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Milano | Cordusio: il progetto approvato

Dopo l’annuncio di questa mattina, dell’imminente avvio, dopo l’approvazione, del progetto di riqualificazione dell’area attorno al Cordusio, (che include: piazza Cordusio; via Orefici; un tratto di via Dante; via Tommaso Grossi e largo Santa Margherita), ecco nel dettaglio come sarà trasformata.

La storia del Cordusio.

Anzitutto la storia della zona va fatta risalire agli albori. Qui, con ogni probabilità vi transitava il fiume Nerino che separava, all’epoca romana, il villaggio di Medelhan (nell’odierna piazza della Scala) e la città romana (nell’area attorno a piazza San Sepolcro). Caduto l’impero, qui sorse il palazzo dei Duchi longobardi, da cui derivò il termine Cordusio, ovvero “De curte ducis” (o “Curia ducis“, ossia la corte dei duchi lombardi), da cui per corruzione “Cortedoxi“, quindi “Corduce” e infine “Corduso” o “Cordusio“.

Il Cordusio divenne uno dei principali crocicchi di Milano, dove si incrociavano parecchie strade in uno slargo molto stretto, dove campeggiava la seicentesca statua di San Carlo Borromeo, spostata sul finire del ‘700 con la scusa che fosse d’intralcio alla viabilità, in piazza Borromeo.

Con l’Unità d’Italia, Piazza Cordusio è già nodo importante, ma indefinito morfologicamente: sostanzialmente uno slargo all’intero di un tessuto antico irregolare e in grande trasformazione, che, a partire dalla creazione della nuova piazza del Duomo del 1865 e soprattutto della Galleria Vittorio Emanuele (il cui impatto cambia definitivamente gli usi urbani milanesi), si afferma come vero centro fisico e simbolico della città. 

Il piano Beruto, approvato nel 1889, prevede la realizzazione di Via Dante che attraverso il Cordusio e Via Orefici raggiunga Piazza del Duomo. Lo slargo del Cordusio diventerà così la piazza ellittica del Beltrami, ed Ellittica fu chiamata, collegando non solo diverse arterie viarie (e tramviarie) ma diventando anche il nodo che lega assieme tre monumenti simbolo di Milano: il Duomo, la Galleria e il Castello. 

La qualità spaziale del Cordusio è figlia del progetto urbanistico del Beruto con il contributo di Luca Beltrami, con regole chiare sull’assetto planimetrico e d’altezza degli edifici. Le architetture, assai coerenti tra loro, sono opera di un gruppo ristretto di architetti eclettici di valore, quali lo stesso Beltrami, Luigi Broggi e Francesco Bellorini. 

Stupisce ancora la velocità di realizzazione, tra il 1897 e il 1902, di architetture importanti e assai ornate. Nel decennio successivo, si completò l’opera in Via Cordusio (ancora Broggi, Nava e Cesa Bianchi) per terminare con la sede della Banca di Roma e piazza Affari.

Come la Galleria Vittorio Emanuele, il nuovo Cordusio fu figlio di investimenti privati, secondo un modello che oggi chiameremmo di project financing. 

Le banche, protagoniste dell’operazione immobiliare, attestano quindi in Piazza Cordusio le sedi loro e delle grandi società finanziarie italiane come le Assicurazioni Generali, in Palazzo Venezia. 

Con loro arrivano in Piazza anche la Borsa Valori (poi Palazzo delle poste con il trasferimento a Palazzo Mezzanotte), la Posta Centrale, la Banca d’Italia in Via Cordusio, facendo dell’area il fulcro dell’economia milanese e quindi Italiana. 

L’arredo urbano della piazza nel corso del tempo.

Le pavimentazioni del Cordusio hanno seguito le vicissitudini della mobilità. 

La piazza esordisce con un tram piccolo e leggero verso Piazza Scala e dalle immagini d’epoca la pavimentazione sembra essere di acciottolato, macadàm e granito. 

Ma l’arrivo dei tram anche sulla direttrice Orefici costringono ad una pavimentazione in lastre di granito di San Fedelino (il pavè) usato a Milano per la prima volta in Porta Garibaldi nel 1896, unico a garantire durevolezza e sicurezza dove transitano i mezzi pesanti. 

La pedonalizzazione di Via dei Mercanti e Via Dante, in lastre di granito, alza le quote stradali a filo dei marciapiedi, inducendo il ridisegno della piazza qual è ora, con l’alveo delle carrabili e dei binari a quote differenti della pavimentazione pedonale, con la presenza assieme di pavé, porfido, asfalto e granito. 

L’intervento del 1996 ha salvaguardato il disegno differente, in lastre di granito bianco, del perimetro dell’ellisse al piede degli edifici. 

L’illuminazione storica del Cordusio era realizzata mediante lampioni coevi alla Piazza, assai decorativi. Alcuni di questi sono stati tolti per far posto al passaggio dei tram, mentre l’illuminazione delle vie laterali è una illuminazione tecnica. Naturalmente va considerato il contributo d’illuminazione dei negozi e della luce d’accento sulle facciate dei palazzi. Il risultato è però un po’ confuso, con zone d’ombra nella parte centrale. Emerge soprattutto la perdita del disegno, anche luminoso, dell’ellisse. 

Negli anni il Cordusio ha subito un progressivo ammasso confuso e deterioramento degli arredi, con la sovrapposizione di segnaletica viaria, dissuasori, che hanno contribuito a creare disordine e perdita di identità. 

Mentre la pensilina ATM è frutto di un progetto degli anni Novanta, di Antonio Citterio, le edicole sono strutture anonime e in posizione casuale. 

Piazza Cordusio non è mai stata una Piazza “verde”, se non in misura non rilevante. 

In origine, per un breve periodo, vi fu una piccola aiuola centrale, poi soppressa con i lavori della metropolitana, per il maggior passaggio dei tram, assieme alla piccola aiuola alle spalle del monumento del Parini, dove emerge ora l’accesso alla Linea 1. 

Oggi la realizzazione di aree verdi nel Cordusio è resa difficile sia dall’assenza di aree libere in sottosuolo, per i radicamenti, sia per la dimensione dei flussi pedonali. 

Veniamo ora al nuovo progetto di riqualificazione.

Anzitutto il progetto architettonico è stato eseguito dallo studio Freyrie Flores Architettura (Leopoldo Freyrie, architetto e Antonella Flores, ingegnere).

Come già descritto gli arredi attuali del Cordusio sono una delle cause del disordine che possiamo cogliere, spesso anche ostacolando i percorsi pedonali. 

Il progetto prevede una “ripulitura” generale dello spazio e scelte uniformi di arredi, da posizionare secondo una logica di utilità e rispetto del paesaggio. 

In linea generale l’approccio è il seguente: 

  • utilizzare come dissuasore solo il modello tipo parigina, color antracite, in sostituzione degli attuali 4 diversi tipi, limitandone l’uso a quanto indispensabile per la sicurezza stradale;
  • installare un solo tipo di rastrelliera per bicicletta, oltre a quello del bike sharing, in sostituzione degli attuali due, identificando i luoghi di installazione secondo principi di razionalità;
  • ridurre al minimo consentito la segnaletica stradale, oggi evidentemente ridondante, spesso posta in via provvisoria poi diventata definitiva; 
  • togliere i pali e scatole impianti inutilizzati, verificare se i cavi aerei sono tutti utili e in funzione; 
  • verniciare i pali portacavi di grigio; 
  • usare un solo tipo di cestino portarifiuti;
  • installare un solo tipo di seduta ovvero la ‘panchina Milano’; 
  • prevedere dissuasori anti terrorismo disegnati e decorosi, nelle giuste posizioni. 

La nuova sistemazione della piazza, naturalmente è stata vincolata dalle linee guida volute dalla Sovrintendenza e da regole viabilistiche nazionali, come quelle imposte da Ustif, l’ente che dà il via libera a tutti i trasporti a guida vincolata imponendo i criteri di sicurezza.
Sulle linee tranviarie sono molto rigidi e non accettano il promiscuo in zone pedonali. Pertanto i percorsi dei tram saranno ben separati da quelli pedonali (perciò non ci sarà la possibilità, come richiesto da alcuni, di tram in transito libero tra i pedoni).

La scelta degli arredi rispetterà l’identità cittadina, quindi, come già detto, i dissuasori a parigina, i cestini in ghisa (utilizzati ormai da anni), la panchina “Milano” o la “vedovella” (ne sarà collocata una?). In più saranno collocati i nuovi Milomat anti attentati introdotti lo scorso anno dal Comune di Milano.

Sarà ripristinata la pavimentazione storica in masselli (pavé), tanto voluta dalla Sovrintendenza. Soprattutto saranno eliminati i dislivelli tra i “marciapiedi” e la “carreggiata” oggi presenti.

Per quanto riguarda l’illuminazione pubblica, il progetto prevede la sua re-integrazione laddove i bei lampioni del Cordusio sono stati tolti, togliendo l’accento luminoso all’ellisse, mettendo in opera lampioni identici. 

Viceversa, dove si tratta di integrare l’illuminazione in nuove posizioni, dopo uno studio illuminotecnico per ridurre le zone buie, intervenire con una reinterpretazione contemporanea del lampione originale. 

Anche i monumenti (al Parini e al Cattaneo) saranno valorizzati da una nuova illuminazione.

Il nuovo aspetto della piazza sarà impreziosito dall’introduzione di vasi che ospiteranno piccole alberature (indicativamente carpini) disposti ad ellisse e lungo la via Dante.

Sarà inoltre evidenziato il punto dove al contempo permette di osservare sia il Duomo,la Galleria e il Castello.

Sarà ricreata un’aiuola dietro al monumento al Parini, così come sarà piantato un albero in largo Santa Margherita, che sarà chiamato “Albero della Libertà” in ricordo anche degli avvenimenti storici di questo luogo (infatti non lontano dal Largo venne interrogato Silvio Pellico nel 1820; ma anche in via Santa Margherita si trovava il famigerato hotel Regina, dove si insediarono le SS tedesche durante la Seconda Guerra Mondiale).

I marciapiedi di via Tommaso Grossi e via Orefici saranno allargati per una città più pedonale. Lungo quello di via Tommaso Grossi sarà incisa nella pietra la scritta: ma il pregio del suo paese natio, l’onore della sua dolce Milano, andava innanzi a ogni cosa… (Tommaso Grossi è stato uno scrittore e poeta italiano, amico di Carlo Porta e di Alessandro Manzoni). Collegando di fatto il Castello a San Babila e in seguito (tramite i nuovi interventi di via Durini e Largo Augusto, assieme alla pedonalizzazione di Piazza Santo Stefano) con la Statale, diventando una grandissima area a misura di pedone, così importante soprattutto dopo la pandemia di Covid19.

Committenza: 

Generali Real Estate SGR S.p.A. ; Dea Capital Real Estate SGR S.p.A. ; BVK Highstreet Retail Cordusio S.p.A. ; Savills Investment Management Società di Gestione Risparmio SpA ;

Progetto della mobilità: Mobility in Chain Via Pietro Custodi 16, 20139 Milano 




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


37 thoughts on “Milano | Cordusio: il progetto approvato

    1. Anonimo

      Però almeno le “linee generali del progetto” sembra che le abbian copiate paro paro dalla lettura degli accorati e disperati appelli di Urbanfile contro la sciatteria dell’arredo urbano milanese 🙂

      Peccato solo che si sian dimenticati di leggere gli articoli sulle piante nei vasi messi in giro per Milano l’anno scorso….

    2. Anonimo

      Vasi alti 1,8 m messi in quel modo…frammentano lo spazio e le visuali…poi sbilenchi e di che materiale? Hanno un legame col contesto? Quali alberi mettono?

    3. Anonimo

      Al di la del disegno molto discutibile e fuori luogo dei vasi…ehh…sono alti 1,8 m…praticamente un muro…basta fare una dignitosa ed elegante pavimentazione…arredo elegante e di pregio….ed alberi pochi in piena terra dove non distruggono i coni visivi e dove in futuro una chioma possa fare un po’ d’ombra…

    4. Maurizio

      Concordo.Se lo han fatto per fini antiterroristici vabbè…Poi essendo Milano città senza manutenzione (Cito Gae Aulenti)i vasi saranno imbrattati e i pali riempiti di adesivi.Per sempre

      1. Anonimo

        Secondo me l’altezza dei vasi è semplicemente per evitare che la gente ci si sieda per riposarsi.
        Se si guarda bene poi in tutta la piazza non c’è anche nemmeno una panchina.

        Sembra quasi che i facoltosi mecenati privati abbiano “consigliato” i progettisti di fare in modo che i bivaccatori vadano a bivaccare altrove.
        Non mi è venuta una parola più simpatica di “bivaccatori”, ma credo sia chiaro l’obiettivo di chi ha progettato.

        1. Anonimo

          Si appunto progettata con i piedi questa piazza e senza alcun contenuto positivo…chi lo ha approvato non capisce nulla di spazi pubblici e piazze storiche…

  1. Anonimo

    Quale sciatteria. Intervento povero di idee e di rispetto per quello che dovrebbe essere Piazza Cordusio. La Sovrintendenza può anche anbndare a… casa!

    1. Paesaggista

      Solito progetto “green di facciata” e di slogan per consenso politico…non funzionera’ mai con questi alberi dei quali non si sa nulla…guardassero le piazze di questo tipo in tutta Italia e nel resto del mondo….e’ una piazza gia’ bella per forma ed edifici il contesto non richiede pastrocchi di arredi di quel tipo.non ha senso mettere quei vasi di dubbio gusto e di sicuro insuccesso…mettete gli alberi dove hanno un futuro per crescere e fove hanno un ruolo anche estetico reale….sa proprio di piazzetta di quartiere dove si procede a tentativi….quella e’ una piazza elegante…se proprio vogliono degli alberi ne mettessero pochi ed investissero nei sottoservizi e solette….la tecnologia esiste per fare bene….

    2. Anonimo

      Ridicole quelle due ellissi disegnate con i vasi…sono incomplete e frammentate…l’effetto sara’ di disordine ed incompiuto….dovrebbero usare i soldi per questi contenitori sproporzionati per investire in sottoservizi e piantare pichi alberi ma bene…

  2. bis bald

    bisogna vederlo a progetto finito.
    certo cosi spaventa un po.
    ma la realtà’ è sempre diversa. mi ricordo di Paolo sarei voluta dalla giunta Moratti. Render schifosi, gente che si lamentava del traffico, casini voi, oggi è una zona f**a

    1. Anonimo

      I vasi sono obiettivamente brutti…fuori contesto…le sovrintendenze ed i comuni si devono dotare di paesaggisti ed esperti di arredo urbano e design…approvare questi vasi e questo azzardo di alberi nei vasi in una piazza cosi’ importante e monumentale e’ da principianti!!!

  3. Anonimo

    Sono gli alberi in vaso che non convincono e non si capisce il loro materiale e il disegno sembra altro dal resto dell’arredo che e’ molto classico…il resto del progetto ok…che alberi sono? Carpini?

  4. Anonimo

    Gli alberi in quei contenitori diventano troppo dominanti…la piazza e’ molto bella anche senza alberi…e nonostante ne servano in citta’ ed in centro…messi in quel modo non servono a molto ma si corre il serio rischio di perdere l’eleganza della piazza…..faranno ombra quegli alberi? Cresceranno bene ed in modo uniforme? Funzionano con le panchine ed il disegno visto che non sono discontinui a causa della viabilita’….non converrebbe metterne pochi ma ben inseriti nel suolo senza esasperare le forme e le linee della pavimentazione con i vasi?

  5. Anonimo

    Abbiamo bisogno degli architetti migliori del mondo. Da capitale del design. Ma cosa è questa roba? Io sono favorevolissimo agli alberi, anche nei vasi. Però questi sono orribili. Ma questi render chi li fa? Siamo una città piena di architetti e renderisti bravissimi, non abbiamo bisogno di questi orrori! E sopratutto abbiamo bisogno di alzare la qualità progettuale ed esecutiva.

  6. Anonimo

    Cominciamo per cortesia di provvedere con sistemi automatici di inaffiamento e irrigazione a goccia? O vogliamo tutto secco entro 2 mesi? Siamo nel 2020 cavolo. Pure in India riescono a farlo senza problemi.

  7. Anonimo

    Mi sembra un ottimo progetto della categoria “meglio di prima”, anzi forse uno dei migliori. Magari l’anno prossimo ce la giochiamo ai playoff e ci guadagnamo l’accesso alla Serie Superiore. 🙂

    Detto questo, la situazione per i ciclisti resta tristarella, perchè dovranno continuare a competere con i pedoni (che nelle aree pedonali sono molto infastiditi dalle bici) o con taxi e altre categorie autorizzate nelle aree dove si può circolare. Oltre al fatto che resta l’odiatissimo pavè.

    Il mio sogno sarebbe stata una semplice striscia a raso tra il pavè, colorata di quasiasi colore la Soprintendenza volesse e di qualsiasi materiale liscio in commercio. Così anche le bici avevano un posto dove stare.

    1. Elius

      No agli alberi in vaso e togliere i cavi del tram dove possibile anche a costo di ridisegnare le linee evitando che il tram attraversi la piazza.

  8. _

    “Sulle linee tranviarie sono molto rigidi e non accettano il promiscuo in zone pedonali. Pertanto i percorsi dei tram saranno ben separati da quelli pedonali (perciò non ci sarà la possibilità, come richiesto da alcuni, di tram in transito libero tra i pedoni).”

    Se mettono le catenelle a proteggere tutto il percorso del tram, crei una divisione assurda della piazza, che tra l’altro al momento non c’è!

    A quel punto perchè non tenere il percorso coi binari 20 cm più basso (o più alto) del piano stradale, lo segnali con delle strisce e diventa “formalmente” una strada o banchina e quindi niente parigine e catenelle lo attraversi a piedi come vuoi.
    Non è possibile usare in modo un po’ creativo le regole del Codice senza correre a metter catenelle (o pali) senza nemmeno provarci?

  9. Anonimo

    Un altro problema molto grave che affligge la zona (e tutte le piazze/zone pedonali di mano) sono i parcheggi abusivi di moto e scooter.
    Temo che largo Santa Margherita resterà la distesa di moto che è ora, solo con un pavimento un po’ più regolare.
    Quando si progetta si dovrebbe tenere conto di tutto.
    Altro problema sono i percorsi per le bici, quei grossi vasi sembrano fatti apposta per nascondere alla vista dei ciclisti bambini e cani. Potenzialmente è un bel pericolo. Come sempre ci si dice amici delle bici solo a parole ma nei fatti no.

  10. Claudiogi

    Ancora alberi in vaso. Ma cosa bisogna fare per far capire agli architetti che è una soluzione che non funziona? Qualsiasi agronomo è in grado di dirvi che sono inevitabilmente destinati a non durare. Se ci sono problemi legati ai sottoservizi al massimo si potrebbe provare con degli arbusti che abbisognano di meno spazio radicale. Altrimenti è meglio lasciar perdere.

  11. tatino pensabene

    Milano è una città tirchia in qualità della vita urbana (nel senso di bellezza). E guardando anche questi progetti recenti si capisce perché. Non è capace di “dare” spazi di cui innamorarsi. Ce la fanno solo i privati tipo i colossi Apple o Surbacks perché sanno dalla notte dei tempi che il marketing e l’identità di immagine portano ricavi. Mentre il Comune di Milano guarda basso e fa finta di niente. Per indifferenza e per incapacità. La POVEREZZA (povertà + bruttezza) di questo progetto come delle altre piazze (S. Babila, Castello, Scala e le altre) dimostra che ” piuttosto che niente meglio Piuttosto” non può adattarsi a progetti di una grande città. Se consegni grandi progetti per i posteri con l’idea del minimo indispensabile, rischi di non farli oppure di farli senza un vero vantaggio per la comunità. Pochi soldi e spesi male sono soldi sprecati. Il Comune dovrebbe prendere decisioni coraggiose, tipo sacrificare progetti mediocri in virtù’ di pochi progetti coraggiosi. Decidesse per esempio di concentrarsi “solo” sui servizi ma allora che ci consegni servizi all’altezza di città come Barcellona, Lione, Utrecht. Si dedichi solo a quelli e lasci perdere l’urbanistica. Per togliere i pali di troppo non serviva “rifare una piazza”. Bastavo farlo. Sono i privati che hanno voluto questo progetto? Allora bisognava chiedere piu’ soldi. Cioè chiedere piu’ coraggio. Se avessimo deciso di costruire oggi il Duomo di Milano da zero, sarebbe venuto su come l’Hangar Bicocca. Cioè senza madunina, cioè senza un’anima. Che è cio’ che manca da 30 anni a questa parte a questa brutta metropoli (piu’ dei denari). Coraggio, ne ha ancora Milano? Che poi è quello che serve per fare tante altre cose buone, tipo lottare contro la corruzione…ma questa è un’altra faccenda, anzi no, è solo l’altro lato della medaglia.

    1. Anonimo

      Dovrebbero faredei concorsi di progettazione almeno per progetti talmente importanti per la citta’….escludendo in partenza i progettisti che non hanno mai fatto progetti fi spazi pubblici o che non siano s.d pecializzati in quello…in Italia abbiamo piazze storiche ed giardini storici meravigliosi…il contemporaneo fa schifo causa della morte della qualita’ progettuale…vittima di baroni universitari, manfrine corruttive, ordini con caste di soli architetti pigliatutto…e giovani e meno giovani talenti che non emergono schiacciati dal sistema….paese vecchio,arretrato e corrotto….architetti ciucci ed arroganti…

  12. Anonimo

    Non e’ il comune e’ l’inadeguatezza dei tecnici che ci lavorano e dei professionisti esterni ai quali danno gli incarichi…in Italia i progettisti di spazi pubblici specializzati sono pochi e non valorizzati…ecco che fanno poi disegnare le piazze ad architetti ed ingegneri che fanno edifici e che non hanno esperienza,ne l”onesta di riconoscerlo, in tema di spazi pubblici,arredo urbano etc….ecco poi che i progetti sono di bassa qualita’ o totalmente fallimentari….in altri paesi e citta’ europei e non fanno lavorare paesaggisti e progettisti di spazi pubblici….esistono e sono professionisti specializzati in quello….capito non e’ Milano…ma gli ordini italiani e le manfrine di amici che non fanno emergere la qualita’…..se ne parla da 50 anni….non cambiera’ mai nulla….

  13. Davide V.

    Veramente deludente, la monumentalità della piazza non solo non viene valorizzata ma addirittura mortificata. Ci sono milioni di posti in cui mettere degli alberi a Milano e sappiamo quanto ce ne sia bisogno ma questo è uno dei pochi in cui non ci volevano perdipiù se messi in quegli obbrobri di vasi senza eleganza. Vogliamo parlare poi della fissazione della sovraintendenza per il pave?! L’ellisse andava enfatizzata con un’adeguata pavimentazione mentre così non avrà alcun senso. La stessa sovraintendenza che dobbiamo ringraziare per la forma assurda dei marciapiedi attuali imposta a suo tempo ed ora serve ripensare completamente la piazza dopo soli 25 anni. La sola nota positiva riguarda i lampioni, se si vuole quindi c’è il modo di replicarsi!!

  14. enrico

    Non si capisce se abbianos celto col criterio del massimo risparmio possibile o con quello dell’amico dell’amico. Qualità progettuale insesistente, persino il rendering è sciatto. Ma c’è stato un concorso? Quali sono gli altri progetti?

  15. Anonimo

    I vasi sono impresentabili…rovineranno tutto…il progetto va rivisto e questi alberi piantati altrove dove cresceranno….

  16. Manuel

    Spero si scelga un altro tipo di contenitore per le piante. Personalmente trovo quelli posti in Piazzetta Liberty molto belli così come la scelta arborea e li adotterei in tutte quelle situazioni dove un non è possibile la messa a terra: Per intenderci sono questi qui:
    https://www.google.com/maps/@45.465468,9.1937555,3a,41y,281.04h,98.42t/data=!3m8!1e1!3m6!1sAF1QipP30isJC6bI_orHXakJvmAJZIxfjRPOKOzPXr8n!2e10!3e11!6shttps:%2F%2Flh5.googleusercontent.com%2Fp%2FAF1QipP30isJC6bI_orHXakJvmAJZIxfjRPOKOzPXr8n%3Dw203-h100-k-no-pi-0-ya42.097706-ro-0-fo100!7i10240!8i2560?hl=it

  17. Segey

    Io non ho capito il traffico automobilistico in via Orefici. Per metà via, sembra che sia solo pedonale e tramviaria, poi all’improvvico sbucano dal nula due corsie per le auto.
    Potete fare un articolo specifico che chiarisca il rifacimento anche di questa via, per favore?

    1. robi

      penso e spero che l’unico traffico su gomma consentito sia da via Cordusio a via Orefici, che vorrei dare per scontato ZTL con telecamere.:c’è una foto di come sarà, quella con caricato un tram che circola al contrario, dove si vede una corsia per taxi proveniente da piazza Cordusio. Da capire invece se nel tratto delle fermate di piazza Cordusio del 16 e 19 attuali sarà transito riservato solo ai tram, avendo eliminato la corsia laterale.

  18. wf

    L’unica cosa importante e che non si capisce di questa riqualificazione è QUANTO saranno allargati MARCIAPIEDI e aree PEDONALI.

    Non si capisce ne dalle foto ne dall’articolo.

    L’unica cosa che CONTA sarà lo spazio riallocato ai PEDONI.
    E scisatemi se è poco…

    Ma non è chiaro…

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