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Milano | Porta Nuova – La ciclabile di Via Melchiorre Gioia: settembre 2019

Quasi completata la ciclabile di via Melchiorre Gioia lungo il tratto di piazza Einaudi. Manca ancora la connessione con la ciclabile di viale della Liberazione e naturalmente il tratto sotto il palazzo di Via Pirelli 39, l’ex palazzo degli Uffici Tecnici Comunali, venduto a Coima lo scorso marzo.




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Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


8 thoughts on “Milano | Porta Nuova – La ciclabile di Via Melchiorre Gioia: settembre 2019

  1. .mau.

    ma non sarebbe più semplice passare a lato del palazzo e riattaccarsi al moncone davanti all’ex palazzo Telecom? fare la corsia sotto il grattacielo significa comunque togliere una corsia alle auto (e alla 43), e mettere una semplice riga gialla sarebbe un istigazione al suicidio per i ciclisti.

  2. Anonimo

    Finalmente un pezzo in più. Bisogna però dire che a livello di ciclabilità a Milano siamo ancora molto, molto in ritardo. Tante zone hanno troppo poche ciclabbili. Dobbbiamo far meglio!

  3. Lorenzo

    Sarebbe ideale anche metterci due alberelli per fare un po’ di ombra a bici e pedoni altrimenti quel passaggio d’estate diventa una fornace…

    Come sempre è evidente che chi progetta le piste ciclabili a Milano in realtà non ha mai usato la bici.

  4. Blitzer

    Oltre a vedere di tutto tranne che “ciclisti” in quelle esistenti ma qual’é, sempre che esista, il piano del comune? Capisco che si tratta di Milano/Italia ma è mai possibile che, partendo da zero, non si riesca MAI a fare qualcosa di strutturato? E poi.. solo un es.: la tratta di pista ciclabile in via Monte Rosa (la prima di Milano) è veramente uno spettacolo! ;-)))

    Le cose serie:
    https://www.muenchen.de/rathaus/dam/jcr:336299f1-dfb3-45f3-93bc-d7bd47e20d6b/cycle-network_signposting.pdf

    1. Anonimo

      Ma non penserai mica che in Italia le piste ciclabili le facciano per i ciclisti!? Hai detto giusto Milano/Italia, e non Milano. Fosse per Milano ci sarebbero le stesse piste ciclabili di monaco, ma dal momento che Milano/Italia deve dare tasse e tasse a roma/Italia, le piste ciclabili sono realizzate scientificamente per massimizzare l’entropia, quindi gli ingorghi stradali che derivano dal restringimento della carreggiata e il consumo di carburante e quindi l’accise la tassa sul carburante. Più la pista ciclabile crea entropia più tasse vanno a roma. E ti assicuro che sono dei veri capolavori quelle piste cicabili, per quello che è il loro reale scopo, sono progettate in modo perfetto. Per capirlo non dovresti ragionare da tedesco, ma da romano che ogni mese deve saldare i debiti (pubblici) che ha lasciato in giro dovunque.

  5. Andrea

    Non ricordo più per quanto tempo sia rimasto chiuso (e tutt’ora lo è) questo passaggio ciclabile in Melchiorre Gioia che porta da viale della Liberazione a via Pirelli. Troppe volte sono dovuto passare sotto all’edificio-ponte in mezzo al traffico di una via larga quasi come un’autostrada (tre corsie per senso di marcia). E c’è da dire che io sono un ciclista convinto, quanti futuri ciclisti ha perso il Comune bloccando il passaggio per così tanto tempo?

    Tra il 2012 e il 2016, sotto la spinta al cambiamento guidata dalla nuova giunta arancione, c’è stato una vistoso e oggettivo aumento della mobilità ciclistica in città (ricordo la biciclettata arancione in favore di Pisapia e i “Bike Pride” con migliaia di partecipanti). Da almeno un paio di anni la mia sensazione è che sia tutto ritornato ai livelli del 2010 proprio perché in quei 5 anni i cittadini hanno provato a cambiare ma il comune ha continuato a trattare la categoria dei ciclisti senza adottare alcun tipo di priorità, non solo impiegando anni per realizzare, in malo modo, nuovi tratti ciclabili ma anche dimenticandosi totalmente dei disagi causati ai ciclisti dai vari cantieri della città.

    Ogni volta che viene realizzato un cantiere il primo tratto di strada che viene bloccato è la ciclabile, non viene mai realizzato e indicato un percorso sicuro alternativo e sempre la ciclabile è l’ultimo tratto che viene poi riaperto, molte volte anche settimane dopo la chiusura del cantiere e ovviamente riasfaltando nel peggiore dei modi.

    Non c’è certezza per chi sceglie la bici a Milano: da una parte il “popolare” luogo comune che andare in bici è molto pericoloso e dall’altra un Comune che con i suoi frequenti cantieri sconvolge per mesi o anni le routine dei cittadini ciclisti o aspiranti tali dimostrandosi totalmente disinteressato. Le foto che vediamo di uno stradone perfettamente asfaltato e riaperto in anticipo con accanto una ciclabile chiusa a causa di un tratto di 10 metri rimasto irrealizzato ne è la prova.

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