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Milano | Risorgimento – Lo scomparso castelletto di via Bixio

Dove si trova l’incrocio di via Pisacane con via Bixio possiamo notare un grande condominio preceduto da un bel giardino privato, che cela anche una piccola storia milanese.

Mentre Milano si espandeva, ancora sul finire dell’Ottocento, la zona tra Porta Monforte e Porta Venezia era pressappoco ancora campagna. Una stradina che partiva dal piazzale di Porta Venezia, conduceva a Lambrate (di sopra, dove oggi corre via Carlo Bertolazzi) attraversando le famose Cascine Doppie, oggi Piazza Leonardo da Vinci e Città Studi. La stradina oggi è via Nino Bixio.

Lungo questa strada, che ancora oggi segue un andamento non proprio rettilineo, era affiancata da un corso d’acqua, la roggia San Gregorio. A sua volta solcata da altri piccoli corsi d’acqua, come la roggia Gerenza e il cavo Melzi Annoni. Tutti corsi d’acqua utilizzati per le campagne circostanti prima e da piccole industrie in seguito, che si svilupparono a partire dall’Ottocento.

Propio all’incrocio tra le due vie, Bixio e Pisacane, sorgevano due fabrichette sin dal 1878, rispettivamente lo Stabilimento Farinoni Gaetano, conciatore, e lo Stabilimento Grugnola E. & Comp. costruzioni di macchine e fonderia di metalli. Secondo il sistema di numerazione del tempo, si trovavano rispettivamente al civico 18 e 20 di via Nino Bixio

 Successivamente si può notare anche che nel 1914 lo stabilimento Gandini sembra aver occupato una vasta porzione della vecchia conceria.

Sin dal 1872, l’area era stata destinata ad attività secondarie, troppo vicini al rilievo ferroviario che ancora correva in viale Regina Giovanna e piazza Adelaide Di Savoia.

Lo Stabilimento Farinoni Gaetano, poi Gandini, era caratterizzato da una struttura molto ampia che si estendeva sino all’odierna via Gustavo Modena. Un grande giardino, che si sviluppa su un’area complessiva di 6500 m2, posto ad angolo sulla via Bixio, fungeva da ingresso al palazzo della famiglia e agli uffici della ditta. L’edificio, realizzato in stile neo-medievale sul finire dell’Ottocento, come era di gran moda. L’edificio, molto grazioso nelle sue forme, era persino dotato di una torretta merlata. Con ogni probabilità possedeva due ali, disposte su una piantina ad L, da un lato la struttura per la ditta e sull’altro lato la parte destinata a residenza, forse della famiglia proprietria. Il braccio che si allungava, sempre in forme neo-medievali, verso via Bixio, col tempo venne utilizzato dalla famiglia Isacchi, proprietaria del sito, per ospitare botteghe di artigiani presenti in zona quali fabbri e falegnami.

Alla fine degli anni ’50 le sorelle Amelia e Itala Isacchi, preferirono demolire il Castelletto e il resto della fabbrica, oramai non più utilizzabile (erano altri tempi, purtroppo), vendere una porzione e costruire un edificio multipiano al posto del fabbricato principale, costituito da due edifici: un fabbricato principale e un fabbricato secondario. Il blocco principale è suddiviso in condominio Pisacane e condominio Bixio disposti simmetricamente ed entrambi con due piani interrati e sette piani fuori terra; mentre il fabbricato secondario è costituito da un piano fuori terra ed un piano residenziale interrato. Sul resto del lotto vennero realizzati la chiesa di San Vincenzo de Paoli con annesso oratorio e campo sportivo (1963), via Pisacane 26, via Gustavo Modena, 1, 3 e 5.

Alla morte della sorella Itala, avvenuta nel 1993, la Sig.a Amelia entrò in possesso di tutto il complesso.
A partire da quell’anno la Signora Amelia cominciò a riflettere seriamente sulla propria vita e soprattutto a porsi questioni sull’ingente patrimonio di cui era proprietaria. In un incontro con due amiche e con padre Aristide, nel dicembre del 1993, lanciò l’idea di lasciare tutti i suoi beni per i poveri, raccogliendo anche l’idea della sorella Itala di istituire borse di studio per studenti meritevoli, ma in difficoltà economiche, soprattutto per materie non molto diffuse, quali quelle artistiche e musicali. Nacque così l’idea di una Fondazione, idea che verrà concretizzata dalla Sig.a Amelia con un testamento pubblico, correlato dallo Statuto della Fondazione (1995). Per volontà della Signora, la Fondazione dovrà iniziare dopo la sua morte, giunta il 12 dicembre 2007.

La Fondazione Isacchi Samaja (fondazione Onlus) viene riconosciuta dalla Prefettura di Milano in data 23 luglio 2012 e iscritta nell’apposito registro al n. 1273, pag. 5621, vol. 6.

Oggi della vecchia fabbrichetta rimane solo il giardino, meraviglioso come un tempo, le cancellate in stile e il muro di cinta, oltre anche l’ala adibita ad ospitare gli artigiani, su via Bixio. Purtroppo del bel castelletto e della fabbrichetta rimangono solo tre foto in bianco e nero.




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Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


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