"Anche le città hanno una voce" — Segnalazioni, bellezze, architettura, storia e altre curiosità urbane.

Milano | Urbanistica: ok il progresso, ma non distruggiamo tutto il Novecento!

Milano prosegue come una grande locomotiva la sua avanzata verso il futuro, come abbiamo più volte visto, l’importante è non farla diventare una schiacciasassi che distrugge il passato.

Abitare e Domus, riviste di architettura ben conosciute, si stanno mobilitando per una preoccupazione non del tutto infondata che noi supportiamo.

Da anni Milano sta vivendo un fermento architettonico e urbanistico senza eguali in Italia, che la sta facendo diventare la città più invidiata e odiata del Belpaese. Qui pare funzionare tutto o quasi e pare si stia concentrando a Milano qualsiasi investimento – straniero e non, fatto in Italia.

Soprattutto dopo Expo 2015, Milano sta vivendo una rinascita economica di rango internazionale che ha portato anche una valanga di interventi urbanistici importanti sparsi sul territorio comunale (poco o nulla al di fuori).

Ultimamente molti edifici realizzati soprattutto nel ‘900, anche di firme famose dell’architettura, stanno subendo trasformazioni radicali.

Infatti, rinnovo, ricostruzione e anche demolizione, sembrano il volano per una rinascita tanto attesa, specie dopo il tracollo degli anni Novanta del Novecento con “Mani Pulite” e i loschi affari che ruotavano attorno alla famosa “Milano da bere”.

Ma rinnovo, ricostruzione e anche demolizione sono veramente necessari? Possibile che non ci sia altra soluzione in questo vorticoso bisogno di rinnovamento?

A beve, ad esempio, verrà quasi cancellato il palazzone di Corso Italia 23, progettato nel 1958 da Gio Ponti, Piero Portaluppi e Antonio Fornaroli, ex Palazzo Ras, oggi Allianz, dismesso e oggetto di una trasformazione radicale nell’impianto e nelle facciate. La riqualificazione del complesso è su progetto di SOM (Skidmore, Owings and Merrill), uno dei più prestigiosi studi di architettura del pianeta.

Riqualificazione senza alcun dubbio prestigiosa e che ci piace molto (onestamente il palazzo originale non ci ha mai entusiasmato), ma cosa ne è del lavoro svolto nel 1958 da Gio Ponti e Piero Portaluppi? Del dialogo con la vicina chiesa di San Paolo Convesso?

A breve, Hines, che ha acquistato la Torre Velasca da Unipol, partirà con la ristrutturazione dell’iconico grattacielo. Torre vincolata, grazie al cielo dalla Sovrintendenza. Ma sarà garanzia di rispetto per l’architettura dell’epoca, visto che venne costruita tra il 1956 e il 1958? Potrà non piacere, ma ha un significato profondo col contesto e col periodo storico in cui venne edificata.

La Torre Galfa (progettata dall’architetto Melchiorre Bega nel 1956 e terminata nel 1959) è stata completamente riqualificata ed è ormai prossima al completamento. Però, con la scusa delle nuove norme edilizie, delle nuove necessità, il bel grattacielo dalle forme lineari dell’international Style di fatto ha mantenuto ben poco dell’originale, se non la struttura portante e un vago aspetto esterno nelle facciate ricostruite come le originali (con nuovi materiali e tecnologie). Ma l’aggiunta del corpo tecnico con vano scale esterno, ha compromesso non di poco l’estetica lineare degli anni Cinquanta.

Altro palazzo a torre pronto a venire stravolto sarà il Pirellino o UTC di via Pirelli 39, costruito nel 1966 su progetto di un gruppo di architetti formato da: Gandolfi Vittorio; Putelli Aldo; Bazzoni Renato; Fratino Luigi. Coima, come si sa ormai da tempo, ha acquisito l’immobile dal Comune per un valore totale di circa 193 milioni di euro. Cosa ne sarà? Il palazzo non è vincolato e potrebbe venir demolito o stravolto di parecchio.

Ma anche piccoli “gioielli” sono stati smembrati o trasformati come è accaduto alla famosa doppia scala elicoidale di Corso Vittorio Emanuele, progettata dallo Studio BBPR, oggi nascosta all’interno di un negozio di moda. Oppure alla scala di Portaluppi negli uffici RCS di via Rizzoli: è destinata alla demolizione?

Ma anche edifici ben più “antichi”, come il palazzo del Touring Club di Corso Italia, che da spazio per uffici sarà trasformato in un hotel.

Come scritto nelle pagine di Abitare, Milano è stata, soprattutto nel dopoguerra, campo per le più grandi firme dell’architettura del pianeta. L’architettura moderna a Milano è un valore culturale e paesaggistico riconosciuto a livello internazionale, che è e potrebbe diventare anche un elemento turistico non indifferente.

Eppure, lentamente e quasi in sordina, il patrimonio architettonico sviluppato negli anni passati sta scomparendo o sta subendo non poche modifiche.

Il momento magico milanese, infatti, attrae operatori del mercato immobiliare globale propensi a riconversioni poco rispettose di immobili commerciali e terziari importanti, compresi quelli del ’900; archistar internazionali riprogettano a Milano questi edifici spesso senza conoscerne i segreti in termini di architettura e disegno urbano.

Aggiungiamo che recentissimi incentivi fiscali sulla riqualificazione delle facciate potrebbero portare i condòmini a scegliere interventi affrettati in edifici che hanno 50-90 anni di vita e necessitano dunque di interventi di manutenzione significativi.

La rinascita milanese, in altre parole, con tutto questo fermento ci porta alla considerazione che il patrimonio architettonico del Novecento sia a rischio. Quindi la trasformazione economica in atto a Milano non è sufficiente: servirebbe anche una trasformazione culturale che coinvolga istituzioni, operatori, professionisti, amministratori condominiali e società civile. Per non perdere la sua identità di “città del Novecento” Milano dovrebbe forse decidere che il patrimonio del secolo passato può e deve essere rinnovato, a valle però di un’attenta expertise architettonica tecnico-culturale coerente con le specificità della città.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


28 thoughts on “Milano | Urbanistica: ok il progresso, ma non distruggiamo tutto il Novecento!

  1. vinceItaly

    Grazie Skymino! Per me questo è il post dell’anno… Conserviamo le testimonianze del ‘900: i nostri nipoti ce ne saranno grati.

  2. Anonimo

    Per conservare bisogna conoscere. E per conoscere si ha bisogno di sapere. Da architetto vi dico: serve al più presto un archivio digitale del patrimonio architettonico di Milano, facilmente accessibile da architetti e progettisti. Se mi servono 7 mesi per accedere agli atti e non so cosa mi danno è chiaro che la committenza sceglierà interventi più invasivi e poco rispettosi. Se vogliamo salvare abbiamo anche bisogno di adeguarci tecologicamente.

  3. Milanese

    Se dovessimo stare ancora più attenti di come già facciamo il settore ristrutturazioni andrà in crisi e nessuno farà più niente

    Comunque non esistevano già enti preposti ad approvare ogni singolo progetto cioè sovrintendenza comune e regione ? Siamo già abbastanza ingessati con le regole attuali direi.

    Qualcuno mi spiega come un edificio di stile Umbertino possa essere spazzato via con il rinnovo di un intonaco in facciata? Suvvia

  4. Davide Bassini

    Assolutamente d’accordo con tutto quanto affermato, unico appunto riguardo alla torre Galfa. A mio avviso la riqualificazione effettuata è stata molto rispettosa dell’originale e non e vero che ne ha snaturato la sua natura. Certo il nuovo corpo scale, che per legge andava fatto non dimentichiamolo, inevitabilmente ha cambiato aspetto di una delle facciate ma nell’insieme non si è perso il suo carattere originale e gli interventi aggiuntivi sono riconoscibili e coerenti.

  5. Anonimo

    Dobbiamo adeguare gli uffici tecnici del comune: archivi digitali con (piante, sezioni, particolari costruttivi, descrizione & storia dell’edificio). Il regolamento edilizio va snellato (togliere norme ormai obsolete come quelle dell’antibagno ecc.) e tradotto in inglese con materiale grafico. L’ordine degli architetti di Milano deve fare di tutto per collaborare con gli uffici tecnici per far si che i permessi edilizi vengono rilasciati in tempi brevi e senza burocrazia inutile. Se vogliamo salvare la storia del 900 a Milano dobbiamo far si che gli architetti possono investire il loro tempo in progettazione & studio dell’esistente e non in iter burocratici lenti e assurdi che nessuno vuole pagare. Se io come architetto riesco ad accedere alla documentazione di un edificio in pochi clic seduto in ufficio riesco a lavorare bene, se perdo 7 mesi per aver qualche scarabocchio copiato male perdo soldi, tempo e committenza. L’architettura non è un arte: perchè l’arte la posso fare da solo nel mio studio. Nell’architettura ho bisogno di un rapporto con gli enti semplice, veloce e chiaro. Io sono del tutto per salvare la storia importante di Milano del 900. Ma vorrei far notare che abbiamo bisogno di andare con i tempi.

    1. Andy77

      Concordo in pieno, purtroppo un archivio digitale pur con la massima profusione di persone, mezzi e risorse finanziarie richiederà anni e si rischia di perdere ciò che di buono è stato fatto.
      Il discorso è comunque più ampio: la digitalizzazione di tutti i servizi e archivi comunali è necessario, permette risparmio di tempo e garantisce trasparenza.
      Pur essendo Milano all’avanguardia in Italia ha ancora molto da lavorare se paragonato al resto del mondo.

  6. Kelt

    Senza voler giustificare gli abbattimenti indiscriminati o le ristrutturazioni scriteriate, vorrei solo far notare che questo incessante cambiamento fa parte della natura di Milano DA SEMPRE ed è proprio questo che la distingue dalle altre città italiane. Non a caso è l’unica città storica italiana che non conserva praticamente nulla, o quasi, di medievale e rinascimentale nel suo centro al di là di qualche monumento (mentre in centro a Firenze, per esempio, è normale vivere in una casa “di’ ddugènto”, come dicono loro).

    “Milàn l’è tütta on fà e desfà”, si è sempre detto in milanese.

    Gli edifici del 900 di cui si parla sono spesso il risultato di demolizioni di edifici storici, in genere 800eschi ma talvolta anche molto più antichi.

    Sulla qualità di molti di questi edifici, poi, i pareri sono a dir poco discordi e spesso sconfinano nei gusti personali. Voi stessi suggerite nell’articolo che il “palazzone” di corso Italia (già la scelta lessicale dice tutto…) non sia proprio un capolavoro benché sia di Giò Ponti et al., e perfino la Torre Velasca da molti non è amata, anche se ha un valore storico inestimabile (la si potrebbe considerare la capostipite dell’architettura “iconica” che sarebbe venuta dopo).

    Bella l’idea di digitalizzare l’archivio, ma temo che chi la propone non abbia idea di quale impresa titanica sia (in termini di tempo e di soldi).

    Personalmente ritengo che di edifici come la torre UTC i nostri pronipoti non sentiranno granché la mancanza, così come ci siamo già tutti dimenticati della vicina torre INPS abbattuta per lasciar posto a Gioia 22 e che qualcuno voleva conservare come testimonianza della sua epoca. Però credo che si incazzerebbero molto se decidessimo invece di abbattere la Velasca.

    Come in tutte le cose ci vuole una sana via di mezzo. Perfino a New York, che è un cantiere continuo peggio di Milano e che certo ha molta meno storia da preservare, nessuno si sognerebbe mai di abbattere l’Empire State, il Chrysler Building, il Flatiron o anche solo il MetLife, copia in grande scala (per ammissione degli stessi progettisti) del mitico Pirelli giopontiano.

    Un commento a sé meriterebbe la scala elicoidale in corso VE, a mio parere un esempio classico di fallimento dell’architettura fatta “a tavolino”, pensata per uscire sulle riviste e non per essere usufruita dalle persone reali. Doveva essere un piccolo mall ma la gente non ci andava, i negozi al piano superiore chiusero quasi subito (per un po’ c’è stato un Burghy poi diventato Mac), tra cortile e scale (poi chiuse con cancelletti) era diventato un ricettacolo di sbandati, hanno fatto benissimo a chiuderle.

    Quando un’architettura (come in questo caso) non riesce a svolgere la funzione per cui è stata pensata, HA FALLITO ed è SBAGLIATA per quanto esteticamente bella possa essere. Vedere per contrasto Gae Aulenti, diventata in breve tempo una piazza “vera”, amata dalla gente e frequentata a qualsiasi ora. E anche bella, direi.

    1. Anonimo

      Credo che la digitalizzazione degli archivi degli alla fine sarebbe un enorme risparmio. E farli accessibile agli professionisti in modo digitale un enorme risparmio di tempo e lavoro (tra l’altro spesso non retribuito).

      1. Anonimo

        Concordo e direi che vale un po’ per tutti i settori. Nella giustizia civile hanno imposto la procedura digitale, ma poi ti imbatti nel giudice che ti impone di stampare tutto e portarglielo su carta che se no lui/ lei non lo guarda….

        1. Giuseppe Vasta

          In teoria è con il PGT che il comune avrebbe dovuto indicare le architetture moderne d’autore (lo richiede tra l’altro la legge), ma di ciò non c’è traccia nel documento recentemente approvato. Anzi, no: la tutela del moderno è prevista nei nuclei storici (i NAF) dove ovviamente il moderno è poco presente, e non nel tessuto di recente formazione (dove invece c’è). Misteri dell’urbanistica comunale…

  7. marco

    I 3/4 degli edifici di Milano dovrebbero essere abbattuti! Milano nel dopoguerra è stata stuprata da costruzioni orrende tirate su di fretta, con materiali orrendi. La torre Velasca è stata inserita tra gli edifici più brutti DEL MONDO una ragione ci sarà, no? E’ una torre squallidissima costruita nel centro storico di Milano!! E’ una cosa assurda! E per voi è un edificio storico da tutelare?? come siamo messi male ragazzi…!!

    1. Anonimo

      Può piacere o non piacere, ma squallido proprio no, dietro c’è uno studio su dieci secoli di architettura italiana di cui tu probabilmente manco ti rendi conto.

  8. Luca Bornia

    Va bene tutto.… ma.…
    – la regola dei 60 gradi impedisce di crescere in altezza, questo significa che qualunque progetto non cambia gli ingombri, spesso eccessivi, degli edifici attuali, non libera spazio a terra per spazia pubblici vari, es. parchi, ciclabili, piazze ecc., e comunque porta alla crescita di uno o due piani ed alla costruzioni, dove possibile, nei pochi spazi disponibili (es. Corso Como Place) con il risultato di creare ulteriori volumetrie a terra che non danno luce e non fanno “respirare”;
    – la commissione paesagistica interviene quando non ci ha messo lo zampino la regola precedente (es. Melchiorre Gioia 20, per non dare fastidio ai residenti si crea un edificio più basso e quindi più largo, vale quanto detto sopra);
    – le regole suddette unite alla, credo, assenza di incentivi per ripensare gli spazi fanno in modo, anche per questioni di costi, portano a prediligere la ristrutturazione invece che la demolizione/ricostruzioni, lasciando inalterati volumi ed impedendo reali cambiamenti (che avrebbero un effetto turistico importante), cambiare una facciata e farla “trasparente” non è come pensare ad un edifici completamente nuovi;
    – l’assenza di risorse, o mancanza di visione o fantasia, porta il Comune/altri soggetti pubblici a fare scelte modeste (riqualificazione fronte castello, economica, piazza Cordusio, con tram che divide in due la piazza, corso Sempione, semplice pista ciclabile e aiuole che non cambia la sostanza, sede comunale, da un edificio a due/tre, con conseguente minore significatività dell’intervento, museo del design, di design l’edificio ha ben poco, museo della resistenza, non pensato unitamente a quello della memoria e del binario 21 presso la stazione in modo da rendere immancabile la visita e riqualificare parte della stazione centrale con aree limitrofe, ampliamento esposizione Leonardo presso il museo delle scienze, a mio avviso avrebbe meritato un museo tutto suo Leonardo presso il palazzo delle Scintille, occasione buona per trasferire il Cavallo dall’ippodromo, Albero della Vita, a mio avviso a Porta Romana con parco pensato appositamente sarebbe una attrazione, Farini, con parco che diventa una “striscia” e con binari ingombranti in parte, a proposito sono proprio necessari?);
    – l’housing sociale, che va bene ci mancherebbe, ma messo ovunque, vedi Farini, forse non é il caso. Credo che tale soluzione oltre a portare maggiore cubatura abbia dei limiti, per questione di costi, a livello qualità, altezza, design;
    – la scarsa propensione al rischio da parte di molti committenti e architetti porta a risultati spesso discutibili (il comune dovrebbe farsi promotore, oltre che di spazi verdi e housing anche di un percorso di crescita culturale che porti tutti i soggetti coinvolti a capire il ruolo che hanno quando mettono mano agli edifici);
    Ci mettiamo anche la tutela di edifici del novecento, spesso discutibili, siamo a posto. Non sono contro il ragionamento, in se non fa una piega, ad es. la Velasca la lascerei così anche se non mi piace, ma il Pirellino lo raderei al suolo, e non solo lui. Tutti questi lacci lacciuoli impediscono un vero rinnovamento della città, dove per rinnovamento intendo la sostituzione completa di edifici, fornendo la “massima” libertà in cambio di un progetto serio.

  9. Geopolitica milanese

    Bisogna vedere fino a che punto questa campagna per salvare il 900 sia trasparente, limpida, disinteressta e onesta, e non nasconda invece un tentativo di bloccare o rallentare i rinnovamenti urbanistici a Milano che come già spiegato in precedenza cominciano a dare fastidio ad altre città in Italia (per invidia, perchè tanto quello che tolgono a Milano da loro non va e va tutto all’estero) e ad altre grandi nazioni europee, dal momento che l’immissione sul mercato di molti nuovi immobili ad uso ufficio e residenziale, attireranno da tutta Italia e Europa molte “intelligenze” e persone qualificate, e molti fondi e investitori stranieri, in particolare americani, cinesi, russi e arabi, ed è chiaro che se si trasferiscono o investono a Milano non si trasferiscono in quelle grandi nazioni europee. Tra l’altro la nascente città stato di Milano dà molto fastido alle sovraniste populiste anti-evolutive nazioni europee, dal momento che per mero e meschino interesse personale bloccano lo sviluppo naturale di altre città europee, che contribuiscono all’evoluzione dell’umanità. Per es. questi difensori del 900 dov’erano negli anni 70 quando dopo l’edificazione di fantastici grattacieli come la torre Velasca e il Pirellone, tutto venne bloccato da nazioni estere con supporto di loro galoppini “italiani” attraverso il movimento del 68? Per 40 anni non si è più potuto costruire nulla, soprattutto grattacieli come il Pirellone. Tra l’altro questa campagna per il 900 è sospetta perchè si accompagna alle polemiche recenti in Italia, orchestrate da nazioni nazionaliste estere, che Milano porta via risorse alle altre città italiane, quando come già spiegato tutto quello che le altre città italiane tolgono a Milano, su ordine di nazioni nazionaliste estere, se ne va all’estero. Es. l’Alfa Romeo sottratta a Milano in passato era una grande azienda evolutiva, oggi vende pochissime auto che escono dagli stabilimenti di Cassino a roma, con grande piacere dei produttori anti-evolutivi tedeschi e francesi. Nella città stato di Milano si sta giocando una grande partita: città stato evolutive contro nazioni nazionaliste anti-evolutive. Quindi va bene una certa tutela dell’architettura del 900, ma attenzione alle strumentalizzazioni e ai colpi bassi delle nazioni nazionaliste anti-evolutive.

    1. Anonimo

      In genere non mi convincono queste interpretazioni un po’ complottiste ma non c’è dubbio che l’ascesa di Milano cominci a dar fastidio.

      Il voltafaccia della Spagna sul caso EMA ad esempio, quando all’ultimo minuto hanno votato per Amsterdam mentre fino al giorno prima assicuravano al nostro ambasciatore che avrebbero votato per noi (portando così al fatidico pareggio e relativo sorteggio), nasce probabilmente dal timore che Milano possa diventare una temibile concorrente di Barcellona (che invece è già in declino di suo, causa indipendentismo) come città di riferimento nel bacino mediterraneo.

      Del resto noi italiani siamo bravissimi a danneggiarci da soli, basti vedere l’inerzia sulla Brexit… era un’occasione d’oro per Milano, tra l’altro Borsa Italiana è già proprietà di LSE e sarebbe stato logico trasferire qui parte delle sue attività… ma mentre tutti gli altri paesi hanno fatto piani per attrarre le aziende… noi niente… a inizio legislatura si era parlato addirittura di una legge speciale per Milano… sparita nel nulla.

      Se si va a guardare i vari ranking internazionali, i fattori che inesorabilmente trascinano Milano verso la parte bassa della classifica sono sempre legati al quadro nazionale: burocrazia, giustizia civile, rigidità del mercato del lavoro… e dando in mano l’autonomia regionale differenziata a quei genî dei ciellinoleghisti, che Milano città non l’hanno mai amata molto (troppo liberal, tollerante e arcobaleno per i loro gusti), temo che non cambierà molto.

      Anche se siamo risaliti in serie A, senza una vera autonoma a livello metropolitano resteremo sempre in zona retrocessione

      1. Geopolitica milanese

        A sentire le notizie che arrivano da roma e dal sud, commissionate da nazioni nazionaliste estere, che vorrebbero arraffare con le loro mani grassocce e unte anche il poco che viene in Italia, sembrava che solo a Milano si stessero costruendo case e uffici. Di seguito i dati veri della classifica negli investimenti immobiliari in Europa nel 2020 (Emerging Trends in Real Estate® Europe di Pwc): 1) Parigi, 2) Berlino, 3) Francoforte, 4) Londra, 5) Madrid, 6) Amsterdam, 7) Monaco, 8) Amburgo, 9) Barcellona, 10) Lisbona, 11) Milano.
        Quindi a roma e al sud prima di venire a frignare con Milano, vadano a piangere a Parigi, Berlino, Francoforte, Londra, Madrid, Amsterdam, Monaco, Amburgo, Barcellona, Lisbona. Tra l’altro come si può ben vedere, a parte Lisbona e Barcellona, la classifica rispecchia i valori geografici reali, il mondo economico e finanziario che conta sta intorno alla Germania, e quindi è giusto che si costruisca di più, e Milano è vicino alla Germania. Il sud e roma distano 1000km dall’Europa che conta, pensate solo all’energia (es. petrolio) in più che ci vuole per fare qualsiasi cosa. Invece di ringraziare Milano che li tiene uniti al mondo che conta, sanno solo spargere lacrime per conto dello straniero.

  10. Anonimo

    Ok, preservare, ma del 900 secondo me non c’è molto da salvare… si costruiva in fretta per soddifare la grande necessità, si controllava poco e si speculava molto. Poco da salvare…

  11. SR

    Onestamente il palazzo ex RAS non vi piaceva (e vorrei ben vedere). Le nuove facciate invece vi piacciono molto. Però vi chiedete che fine farà quel lavoro anni 50 storicamente importante (ma che non vi piace).

    Un po’ di coerenza. Decidetevi. Come si fa a rinnovare uno stabile mantenendolo al contempo uguale a prima?

    Milano è piena di architetture testimoni di un periodo storico sì, ma orribili. Ben venga questo nuovo periodo storico. Voltare pagina senza rimpianti.

  12. UMS

    Io sono spesso turbato dalle demolizioni e dagli stupri degli edifici della seconda metà del 20 secolo a Milano.
    E’ vero che spesso si tratta di edifici con problematiche varie, dall’amianto alle tecniche costruttive in economia, ma ad esempio la sistematica distruzione degli edifici della breve stagione postmoderna meneghina non credo sia stata una idea geniale.

    Però Milano ha sempre distrutto e ricostruito, più di qualsiasi altra città Italiana, quindi fa parte del nostro DNA, che è oggettivamente diverso da quello di Gubbio o di Civita Castellana.

    Quello che invece non mi convince è la mancanza di idee e la povertà concettuale di tanti progetti moderni, che rimpiazzano gli edifici cancellati.
    Tutto bello, alla moda, instagrammabile e fighissimo. Ma spesso lavori senza spessore, un po’ ruffianeggianti e pronti ad essere dimenticati pochi anni dopo l’inaugurazione.
    Non è tutto così, ovvio. Ma ad esempio lo spessore concettuale del recladding/distruzione del complesso di Corso Italia, dovete spiegarmi dov’è. E le ex torri FS a Garibaldi? A mio parere un inutile sbadiglio, a confronto di quel che erano prima.

    Se prima comandavano gli architetti, adesso comandano i CFO (aka ragionieri) delle multinazionali del Real Estate. Ottime persone, ma casa mia non gliela darei in mano per risistemarla.

  13. Luca

    L’archietettura del dopoguerra e’ qualcosa di umiliante e alienante per l’individuo. Poi a qualcuno potra’ pure piacere, ma se buttassero giu’ la Torre Velasca io sarei solo felicissimo. Mi sembra che Sgarbi l’avesse difessa sostenendo che fosse un simbolo della civilta’ dell’orrore. Ecco forse e’ il solo modo per preservare quel tipo di architettura. Ammettere ai posteri che per un certo periodo l’Italia e’ stata saccheggiata e sventrata da palazzinari in stile sovietico…

  14. Anonimo

    Franco Albini, Angelo Mangiarotti, Arrigo Arrighetti, BBPR, Luigi Caccia Dominioni, Gio Ponti ecc. ecc. Oggi tutti considerati maestri dell’architettura moderna del 900.

  15. Anonimo

    Bisogna sicuramente dire che i palazzi della seconda metà 900 non hanno alcun gusto( più per urgenza che per mancanza di talento). Alcuni però come la Torre Martini e Torre Velasca sono icone e simboli della città che dovranno sicuramente essere ristrutturati ma mantenuti nella loro essenza.
    Però molti altri non hanno senso di esistere e sono brutti e basta(vedi zona del Verziere).
    Tuttavia mi da abbastanza fastidio però il fatto che quando viene costruito un nuovo edificio si tiene raramente conto della storia della città.
    Palazzi che personalmente adoro come il palazzo Lombardia o le tre torri sarebbero attribuibili a qualsiasi città.
    Non sarebbe il caso di usare uno stile liberty o stili antecedenti tipici della Lombardia e nel caso aggiungendoci magari dei tocchi contemporanei?

    1. Anonimo

      Riguardo alla torre Marini non sarebbe il caso di togliere i condizionatori vista piazza Duomo, cambiare infissi e tapparelle e magari ricoprirla con il marmo di Candoglia che si intona meglio in mezzo al arengario?

  16. Wf

    Il problema di Milano non é quello che si va a distruggere,
    Perche di cose notevoli da tenere a essere sinceri vi è ppca cosa,
    Ma quel,o che si va a costruire.

    Anche perché sostituire al brutto il brutto non é una grande idea.

    Magari qualche voce in capitolo su cosa si va a costruire dovremmo averla coe cittadini, per tramite le istituzioni preposte e si suppone competenti.

  17. Ludo

    L’articolo mi ha ricordato della doppia scala elicoidale di Vittorio Emanuele… ricordo che mi riporta agli anni Ottanta… L’avevo completamente dimenticata, com’è possibile? Vado spesso da Gap e non m’ero mai accorto che l’iconica scala era finita lì dentro!! Sono scioccato!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.