento viene letto come un segnale di accelerazione dopo anni di stallo.


Tuttavia, come spesso accade, la “coperta” delle risorse infrastrutturali resta corta. E a pagare il prezzo politico di questa redistribuzione è, almeno per ora, il prolungamento della M4 verso Segrate. Una parte consistente dei fondi mancanti per la M5 sarebbe infatti stata recuperata proprio spostando risorse inizialmente destinate alla linea blu, progetto considerato meno avanzato dal punto di vista progettuale rispetto alla lilla.
Una scelta che rischia inevitabilmente di riaccendere il dibattito sull’hub di Segrate e sul futuro collegamento metropolitano verso est, strategico non solo per i passeggeri ma anche per il riassetto del nodo ferroviario milanese e delle connessioni con l’alta velocità. Negli ultimi anni il prolungamento della M4 era stato più volte indicato come prioritario anche per alleggerire il traffico privato lungo l’asse Rivoltana-Cassanese e servire meglio il futuro hub ferroviario di Segrate Porta Est.
Per Palazzo Marino, però, la priorità era chiara: evitare il blocco della M5 e garantire continuità ai cantieri già avviati o prossimi alla gara. E oggi, dopo mesi di trattative tra Comune, Regione e Governo, il risultato sembra finalmente arrivato.

- Referenze immagini: Roberto Arsuffi
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mamma mia quanti capolinea a ricciolo! figli di una progettazione estemporanea.
Ad esempio, M4 andrebbe prolungata verso Paullo, a Segrate ci può andare il tram da Via Porpora o dal copiliea del 33 (Rimembranze Lambrate); M3 verso Melegnano e l’Ospedale, non verso Paullo.
L’Agenzia per la Mobilità sta zitta? (come sempre).
Il prolungamento della M4 verso il nuovo hub di Milano Porta Est era secondo me il miglior progetto dal punto di vista trasportistico tra tutti i prolungamenti immaginati. E infatti è il primo che hanno tagliato..
In presenza di risorse scarse devi fare una progettazione smart (es: prolungamenti in superficie invece che in sotterranea, a partire da M1 a Baggio).
Invece si rimanda sine die il prolungamento che aveva il migliore effetto rete.