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Milano | Urbanistica – Il Comune ha bisogno dei cittadini per ridisegnare la città

Online l’avviso pubblico per la composizione di Gruppi di Lavoro. Maran: “Le indicazioni ci aiuteranno a definire le linee guida per bandi e concorsi per lo sviluppo della città”

Il Comune ha pubblicato ieri un avviso pubblico rivolto a professionisti, rappresentanti di comitati, singoli cittadini perché supportino il Comune e i municipi nella definizione degli obiettivi strategici e territoriali per i bandi che verranno pubblicati nei prossimi mesi per cambiare alcuni luoghi importanti della nostra città.

La rigenerazione di Piazzale Loreto e del sistema Corso Venezia-Corso Buenos Aires–via Padova–viale Monza, lo sviluppo di aree destinate a nuova Edilizia Residenziale Sociale, il ripensamento degli ambiti relativi ai nodi di interscambio come la Bovisa: sono alcuni dei principali obiettivi di Milano 2030 contenuti nel Piano di Governo del Territorio.

Anzitutto si tratta di due luoghi e un tema:

Piazzale Loreto: quindi quindi anche al contesto di Corso Buenos Aires, Via Padova, Viale Monza e via Porpora. L’idea è che la riqualificazione della piazza, anche tramite la trasformazione del mezzanino in spazi commerciali di qualità, definisca un punto attrattivo alla fine del Corso Buenos Aires, e porti verso il centro Via Padova e Viale Monza. Tolga la frattura che oggi il piazzale rappresenta diventando invece facilmente attraversabile a piedi.

Bovisa: è di pochi giorni fa la notizia del finanziamento di 5 milioni di euro della Regione al Politecnico per realizzare il Parco dei Gasometri. Come dice l’Assessore all’Urbanistica, Maran, si dovrà anche recuperare il lato di Via Boviscasca con il grande spazio, comunale, che necessita di bonifiche. Sarà un’occasione anche per ripensare la stazione ferroviaria e le connessioni col quartiere.

Per questi due gruppi, oltre ai professionisti interessati a supportare il Comune, l’obiettivo è coinvolgere i Municipi, le associazioni di quartiere e anche i privati cittadini con idee interessanti. Infatti per candidarsi bisogna motivare in 100 parole perchè si vuole partecipare.

Edilizia convenzionata: l’obiettivo del nuovo PGT è fare case in affitto a prezzi convenzionati. A breve il Comune metterà a gara delle aree e il gruppo di lavoro dovrà aiutarci a definire il miglior mix sociale possibile tra case popolari, edilizia a prezzi convenzionati ed edilizia libera. Qui si immagina un luogo di dialogo tra operatori del settore, docenti universitari, sindacati inquilini e Comune. 

Per definire le linee guida dei bandi e dei concorsi, tra cui la nuova edizione del bando internazionale promosso da C40 Reinventing Cities, che il Comune indirà per la progettazione dei masterplan delle nuove aree, è aperto un avviso pubblico  rivolto ad accademici ed esperti con specifica conoscenza della realtà locale milanese, cittadini singoli o riuniti in associazioni e comitati che potranno portare contributi e suggerimenti attraverso appositi Gruppi di lavoro.

“La città ha già dato un grande contributo alla definizione di Milano 2030 attraverso le osservazioni al PGT – dichiara l’assessore all’Urbanistica Pierfrancesco Maran –. Ora entriamo nella fase operativa e le indicazioni del territorio e di esperti nelle varie tematiche saranno fondamentali per aiutarci a definire le basi dei concorsi di progettazione che porteranno a ridisegnare aree strategiche della città. L’asse Loreto è uno dei temi su cui vogliamo partire prima”.

La manifestazione di interesse dovrà pervenire all’Amministrazione entro le ore 16 del 22 novembre tramite posta elettronica alla casella PEC PianificazioneUrbanistica@postacert.comune.milano.it

Qui trovate maggiori info e il link al bando.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


35 thoughts on “Milano | Urbanistica – Il Comune ha bisogno dei cittadini per ridisegnare la città

  1. Anonimo

    Un sogno una pista ciclabile che metta ordine in viale Monza e in tutta Buenos Aires (ma anche l’autostrada-Corso-Venezia, un corso potenzialmente splendido ma invaso da auto e con marciapiedi che fanno ridere).
    Secondo me l’asse ciclabile Viale Monza/San Babila sarebbe usatissimo, già oggi lo è sebbene sia pericoloso percorrerlo, con auto che sfrecciano a velocità a dir poco folli.
    Chissà se vivrò abbastanza per vederlo, visti i tempi con cui si sviluppano i progetti ciclabili a Milano 🙁

    1. Anonimo

      Un sogno una corsia preferenziale per i mezzi pubblici che metta ordine in viale Umbria e nella zona di piazza Stuparich.
      E’ assurdo vedere i filobus imbottigliati nel traffico e la corsia centrale usata come parcheggio dopo 25 anni che il resto della preferenziale è stata completata.

  2. Anonimo

    Aggiungo: Maran fai partire presto i lavori, passa ai fatti, vanno bene le discussioni ma gli anni passano, le città europee migliorano e noi siamo fermi a una mobilità e a una città con strade pensate negli anni 50/60!
    Non c’è piu tempo da perdere

    1. Simone De Pasquale

      Le strade principali negli anni ’50 e ’60 c’erano già tutte. La rete viaria di Milano è il risultato del famigerato piano Beruto.

      1. Anonimo

        Bhe si, ovvio. Io intendevo a come sono organizzate le strade. Troppa sproporzione tra spazio dedicato alle auto (corsie auto e sosta auto) e spazio dedicato ai pedoni (se va bene 1 o 2 metri di marciapiede) e bici (solitamente zero spazio).
        Le città moderne e vivibili hanno da tempo ripensato questa sproporzione, togliendo spazio alle auto e dandolo alla vita dei pedoni, che poi siamo tutti noi, non solo agli automobilisti. Questo intendevo.

        1. Simone De Pasquale

          Le principali città che hanno affrontato questo argomento rendendo le strade maggiormente fruibili a pedoni e ciclisti e scoraggiando il più possibile non solo la sosta, ma addirittura l’utilizzo dell’auto si sono dotate preventivamente di servizi di trasporto pubblico urbano e soprattutto extra urbano particolarmente efficienti e frequenti. Milano sconta un gap infrastrutturale ormai incolmabile rispetto alle principali città.

          1. Anonimo

            Non sono d’accordo. Milano, con le sue a breve 5 linee di metropolitana, servizio suburbano e tram non ha un gap incolmabile con altre città di pari grandezza e numero di abitanti dell’area metropolitana. Si può fare ancora molto per velocizzare tram e bus (e molto lentamente lo si sta facendo) ma a livello infrastrutturale Milano non è messa per niente male. I treni regionali (Trenord) sono il vero problema ma nulla che non si possa risolvere con investimenti mirati e veloci da parte della Regione, se solo percepisse il problema come urgente.

          2. Anonimo

            Trenord è un disastro. Il governo della regione è particolarmente assente quando bisogna affrontare problematiche di mobilità pubblica. Un vero peccato.

          3. Bruno

            Mi sfugge quale sarebbe il problema della accessibilità con trasporti pubblici ad esempio dell’area da porta Venezia a Loreto.

          4. Anonimo

            @Bruno: il problema infrastrutturale di Piazzale Loreto non è per chi ci abita ma per chi ci deve andare.
            Purtroppo Milano funziona bene per le zone servite dalla metro, ma lontano dalla metro, dopo le 7.30 di sera ed i week end il servizio di superficie è abbastanza inadeguato ed i risultati si vedono (talvolta pure sui marciapiedi in sosta).

        2. Simone De Pasquale

          Rispetto il suo punto di vista, ma la sua osservazione mi fa capire che lei non ha mai utilizzato in maniera continuativa (non da turista) i trasporti pubblici nelle principali città europee. Solo in questo modo si diventa consapevoli del famoso “gap”. Che è davvero notevole! Mi permetto di citarle solo 3 esempi di realtà simili a Milano: Barcellona, Monaco di Baviera, Vienna.

  3. Anonimo

    Più verde, più ciclabili e molto meno auto per favore!! Una parte della popolazione inquina e intasa tutta la città con questo mezzo non adatto alla mobilità urbana.

  4. Anonimo

    Per quanto riguarda la mobilità: Milano ha bisogno in tempi non troppo lunghi di una Circle Line stile Yamanote-sen di Tokyo e una MM6. Per non parlare di una vera rete di piste ciclabili. L’Italia come sempre dorme, Milano merita di diventare una città stato!

      1. Anonimo

        Lo stato non finanzia ne le ciclabili in città ne il decoro in periferia. Le risorse di Milano vengono spese altrove. Guardi la situazione Trenord/RFI in Lombardia. Inacettabile. Nemmeno il codice della strada lo hanno cambiato per permettere alle bici di andare in contromano (ormai legge in tutti paesi civili).

      2. Sdd

        Se vogliamo dirla tutta Milano non fa le piste ciclabili anche perché dà allo stato italiano più di quanto riceve.

        Non ci vedo niente di male nella solidarietà, intendiamoci, ma almeno evitiamo il sarcasmo. Sono altre le città che non sanno fare…

          1. Simone De Pasquale

            Buongiorno, mi sa che la sveglia dovremmo darla a lei. Pesaro rispetto a Milano ha un quattordicesimo della popolazione, ma il suo territorio è esteso per i due terzi. Nella città marchigiana ogni giorno entrano 12.000 autovettura da fuori comune (fonte comune di Pesaro), nel capoluogo lombardo 720.000. Facendo la proporzione fra popolazioni e territori Pesaro dovrebbe sopportare quotidianamente un afflusso di oltre 83.000 autoveicoli. Le auto non solo dovrebbero parcheggiarle sui marciapiedi, ma anche nei parchi, sull’arenile e sui tetti.

          2. Anonimo

            Simone de pasquale
            Si svegli lei e la sua Milano periferia d Europa.
            Inutile prendersela con Pesaro se non avete le ciclabili, non siete in grado di gestire la mobilità, l urbanistica, se parcheggiate sopra le piante, e per farla breve se non ce la fate ad accogliere la gente che viene da fuori. Meglio rimanere dove si è se non si è pronti, senza autoproclamarsi città internazionale, del design etc etc
            Anche perché un meridionale lo fregate… Ma un nordeuropeo un po’ meno

          3. Simone De Pasquale

            Anonimo scenda dal pero e non scriva cazzate. Quanto godiamo a vedervi rodere il fegato!!!

          4. Anonimo

            Quanto mi stanno sugli zebedei sti giargiana che vengono qui a sputare nel piatto dove mangiano…

          5. Luca

            Che sia tutto migliorabile non si discute. Che a Milano, a differenza del resto d’Italia, i servizi pubblici funzionino molto bene, nemmeno. La valutazione di cittadini e turisti dei mezzi pubblici di Milano è sempre ottima. La viabilità è molto migliorabile e le piste ciclabili sono in costruzione e lo dovranno essere anche per il futuro. Ma per favore non paragoniamo realtà imparagonabili come Milano e Pesaro e, in ogni caso, che Milano sia la città più internazionale d’Italia (anzi, la sola ed unica città internazionale) non lo dicono i milanesi. lo dicono tutte le statistiche e studi di organizzazioni ed enti internazionali. Più in particolare, in termini di accessibilità e trasporti pubblici Milano si colloca al 19 posto nel Mondo, superando Vienna. Brussel e Berlino. (http://mori-m-foundation.or.jp/pdf/GPCI2018_summary.pdf)

  5. Anonimo

    Servirebbe una modifica strutturale della zona attorno a piazza Diaz che è senz anima, solo palazzi del dopoguerra che oggettivamente avevano uno scopo “tappabuco”, in un periodo in cui costruire era vitale per tornare al “businnes as usual”. Ma ora, dopo 80 anni andrebbe ripensata la zona, ricordandosi dei vecchi quartieri che sono stati abbattuti, ma soprattutto togliendo spazio alle macchine.

  6. Anonimo

    Prima è stata fatta l’area C, nella cerchia dei bastioni, poi l’area B praticamente in tutto il territorio cittadino.
    Ma se si facesse anche un area D dentro la cerchia dei navigli?
    come Oslo: no macchine nel centro città.
    (chiaramente solo dopo che la m4 è finita)

    1. Anonimo

      Servono anche ferrovie adeguate. Ogni milione investito in servizi ferroviari porta meno inquinamento e aumenta il PIL di Milano. Semplicemente perchè adesso dobbiamo accontentarci di servizi di mobilità pubblica regionale poco sviluppata. Chi prende un treno da tipo Monza a Milano se ne rende perfettamente conto.

  7. Precotto doc

    la Stessa bausciata di piazza cordusio e davanti il castello ,annunciate in pompa magna ma ancora ferme , chissà se iniziano prima della fine legislatura della giunta , forse dovrebbero parlare quando hanno L effettivo budget, solo allora si potrà capire cosa si può fare , i bauscioni di questa giunta dovrebbero fare meno annunci e più fatti ,chi va con lo zoppo impara a zoppicare

  8. Anonimo

    + verde + trasporto pubblico con metro h 24 nei fine settimana + piste ciclabili – auto – meno inqinamento – sporciza per favore. Potremmo anche pensare di applicare la legge nazionale contro i mozziconi gettati per terra.

  9. Anonimo

    Il problema più grande a livello infrastrutturale di Milano sono i servizi ferroviari regionali e suburbani da terzo mondo.

    1. Wf

      Esatto.

      Trenord è veramente imbarazzante a paragone del sistema tedesco o anche francese di treni suburbani.

      In regione hanno semore e solo investito in autostrade e hanno detto sempre di non prendere il treno ma di andare a Milano in automobile,
      Così loro non erano costretti a investire sui treni e migiorare il servizio.

      Piuttosto che migliorare il servizio ferroviario invitano i cittadini a spostarsi con l’auto privata.
      Bella forza!

      1. Andy

        Vermente in autostrade non si è investito un tubo. Diciamo che non si è investito in nulla, visto che i soldi finiscono a Roma e al sud. Ma voi di sinistra avete detto di votare NO al referndum sll’autonomia.
        E ti lamenti pure?

  10. enrico

    Vivo da una decina d’anni a Milano, cerco di utilizzare il più possibile i mezzi pubblici e la bici. Ma non capisco certa acrimonia ideologica contro le auto. In alcuni casi, per certe persone (anziani, disabili, chi trasporta merci ecc.) l’auto è necessaria.
    Certo anche a me danno fastidio i suv che scaricano i bambini davanti alle scuole, ma quello è più un problema culturale del “baùscia” che VUOLE il macchinone.

    Per non parlare della creazione di sensi unici assurdi, che per far posto a marciapiedi inutilmente larghi, creano un traffico più lento e inquinante.

    Togliere le auto dal centro? OK, ma da qualche parte bisogna metterle: nei mega parcheggi di periferia, tristi, insicuri per le auto e per le persone? Anche quelli vanno ripensati.
    Vicino alle stazioni altrettanto tristi e insicure dei paesi dell’hinterland (che spesso non hanno spazio), per poi far salire i pendolari su treni strapieni?
    E poi i treni: dopo un certo orario, è impossibile uscire da Milano. Ci sono orari fermi agli anni ’80.

  11. Giacomo

    Ma non ce n’è già abbastanza di questo favoloso “mix sociale” fantasticato da Maran in Via Padova e dintorni? Che ora lo si vuole estendere a tutta la zona semi-centrale di Milano? Maran non vuole portare un po’ di “mix sociale” in Pagano o Sant’Ambrogio per caso?

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