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Milano | Cordusio – Quando venne “creato” il nuovo cuore della città

Riproponiamo un nostro vecchio articolo che vuole ricostruire con una serie di foto d’epoca, la creazione del Cordusio a partire dalla fine dell’Ottocento.

Ringraziamo anzitutto Minz68 per il bellissimo lavoro di raccolta e ricerca che ha fatto per ricostruire con le fotografie lo sviluppo della nuova piazza del Cordusio, fatto a suo tempo sul forum di Skyscrapercity Milano Sparita.

Piazza Cordusio è una delle più importanti piazze milanesi, anche per funzione viabilistica e strategiche oltre ad essere uno dei “cuori” del Centro di Milano. Oltre ad essere, di elevato rilievo storico e artistico.

Crocicchio già in epoca romana e imperiale, era il punto in cui la via per Como (via Broletto) incrociava la via per porta Ticinese e per il Centro vitale della Mediolanum romana, dove si trovava il Forum. Il Cordusio divenne importante con l’avvento dei Longobardi. Infatti, trent’anni dopo la distruzione di Milano (538-539) ad opera degli Ostrogoti condotti da Uraia (prima metà del VI secolo – 540), il re dei Longobardi, Alboino, scese in Italia nel 569. Da allora l’area divenne Langobardia, e in seguito Lombardia.

Il re dei Longobardi, Alboino, vi eresse il suo palazzo, che si affacciò sul lato settentrionale del crocicchio, da subito venne chiamato “De curte ducis” (o “Curia ducis“, ossia la corte dei duchi lombardi), da cui per corruzione “Cortedoxi“, quindi “Corduce” e infine “Corduso” o “Cordusio“.

In seguito la corte ducale venne soppiantata dal nuovo palazzo del Broletto vecchio (oggi Palazzo Reale) e il palazzo al Cordusio venne smembrato e probabilmente attraversato dalla contrada delle Galline.

Al centro della piazza inizialmente era stata eretta una delle tante colonne votive di Milano, costruite durante la peste del 1576 come altare per le preghiere. Successivamente, nel 1624, venne eretta una statua raffigurante San Carlo Borromeo, che venne spostata nel 1786 nell’omonima piazza nei pressi della Chiesa di Santa Maria Podone. Si dice che la decisione fosse stata presa dal Governatore austriaco di allora, giustificandola come di “intralcio alla circolazione”, dopo che andò a sbattervi contro con la carrozza. Infine, a piazza conclusa e rinnovata, il 26 novembre 1899 al centro venne inaugurata la statua a Giuseppe Parini che ancora possiamo ammirare.

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, Il Cordusio venne ridisegnato, diventando un importante nodo del traffico cittadino e portando alla demolizione di molti edifici per fare spazio a nuove strutture:

  • Palazzo Broggi, costruito tra il 1899 e il 1901 da Luigi Broggi, fu sede della Borsa di Milano dal 1901 (prima collocata nel Palazzo dei Giureconsulti in via Mercanti) fino al 1932, oggi ancora palazzo per uffici e al piano commerciale, sede della Starbucks Reserve Roastery;
  • Palazzo delle Assicurazioni Generali, costruito tra il 1897 e il 1899 su progetto di Luca Beltrami e Luigi Tenenti, oggi in ristrutturazione;
  • Palazzo Biandra’, tra via Mercanti e via Tommaso Grossi, realizzato nel 1900 su progetto sempre di Luca Beltrami, costruito in libere forme rinascimentali. Ex sede milanese della banca Sanpaolo IMI, oggi il palazzo ospita, tra gli altri, una filiale della banca Intesa Sanpaolo;
  • Palazzo del Credito Italiano, la cui prima costruzione fu a cura di Luigi Broggi, oggi è anch’esso in completo rinnovo.

Purtroppo dopo la Seconda Guerra Mondiale i palazzi furono interamente ristrutturati e ammodernati, perdendo le meravigliose sale di fine Ottocento.

Ed ecco la storia della sua realizzazione che ancora oggi possiamo vedere.

Appena dopo l’unità d’Italia, la zona del Cordusio assunse questo sviluppo:

Alla fine dell’Ottocento il Cordusio stesso è poco più di uno slargo, non una vera piazza. Per l’apertura della via Mercanti, la porta della Pescheria Vecchia viene presto demolita (nel 1864, in concomitanza con l’inizio dei lavori di risistemazione della piazza del Duomo). Non si hanno notizie precise sulla demolizione della porta Cumana, verso il Cordusio, se non che la via Mercanti viene definitivamente aperta per il passaggio delle carrozze (e poi dei tramways a cavalli) nel 1877-78. Deve essere in questa occasione che si demolisce anche parte dell’isolato compreso tra il Cordusio, via delle Galline e via Fustagnari, tagliato a metà dalla nuova via Mercanti. Lungo la via Mercanti, nel nuovo tratto così aperto, vengono ricostruiti sui due lati della strada i palazzi, ma forse viene lasciato in stato di semi rudere proprio l’angolo sullo slargo del Cordusio, che in tutte le foto successive sembra in stato di degrado.

Dove si vede l’ingresso “secondario” di “Alla città di Mosca”, un negozio di pellicce; l’ingresso principale era nello slargo del Cordusio, dall’altra parte dell’isolato. Visibile anche un’osteria, con la “Birra Golmbach, spillata direttamente dal barile”. Rimane qualche dubbio sulla datazione di questa foto, perchè si vede anche un cartellone pubblicitario dei pianoforti “Ricordi e Finzi”; lo stesso tipo di pubblicità apparirà in altre foto molto successive, del 1897. Benchè all’epoca i tempi fossero più rilassati, è difficile pensare che una campagna pubblicitaria durasse più di 10 anni senza modifiche…  L’edificio in cui si trova l’osteria sembra comunque abbastanza nuovo e infatti dovrebbe avere pochi anni, essendo coevo all’apertura di via Mercanti.

L’apertura della piazza è connessa ovviamente alla creazione della via Dante, a sua volta frutto di grandi sventramenti nell’antico tessuto urbano lungo la direttrice verso il Castello. Dal 1884, subito dopo l’esposizione del piano Beruto, si comincia a pensare alla futura via Dante, lungo la direttrice Cordusio-Castello. Già nel 1885 Beltrami costruisce alcune abitazioni verso il fondo della via, nei pressi del futuro largo Cairoli. L’apertura della nuova via è approvata nel 1886, ma i lavori veri e propri di demolizione cominciano soltanto il 30 aprile 1888 e le costruzioni delle nuove case nel 1889. I lavori procedono speditamente e quindi le nuove costruzioni sulla via risultano stilisticamente omogenee (eclettico, per lo più). All’edificazione della via lavorarono nel decennio 1880/1890 Antonio Citterio, Antonio Tagliaferri, GB Casati, Giuseppe Magni, Luigi Broggi, Giuseppe Sommaruga, Luigi Franchi, Antonio Comini, Andrea Ferrari, Carlo Formenti, Romeo Bottelli, Oreste Portaluppi. Nel 1889 il Comune bandisce un concorso con scadenza nel 1891 per la migliore opera edilizia sulla nuova via; è lecito pensare che a quella data la via sia più o meno completata. Nonostante ciò è soltanto nel 1893 i tram vengono instradati lungo via Dante: probabilmente la sistemazione finale del tratto fra il Cordusio e la via Meravigli è stato l’ultimo ad essere eseguito (si presume).

Le prime foto databili a dopo l’apertura di via Dante sono del 1897. Fra il 1893 e quell’anno probabilmente si sono avuti: completamento degli edifici intorno a piazza Cordusio (i due lati rettilinei, non l’ellisse) e l’allargamento del primo tratto di via Orefici.

La foto seguente mostra la situazione nella piazza e nelle adiacenze; senza data ma forse 1897 o poco precedente.

Si vede l’ingresso di “Alla città di Mosca”, la tintoria dell’ “Erede Botta” (poco leggibile), un negozio di tale F. Evangelisti, le pubblicità dei pianoforti “Ricordi” (già vista!) e un  altro cartellone pubblicitario con “Fabbrica di guanti e cravatte”, probabilmente dello stesso negozio visto nella foto di qualche anno prima che si è trasferito.

Altre foto del 1897, appena prima dell’inizio dei lavori del palazzo delle Assicurazioni Generali. Nella prima, sotto la scritta “Merletti”, si vede la scritta “liquidazione” sulla  facciata dell’edificio, che infatti sarà completamente demolito.

L’immagine di Via Orefici mostra i grandi cartelloni pubblicitari messi a coprire gli sventramenti: ancora quella gigantesca dei pianoforti “Ricordi e Finzi” garantiti “per 10 anni”; dello  sciroppo “Negri” per bambini, contro la tosse asinina; del “Caffè concerto – spettacoli serali”, con entrata libera alle prove diurne, nella via privata Orefici; del “pane di  lusso caldo” sfornato quattro volte al giorno, con consegna a domicilio in “qualunque ora del giorno”.

Ottobre 1897: cominciano i lavori per il palazzo delle Assicurazioni Generali (Beltrami, Tenenti-Repossi), e l’isolato fra il Cordusio e via Dei Fustagnari viene transennato per poi essere demolito.

Ancora insegne a coprire le demolizioni, la panetteria di Luraschi Carlo e il suo “pane di lusso”, affiancata dalla “cantina Cordusio” e dall’ “Antico Negozio” (chissà cosa vendeva!).

Un altro paio di immagini del lato ancora da costruire della piazza, dove sorgerà il palazzo del Credito Italiano (Unicredit).

Ancora due immagini riguardanti il lato della piazza dove sorgerà il palazzo del Credito Italiano (Unicredit): la prima è di nuovo un’immagine dell’inquadratura già vista, ma uno dei palazzi è in via di demolizione;

la seconda è una cartolina, con una rara inquadratura della piazza ancora incompleta! La costruzione del Credito Italiano si accompagnerà all’apertura di via Tommaso Grossi e alla distruzione della piazzetta delle Galline e dei vicoletti afferenti.

Per concludere, gli altri palazzi della piazza, su cartoline dei primi anni del secolo:

Per la raccolta di vecchie foto del Cordusio cliccate qui.

Fonte delle info: Forum Milano Sparita Skyscrapercity, Wikipedia, Palazzo Venezia edizioni Generali, Milano nell’Italia Liberale Edizioni CARIPLO.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


15 thoughts on “Milano | Cordusio – Quando venne “creato” il nuovo cuore della città

  1. Matt

    Wow, complimenti. Non ci si pensa mai alle grandi trasformazioni di fine Ottocento che sono avvenute in città.

    Bello. Grazie

    1. Si Tav

      Come sempre parli per dare fiato alla lingua. Infatti fu proprio a partire dagli anni ’20 che Milano fu traghettata verso la modernità. Infatti le nuove costruzioni avevano tutte l’ascensore e le fognature, che vennero al posto di ruderi malsani e spesso senza gabinetti.
      Gli edifici del Fascismo a me non piacciono per nulla. Ma almeno chi li fece aveva una certa strategia moderna.
      Diciamo che i comunisti come te non sanno essere obiettivi nemmeno se devono descrivere i propri escrementi che definireste profumati e graziosi solo perché li avete fatti voi.
      Un consiglio: sta zitto e parla solo quando hai qualcosa di utile, vero e intelligente da dire

      1. Wf

        Maa bastaaa sei ossessioonaaatoo.
        Datti una pace.
        Vedi nero dappertutto.

        Fascista eri e fascista rimani con i tuoi modi verbali da squadrista da 4 soldi.

        Fatti un giro di bunjee jumping da qualche pensilina tamoil.

        Oppure fatti vedere da uno bravo.

        Stalkerino Il piccolo balilla dei poveri.

        Ossessione.

        E stai zitto dillo a qualcun alteo che secondo me a casa tua non comandi neanche gli interruttori della luce. E ti vieni a sfogare qui…

        Porta rispetto fascistello prepotente impara l’educazione.

  2. Elius

    Sarebbe necessario completare il cambiamento urbanistico ora è solo un luogo di passaggio rischiando di finire sotto un tram….

      1. Si Tav

        Tutta invidia perché a me vengono pensieri intelligenti e nobili mentre a te escono solo le puttanate tipo “restituiamo le strade ai pedoni” o similminchiate di sinistra.
        Rosica. Rosica e raglia . I-hooo….I-hooo

  3. el negher

    Veramente .. come dice l’articolo… le prime demolizioni sono state decise dal governo liberale… che poi il fascismo ha continuato per evidente identità di vedute.
    Secondi l’egregio SI TAV le case demolite erano dei tuguri senza servizi igienici e hanno fatto bene. Gli ricordo che tutte le case di tutte le capitali europee a fine 800 erano senza bagni privati, ma all’estero si sono ben guardati dal demolire i loro centri storici!
    Secondo la sua logica oggi Milano non dovrebbe avere i nessun palazzo più vecchio dei settantanni. Compresa Porta Ticinese, anche li le case popolari non avevano bagni e servizi igienici di cui si sono dotati solo dagli anni 60.. SI TAV NO Cervello

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