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Milano | Zona Tortona – Pace fatta al MUDEC

 

David Chipperfield, progettista del Museo delle Culture, e Palazzo Marino pare siano giunti ad un accordo.

Il rifiuto da parte dell’architetto inglese di “firmare” la sua opera derivava dal fatto che Chipperfield ritenesse che non fossero stati rispettati gli standard edili che garantivano la qualità al suo progetto.

Il contenzioso a suon di carte bollate ha riguardato soprattutto, e non a torto, l’utilizzo dei materiali per la pavimentazione dell’atrio e dello scalone.

Il colore della pietra scura di diverse tonalità e finiture realizzate male avevano mandato su tutte le furie l’archistar che si rifiutava di inserire il museo tra le sue opere.

Su invito del Tribunale ieri i contendenti hanno firmato una transazione bonaria il cui contenuto è stato affidato a un comunicato stringatissimo: «L’architetto riconosce la paternità dell’opera architettonica e il Comune riconosce che l’impatto estetico della pavimentazione del museo e del rivestimento in pietra dello scalone non è riconducibile a quello originariamente concepito».

 

Come da accordo, nell’ingresso principale del Mudec verrà installato un pannello che avviserà tutti i visitatori che: Il Mudec è stato realizzato sulla base di un progetto predisposto dall’Ati di imprese guidate dall’architetto David Alan Chipperfield e composta da David Chipperfield Architets Ltd, Sajni e Zambetti srl, e dall’architetto Giuseppe Zampieri, a seguito dell’aggiudicazione nell’anno 2000, del concorso internazionale di progettazione bandito dal Comune di Milano nel 2019 denominato “Ansaldo La Città delle Culture”. Le complesse fasi di progettazione e di realizzazione, quest’ultima dal 2008 al 2014, si sono protratte per circa quindici anni comportando alcuni scostamenti di impatto estetico rispetto a quanto originariamente concepito. Tali scostamenti non hanno comunque impedito all’Ati e, in particolare, alla David Chipperfield Architect srl e all’architetto David Chipperfield di riconoscere l’opera nel maggio 2017.

Naturalmente l’architetto potrà citare il fatto che la posa della pavimentazione non è quella voluta dal progetto originale e che il risultato estetico è decisamente quello non voluto.

Intanto per i prossimi sei mesi la ditta che posò le lastre dovrà intervenire per correggere altri difetti che si sono presentati dopo due anni di utilizzo.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


14 thoughts on “Milano | Zona Tortona – Pace fatta al MUDEC

  1. Piero

    Tarallucci e vino.

    E quindi i Cittadini di Milano che con le loro tasse han finanziato la costruzione del Museo se lo devono tenere fatto male e i funzionari del Comune che dovevan supervisionare i lavori tutti bravi e tutti innocenti.

    Aveva ragione da vendere Chipperfield quando disse: “Il mio è un messaggio ai cittadini di Milano, più che a chiunque altro, questo museo è vostro, sono i vostri soldi che sono stati spesi per questo progetto e siete voi a dover esigere il meglio.”

    Non è andata esattamente così, ma amen, a Milano si vede di peggio…

    1. lorenzo lamas

      @ Piero
      In realtà a me non è così chiaro se il pavimento sarà oggetto di intereventi correttivi o meno.
      Da quanto reso noto, considerati i reciproci riconoscimenti delle parti, tali interventi sembrerebbero effettivamente non previsti.
      Peraltro, ho letto in alcuni siti web, che verranno svolti dei lavori per correggere i difetti presenti nel museo.

      1. Piero

        Due anni fa si parlava di far risistemare i difetti più evidenti del pavimento, ma adesso si parla solo di rifare le botole dei cablaggi elettrici (che se passi di li, è evidente che han dei problemi seri)
        http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/17_giugno_21/pace-mudec-la-rissa-5dc0e43c-55e6-11e7-84f0-6ec2e28c1893.shtml

        Molto probabilmente mi sbaglio (e chiedo scusa in anticipo) ma sembra che alla fine l’Architetto abbia deciso che era meglio incassare i compensi bloccati e che il Comune avesse altro per la testa che i pavimenti fatti alla cavolo di un Museo deciso da due o tre Sindaci prima dell’attuale.

        Io dal canto mio, cercherò di non farmi venire l’ittero tutte le volte che ci entro, che ovviamente non ne vale la pena. 🙂

  2. Pierre

    TOGLIERE il pavimento e rifarlo completamente! È l’unica cosa sensata. Con il basaltino di Viterbo che prevedeva il progetto. Come cittadini, come milanesi, come contribuenti – non possiamo accettare lavori fatti in questa maniera. È questione di orgoglio e buonsenso. Architettonicamente credo che sia uno dei lavori migliori di Chipperfield. Realizzarlo in maniera così dilettante è semplicemente uno scempio. Non va per niente bene. Milano merita di meglio.

  3. Davide Piva

    Ma non si usa più rifiutare i lavori fatti male e pretendere il rifacimento? In alternativa, non si usa più bloccare il pagamento a fronte di lavori mal fatti?

    1. Pierre

      È la cosa che mi stupisce in questo caso. Il budget del Mudec con 30 mio. era più che adeguato. L’architetto ha costruito un sacco di edifici, anche benissimo, quindi sa progettare. Un lavoro fatto così non va accettato, i pagamenti all’azienda vengono bloccati e devono rifare il lavoro. Non mi pare una cosa insensata. Qua sono successi ennesimi pasticci. La mia opinione personale è che devono riparare le cose malfatte e rifare quello che non è fatto all’altezza. Costa un po al comune e anche a noi cittadini, ma così almeno otteniamo un opera adeguata. Così non è pane ne pesce. E un grande peccato.

    2. Anonimo

      @Davide Piva: la transazione di cui parla l’articolo è tra l’Architetto (che aveva tolto il suo nome dall’opera perchè indignato dal pavimento) ed il Comune.

      Se il Comune abbia fatto poi anche causa all’Impresa per far rifare tutto a regola d’arte non è dato saperlo, ma sembra di no visto che tutto quel che le imputano son le botole dell’impianto elettrico…

  4. GArBa

    io so solo che una targa con la scritta riportata:
    1) non verrà letta dal 99.7% dei visitatori (wall of text)
    2) il restante 0.3% stenterà a trattenere sonore manifestazioni di ilarità.

    1. Carlo

      Pazzesco hai ragione!
      Ma come si fa a trovare “soluzioni” così ridicole?!? Meglio ridere per non piangere…come farà chi leggerà la targhetta…

  5. Anonimo

    Ma solo io trovo tutta sta polemica inutile e senza senso? Il pavimento non mi pare così terribile e anche se non è perfetto personalmente è tra le ultime cose che guardo in un edificio.
    Ci sono progetti ben più scandalosi, come le uscite della M5 in viale Zara, su cui nessuno ha fiatato.

    1. GArBa

      per la verità sulle uscite della M5 hanno fiatato in parecchi, e infatti nella seconda tratta le cose sono migliorate. non al livello delle migliori cose viste in giro in italia e nel mondo ma almeno a un livello di decenza minima.

      sull’estetica del pavimento del mudec, da lontano potrebbe anche sembrare decente, ma sicuramente la qualità della posa e del materiale usato è bassa.

      1. lorenzo lamas

        La polemica sarebbe inutile e senza senso se si stesse parlando del pavimento di un Carrefour express, per esempio.

        In questo caso, invece, sono state spese decine e decine di milioni di euro per la realizzazione di un museo che portasse la firma di una archistar come David Chipperfield, che fa, giustamente, della precisione e del rigore, la sua firma.

        Questa pecioneria mi infastidisce molto, perchè il museo è veramente bello.

        Purtroppo solo da un punto di vista dei costi, il pavimento sarà in linea con gli standard da archistar.

    2. Pierre

      Io trovo allucinante che c’è gente in giro che dice “ma tanto non fa così schifo”. Un pavimento fatto così male lo devi far togliere in un bagnetto del cavolo. E io non credo che c’è gente in giro che lo accetterebbe in casa sua. Come milanesi e come cittadini dobbiamo vergognarci che non siamo capaci di richiedere di più.

      Per il Mudec sono serviti 15 anni e 30 milioni di €.

      Il progetto di Chipperfield è un masterpiece, solo che lo abbiamo realizzato come se fosse una baracca.

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