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Milano | Proposte: Milano ci riprova con il Tribunale unificato dei Brevetti

Dopo lo smacco per la mancata assegnazione dell’EMA, l’Agenzia europea del Farmaco, Milano ci riprova a ottenere un’altra grande sede europea, con il Tribunale unificato dei Brevetti, l’EPO.

Il Governatore della Lombardia, Attilio Fontana, durante un convegno tenutosi nel capoluogo lombardo organizzato dall’Ordine milanese degli avvocati, ha ribadito l’intenzione e il dovere di sollecitare il Governo Nazionale, di fare il possibile per ottenere la candidatura dell’Italia e in particolare di Milano come sede di una delle divisioni centrali del Tribunale Europeo, dopo che Londra abbandonerà l’Unione Europea. Ora l’EPO, l’European Patent Office, è dislocato tra Parigi, sede centrale, Monaco di Baviera e appunto Londra, la cui sede dovrà esser rivista a seguito della Brexit.

Come ha affermato la presidente della Corte d’appello di Milano, Marina Anna Tavassi, la sede per ospitare la Corte dei Brevetti ci sarebbe già, grazie agli 850 metri quadrati disponibili in via San Barnaba, o come è stato ipotizzato per Ema, anche il Grattacielo Pirelli potrebbe essere un’ottima sede.

 




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Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


7 thoughts on “Milano | Proposte: Milano ci riprova con il Tribunale unificato dei Brevetti

  1. Anonimo

    L’Italia si è rifiutata per anni di aderire alla disciplina Europea dei Brevetti perchè offesa dal fatto che le lingue ufficiali fossero solo Inglese, Francese e Tedesco – che ha senso che se traduci un brevetto in 21 lingue poi non si capisce più niente di cosa dice il brevetto stesso, perso nelle pieghe della traduzione.

    Le sedi sono a Londra, Parigi e Monaco anche per ragioni linguistiche.

    Dire che la vedo dura è poco. Magari però possiamo fare leva sulla fama di velocità, efficienza e internazionalità del nostro sistema giudiziario. 😉

    1. Renato S.

      Fontana, i suoi sodali della Lega passano la maggior parte del loro tempo a insultare Bruxelles. Come fa solo a immaginare che prendano in considerazione una simile ipotesi?

      1. gg

        Non è una cosa scema, alla fine Fontana fa comunque parte di un partito apertamente euroscettico, però alla fine il nostro vero problema è il sistema giudiziario bizantino

  2. --

    Dipenderà tutto dall’accordo sulla Brexit che si sta negoziando in queste settimane (e dal successivo raggiungimento di un voto favorevole sul testo in seno al Parlamento del Regno Unito) .
    Se si opterà per un hard Brexit, con la conseguente “uscita” dal mercato comune europeo per il Regno Unito, allora qualche timida speranza potrebbe esserci per Milano, considerato che Londra non potrebbe mantenere la sua sede dell’EPO.
    Sarà comunque una strada tutta in salita.
    Speriamo solo che non sorteggino con una monetina questa volta!

    1. GArBa

      l’accordo è già fatto, finito il negoziato ed accettato dai rappresentanti dei 27 governi dei paesi che rimangono nell’unione.

      fra numerose polemiche, il parlamento britannico si pronuncerà su questo accordo lunedì, non prima che la corte di giustizia europea abbia chiarito se è possibile a uno stato che ha iniziato la procedura di uscita dall’unione interromperla unilateralmente e tornare allo status quo.

      questo proprio perché senza un pronunciamento in tal senso, visti i tempi, i parlamentari britannici si troverebbero a scegliere tra l’accordo stipulato dal governo (che può o meno piacere, per i motivi più diversi) e il caos di un’uscita “a scadenza” senza accordo (che non piace a nessuno se non a qualche fanatico).

      se il pronunciamento della corte stabilisse (come ritenuto probabile da numerosi analisti) che il processo può essere interrotto, questo costituirebbe un “paracadute” per il regno unito in caso di rigetto dell’accordo raggiunto.

      per cui, si vedrà cosa ne sarà sia dei brevetti che dell’EMA, perché potrebbe essere tutto da rifare.

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