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Milano | Segrate – La meraviglia del Palazzo Mondadori di Oscar Niemeyer

Purtroppo, sperduto nella periferia Est di Milano, nel Comune di Segrate, si trova una meraviglia di palazzo un po’ complicato da vedere e ammirare. Si tratta del bellissimo Palazzo Mondadori progettato dal grande architetto Oscar Niemeyer.

Come una cattedrale nel deserto, l’edificio del grande architetto mondiale è un’icona indiscussa e fortemente riconoscibile anche dai pi sprovveduti.

Il progetto, nacque grazie ad una committenza illuminata che credeva nel ruolo che poteva avere l’architettura, molti la considerato un’evoluzione del Ministero degli Affari esteri di Brasilia, cruciale all’interno dell’evoluzione dell’opera di Niemeyer e costituisce, ancora oggi, un modello di riferimento, di una modalità possibile di affrontare il rapporto tra edificio, spazi aperti e paesaggio.

La storia dell’edificio va fatta risalire quando la casa editrice Mondadori all’epoca del Boom economico (1950-1965) crebbe in modo esponenziale, tanto che i dipendenti passarono da 335 a 3.000. Ciò procurò non pochi problemi logistici. Così venne deciso di costruire un nuovo edificio in un’area periferica, che venne subito individuata in un terreno a Est dell’Idroscalo, nei pressi dell’aeroporto di Linate e a due passi dall’autostrada per Verona nel Comune di Segrate.

Così Giorgio Mondadori, figlio di Arnoldo e presidente della casa editrice, nel 1968 decide di affidare il progetto per la nuova sede Mondadori, all’architetto brasiliano Oscar Niemeyer, dopo che rimase folgorato da un edificio visto durante un viaggio in Sudamerica: il ministero degli Affari esteri di Brasilia (1962-64), Itamaraty, sempre del grande architetto.

Apparentemente simili, i due palazzi (quello di Segrate e quello di Brasilia) si differenziano parecchio come volontà dello stesso Niemeyer. Anzitutto la soluzione dei fronti in cemento armato con pilastri e archi parabolici a sezione rastremata viene identificata come tema portante dei due progetti, la loro diversa ampiezza rivela subito lo stacco dal modello brasiliano. Il palazzo di Brasilia poggia direttamente a terra ed è coperto da un solaio staccato, sostenuto dagli archi. La soluzione trovata per il palazzo Mondadori, grazie anche alla sua pianta rettangolare (a Brasilia è quadrata) ha consentito di far si che la scocca in cemento armato, che funge da facciata, regga i 5 piani per uffici praticamente sospesi (ad eccezione dei due blocchi d’accesso con scale e ascensori).

Inizialmente Niemeyer presentò un progetto sviluppato in modo fluido e flessuoso, formato da due edifici, successivamente scartato per quello che ancora possiamo ammirare.

Il progetto definitivo è datato 1970, anno nel quale il consiglio di amministrazione della società decide di vendere alle Assicurazioni Generali il terreno di Segrate: il palazzo di Niemeyer sarà dunque realizzato a spese di Generali, che lo concede poi in affitto a Mondadori. Con questa operazione Giorgio Mondadori ottiene il duplice risultato di non impegnare i conti dell’azienda, senza rinunciare però a un’opera di grande impatto. La costruzione inizia nel 1971, mentre il trasferimento dell’azienda nei nuovi uffici è datato gennaio 1975.

La poderosa copertura a cui vengono sospesi i cinque piani degli uffici è costituita da una doppia soletta armata per un’altezza totale di circa 1,8 metri, innervata da una serie di travi trasversali, corrispondenti ai portali, e da due travi ortogonali a cui sono agganciati i 56 tiranti (28 per trave) della struttura in ferro. L’ingente peso di questa struttura – circa 24 tonnellate – necessita in fase di getto di una centinatura di tubi di acciaio di 25 metri d’altezza, appoggiata su un terreno a elasticità non uniforme. La struttura in acciaio sospesa è costituita da quattro corpi distinti, divisi da due blocchi di scale e ascensori – le torri sud e nord – e dal giunto di dilatazione al centro dell’edificio.

Il complesso è formato da tre elementi: la lunga stecca di cinque piani sospesi del parallelepipedo centrale dalle caratteristiche arcate che ospitano gli uffici e le redazioni, a essi si contrappongono due corpi bassi, uno a forma circolare e l’altro più sinuoso, chiamato foglia, entrambi emergenti da una distesa d’acqua. La loro planimetria irregolare e ondulata, che ricorda una figura organica, come un frutto, è resa più suggestiva dal lago artificiale di ventimila metri quadri. Attorno all’edificio venne creato un grande parco, su disegno del paesaggista Pietro Porcinai.

La Mondadori di Segrate, insieme alla Sede del Partito Comunista di Parigi, rappresenta indubbiamente il più noto degli edifici realizzati da Niemeyer in Europa.

Da tempo l’architetto Oscar Niemeyer inseguiva l’idea per un’opera architettonica innovativa, non solo per quanto riguardasse le strutture e le forme, ma anche per il modo di viverla: voleva realizzare uno spazio aperto in cui le persone si potessero integrare, comunicare e lavorare in armonia.

Sicuramente fu un progetto coraggioso e innovativo per l’epoca, ma oggi?

Cinquant’anni dopo lo spazio, ancora moderno e iconico, ma come immaginabile ha qualche punto negativo. Anzitutto la non facile accessibilità: è più facile raggiungerlo con un automobile che a piedi, vista la lontananza da luoghi di aggregazione come il il centro di Segrate o l’aeroporto di Linate. Se non si è dotati di un’automobile, lo si può raggiungere attraverso la linea autobus 73 (San Felice) o quelli extraurbani per l’hinterland, oppure prendendo il Passante Ferroviario e scendendo alla stazione di Segrate, raggiungibile percorrendo un chilometro scarso a piedi.

Oggi l’editoria purtroppo sta vivendo un periodo di crisi e lo si può vedere da quante testate la società ha chiuso negli ultimi anni e quante vendute ad altre testate. Oggi molti spazi del palazzo sono vuoti o inutilizzati. All’interno l’edificio andrebbe completamente riqualificato e rifunzionalizzato.

Oggi l’edificio, come avevamo detto, è di Generali, e ci siamo chiesti se prima o poi si provvederà ad un rinnovo totale dell’immobile.

Vi raccontiamo ora un po’ di nostre impressioni dopo la nostra piccola visita allo stabile.

Oltrepassato l’ingresso da Via Arnoldo Mondadori, 1, si accede al vasto parco. Al centro troneggia come un mausoleo la monumentale struttura del palazzo di Niemeyer. La struttura pare emergere da un laghetto artificiale di sicuro effetto. Ad animare la scena decine di gabbanelle accolgono ogni giorni gli ospiti della Mondadori.

Nel laghetto di fronte all’ingresso principale dell’edificio Mondadori, si trova la scultura, Colonna a grandi fogli, realizzata da Arnaldo Pomodoro nel 1975. Si tratta di un “monumento” alla comunicazione che, con la sua potenza e con la sua forza di verità, persino quando è controllata, può sviluppare effetti importanti o imprevedibili.
“In questa opera sono partito – ha detto Arnaldo Pomodoro – da un ‘triangolo in espansione’, quale è quello rintracciabile ancora nella radice o supporto dell’insieme, e ad esso ho dato nel suo sviluppo verticale e dimensionale una potenzialità di torsione, perché i tre grandi fogli risultino non già superfici fisse ma estensioni movimentate.”

A sinistra si scorge l’Isola artificiale dello spazio commerciale dell’Agorà. Una specie di isola galleggiante a filo d’acqua dove al suo interno si trova oramai l’unico spazio aperto, il bar. Da qui si accede anche alla mensa e nelle ore di pausa si anima di gente. L’agorà è una piazza porticata (dal gusto di vecchia Fazenda brasiliana) con al centro un “oblò-cavedio” che permette alla luce di accedere ai locali sottostanti. Un’apertura a terrazza consente la vista, molto suggestiva, sul laghetto e verso il palazzo.

Le possenti colonne “emergono” dal lago e reggono l’intero edificio. l’accesso pedonale per i visitatori è attraverso una lunga passerella sul lago. Il tocco “brasiliano” lo si avverte dalle piastrelle bicromiche utilizzate per decorare la parete esterna del blocco ingresso.

L’interno, come dicevamo, è in parte ancora come si presentava cinquant’anni fa. Cemento armato a vista, boiserie in legno, pannelli in acciaio e soffitti lamellari rivelano ancora il gusto dell’epoca che, se sistemati fanno ancora la loro bella figura.

Tornando all’esterno, il bel giardino, si amalgama perfettamente con la struttura architettonica. Sul retro domina l’enorme cilindro delle “scale d’emergenza, unico elemento esterno al parallelepipedo.

Meraviglioso anche il locale tecnico costruito sul retro e nascosto sotto una finta collinetta, un vero pezzo di architettura.

Concludiamo il nostro giro con la “Ex-Cascina di Tregarezzo”, riqualificata e trasformata dallo Studio di Architettura altoatesino di Werner Tscholl.

Nel 2007 Generali Properties ha affidato all’architetto Werner Tscholl la ristrutturazione, il recupero e l’’ampliamento di una cascina rurale abbandonata da anni posta lungo la Rivoltana, la Cascina Tregarezzo, dove hanno sede i nuovi uffici della Mondadori.

Il progetto di Tscholl è riuscito mirabilmente a concepire un ampliamento con nuovi volumi che avvolgono la vecchia cascina ristrutturata mantenendola al centro del complesso. Ed è incredibile come la nuova architettura moderna, con una immagine forte e leggera allo stesso tempo, risulta perfettamente integrata con la preesistente architettura del colosso di Niemeyer.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


10 thoughts on “Milano | Segrate – La meraviglia del Palazzo Mondadori di Oscar Niemeyer

    1. Anonimo

      Grazie all’Autore per l’articolo e per le notevoli foto. Grande Niemeyer e, indirettamente, chi l’ha scelto con lungimiranza agli inizi degli anni ’70 del 900 per celebrare se stesso e la bellezza.

  1. Davide Mombelli

    … E finanziate da gente lungimirante!

    In questo paese manca la progettazione e gestione a lungo termine. Tutti troppo intenti a fare qualcosa di impatto nell’immediato (perché così si vede e nasconde l’incapacità manageriale) per salvare il cadreghino… È poi pazienza se siamo fermi al palo da 70 anni!

    Cordiali saluti

  2. Anonimo

    La cosa più datata di quell’edificio è lo sterminato parcheggio in superficie che c’è di fronte (non lo avete fotografato, per fortuna).

    Magari un giorno arriverà da quelle parti la M4, il parcheggio diventerà un parco (basterebbe interrarlo, che occupa tanto di quello spazio che non dovrebbe essere difficilissimo….) e l’edificio potrebbe avere una funzione pubblica. Magari anche una biblioteca o uno spazio dedicato alla lettura e alla scrittura. Anche solo in parte, visto che è la sede di una casa editrice e l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è vedere una casa editrice chiudere o ridurre le attività.

    Comunque è molto bello, anche la cascina. Non capisco perchè non organizzino periodicamente tour guidati per mostrarlo a tutti.

    1. Davide

      L’edificio è splendido, un peccato che sia così inaccessibile.
      Una volta collegato con M4 potrebbe avere una funzione museale, come quello di Curitiba, giacché le multinazionali stanno ormai abbandonando queste sedi lontano dalla città raggiungibili quasi solo in auto e prive di servizi circostanti, per tornare in zone servitissime a appetibili anche per i dipendenti come Porta Nuova, Citylife etc.
      Dietro alla sede della Mondadori si trova anche Milano San Felice di Luigi Caccia Dominioni e Vico Magistretti, una città giardino con parecchie soluzioni urbanistiche ed architettoniche interessanti, che meriterebbe magari un articolo di Urban File.

  3. enrico

    Che meraviglia! Pirelli, Mondadori, Olivetti, industriali la cui stoffa e il cui spessore sono raramente riscontrabili negli imprenditori di oggi.

    Speriamo che in periferia e nell’hinterland ne nascano di nuovi. Sesto-Falck potrà essere una nuov grande occasione, come Arexpo (il galeazzi, però,a me pare faccia schifo!).

  4. Anonimo

    Io sogno la riconversione in un bel museo della Moda e del Design. Ovviamente andrebbe anche ricollegato meglio al parco idroscalo. Magari co-finanziato dalle numero case di moda italiane…

  5. lisander

    architettura superba e ancora attuale, sebbene denoti qualche smagliatura dovuta al tempo; indubbiamente è un po’ defilato ma non del tutto irraggiungibile, la linea 73/ passa di fianco con frequenza di circa 4/5 corse orarie da Milano duomo, in piu’ vi è da qualche anno una comoda pista ciclopedonale che lo collega all’idroscalo a San Felice e al Parco della Besozza (veramente notevole per scampagnate in bicicletta); il palazzo mi risulta essere visitabile ciclicamente nelle giornate Fai di primavera (e a volte anche in autunno), forse solo per i soci Fai, ma ahime’ non accessibile ai minori di 14 anni anche se accompagnati!

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