Milano | Alla scoperta dei territori della città: Bovisasca

Milano, Bovisasca.

Alla scoperta dei territori di Milano

Nono appuntamento della serie di articoli dove cercheremo di accompagnarvi alla scoperta – o riscoperta – dei territori, dei distretti e delle zone di Milano. Come avrete notato, abbiamo suddiviso la città non in quartieri, ma in 99 territori, aree più vaste che ricalcano, o cercano di ricalcare, gli antichi borghi o nuclei poi inglobati dalla grande Milano: gruppi di cascine, piccole comunità rurali e veri e propri paesi che, nel tempo, si sono uniti o sono stati assorbiti dall’espansione urbana.

Ricordiamo che la Grande Milano si è formata in due fasi. Fino al 1873 Milano era infatti una città relativamente piccola, racchiusa all’interno delle mura spagnole del Cinquecento. In quell’anno si fuse con il Comune dei Corpi Santi, un insieme di borghi, chiese e cascinali che la circondavano. Nel 1923 furono poi annessi anche i comuni autonomi della cintura esterna.

Con questi articoli esploreremo i territori, la loro storia e i loro quartieri, cercando di raccogliere e raccontare i monumenti più importanti insieme alle architetture più significative. Procederemo seguendo un ordine alfabetico.

In questo appuntamento vi porteremo oltre il territorio della Bovisa, in Bovisasca, la zona che si è sviluppata lungo la strada per Novate e che ha seguito un po’ le sorti della Bovisa, ma in maniera più “disordinata” e meno intensa.

I territori

Acquabella – Affori – Arzaga – Baggio – BaronaBicoccaBoffaloraBovisaBovisasca – Brera – Bruzzano – Bullona – Cagnola – Calvairate – Cascina Gobba – Cascina Merlata – Casoretto – Castello – Centrale – Centro Storico – Certosa – Chiaravalle – Chiesa Rossa – Cimiano – Cinque Vie – Città Studi – Comasina – Corvetto – Crescenzago – Dergano – Fiera – Figino – Forlanini – Forze Armate – Gallaratese – Gamboloita – Ghisolfa – Gorla – Gratosoglio – Greco – Guastalla – Isola – Lambrate – Lampugnano – Loreto – Lorenteggio – Macconago – Maddalena – Maggiolina – Montalbino – Monlué – Morivione – Morsenchio – Muggiano – Musocco – Navigli – Niguarda – Nolo – Nosedo – Ortica – Porta Garibaldi – Porta Genova – Porta Lodovica – Porta Magenta – Porta Monforte – Porta Nuova – Porta Romana – Porta Ticinese – Porta Venezia – Porta Vercellina – Porta Vittoria – Porta Volta – Portello – Ponte Lambro – Pratocentenaro – Precotto – QT8 – Quarto Cagnino – Quarto Oggiaro – Quinto Romano – Quintosole – Rogoredo – Ronchetto sul Naviglio – Roserio – Rottole – San Cristoforo – San Siro – Santa Giulia – Scalo Farini – Sella Nuova – Selvanesco – Sempione – Taliedo – Trenno – Tre Ronchetti – Turro – Vaiano Valle – Vigentino – Villapizzone.


LA BOVISASCA

Il territorio della Bovisasca si innesta tra Quarto Oggiaro, la Bovisa e Affori, naturalmente confina con il Comune di Novate, e si è sviluppato nel corso del tempo lungo la strada della Bovisasca. In sostanza è l’ultimo brandello a nord della Bovisa separato da essa dal rilievo ferroviario.


Origine del nome

Il nome del quartiere, naturalmente deriva dalla via Bovisasca, che a sua volta prendeva il nome dalla Strada Comunale della Bovisa, indi Bovisasca, il nome dall’antica località della Bovisa (articolo precedente), un insieme di cascine facente parte dei Corpi Santi di Porta Comasina, cresciuto attorno alla Cascina Bovisa (il cui nome avrebbe origine da “boves”, cioè buoi), attorno alla quale si venne a formare una borgata agricola con tanto di chiesetta, che venne poi inglobata in Milano nel 1873.

La via Bovisasca è una strada periferica nel vecchio sobborgo, già Riparto rurale, della Bovisa. La denominazione attuale è stata deliberata nel 1929. Un tratto della strada fa parte del comune di Novate.


STORIA

Il territorio che oggi conosciamo come Bovisasca apparteneva originariamente al comune di Affori ed era costituito da una vasta distesa di campi agricoli punteggiata da cascine, la più importante delle quali era la Cascina San Mamete. Fortunatamente la cascina esiste ancora oggi, in via Bovisasca 125, proprio di fronte all’antichissimo Oratorio di San Mamete, le cui origini risalgono all’XI secolo.

Nei pressi dell’oratorio si trovava anche la testa del fontanile di San Mamete che, con ogni probabilità, già in epoca romana sgorgava in questa zona. Qui transitava infatti un’antica strada romana che facilitava l’accampamento degli eserciti e la sosta degli animali da tiro appena fuori dalle mura cittadine, lungo l’asse militare diretto verso nord.

L’area rimase prevalentemente agricola sino alla metà del Novecento, quando l’espansione urbana di Milano raggiunse anche questi territori. Ancora prima, però, erano arrivate le ferrovie, che finirono per frammentare profondamente il paesaggio con fasci di binari e passaggi a livello.

Via Bovisasca, asse storico del quartiere, era un’antica strada dal tracciato irregolare e quasi a zigzag. Collegava la direttrice proveniente da Porta Tenaglia, passando dal Borgo degli Ortolani — l’attuale via Bramante — e proseguiva verso la Cascina Lupetta, oggi via Galileo Ferraris. Da qui il percorso lambiva il meraviglioso Oratorio di San Rocco, demolito nel Novecento per fare spazio allo Scalo Farini, raggiungeva il borgo della Bovisa in via Varé passando da piazzale Lugano, per poi continuare verso la Cascina Albana, l’Oratorio di San Mamete e la Cascina Tricoodai — “Tri Coo d’Ai”, ovvero “Tre Teste d’Aglio” nel dialetto meneghino — sino a perdersi nelle campagne verso Novate Milanese.

Secondo il Catasto Teresiano del 1721-1723, molto prima della trasformazione urbana, quest’area era ricca di campi coltivati con il sistema delle marcite, alimentate dai numerosi fontanili oggi quasi tutti scomparsi. Alcuni terreni erano invece destinati alla coltivazione dei gelsi, indispensabili per l’allevamento dei bachi da seta.

Il quartiere moderno nacque sul finire degli anni Cinquanta per iniziativa della Montecatini, che qui realizzò una serie di abitazioni convenzionate per i propri dipendenti. I primi lotti del Quartiere Montecatini vennero consegnati attorno al 1958, mentre gli ultimi edifici furono completati nel 1962. In breve tempo il quartiere si popolò soprattutto di famiglie immigrate dal Meridione.

Successivamente sorsero anche le case di via Cicogna Mozzoni, complete di negozi al piano terreno, un servizio fondamentale per gli abitanti di un quartiere che all’epoca risultava ancora piuttosto isolato rispetto al resto della città. La Bovisasca era inoltre delimitata dal torrente Garbogera che, a quel tempo, scorreva ancora a cielo aperto lungo via Bovisasca.

Non mancavano cave di sabbia e piccoli laghetti artificiali, luoghi che per i ragazzi dell’epoca rappresentavano una sorta di territorio d’avventura, tra motocross improvvisate e cacce a rane e girini.

Con il passare degli anni il quartiere continuò ad espandersi con nuovi edifici e insediamenti residenziali, assumendo gradualmente l’aspetto urbano che conosciamo oggi.

All’inizio degli anni Ottanta venne inaugurato il ponte di via Martin Luther King, soprannominato “ponte azzurro” per il colore delle sue balaustre. L’opera eliminò definitivamente i gravi problemi di traffico causati dai due passaggi a livello della linea ferroviaria Milano-Asso.

Nel dopoguerra, nei pressi della Cascina Tricodai, venne inoltre pianificato un quartiere di villette con giardino, costruito sottraendo nuovi terreni all’agricoltura e sviluppato tra via Cardinale Pietro Maffi e via Cerkovo.

Proprio in via Cerkovo sorse una primitiva chiesetta in legno, poi sostituita negli anni Sessanta dalla nuova Chiesa di San Filippo Neri, costruita all’angolo tra via Bovisasca e via Gabbro.

Nel quartiere delle villette, dove oggi si trova l’asilo nido di via Cerkovo, sorgeva infatti la celebre “Baracca”, una piccola chiesa in legno probabilmente ricavata da strutture temporanee realizzate dal Comune dopo i bombardamenti del 1944. Era composta da una semplice aula per la messa e da un piccolo salone polifunzionale.

Don Piero Uggeri fu il primo parroco della nuova parrocchia di San Filippo Neri, istituita con decreto arcivescovile il 23 luglio 1960 dall’allora arcivescovo Giovanni Battista Montini, futuro papa Paolo VI.

La nuova chiesa venne consacrata il 26 maggio 1967, giorno della festa di San Filippo Neri, alla presenza del cardinale Giovanni Colombo, in un clima di grande partecipazione popolare e forte emozione collettiva.

Alla costruzione della chiesa contribuì economicamente anche la popolazione del quartiere: per mesi vennero raccolte offerte direttamente tra le famiglie residenti.

Tra gli anni Ottanta e Novanta sorsero nuovi complessi residenziali, come le tre torri di via Ceva e il quartiere popolare di Cerkovo.

Sul finire degli anni Novanta venne invece realizzato il ponte di via Chiasserini, migliorando il collegamento tra la Bovisasca e Quarto Oggiaro.

Per decenni sul quartiere aleggiò inoltre il progetto della cosiddetta Gronda Nord, una sorta di superstrada urbana che avrebbe dovuto attraversare i quartieri settentrionali di Milano collegando il Gallaratese a Cascina Gobba. Un’infrastruttura realizzata solo in parte ma che influenzò profondamente le scelte urbanistiche della zona. Lo stesso ponte Martin Luther King era infatti concepito come parte di questo grande asse viabilistico. Anche l’area rimasta incolta ai piedi delle tre torri di via Cascina dei Prati avrebbe dovuto essere attraversata dalla nuova arteria. Per ora il progetto sembra definitivamente accantonato, anche se periodicamente riaffiora nel dibattito urbanistico cittadino.

Di seguito due foto dei vecchi passaggi a livello, entrambi sostituiti da un ponte.

Impossibile, infine, non citare la Cascina Tricoodai (“Tri Coo d’Ai” o “Tricodagli) , “Tre Teste d’Aglio” in dialetto milanese — composta da tre edifici posti ai civici 201, 203 e 205 di via Bovisasca.

L’origine del curioso nome è legata a due possibili interpretazioni. La prima riguarda la particolare collocazione amministrativa degli edifici: all’inizio del Novecento il civico 201 apparteneva al comune di Quarto, il 203 a quello di Affori e il 205 a Novate Milanese.

La seconda spiegazione è invece più popolare e pittoresca: i tre edifici, isolati in mezzo ai campi coltivati a granoturco, emergendo all’orizzonte ricordavano appunto tre teste d’aglio.

Agli inizi del Novecento il Tri Coo d’Ai ospitava circa cinquanta famiglie, mentre i terreni circostanti appartenevano alla famiglia Brambilla che, all’inizio degli anni Cinquanta, li vendette al gruppo Montecatini, aprendo di fatto la strada alla nascita del quartiere moderno. Gli edifici che formano il complesso della Cascina Tricoodai sono tutti dei primi del Novecento, con inserti liberty (come i mascheroni) nel primo palazzo.


Quartieri e luoghi notevoli

Il territorio della Bovisasca può essere suddiviso in cinque nuclei urbani ben distinti, ciascuno con caratteristiche, storia e identità differenti.

SAN MAMETE

Il nucleo di San Mamete si sviluppa lungo via Dante Chiasserini, antica strada che collegava Affori con Musocco. Qui, tra capannoni industriali, depositi e aree produttive, sopravvive la parte più antica della Bovisasca: l’antico Oratorio di San Mamete e l’omonima cascina, ancora oggi testimonianze preziose del passato rurale del territorio.

Accanto agli edifici storici si alternano villette e piccoli palazzi residenziali, creando un paesaggio urbano piuttosto eterogeneo, sospeso tra memoria agricola e periferia industriale.

VILLAGGIO BOVISASCA

Proseguendo verso Novate Milanese, oltre via Cerkovo, il quartiere cambia completamente volto. Qui si sviluppa il Villaggio Bovisasca, un comparto quasi anomalo per Milano, caratterizzato da villette mono e bifamiliari distribuite lungo via Cardinale Pietro Maffi e una fitta rete di strade secondarie.

L’aspetto urbano della zona appare però piuttosto disordinato: casette basse si alternano a capannoni e depositi, mentre manca quasi completamente una presenza significativa di alberature e spazi pubblici qualificati.

Secondo quanto tramandato dagli abitanti, il Villaggio Bovisasca nacque da una vicenda piuttosto controversa che coinvolse circa un centinaio di famiglie di operai e artigiani. L’operazione edilizia degenerò infatti in una truffa che portò anche a un processo e alla condanna dei responsabili. Solo successivamente il Comune intervenne per regolarizzare le costruzioni sorte nel quartiere.

QUARTIERE INA CASA MONTECATINI

Molto particolare e per certi versi anche sorprendente è il Quartiere INA Casa Montecatini, progettato da Ezio Sgrelli e completato nel 1962.

Il quartiere conserva ancora oggi un’atmosfera quasi nord-europea, grazie soprattutto alle facciate caratterizzate da intonaci “a buccia d’arancia” e agli edifici bassi immersi nel verde.

Fulcro della vita di quartiere era via Cicogna Mozzoni, dove si concentravano negozi e attività commerciali di prossimità. Oggi molte saracinesche sono abbassate e diversi spazi commerciali sono stati trasformati in abitazioni.

Peccato, perché con una migliore sistemazione urbana — qualche albero in più, marciapiedi più curati e una riqualificazione della piccola piazza senza nome con la fontana ormai dimenticata — questa parte della Bovisasca potrebbe acquisire un fascino decisamente maggiore.

A penalizzare il commercio di vicinato ha contribuito anche la presenza del piccolo centro commerciale sorto lungo via Bovisasca e, poco distante, del centro commerciale Metropoli di Novate Milanese, che nel corso degli anni hanno lentamente svuotato la storica via commerciale del quartiere.

QUARTIERE IACP CERKOVO

Tra le realtà più complesse della Bovisasca vi è sicuramente il quartiere popolare IACP Cerkovo, realizzato nel 1981 dall’Ufficio Progettazione Edile dello IACP su progetto degli architetti Roberto Consadori, Maria Angela Manzoni e Marco Stanislao Prusicki.

Il complesso, sviluppato tra via Cascina dei Prati 25 e via Cerkovo 47-51, è composto da edifici in linea e a corte dominati da una torre centrale di nove piani affiancata da corpi più bassi di quattro piani.

Per anni questa parte della Bovisasca è stata spesso associata a episodi di cronaca problematica e situazioni sociali difficili, diventando uno dei punti più delicati del quartiere sotto il profilo urbano e sociale.

QUARTIERE ALER MODIGNANI BOVISASCA

Nella parte più settentrionale della Bovisasca si trova invece il quartiere ALER Modignani Bovisasca, caratterizzato da dieci torri residenziali di circa dieci piani ciascuna, costruite intorno al 1970 per l’allora IACP, oggi ALER Milano.

Le torri sorgono immerse nel verde e rappresentano uno degli esempi più evidenti dell’urbanistica residenziale pubblica tipica degli anni Sessanta e Settanta, quando Milano cercava di rispondere rapidamente alla crescente domanda abitativa generata dall’espansione industriale della città.


Spazi verdi

Nel cuore della Bovisasca si trova il Parco Walter Chiari, un’area verde di circa 41.100 metri quadrati realizzata nel 2005. Si tratta di un parco molto frequentato e ben curato, dotato di aree gioco per bambini, campo da bocce e campetto da basket, diventato negli anni uno dei principali punti di aggregazione del quartiere. Purtroppo più ci si avvicina al Quartiere popolare Cerkovo, più aumentano i rifiuti.

Tra la ferrovie e via Cascina dei Prati si trova un’ampia area verde del Comune, area in attesa di venire solcata dalla famosa Gronda Nord che dovrebbe giungere da via Castellammare di Quarto Oggiaro, ma che per ora è stata lasciata a prato con qualche albero.

Proseguendo lungo via Bovisasca in direzione di via Alessandro Litta Modignani si incontra invece il grazioso Pioppeto della Bovisasca, una fascia verde sviluppatasi a margine della strada, davanti agli edifici del quartiere ALER Modignani Bovisasca, tra i civici 93 e 117 di via Litta Modignani.

Alle spalle di questo comparto residenziale merita una menzione anche il cosiddetto Parco POP – Pini Oltre il Pioppeto, una piccola oasi naturale sviluppatasi spontaneamente nel corso degli anni e oggi considerata dagli abitanti una preziosa area verde da preservare. Il parco, divenuto simbolo di biodiversità urbana, nel 2021 è stato anche interessato da un progetto di riqualificazione promosso dal Comune di Milano.

L’area ospita una sorprendente varietà faunistica: dalle lucciole agli allocchi, sino al passaggio di volpi e scoiattoli che ormai popolano persino i giardini condominiali della zona. Purtroppo il “parco” è interdetto ai cittadini, ma è usato come discarica o luogo equivoco, sopratutto lungo via Alessandro Litta Modignani.

Un’altra vasta area verde si trova sempre lungo via Bovisasca, compresa tra via Martin Luther King, via Lisiade Pedroni e via Leningrado. Si tratta di un grande spazio rimasto improduttivo e incolto per decenni. Fino ai primi anni Duemila l’area era occupata da orti spontanei e baracche; successivamente, dopo una fase di bonifica, il terreno è stato lasciato sostanzialmente abbandonato, consentendo però la crescita spontanea di alberi ormai maturi e di una vegetazione quasi selvaggia, che oggi conferisce a questo spazio un aspetto quasi sorprendente per una periferia milanese. Tra qualche anno questo spazio verde verrà solcato dalla nuova metrotranvia interquartiere Nord che passerà nel mezzo del “parco” per collegare Affori alla Bovisa.


Architetture di pregio

Dal punto di vista architettonico la Bovisasca non presenta emergenze particolarmente monumentali o celebri. Si tratta infatti di un territorio cresciuto soprattutto nel secondo dopoguerra, attraverso edilizia popolare, residenziale convenzionata e piccoli interventi privati. Tuttavia non mancano alcuni edifici di interesse storico o urbano che meritano di essere ricordati.

Oratorio di San Mamete

Il principale e più antico edificio della zona è senza dubbio l’antico Oratorio di San Mamete, risalente almeno al XIII secolo. La chiesa viene infatti citata nel Liber Notitiae Sanctorum Mediolani, redatto nel Duecento da Goffredo da Bussero, cappellano della diocesi milanese, dove compare come edificio situato “in strata Bolate”.

L’oratorio nacque come piccolo luogo di culto rurale immerso nei campi dell’antica campagna milanese, all’incrocio di due strade di origine romana, nei pressi di quello che secondo la tradizione sarebbe stato un antico accampamento delle legioni dirette verso la Gallia.

La chiesetta, semplice e raccolta, si presenta ancora oggi con linee essenziali e candido intonaco. Sorge lungo il lato pari di via Dante Chiasserini e la sua facciata a capanna è preceduta da un piccolo sagrato ombreggiato da tigli, dove si trova anche il monumento ai caduti della Seconda Guerra Mondiale della Bovisa.

Gli interni sono sobri e quasi spogli, ma conservano alcuni affreschi di notevole interesse. Sul lato sinistro si trovano infatti una “Visitazione” di gusto bizantineggiante, appartenente al ciclo della vita della Vergine, e una scena della Natività di scuola luinesca che copre un affresco più antico. Compare inoltre la figura di un giovane cavaliere crociato, tradizionalmente identificato con San Mamete.

Un tempo nell’oratorio si celebravano battesimi e matrimoni; oggi la chiesa viene aperta soprattutto in occasione della festa del santo, protettore delle neo-mamme, celebrata nel mese di settembre.

Cascina San Mamete

Accanto all’oratorio si trova la storica Cascina San Mamete, probabilmente il nucleo abitato più antico dell’intera Bovisasca.

Agli inizi del Novecento la cascina ospitava famiglie contadine e attività agricole legate ai campi circostanti. Pur avendo subito modifiche nel corso del tempo, conserva ancora molti caratteri tipici delle cascine lombarde tradizionali: murature in mattoni a vista, archi, fienili superiori e corti interne funzionali al lavoro agricolo.

Proprio gli archi rappresentano uno degli elementi più interessanti dell’edificio, perché pur trattandosi di architettura rurale spontanea conferiscono all’insieme una certa armonia compositiva.

La struttura evidenzia inoltre tutta la funzionalità dell’architettura contadina lombarda, con aperture e prese d’aria studiate per garantire la corretta conservazione del fieno.

Chiesa di San Filippo Neri

A lato della via Bovisasca si trova la chiesa di San Filippo Neri, edificio religioso costruito tra il 1963 e il 1964 su progetto degli architetti Augusto Magnaghi e Mario Terzaghi, autori di numerose architetture ecclesiastiche milanesi del secondo dopoguerra. La chiesa nacque nell’ambito del programma voluto dal cardinale Giovanni Battista Montini, futuro Paolo VI, noto come “22 chiese per 22 concili”, pensato per accompagnare l’espansione delle periferie milanesi durante il boom economico.

Dal punto di vista architettonico, l’edificio si distingue per il linguaggio moderno e sperimentale tipico degli anni Sessanta: volumi geometrici netti, struttura in cemento armato a vista e una copertura fortemente inclinata che conferisce alla chiesa una silhouette quasi scultorea. L’interno, essenziale ma suggestivo, è caratterizzato dalle costolature strutturali in calcestruzzo e dalla luce naturale che filtra attraverso finestre a nastro, creando un’atmosfera raccolta e fortemente spirituale.

Le torri di via Ceva

Tra gli elementi urbani più riconoscibili del quartiere spiccano anche le tre torri residenziali di via Ceva 25, 27 e 29, edifici di 17 piani costruiti tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta.

Pur non essendo esempi di architettura particolarmente raffinata, rappresentano uno dei landmark più evidenti della Bovisasca, visibili da grande distanza e simbolo della forte urbanizzazione del quartiere avvenuta nel secondo dopoguerra.

La casetta dal tetto a botte

Curiosa e piuttosto insolita è anche la piccola casa posta all’angolo tra via Cardinale Pietro Maffi e via Antonio Jorini 13, caratterizzata da un particolare tetto a botte che la rende facilmente riconoscibile nel contesto del quartiere.

Via Dante Chiasserini 14

Merita infine una citazione anche l’edificio di via Dante Chiasserini 14, graziosa costruzione eclettica realizzata nei primi anni del Novecento, testimonianza di quella modesta edilizia suburbana che un tempo caratterizzava gran parte della periferia nord milanese.

Quartiere IACP Cerkovo

Tra le architetture del secondo Novecento va ricordato anche il Quartiere IACP Cerkovo, realizzato nel 1981 dagli architetti Roberto Consadori, Maria Angela Manzoni e Marco Stanislao Prusicki.

Il complesso rappresenta uno degli esempi più significativi di edilizia residenziale pubblica della Bovisasca, con edifici in linea e a corte organizzati attorno alla torre centrale.

Quartiere INA Casa Montecatini

Di particolare interesse urbanistico è inoltre il Quartiere INA Casa Montecatini, progettato da Ezio Sgrelli e completato nel 1962.

Il quartiere conserva ancora oggi una certa qualità compositiva, con edifici bassi, facciate materiche e spazi verdi che richiamano modelli abitativi nord-europei tipici della stagione INA Casa.


Curiosità

Purtroppo la Bovisasca, almeno a un primo sguardo, può apparire un quartiere poco attrattivo. La presenza del vicino centro commerciale Metropoli di Novate, ha infatti finito col cannibalizzare gran parte delle piccole attività commerciali di prossimità, contribuendo negli anni alla progressiva chiusura di molti negozi storici della zona.

In compenso il quartiere conserva una presenza significativa di verde, tra parchi pubblici, aree spontaneamente rinaturalizzate e giardini privati che contribuiscono a rendere l’ambiente urbano più vivibile rispetto ad altre periferie milanesi densamente costruite.

Per il tempo libero e la vita serale, però, molti abitanti continuano a fare riferimento ai quartieri limitrofi, soprattutto Affori e Bovisa, che offrono una maggiore presenza di locali, servizi e attività culturali.

Tra i luoghi più interessanti dell’area spicca sicuramente l’ex Stabilimento delle Cristallerie Livellara, nel vicino quartiere Bovisa, oggi trasformato nello Spirit de Milan. Divenuto negli anni un vero luogo cult della zona nord di Milano, rappresenta uno spazio di incontro e socialità molto amato, capace di coniugare atmosfera popolare, musica dal vivo, eventi culturali e spirito conviviale, mantenendo intatto il fascino industriale degli antichi capannoni della storica fabbrica.


Collegamenti

Dal punto di vista dei trasporti pubblici, la Bovisasca è servita principalmente dalle linee automobilistiche di ATM, che collegano il quartiere con le aree limitrofe e con il resto della città.

Il quartiere, tuttavia, non dispone direttamente né di linee tranviarie né di fermate metropolitane, condizione che contribuisce ancora oggi a mantenere una certa sensazione di isolamento rispetto ad altre zone di Milano.

Non molto distante si trova la stazione ferroviaria di Stazione di Milano Quarto Oggiaro, che però risulta piuttosto scomoda da raggiungere da questo lato della ferrovia a causa della frammentazione infrastrutturale storicamente presente nella zona.

Verso Affori si trovano invece la stazione di Stazione di Milano Affori delle Ferrovie Nord e tre fermate della linea M3 della metropolitana — Affori Centro, Affori FN e Comasina — che, pur rappresentando i principali punti di accesso rapido al trasporto pubblico su ferro, rimangono comunque non particolarmente vicine per gran parte degli abitanti della Bovisasca.


Criticità

Tra le realtà più delicate del territorio vi è senza dubbio il comparto IACP Cerkovo, che per anni è stato associato a situazioni di disagio sociale e degrado urbano. Negli ultimi anni sono però stati avviati interventi di riqualificazione degli edifici residenziali, nel tentativo di migliorare la qualità abitativa e restituire maggiore dignità a questa parte della Bovisasca.

Il degrado, purtroppo, in alcuni momenti finisce per estendersi anche agli spazi pubblici limitrofi, compreso il Parco Walter Chiari, dove non è raro imbattersi in rifiuti abbandonati tra cespugli e aree verdi.

Anche la presenza delle ferrovie continua a rappresentare una forte barriera, non soltanto fisica ma anche psicologica, separando la Bovisasca dal resto della città e contribuendo alla sensazione di isolamento che ancora oggi caratterizza parte del quartiere.

È un peccato soprattutto per alcune aree verdi spontanee e potenzialmente molto interessanti, come il Parco POP o la grande area incolta di via Leningrado, che invece di trasformarsi in veri parchi urbani strutturati restano spesso territori marginali, talvolta frequentati da balordi o interessati da attività poco rassicuranti.

In quest’ottica sarebbe estremamente importante migliorare i collegamenti con il resto della città. Una soluzione auspicabile potrebbe essere la realizzazione di un collegamento diretto tra il Villaggio Bovisasca e la Stazione di Milano Quarto Oggiaro, così da facilitare l’accesso alla ferrovia per gli abitanti del quartiere e ridurre almeno in parte quella storica sensazione di separazione infrastrutturale che ancora pesa sulla Bovisasca.

Per l sezione commercio, pochissimi negozi e pochissimi bar-ristoranti in zona. Unico spazio commerciale è in via Bovisasca, vicino al Parco Walter Chiari, dove si trova il piccolo centro commerciale di zona. Qui, oltre al supermercato, si trovano anche alcuni negozi di vicinato.

  • Referenze immagini: Roberto Arsuffi, Google Street view, Associazione Cittadini Bovisasca
  • Un ringraziamento agli amici di Milano Sparita (forum Skyscrapercity) e degli Antichi Borghi Milanesi
  • Fonte: “Le Strade di Milano”, Newton Peridici 1991; “Le Chiese di Milano”, Ponzoni 1929; www.ilcielosumilano.it di Roberto Schena; Milano. La città dei 70 borghi di Roberto Schena; Pure Milano Photo Project – Sosthen Hennekam; Parrocchia San Filippo Neri
  • Le foto d’epoca sono immagini diffuse in rete e pertanto non di nostro possesso. Non si conosce autore e proprietario, a meno che non sia riportato sulla foto con watermark, che in quel caso noi segnaliamo. Alcune foto sono state restaurate e colorate con AI
  • Bovisa, Bovisasca, Affori, via Bovisasca, Via Martin Luther king, chiesa San Mamete, Parrocchia San Filippo neri, Quarto Oggiaro,

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