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Milano | Urbanistica: il Tar dà ragione al Comune sull’accordo di programma per gli scali

Milano, 26 novembre 2019 – L’accordo di Programma per la rigenerazione degli Scali Ferroviari sottoscritto il 20 giugno 2017 da Comune di Milano, Regione Lombardia, FS Sistemi Urbani, Ferrovie dello Stato Spa e Savills e ratificato dal Comune di Milano il 13 luglio 2017 è legittimo.
Il TAR della Lombardia ha infatti respinto, e in parte dichiarato inammissibile, entrambi i ricorsi presentati nel 2017 e 2018 da parti terze per chiederne l’annullamento.
“È un grande giorno per Milano – dichiara l’assessore all’Urbanistica Pierfrancesco Maran -. Non abbiamo mai avuto dubbi sulla legittimità dell’Accordo di Programma che consentirà dopo anni di recuperare 7 aree ferroviarie dismesse, 1.250.000 metri quadrati di territorio che verrà rigenerato, con nuovo verde, servizi e housing sociale. In questi mesi infatti siamo andati avanti con bandi e gare che ci hanno consentito di arrivare ad oggi ad uno stadio già avanzato. Ringraziamo l’avvocatura per averci sostenuto in questo percorso. Ora avanti con il più importante progetto urbanistico per Milano 2030″.

Il primo ricorso era stato presentato il 28 ottobre 2017 da un gruppo di cittadini, alcuni dei quali hanno successivamente rinunciato. Sei le doglianze poste, tutte ritenute infondate o inammissibili.
Il TAR ritiene infondata l’accusa secondo cui l’Accordo di programma sarebbe stato esteso illegittimamente anche a soggetti privati: “La partecipazione dei privati ad un accordo di programma, fermo restando il necessario e doveroso perseguimento dell’interesse pubblico, certamente sussistente nella vicenda de qua, deve ritenersi ammissibile sulla scorta di diverse ragioni, tutte finalizzate a rendere lo strumento convenzionale, oltre che duttile, anche efficace”.
La sentenza ritiene, tra le altre cose, infondata l’accusa di insufficienza delle dotazioni pubbliche e degli standard riferibili alle aree oggetto di intervento e “inamissibile per genericità” quella di illegittimità dell’Accordo per non essersi adeguato alle linee di indirizzo stabilite con la delibera di Consiglio Comunale.

Il secondo ricorso era stato presentato a febbraio 2018 dall’Associazione Italia Nostra Onlus e si basava su presunte violazioni delle normative, tra cui la presunta inefficacia di tutti gli atti procedimentali che avevano preceduto la sottoscrizione dell’Accordo sottoscritto dalle parti nel 2015 ma poi non ratificata dal Comune. La sentenza sottolinea come, l’art. 34 comma 5 del Decreto Legge 267 del 2000, “non si occupi affatto della perdurante efficacia o validità degli atti prodromici all’adesione”.

Anche in questo caso tutte le undici doglianze presentate sono state ritenute infondate o respinte.

Il TAR sottolinea, tra le altre cose, come “trattandosi di Accordo attuativo, e non in variante rispetto alle previsioni urbanistiche vigenti, nessuna ulteriore fase di partecipazione risultava obbligatoria, essendo tale requisito procedurale già soddisfatto in sede di approvazione dello strumento urbanistico generale. Pur in assenza di alcun obbligo di partecipazione, gli Uffici hanno comunque proceduto a rivalutare le osservazioni esistenti, integrando e aggiornando le controdeduzioni alle medesime già formulate in precedenza”.

CONTENUTI DELL’ACCORDO DI PROGRAMMA SCALI FERROVIARI SOTTOSCRITTO NEL 2017
Otre 675mila metri quadrati di verde, pari al 65% della superficie territoriale, almeno il 32% delle volumetrie complessive destinate a funzioni non residenziali, almeno il 30% delle volumetrie complessive destinate a residenza sociale e convenzionata, ridistribuzione delle volumetrie verso gli scali di maggior dimensione, 97 milioni di euro per interventi sulla Circle Line, di cui 50 milioni garantiti da FS grazie all’Accordo anche qualora le plusvalenze risultassero inferiori. Inoltre, il 50% delle plusvalenze che potranno aversi oltre i 50 milioni già citati, andranno a finanziare ulteriori interventi sul nodo ferroviario milanese.

Sono i punti chiave dell’Accordo di Programma sottoscritto a giugno 2017 presso lo Scalo Farini da Comune di Milano, Regione Lombardia, Ferrovie dello Stato Italiane con Rete Ferroviaria Italiana e FS Sistemi Urbani, e Savills Investment Management Sgr (all’epoca proprietaria di una porzione di area all’interno dello scalo Farini, oggi di proprietà di COIMA sgr) per la riqualificazione dei 7 scali ferroviari dismessi, che insieme occupano una superficie di 1.250mila metri quadrati, di cui circa 200mila rimarranno a funzione ferroviaria.
Si tratta del più grande piano di rigenerazione urbana che riguarderà Milano nei prossimi 20 anni, uno dei più grandi progetti di ricucitura e valorizzazione territoriale in Italia e in Europa. L’Accordo recepisce le richieste indicate dal Consiglio Comunale e le istanze emerse durante il lungo percorso di partecipazione e dibattito pubblico che nei mesi precedenti ha visto il coinvolgimento di oltre 60mila persone attraverso incontri pubblici promossi dall’Amministrazione ed FS.




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Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


7 thoughts on “Milano | Urbanistica: il Tar dà ragione al Comune sull’accordo di programma per gli scali

  1. Anonimo

    Evviva. Che i lavori partano presto, che la città cambi, diventando più verde, più pedonale, più attrattiva per i giovani e i creativi di tutto il mondo. Solo cambiando e migliorando si può stare al passo del resto del mondo che corre

  2. Geopolitica milanese

    Il primo sgambetto è stato evitato, ma ce ne saranno altri. Ci proveranno soprattutto le grandi nazioni europee a mettere i bastoni tra le ruote a questi progetti degli scali ferroviari milanesi, dal momento che l’immissione sul mercato di molti nuovi immobili ad uso ufficio e residenziale, attireranno da tutta Italia e Europa molte “intelligenze” e persone qualificate, e molti fondi e investitori stranieri, in particolare americani, cinesi, russi e arabi, ed è chiaro che se si trasferiscono o investono a Milano non si trasferiscono in quelle grandi nazioni europee. Si profila un grande confronto/scontro tra le sovraniste populiste anti-evolutive nazioni europee (dal momento che per mero e meschino interesse personale bloccano lo sviluppo naturale di altre città europee, che contribuiscono all’evoluzione dell’umanità) e la nascente città stato di Milano. Il processo di destrutturazione delle nazioni (ormai sorpassate e involute) passa anche dal buon successo della riqualificazione degli scali ferroviari milanesi.

    1. Anonimo

      “dal momento che l’immissione sul mercato di molti nuovi immobili ad uso ufficio e residenziale, attireranno da tutta Italia e Europa molte “intelligenze” e persone qualificate”… ahahahhahhahahahahahhahahahah che teoria del caxxo

      1. Anonimo

        Si pero’, ragazzi, se non ne sapete niente di Geopolica( milanese) e quindi non capite che dal “ buon successo della riqualificazione degli scali ferroviari milanesi” dipende “ l’evoluzione dell’ umanita’“, lasciate perdere.

  3. Carlo stufo

    Spero che tutti quelli che hanno intrapreso azioni davanti al TAR vengano chiamati a pagare salate spese legali.
    Sono state tutte liti temerarie, l’importante era dire di no sempre e comunque.
    Senza rendersi conto, che Milano così facendo è il motore del Paese e che se invece di propugnare teorie demenziali anti crescita, si limitassero a copiare, e dico a Roma… La crisi sarebbe un ricordo, lontano.

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