"Anche le città hanno una voce" — Segnalazioni, bellezze, architettura, storia e altre curiosità urbane.

Milano | Duomo – Un pezzo alla volta si ricompone Palazzo Reale: le tende

Sarà apparentemente cosa di poco conto, ma le sale vuote del Palazzo Reale, riempiendosi di piccoli o grandi oggetti appartenuti un tempo alla reggia stessa, ridanno in un certo qual modo un senso di vitalità a luoghi altrimenti asettici e impersonali.

Recentemente, grazie al lavoro e alla volontà della Dottoressa Annalisa Santaniello (funzionario e istruttore tecnico direttivo presso Palazzo Reale Milano) che è riuscita a far ricollocare delle tende “storiche”, come quelle appositamente realizzate per quelle sale a suo tempo, possiamo re-immergerci nell’atmosfera di palazzo.
Così dopo un intervallo di sette anni in cui hanno furoreggiato i terribili tendoni sponsorizzati da D&G in velluto, voluti dall’assessore Boeri, torna l’aspetto vagamente asburgico delle sale o quantomeno ottocentesco.

Le tende, conservate per anni nei depositi, sono state ripulite, trattate, risistemate sartorialmente ed infine munite di nuovi anelli, gancetti e cordoni. Il recupero è stato fatto così bene che i tessuti sembrano nuovi, eppure hanno tredici anni.
Ultima cosa, il tappezziere ha realizzato l’intervento con drappeggi simili a quelli disegnati da Giocondo Albertolli in base alle immagini d’epoca.
Allontanata la cupezza degli ambienti griffati, e anche un po’ moddaioli, che poco avevano a che fare col contesto di Palazzo reale, le sale hanno acquisito un tono certamente più “frivolo” ma regale.

Qui di seguito gli arredi utilizzati sino a non molto tempo fa.

Qui un nostro articolo-reportage da palazzo Reale del 2017.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


21 thoughts on “Milano | Duomo – Un pezzo alla volta si ricompone Palazzo Reale: le tende

  1. Anonimo

    Prima o poi verrà anche il momento di decidere cosa fare della Sala delle Cariatidi.

    Personalmente sono per il “com’era e dov’era”, lo dobbiamo alle generazioni future.

  2. tatino pensabene

    Certo, mettiamo anche l’obbligo per il personale di vestirsi in abiti d’epoca come ai tempi del Re. Gli Asburgo, i Savoia? Facciamo un bel gran mix di eleganza e raffinatezza posticcia…… E con questa logica “pro posteri” pero’ rifacciamo contemporaneamente anche il Colosseo di Milano e il palazzo imperiale, dov’erano e com’erano!

    1. Anonimo

      Che commento sciocco, per usare un understatement.

      La Sala delle Cariatidi è solo da restaurare, mica da ricostruire da zero. E comunque (senza risalire alle palafitte neolitiche), a Berlino hanno recentemente ricostruito da zero il Castello e a Varsavia nel dopoguerra hanno ricostruito da zero l’intero centro storico, entrambi con ottimi risultati e senza che nessuno si scandalizzasse.

      Questa del ‘falso storico’ è un’ossessione tutta italiana grazie alla quale Milano ha perso una buona metà del suo patrimonio monumentale dopo la guerra, sostituito dalle “meraviglie” anni 50 e 60 che possiamo “ammirare“ in pieno centro.

      Se avessimo sempre dato retta a questi genii oggi non avremmo né il Castello Sforzesco (ricostruito tra fine 800 e primo 900), né la Galleria o la Scala (bombardate) e mancherebbero perfino alcune guglie del Duomo (colpite dai bombardamenti).

      Tremo al solo pensiero degli interni della Scala ricostruiti in stile anni 60…………..

      1. Tatino pensabene

        Mai stato a Eurodisney? A Vienna non sono mai stato ma immagino che tu ti riferisca ai loro costumi tirolesi …. boh maschere e edifici posticci mi fanno tanto parco attrazioni per famiglie non centro storico di una città vera. Questo palazzo per me non ha più fascino né Importanza storica. La ricostruzione lo ha completamente svuotato della sua aura storica. e mi ricordo benissimo l’impatto fortissimo che ebbe su di me la sala delle cariatidi prima della ricostruzione, ora invece è un salone come tanti usati per sfilate e eventi proprio come un androne qualsiasi. Comunque va bene così in centro ora sembra di stare a Serravalle outlet con il duomo in mezzo . Almeno diamo l.impressione di avere una città che lavora …..

        1. Wf

          Quindi Vienna ti fa schifo…

          Cmq mi sembri un po’ confuso non si capisce se sei favorevole al falso storico e poi ti getti con un invettiva alla don abbondio contro 2 tende 2 di palazzo reale…

          Per finire in apologia dell outlet Milano Duomo.. perché così… SEMBRA una città dove si lavora.

          Mi sfuggono il 90% dei tuoi nessi logici…

          1. tatino pensabene

            E’ un problema tuo se non cogli il sarcasmo.
            Vienna non la conosco e non posso dire che mi fa schifo. Il folcklore lo sopporto solo la festa del patrono dopodiché mi sembra anche offensivo. E il falso storico non mi piace dove cancella un presente denso di storia come era la sala delle cariatidi con i segni dell’incendio e dei vari crolli leggibili sulla sfilata di cariatidi corrose e amputate.
            L’OUTLET Milano come cuore di una città storica invece lo trovo molto triste: ma è un dato di fatto. “Mi piace” diciamo cosi’ perchè fa lavorare giovani di tutta Italia, stranieri inclusi.
            La sala delle cariatidi è uno scempio non dico altro. Tutti gli interni del palazzo reale poi, quelli che ospitano le mostre per lo meno, sono abbastanza rozzi, anche se vogliono dare l’idea degli antichi appartamenti reali.
            Queste benedette tende non ne cambiano di una virgola lo stile pacchiano anzi, lo sottolineano. Nel senso che aumentano il senso di sciatteria storica globale.
            La ricostruzione storica dove è fatta con i giusti mezzi ha senso. Vedi castello di Versailles per esempio, dove non si fermano mai di restaurare, acquistare, ridecorare stanze e giardini.
            Pure’ li’ ci sono polemiche, ma il lavoro è fatto talmente ai massimi livelli che comunque si vede sempre un miglioramento.
            Questo povero palazzo reale invece fa una tristezza infinita, perchè di base, tra i mezzi e i fini c’è un abisso.
            Quello che non capisco è la velleità di voler fare le cose in gran stile senza essere in grado di fare le cose in gran stile.
            Quando è cosi’ si deve aver l’umiltà e l’intelligenza di fare dietro front. Il presente è sempre piu’ significativo di un passato di cartapesta.
            Per esempio il LIRICO.
            Li’ c’è stata la decenza di non fare né progetti iper moderni, né progetti di ricostruzione.
            Certo che avrei sognato il lirico tale e quale lo concepii il Piermarini. Ma siamo in grado di farlo?
            Ammesso che ce ne sia la volontà? NO. Ripeto, il presente è molto piu’ degno anche se magari fa sognare un po’ meno.

          2. Wf

            Cioè tu stai a fa tutta sta scena madre pe due tende due??

            Che hanno recuperato secondo le originali, ricucito, lavato, stirato e rimesso su??

            ???
            Fijo mio rilassati…

          3. Anonimo

            Personalmente concordo con tatino p.
            L’esempio migliore è la sala delle Cariatidi che come è adesso non vuol dire più molto, è semplicemente brutta (esagero ma non troppo)

            Non è questione di tende ma di mancanza di idee su cosa si vuole fare veramente con il palazzo reale.

            In questo, bisogna ammettere che è coerente con la fallimentare gestione delle mostre: non se ne può più di carrellate senz’anima di quadri affittati in blocco sul mercato internazionale a carissimo prezzo (tanto i milanesi la coda la fanno e i soldi li cacciano). Almeno ogni tanto una mostra prodotta a Milano e che dica qualcosa di nuovo, ci vorrebbe.

    2. Anonimo

      Che commento sciocco e superficiale, per usare un eufemismo.

      A Berlino hanno appena finito di ricostruire da zero (RICOSTRUIRE DA ZERO) il castello barocco distrutto dai bombardamenti e nessuno si è scandalizzato.

      A Varsavia dopo la guerra hanno ricostruito mattone su mattone tutto il centro storico, letteralmente raso al suolo dai nazisti dopo la famosa rivolta (e quando dico letteralmente, intendo PROPRIO letteralmente, guardati le foto storiche su Google).

      Solo in Italia abbiamo questa ossessione snob per il falso storico, grazie alla quale (o meglio grazie alla speculazione edilizia, camuffata da preoccupazione per il falso storico) una buona metà del patrimonio monumentale di Milano dopo la guerra è andato perso per sempre, sostituito dalle “meraviglie” anni 50-60 che possiamo “ammirare” ancora oggi (ovviamente con eccezioni, ma, ammettiamolo, la maggioranza sono delle emerite schifezze).

      Qui poi si tratterebbe solo di restaurare a dovere qualcosa che c’è già, mica di rifare ex novo, quello sì che sarebbe un falso storico.

      Meno male che in passato non abbiamo dato sempre retta a questi genî, altrimenti oggi non avremmo né il Castello Sforzesco (ricostruito a fine 800-primi 900), né la Galleria o la Scala (bombardate), e mancherebbero perfino delle guglie del Duomo (distrutte dai bombardamenti).

      Solo al pensiero della Scala rifatta in stile anni 60 mi viene l’orticaria.

      Senza andare fino a Vienna ti consiglio una visita a vedere la meraviglia che è diventata la Villa Reale di Monza: fino a vent’anni fa pressoché un rudere, oggi mirabilmente restaurata “com’era e dov’era”, rispettando anche le stratificazioni storiche (ebbene sì, qui sì gli Asburgo e i Savoia, mentre a Palazzo Reale i Savoia c’entrano come I proverbiali cavoli a merenda) e senza tralasciare interventi moderni là dove questo non aveva senso (es. caffetteria e sottotetti diventati un bellissimo spazio espositivo moderno).

      Magari aprire un filino la mente ogni tanto, eh, e guardare cosa fanno nel resto del mondo, o anche solo al di là delle Alpi, invece di fare i soliti milanesi imbruttiti.

  3. Elius

    Certe volte il contrasto nuovo vecchio è affascinante. In altri posti così ricchi di storia dovrebbero essere riportati al loro splendore storico. Le nuove vecchie tende piacciono. I nuovi arredi stonano…la sala delle cariatidi dovrebbe essere riportata allo splendore originale

    1. Anonimo

      Ricco di storia il palazzo reale di Milano?

      Chiaro che ogni muro di Milano ha la sua storia, ma il palazzo come lo vediamo oggi è stato finito nel 1780. l’ha usato per rappresentanza un po’ Napoleone.
      Passati i seguenti 50 anni del Regno Lombardo Veneto (che la Villa reale di Monza ha visto ben più scintillanti) è finito ai Savoia che l’hanno usato pochissimo, addirittura mai dopo il 1900, e venduto in quanto inutile allo Stato Italiano negli anni 20.
      Nel frattempo è stato pure mezzo mutilato di qualche pezzo per ragioni di viabilità e di Arengario.

      Capisco la ricostruzione pietra su pietra dei simboli storici ma il palazzo reale di Milano è simbolo di che cosa? Probabilmente solo della volontà dei Milanesi di lasciarlo scoperchiato a marcire per 3 anni dopo i bombardamenti del 1943.

  4. Tatino Pensabene

    Fijo mio rilassati un corno!
    Quello è un palazzo centrale nella vita culturale di Milano. Ci sono mostre splendide di livello internazionale. E non posso accettare che lo trattiate (tu e tutti quelli che sbavano per queste tendine) come il palazzo del “Boss delle Cerimonie” ….perchè è quello che volete voi. Anche se non avete l coraggio di ammetterlo….il trionfo del kitsch come fondale ai vostri eventi mondani da paesone di provincia anche un po’ malfamato!

    1. Anonimo

      Sulle mostre di “livello internazionale”…si potrebbe discutere a lungo… Senza sminuire gli sforzi ma…

      I preraffaeliti in tour tali e quali come esposti a Londra senza un minimo di dialogo con le esperienze Italiane di quel periodo?

      La Collezione Thannhauser in tour che dopo Bilbao ed Aix en Provence, viene a staccare biglietti anche da noi?

      Le mostre importanti son quelle che solo Milano può organizzare. Possibile che non si potesse organizzare niente sull’influenza che Leonardo ha avuto sulla pittura del Nord Italia (fino addirittura a Caravaggio?) E le decine di pittori meno conosciuti nel circuito internazionale tra 15 e 18 secolo? Possibile che solo UF ne parli? 🙂

  5. Elius

    Il palazzo reale era prima palazzo ducale,certamente con altre forme ma li era la storia di Milano e della signoria…per me stanno meglio le tende originali…inoltre per chi non ama i restauri…la reggia di Venaria a Torino dovevamo lasciarla semidistrutta idem la reggia a Monza? Alcune cose vanno riportate allo splendore iniziale…se no lasciamo La fenice così com’era.

    1. Anonimo

      Si c’era il palazzo ducale, ma non c’è più da circa 6 secoli.

      Il “problema” è che li adesso c’è un pezzo (mutilato) di un “palazzo reale” dove non è mai successo niente di glorioso per Milano, se non alloggiare l’occupante “pro tempore” e talvolta nemmeno quello…

      Direi che l’unica cosa interessante che ci è successa è stato il rogo dell’annesso Teatro, appiccato dalla corte degli Asburgo per togliersi di torno i Milanesi che andavano li a Teatro e a far casino. Da quel rogo è poi nata La Scala (opportunamente posizionata lontano), che infatti abbiamo amorevolmente curato dopo i bombardamenti e prontamente ricostruito.

      Riportare ai “fasti” (??) di un tempo il palazzo reale di Milano mi sembra operazione inutile e un po’ antistorica. Comunque se abbiamo soldi che ci avanzano, perchè non sistemiamo Piazza San Sepolcro dove c’era il Foro Romano?

      1. Wf

        Sono due tende.

        Così ti scoppia l embolo.

        Lo dico per te.


        Quindi la fenice lo ricostruiamo moderno come la scala?

        E le cose vecchie più di 6 secoli le buttiamo giù e ci facciamo un multisala perché “oddio il kistch e il falso storico”

        Evviva il kitsch direi a questo punto…
        Quanto sei parruccone

  6. tatino pensabene

    la scala sarebbe moderna adesso? lo era nel ‘700 forse. ora ha solo dei blocchi di cemento che le spuntano dietro e sopra ma hanno rifatto la stessa struttura del Piermarini a quanto mi risulta. Moderno semmai è il rifacimento del Carlo Felice di GENOVA: sei mai stato ? Ci ha lavorato un guru dell’architettura contemporanea tale Aldo Rossi. Risultato è che fuori preserva come può’ l’immagine storica, dentro è un viaggio in un teatro moderno. Bellissimo! Lo stesso che ha lavorato alla Fenice facendo una ricostruzione filologica: scelta quasi obbligata. Lavoro decente ma niente di eccezionale. Il regio di Torino idem: fuori antico dentro moderno. Anche quello lascia sbalorditi. Se sono simboli FORTI come Fenice e Scala o PAC allora è saggio rifarli uguali anche se non saranno mai uguali e lasceranno sempre un sapore amaro di inadeguatezza rispetto al propio predecessore. E’ quasi obbligatorio fare cosi’. Ma come hai visto per Notre Dame a Parigi hanno rimesso tutto in discussione e ancora oggi non hanno scelto cosa fare. In tutti gli altri casi invece vanno fatte scelte anche radicali e osare a costruire una visione moderna non di cartapesta.
    I presepi vanno bene a natale, tre settimane e poi si smonta tutto.
    Solo i bambini vogliono che natale non finisca mai. Se io sono parruccone, tu sembri ancora rimasto li’ davanti l’albero di natale a guardare i re Magi, i pastori e le luci intermittenti. Ma soprattutto te ne compiaci…..Pazienza, saranno contenti i tuoi figli almeno! 😉 senza offese…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.