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Milano | Centro Direzionale – L’angolo abbandonato del Centro Direzionale: III Parte

III Parte.

Vogliamo fare un giro per le vie Adda, Emilio Cornalia, Antonio Bordoni, Viale Liberazione e Piazza Einaudi. Il quadrilatero del Centro Direzionale dimenticato da decenni e che ancora oggi pare annaspare. Pensare che a pochi metri, dal lato opposto di Viale della Liberazione si trova il favoloso complesso di Porta Nuova-Varesine, coi suoi palazzi sfavillanti, i giardini curati, le piste ciclabili e gli spazi urbani a misura d’uomo. Qui, nell’insieme di strade recuperate negli anni Cinquanta da un quartiere alla periferia, incastrato com’era tra il canale della Martesana e i rilievi ferroviari che di fatto mantennero per lungo tempo la zona isolata, fino agli anni Cinquanta/Sessanta.

La terza parte prende in esame una delle più brutte vie del centro di Milano, via Antonio Bordoni. C’è poco da dire se non chiederci come sia possibile che a Milano ci sia una via ridotta così. A predominare il “panorama” della via c’è il retro grigio e squadrato, quasi marziale, dell’edificio a stecca progettato da Melchiorre Bega nel 1964, che si affaccia su piazza Einaudi e attualmente ospita gli uffici della Telecom Italia.

L’edificio in questione faceva parte del più grande progetto per il Centro Direzionale pensato in seguito al grande boom economico degli anni Cinquanta/Sessanta: il progetto fu redatto da una commissione nominata dal Comune di cui facevano parte gli architetti Vincenti, Muzio, Lancia, Perelli e l’ingegner Bosisio.

Sorsero dunque questi grandi palazzi che danno il retro sulla piccola via Antonio Bordoni, alla fine mai sistemata, anche perché l’idea originaria era di demolire l’intero quartiere fino a Via Fara e trasformarlo tutto con palazzi simili alle due stecche e ad uso esclusivo terziario. Così sul lato opposto per lungo tempo vi rimasero isolati in attesa di venire demoliti secondo i piani regolatori dell’epoca. Oggi alcuni di questi palazzi sul lato pari della via sono stati trasformati.

 

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Ad esempio il palazzo al civico 6 che è stato demolito e ricostruito in versione moderna. Secondo noi era più bella la vecchia facciata anche se era una vecchia casa di ringhiera di fine Ottocento. Quattro piani hanno ceduto il posto ad un palazzo residenziale di 7 piani abbastanza anonimo.

 

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


6 thoughts on “Milano | Centro Direzionale – L’angolo abbandonato del Centro Direzionale: III Parte

  1. Claudio K.

    Il titolo “l’angolo abbandonato” è fuorviante: è Porta Nuova che è l’eccezione, questo è lo stato NORMALE del resto della città (qualche via del centro a parte): marciapiedi malconci, arredo urbano inesistente, segnaletica stradale martoriata, erba che cresce nelle crepe, tag ovunque.

  2. Est71

    Ennesimo esempio di come le peggiori brutture provengono da piani urbanistici interrotti.
    Quello di cambiare idea, regole, obiettivi, disegno, interesse politico è un male incurabile della mentalità italiana in tutti i campi, non solo della pubblica amministrazione.

  3. Davide V.

    Concordo anche io con Est71.

    La legge sul recupero dei sottotetti poi va proprio in questa stessa becera direzione, l’isolato di via Fara è sopravvisuto alle demolizioni mantenendo la sua impostazione originale, palazzi di 4 piani allineati alla gronda, peccato aver compromesso questo ordine ‘residuo’ con quel sopralzo esagerato di ben 3 piani. Abbiamo aggiunto disordine ad un luogo già brutto e degradato.

  4. Davide V.

    E’ già Antonio, per loro è più importante tutelare la memoria dei BINARI DEL TRAM in disuso lungo la Ripa o in Piazza XXV aprile, il dislivello tra marciapiede e strada nelle zona pedonali come Duomo o Santa Maria delle Grazie piuttosto che le architetture tipiche o le impostazioni urbanistiche del passato che caratterizzano la nostra città.

    Non capirò mai.

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