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Roma | Nomentano – Museo della Shoah, al via i lavori (forse?)

“Nella primavera del 2020 partirà il cantiere per la costruzione del Museo della Shoah a Villa Torlonia”. A dare la notizia, durante una seduta della Commissione Urbanistica nel II Municipio nella giornata del 3/12,  Luca Zevi e Giorgio Maria Tamburini, gli architetti che hanno progettato la struttura. “Ormai l’iter amministrativo è alle sue fasi conclusive. Entro capodanno dovrebbe arrivare l’approvazione formale da parte dei vigili del Fuoco. A quel punto si potrà partire coi lavori”, ha spiegato Zevi.

Sembra quindi prossimo a sbloccarsi l’infinito iter dell’opera che il quartiere è tutta Roma aspettano ormai dai tempi della giunta Veltroni (parliamo del lontano 2005). Il museo (a nostro avviso molto bello) ricorderà i deportati romani e italiani, e sarà quindi un patrimonio culturale collettivo. La sede nascerà, non a caso, a pochi passi da quella che fu la residenza di Mussolini dal luglio 1925 al luglio 1943.

Sara per Roma una boccata di modernità, un opera imponente e ricca di allegorie. Sorgerà come previsto accanto al polo museale di Villa Torlonia, con ingresso limitrofo alla Casina delle Civette. Dodici metri fuori terra, quindici interrati. Il corpo centrale sarà costituto da una “scatola nera sospesa sulle nostre teste” – ha detto Zevi- composta di mattoni scuri sui quali saranno incisi i nomi dei deportati italiani. “Lo abbiamo pensato così perché la Shoah è stata un suicidio culturale dell’Europa. Il messaggio della “scatola” è chiaro: l’Olocausto è stata una tragedia, punto. E con essa dobbiamo fare i conti”. 

All’interno tre sale rampa “perché la narrazione non si interrompa”, duemilacinquecento metri quadri di esposizione permanente. Prima di arrivare nella grande sala espositiva che ospiterà un plastico di Auschwitz c’è un percorso con vetrata “per simboleggiare luci e ombre”, oltre ad una sala conferenze, bookshop e la caffetteria con affaccio sul giardino.

Fuori un viale dedicato ai “Giusti”, ossia i non ebrei che hanno agito in modo eroico rischiando la propria vita per salvare gli ebrei dalla Shoah: “Un esempio per le nuove generazioni”. A breve dunque l’avvio dei cantieri per un’opera che “dobbiamo” alla comunità ebraica.




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34 anni impiegato e sognatore del rilancio della città eterna...appassionato di architettura, fotografia e trasporti.


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