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Zona Turro – Il Castello di pietra

Colpisce l’occhio, se si presta attenzione a ciò che ci circonda, passando per Viale Monza il grande palazzo in pietra al numero 46: una sorta di castello medievale in granito grigio e dotato persino di torre merlata e bifore.

Quando venne costruito, nel 1910, l’edificio si trovava ancora nel comune di Turro (nel 1917 viene inglobato nella grande Milano), Viale Monza era alberato e vi passava ancora l’ippovia Milano-Monza; qui il ragioniere Primo Gilberti, nato intorno al 1880 e scomparso nel 1939 possedeva una fabbrica di corsetteria. Gilberti era un grande appassionato di scultura antica, grande viaggiatore, studioso di medicina e veterinaria, fu anche sindaco di Greco prima che venisse inglobato anch’esso da Milano. Volle edificare questo grande palazzo ispirandosi alle dimore medievali (all’epoca andava molto di moda il romanticismo del vecchio medioevo – si veda il Castello Cova). Composto da 4 piani più un piano terra rialzato, escludendo la torretta di due piani oltre il tetto, l’edificio presenta una facciata in pietra grigia lasciata a grezzo con finestre ad arco a tutto sesto singole nel lato sinistro e in gruppo di due bifore nel lato della torre. L’effetto nel complesso non è male, infatti pare quasi una vera dimora medievale, peccato però che abbiano usato le misere tapparelle (all’epoca grande novità edilizia) al posto di più eleganti e consone persiane.

Il nostro ragioniere decise di tener per sè l’ultimo piano compreso di torre, dove allestì la sua biblioteca. Il resto del palazzo lo mise in affitto. Subito soprannominata dagli abitanti del tempo, “Ca’ di Sass” (casa di pietra) un po’ come il più famoso palazzo della Cariplo in Via Monte di Pietà.

L’austero ingresso, anch’esso ad arco a tutto sesto, possiede due paracarri in ferro battuto con rappresentati due draghetti ai lati del portone, mentre un grazioso cancello separa la strada dal cortile interno che un tempo era munito di un giardino più grande, dotato di bellissimi platani storici e un filare di aceri. A lato del cortile si trova un garage, che in origine era la rimessa per le carrozze, decorato con mascheroni scolpiti del XVI secolo, pezzi residui del collezione di Gilberti come i due busti sotto il portico.
Peccato che il bel castelletto sia affiancato da un brutto condominio moderno realizzato negli anni Sessanta.
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Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


4 thoughts on “Zona Turro – Il Castello di pietra

  1. Davide Mombelli

    Forse una delle poche costruzioni belle che si possono trovare in viale Monza. Ma voi non trovate che sia una via veramente brutta? Il tessuto edilizio é stracciato, la via é disordinata, migliora un po arrivandi a precotto ma poi fino a sesto rimane anonima. E pensare che é una delle vie più larghe di Milano. Voi di UL non avete qualche bella idea per migliorarla? Ridacimento dei parcheggi, aiuole, fontane. ..qualcosa che la renda meno suburbia di ciò che non é!

  2. ALBERTO

    Con la scusa di guardare tutti i comuni aggregati a Milano nel corso degli anni mi sono imbattuto in quello di Vaiano e l’ho cercato su Google maps. Pazzesco come possa esistere un borgo abbandonato circondato da campi di papaveri a un tiro di schioppo da Milano! Mi lascia speranzoso ed esterrefatto! Voglio che vengano mandati via gli zingari e venga aperto un agriturismo raggiungibile in bici e che resti isolato dal resto della città!

  3. Nicola

    Anch’io mi associo ai commenti precedenti. Vle Monza pare abbandonato a se stesso. Marciapiedi sporchi e sconnessi in asfalto, attraversamenti pedonali pericolosissimi, auto e scooter parcheggiato ovunque a casaccio. Milano è anche la periferia, perché chi abita in periferia non è degno di avere un po’ di decoro e bellezza?

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