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Milano | Ghisolfa e Bovisa – Demolizioni in piazzale Lugano e lo Scalo Farini

Siamo passati dalla Ghisolfa, dal cavalcavia Bacula e da piazzale Lugano per vedere a che punto sono le demolizioni del vecchio edificio in degrado da decenni, delle ex Poste. Come avevamo visto, la demolizione dello stabile, tanto attesa, è cominciata nel gennaio scorso. Abbiamo dato anche uno scorcio alla parte ovest dello Scalo Farini e alla zona di via Delfico alla Ghisolfa.

Come vediamo lo smantellamento dell’edificio costruito negli anni Sessanta, sta procedendo dall’alto.

Purtroppo dobbiamo segnalare anche la presenza di nomadi che pernottano nella zona del parco ai piedi del rudere. Speriamo che una volta concluso il progetto di risanamento, questa parte del piazzale Lugano venga migliorata. Sicuramente eliminando la zona d’ombra dell’angolo chiuso con l’apertura di un sottopasso del cavalcavia che si collegherà con via Colico, sarà un passo avanti.

Noi ritorniamo ancora sulla segnalazione del sottopasso chiuso e degradato che unirebbe le due parti del piazzale.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


6 thoughts on “Milano | Ghisolfa e Bovisa – Demolizioni in piazzale Lugano e lo Scalo Farini

  1. Andy77

    Ma nessuno ha mai proposto di interrare la cerchia 90-91 combinandola con una circle line più interna? Si eliminerebbero molte barriere fra i quartieri il traffico veicolare avrebbe meno impatto e i trasporti sarebbero più efficienti.

    1. Anonimo

      Era un progetto dei primi anni 70, la circolare 90-91 doveva essere una specie di metrotramvia “vera” con molti tratti sottoterra e sottopassaggi.

      Poi come spesso capita in Italia cambiò la giunta (nel 75) e il progetto si arenò.

      Cosa ci resta: i Jumbo Tram della serie 4900, che erano stati studiati proprio per quella linea. La coda non rastremata era dovuta proprio al fatto che doveva correre su linea protetta “vera” da metrotramvia con le banchine e su sede dedicata. Poi li misero sulle linee normali, uccise un pensionato scodando e li modificarono tutti come si vedono oggi.

      1. Andy77

        Peccato! Dovrebbero riprendere a sfruttare il sottosuolo lasciando il minimo indispensabile in superficie. Costruendo in trincea i costi non dovrebbero essere esorbitanti. Se le cerchie (anche quella delle mura spagnole) fossero liberate dal traffico di attraversamento (facendo pagare i transiti in sotterranea) e progettando le linee tranviarie o metro circolari integrate con la strada Milano guadagnerebbe in vivibilità. Mi sembra che il COCIS avesse fatto degli studi al riguardo.

      2. Renato S.

        Il progetto – lo seguii da vicino come studente del Poli – a pensarci oggi era terrificante, con i tram su viadotti all’altezza dei primi piani. Degno di Hong Kong o Chicago.
        Per fortuna i costi e i problemi tecnici legati alle pendenze d’accesso ai viadotti erano folli. E tutto è naufragato.
        Onestamente oggi ci sono ben altre soluzioni e il filobus in preferenziale sarebbe già di per sé ottimo: basterebbe chiudere la corsia ai milioni di altri utenti impropri – dagli scooter agli invalidi – che l’affollano e ostacolano.

  2. Renato S.

    Mi resta del tutto incomprensibile la tempistica di questa demolizione. In zona Portello per il progetto Pharo hanno demolito dall’estate un intero isolato di palazzi di otto piani, per di più adiacente a un ospedale.

    Qui un fabbricato isolato pare costruito in kriptonite, tanto ci stanno mettendo ad abbatterlo.

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