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Milano | Musocco Certosa – Urbanfile vi porta dove si lavora il marmo del Duomo

Seconda tappa del nostro viaggio al cantiere “eterno” della Veneranda Fabbrica del Duomo. Qui trovate la nostra prima visita alla Guglia maggiore.

In fondo a viale Espinasse in zona Musocco e a due passi dalla stazione ferroviaria di Milano Certosa, si trova, in via Brunetti, il cantiere per la lavorazione dei marmi del Duomo di Milano.

Qui si lavorano i blocchi di marmo del Duomo. Agli inizi lo si lavorava presso la Cattedrale, a lato del tempio in uno spazio veramente angusto e ridotto. Successivamente venne spostato presso la darsena a lato del bacino, lungo l’attuale viale Gorizia. Con l’espandersi della città nel dopoguerra è stato portato qui in periferia in fondo a viale Espinasse, più comodo col nuovo sistema di trasporti su gomma (le autostrade sono più vicine). Fino agli anni Cinquanta nella palazzina che possiamo vedere nelle foto che seguono, al primo piano si trovava la scuola degli scalpellini, successivamente chiusa.

Il luogo ha del surreale, ovunque si posi lo sguardo, si può scorgere una porzione di guglia, una statua o un semplice blocco di marmo.

Le immagini che seguono invece, mostrano la guglia numero 15 (ogni guglia è numerata) smontata e rimasta in deposito qui, al suo posto è stata postata una copia perfetta, questa era troppo ammalorata per rimanere in loco.

Qui di seguito sempre l’esempio della stessa guglia 15 smontata, dove possiamo notare come sia fatta all’interno. Chiaramente lasciato grezzo e tenuto assieme da ganci e spine in ferro. Ferro che ha provocato e provoca se non sostituito, gravi danni alla struttura stessa. Infatti il metallo, nel ‘700 e ‘800, a quando la maggior parte delle guglie fu realizzata, venne ritenuto un perfetto sistema per garantire stabilità e durata per i manufatti.

Spesso per inserire e bloccare i pezzi l’uno all’altro, si colava all’interno il piombo fuso attraverso dei piccoli canali, che naturalmente si insinuava perfettamente nelle cavità interne. In pratica si formava una spina di ferro. Piombo che una volta versato incandescente provocava già i primi gravi danni al marmo che col passare del tempo hanno compromesso i blocchi di marmo.

Altro capitolo sono le sculture. Ad esempio, la statua qui sotto fa parte sempre della guglia 15, ne ornava la sommità, e mostra i segni dell’usura del tempo accentuati da un maldestro tentativo di protezione con resine, ritenuto efficace negli anni passati, che però si è rivelato fatale (oggi si evita quest’uso).

La resina applicata sopra i marmi, col tempo, anziché proteggere il manufatto dalle intemperie e dall’usura, lo ha indebolito, scavando la pietra sottostante, rendendola terribilmente fragile.

Altri blocchi della guglia numero 15.

Naturalmente nel cortile del cantiere dei marmisti del Duomo, convivono nuovi e vecchi materiali pronti per essere sostituiti da fedelissime copie.

Ricordiamo che i marmi del Duomo, siano essi decori, statue o semplici blocchi usati per i muri, non possono esser venduti o ancor peggio distrutti per statuto. Questo implica un problema di stoccaggio che secondo noi, potrebbe essere in qualche modo risolto donando i manufatti più pregiati a musei nel mondo quali ambasciatori del tesoro della cattedrale stessa.

Volevamo segnalare anche un problema non indifferente che procura spesso ritardi. Infatti le nuove norme sulla sicurezza cittadina, impongono ai mezzi di trasporto come i camion di poter entrare in città solo dalle 10:00 della mattina togliendo ore preziose all’intero cantiere (ora che si riesce a scaricare la merce e posizionarla a modo, passa una giornata lavorativa).

Queste immagini che seguono, mostrano l’officina vera e propria, dove si lavora il marmo attraverso macchinari che in passato non esistevano e che velocizzano il lavoro di replica con meno danni provocati al marmo (ogni colpo di scalpello può provocare fenditure del materiale) e meno polvere dannosa per chi lo lavora, cosa che succedeva invece in passato. Con l’uso delle macchine si crea la struttura di base che poi viene rifinita comunque dalla mano dell’uomo.

Anche le statue vengono minuziosamente ricostruite nelle loro parti mancanti, come succede a questa qui riprodotta nelle foto seguenti. La mano mancante, è stata ricreata in creta e tramite dei pantografi appositi scolpita nel marmo praticamente uguale.

Qui di seguito una serie di immagini della lavorazione.

In questa officina lavorano 20 persone ogni giorno. Veri e propri artisti che lavorano i marmi come si usava 400 anni fa, proprio come vuole il detto che la fabbrica del Duomo non è mai finita.

Ringraziamo la Veneranda Fabbrica del Duomo per questa straordinaria opportunità che ci ha regalato e vi anticipiamo che il 29 gennaio prossimo (2020) il “cantiere dei cantieri” del Duomo di Milano sarà oggetto di una serata speciale di Identità Urbane. Partecipazione gratuita con registrazione obbligatoria attraverso il sito di Identità Urbane.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


3 thoughts on “Milano | Musocco Certosa – Urbanfile vi porta dove si lavora il marmo del Duomo

  1. N

    Guardando alla prime immagini, mi viene subito da pensare quanto sarebbe meraviglioso poter ritrovare queste statue e rovine all’interno di uno spazio pubblico, magicamente dislocate all’interno di un parco. Chiamandolo “Il parco del Duomo.”
    Mescolando saggiamente contemporaneità e storia. Natura e Architettura.
    Si andrebbe così a realizzare un luogo urbano ad altra attrattività in spazi periferici in modo da portare un po’ di centro in periferia.

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