"Anche le città hanno una voce" — Segnalazioni, bellezze, architettura, storia e altre curiosità urbane.

Zona Porta Venezia – Da casa “povera” a Disneyland

Un edificio di edilizia popolare di fine Ottocento, in Corso Buenos Aires 25, senza particolare stile o decoro, costruito all’epoca lungo lo stradone di Loreto (nome antico di Corso Buenos Aires) quando ancora era una zona periferica, dopo un intervento di “ristrutturazione” è stato trasformato in un palazzo che si fa decisamente notare. Onestamente pensiamo che questo tipo di ripristino sia un po’ esagerato. Non solo noi, a dire il vero, visto che la casa viene notata e commentata da tutti i passanti.

2015-11-30_Corso Buenos Aires_1

 

Ecco come appariva l’edificio prima dell’intervento: semplici linee, balconcini con ringhiera, finestre incorniciate da una semplice cornice dal disegno basico. Colori beige e marroncino per le persiane.

2012_Corso Buenos Aires_4 2012_Corso Buenos Aires_3 2012_Corso Buenos Aires_2 2012_Corso Buenos Aires_1

Adesso un bel colore ocra sgargiante illumina il corso, le persiane sono diventate verdi e sono state create delle lesene arancioni per suddividere la facciata. E’ stato aggiunto un piano che in facciata è visibile solo per delle decorazioni arancioni (quadrati e cerchi), poste in corrispondenza delle sottostanti finestrature, mentre le vere aperture sono mansardate sul tetto. Il cornicione di gronda ha perso l’armonia di fine secolo per diventare una banale travatura squadrato. Cosa più evidente però, sono i balconi moltiplicati in facciata, ma soprattutto resi pesanti da una balaustra con colonnine in stile Ottocento ma esageratamente sproporzionate alle finestrelle. Insomma, l’effetto dell’intero intervento pare più un villaggio-outlet o una casa che si affaccia sul golfo di Genova. Forse sarebbero bastate delle semplici ringhiere per i balconi e colori meno invasivi, anche se onestamente non disdegniamo l’idea di qualcosa di più vivo e allegro, ma forse qui hanno solo esagerato.

 

 

 

2015-11-30_Corso Buenos Aires_6 2015-11-30_Corso Buenos Aires_5 2015-11-30_Corso Buenos Aires_4  2015-11-30_Corso Buenos Aires_2 2015-11-30_Corso Buenos Aires_3

Foto Jasper90




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


16 thoughts on “Zona Porta Venezia – Da casa “povera” a Disneyland

  1. Davide Mombelli

    A me piace! Da colore al viale, che si sta rinnovando dal punto di vista delle architetture, fondendo non sempre nel migliore dei modi palazzi ottocenteschi, sottotetti in stile floreale e costruzioni moderne. Come esempio vedi la nuova OVS! e il vecchio palazzo del “il giorno” in piazza Argentina.
    E comunque, a mio avviso, meglio la casa “Disneyland” dei condomini targati ’60 della libreria Puccini!
    Io credo che il Corso abbia un suo fascino…che sarebbe meglio valorizzato con la chiusura al traffico ed una pedonalizzazione completa. Le uniche vie perpendicolari al corso (Viale Tunisia, Via Vitruvio) di grande scorrimento andrebbero comunque e necessariamente lasciate aperte.

  2. Ludovico

    Un intervento pessimo, spero non sia stato un architetto ma un qualche ingegnere e/o geometra, che ovviamente di interventi in tessuti consolidati non ne capiscono moltissimo…è proprio il genere di lavori che in università ci educano a NON fare!

  3. wf

    Piace anche a me!
    Certo conncordo con il fatto che è un pelo sopra le righe però almeno è allegro.
    A Milano ci siamo abituati troppo ai colori dei palazzi da cimitero monumental
    Se devo scegliere tra i due ma anche sì a Disneyland, va!

  4. Est71

    meglio così che la trieste bruttura di prima. Il finto può essere meglio di certe brutture di “grande valore architettonico”

  5. Anonimo

    I progettisti hanno semplicemente giocato d’anticipo: consci dei livelli di smog, sanno benissimo che la brillantezza dei colori sarà resa più blanda dallo sporco. A me piace: state descrivendo l’orrore precedente come un grande esempio di architettura. Vergogna.

  6. Tyreal

    Cambierei giusto il colore delle persiane, ma i balconi sono decisamente meglio ora e richiamano altri balconi simili dei palazzi della stessa via.

  7. wf

    Ma va la catastrofisti.

    Sono andato ieri a vedere dal vivo e anche se un pò eccessivo dà un bel colpo di vivacità e colore alla zona e alla parte di strada che prima era l’anonimo grigiotopo storico milanese (e per stroico mi rifersico agli anni ’50 ’70 ??)

    N.B.
    una riflessioen generale.
    Ci siamo un pò disabituati alla vivacità cromatica.
    E poi in tutte le città europee hanno i loro palazzi “kitsch” o semplicemente “simpatici” e/o curiosi.
    Vivaddio!
    Mi affaccio e vedo il mare a Milano. 😉
    Pensate a Salgari che chiuso tutta la vita in casa a TOrino si affacciava al balcone e vedeva la MAlesia..

    Buone feste!

  8. Oliverio

    Sapete una cosa?E’ talmente divertente che ci andrei ad abitare (non so dove mettere l’auto ,ma pazienza).Quei balconi a stampo così kitsch da villetta a schiera a 5 minuti da Milano,quel colore arancio voluto a contrasto col giallo (storico)di Milano..Pensateci, non è una cosa scema ,forse è geniale.

    1. Giuseppe

      Forse sì o più probabilmente forse no; magari hanno sbagliato la tinta. Certi palazzi sono come il risotto: se parti male a farlo non lo aggiusti più. Era eccessivamente scialbo prima mentre ora è particolarmente kitch; comunque meglio questo della immobilità

  9. tommaso

    perchè milano con il prossimo pgt non si dota di un piano del colore dato che sia il regolamento edilizio che il pgt ad oggi non si sono minimamente preoccupati di dare gli estremi per un decoro urbano armonioso?

  10. Bettina

    Io lo trovo stupendo, un bel colpo d’occhio, va bene che siamo un po conservatori e il caro vecchio giallo Milano piace, ma siamo nel 2015, un secolo nuovo e anche un millennio nuovo, io lo trovo splendido, fa tanto Portofino, e diciamocelo va, male non fa!! Lavoro in un negozio al civico 25 e devo dire che spiegare alle clienti che chiamano per sapere dove siamo posizionati è diventato molto più semplice, basta dire siamo al bel l’edificio tutto colorato!! Un po di allegria in mezzo ai meravigliosi palazzi storici che rendono Milano così grigia!! Che poi, lo smog non impiegherà molto a spegnere il nostro
    caseggiato giallo Cuba!!
    Forse non molti sanno che il palazzo in questione fu, ai tempi, una caserma dell’esercito austriaco, dal grigiore e dalla pesantezza della guerra al colore e all’allegria!

  11. Jackhope

    Non sai se è più squallido o finto, questo è il dubbio. Perchè così com’è è un fake che non trovi manco a Disneyland, che è fatta molto meglio, ma anche gli outlet sono studiati meglio, dai!

    E non è un fatto del giallo in se: è un fatto di forme sbagliate: perchè si può anche scegliere un linguaggio neorinascimentale per ravvivare una stamberga popolare di fine ‘800, ma devi saperne la grammatica, anche perchè la trovi urlata in molti palazzi intorno. Impara e poi fai.

    Primo le lesene arancioni: dovevano essere come pilastri che affiorano dalla muratura, poggiano su una fascia bugnata del piano terra/primo, e per arrivare a sostenere i marcapiani o la gronda del tetto. Qua sono cornicine sospese tra i marcapiani che non sostengono un tubo. Incomprensibili.

    Secondo i balconi: i pilastrini nel linguaggio classico devono mantenere una proporzione precisa, verticale ma non troppo,in un rapporto tra base e altezza di circa 1:4 nei casi estremi. Ma qua, per arrivare a 1,1m di altezza minima siamo arrivati alla siepe di missili, slanciatissimi sull’ 1:6, 1:7, e il rigonfiamento centrale che simboleggierebbe l’allargamento del pilastrino per lo sforzo del peso del cornicione del balcone, diventa invece una pancietta di un ex-cumenda atletico arrivato ai ’50. Fa male.

    Terzo il cornicione della copertura: dopo tutto l’ambaradam di lesene e balconi classici, un profilo così banale e poco modulato. Il cornicione dovrebbe uscire molto in orizzontale, perchè è l’elemento di terminazione della casa che poggia a sforzo sulle lesene-pilastri. Ma visto che le lesene sono delle corniciette inconsistenti, anche il cornicione finisce più alto che profondo.E alè!

    Quarto, le finestre cieche. Le hanno giustamente messe in colonna alle finestre, ma non hanno resistito ad alternarle tonde e quadre. Che puoi farlo al limite avendo una distanza costante tra loro, come se fosse il disegno leggero di una fascia terminale, ma qui no, le lesene incorniciate spezzano il ritmo e siccome non basta, mica le hanno fatte tono su tono, in crema o un giallo più chiaro, no!, le hanno sparate in rosso come un pugno in un occhio.

    Questo racconta una sola cosa: abbiamo perso il senso della grammatica classica, e vabbeh, può succedere dopo un secolo che non la si usa. Ma abbiamo perso anche la necessità di saper raccontare una facciata. Ci accontentiamo del pastiche perchè rallegra. E questo è peggio, perchè t’abituerai alla sua presenza e non rallegrerà più, e poi resterà solo la sua povertà grammaticale e l’assenza di fascino, l’assenza di sogno .
    Non c’è bisogno d’essere Michelangelo o Brunelleschi, ma se non sai usare un linguaggio perchè non ti appartiene più, usa quello della tua epoca, usa la sensibilità del tuo tempo, invece di far facciate che sembrano un’ottantenne uscita da un’intervento di chirurgia estetica con le labbra a canotto e la pelle tirata e il sorriso da psicopatica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.