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Milano | Forze Armate – Che fare di Piazza d’Armi

In questi giorni si è parlato molto degli scali ferroviari, ma sul tavolo delle discussioni vi è anche la sorte dell’ex Piazza d’Armi a Baggio. Grande discussione perché in gioco ci sono circa 416 mila metri quadrati (poco più grande del parco Sempione). Comitati e associazioni della zona di Baggio chiedono da lungo tempo un vincolo paesaggistico. La piazza d’Armi venne spostata qui all’inizio del Novecento. In origine si trovava dove oggi c’è il Parco Sempione, poi trasferita dove in seguito venne costruita la Fiera – oggi CityLife – ed infine qui, a ovest della grande caserma Santa Barbara di piazzale Perrucchetti tra le vie Forze Armate e Via Cardinale Tosi dove si trova il grande ospedale San Carlo.

Qui nacque il primo aerodromo d’Italia da dove decollò il dirigibile del comandante Nobile diretto al Polo Nord nel 15 aprile 1928.  Da questi pochi cenni emerge come sia necessario salvaguardare la memoria storica del luogo. Tutti questi metri quadrati possono far gola a molti perché si potrebbe fare un insediamento più grande di CityLife.

Per questo luogo, l’associazione Piazza d’Armi – Le Giardiniere propone un piano che preservi la natura dal cemento. Questo spazio verde si incunea tra le periferie mettendo in connessione altre parti verdi formando un raggio verde molto importante che arriva sino al centro città .

La proprietà oggi è di Invimit Sgr, la società del Ministero dell’Economia e delle Finanze cui spetta la valorizzazione dell’area.

L’idea di un riuso ecologico e sostenibile, realizzabile nelle vaste aree dismesse, può rappresentare l’anticipazione di un diverso modello di sviluppo ispirato a tre grandi temi del risanamento, della manutenzione e dell’innovazione. Sull’area di Piazza d’Armi, laddove il PGT prevede il 50% di spazi a parco permeabile, la proposta delle Giardiniere prevede un utilizzo di carattere agropastorale, un Parco AgroPastorale Urbano (P.A.P.U.) con insediamenti di colture agricole, boschive e allevamenti di animali, dando vita alla produzione di alimenti a filiera diretta, da chi produce a chi consuma.

Nell’agosto del 2014 questo sito è divenuto oggetto di un protocollo di intesa tra Comune, Agenzia del Demanio e Ministero della Difesa, che hanno costituito un gruppo di lavoro al fine di valorizzare l’area. Le linee guida prevedono l’edificabilità del 50% del suolo. Nell’autunno del 2014 le Giardiniere hanno presentato il loro progetto al Consiglio di zona 7, che ha dato avvio ad un processo di partecipazione democratica al fine di raccogliere “desiderata e fantasie” sulla Piazza d’Armi. Tali progetti ritengono preferibile la conservazione del verde esistente e la sola edificazione dell’area dei magazzini.

 

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Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


11 thoughts on “Milano | Forze Armate – Che fare di Piazza d’Armi

  1. Alessandro

    Mr Arbuffi!! Si definisce “da grande farò il sindaco”.Perchè non si candida veramente?Lei ama il Bello come molti.L’Estetica è Etica.Non dimentichi.

  2. Jules

    Concordo con Luca: va bene valorizzare il verde, considerata anche la possibilità di creare un “sistema” con gli altri bei parchi di Milano ovest, ma sarei più propenso ad un’operazione di ricucitura degli spazi urbani tra Baggio e Quarto Cagnino da una parte e le zona intorno a Piazzale Gambara dall’altra. 50% parco, ma un restante 50% di edilizia abitativa, commerciale e di pubblico utilizzo.

  3. Renato S.

    Cerchiamo di essere concreti: bella l’idea di non cementificare alla Citylife, per di più di evitare case di lusso.

    Ma è un’area relativamente centrale, ben collegata e con discreti servizi pubblici già disponibili. L’occasione giusta per realizzare un quartiere pilota di edilizia mista con prevalenza di housing sociale. Per esempio, per sgomberare e poter poi abbattere gli orrendi palazzoni popolari della zona Mercantini/Aretusa e Lorenteggio/Giambellino, offrendo – ovviamente a chi ne ha diritto – alloggi dignitosi e al passo gli standard d’oggi. Col giusto equilibrio di servizi e aree verdi, non una colata di cemento.

    Per le attività agro-silvo-pastorali c’è già il Parco Sud, non vedo perché sprecare un’area che in gran parte è accessibile a piedi dalla M1 inganni!

    1. Marshall

      Cerchiamo invece di pensare in grande.
      Milano in rapporto agli abitanti non ha nemmeno la metà dei parchi di Londra, un quarto di quelli di Berlino e un ottavo di quelli di Stoccolma.
      E’ difficile sostenere che quelle non siano abbastanza “città”.
      A Berlino hanno deciso di non edificare l’aeroporto di Templehof che si trova in una situazione analoga; in pochi mesi un’enorme area è stata messa a disposizione dei cittadini che, ripeto, avevano già molto più verde pro capite dei milanesi.
      I parchi urbani non servono le “attività agro-silvo-pastorali”. Si chiamano così proprio perché servono agli abitanti della città. “Andare al parco”, tendenzialmente partendo da casa propria a piedi o in bici, è una componente essenziale della vita urbana.
      Con un grande parco fatto bene si rivalutano i valori immobiliari in zona inducendo i privati a investire risorse nel miglioramento dei propri immobili.
      PS: Quest’area non è nemmeno così ben servita dai mezzi pubblici. La M1, ricordo, non passa da via Forze Armate ma 500 metri più a sud.

  4. Nicola

    Sono d’accordo con i commenti precedenti: la città deve restare città, quindi ok parchi e nuove costruzioni, il giusto mix. Piuttosto cerchiamo di salvaguardare il verde e la campagna fuori città, devastato da capannoni dismessi, schifosissimi centri commerciali, svincoli di tangenziali. La pianura padana è ormai seriamente compromessa, smettiamo di costruire dove non si può, e costruiamo dove si può e sarebbe auspicabile fare.

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