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Milano | Porta Nuova – Gioia 20 Est e Ovest, la nuova porta

E’ stata pubblicata dal Comune di Milano la Convenzione tra Comune e Coima per Gioia 20, il nuovo complesso per uffici che sorgerà all’incrocio tra le vie Pirelli e Melchiorre Gioia, Via Melchiorre Gioia al civico 20.

Nel mese di maggio dello scorso anno, era stato presentato un primo progetto bocciato dalla commissione paesaggio che ha chiesto alcune modifiche per l’approvazione.

Il progetto è dello studio Antonio Citterio – Patricia Viel and partners, e prevede la realizzazione di due immobili ad uso terziario da realizzarsi, uno nel lotto occidentale di via Melchiorre Gioia (lato via Pirelli) e l’altro nella parte occidentale della via (via Sassetti).

A quanto pare l’avvio del cantiere è previsto per la metà di questo mese, ma la data potrebbe slittare. La conclusione è prevista, ad ogni modo per il primo quadrimestre del 2024.

G20 EST (98 metri d’altezza)

Il progetto prevede la realizzazione di un manufatto identificato da due volumetrie principali, che mantengono invariata la loro sagoma per tutto lo sviluppo verticale. L’ambito terziario rimane la principale destinazione d’uso del complesso architettonico, caratterizzandolo per 20 piani, con inserimento di locali per destinazioni flessibili quali spazi espositivi a a piano terra. I fronti minori di entrambi i volumi sono paralleli a Via Melchiorre Gioia, mentre il fronte principale del volume più basso si colloca parallelamente alla giacitura di via Clelia del Grillo Borromeo, andando a ridefinire naturalmente un nuovo spazio urbano protetto e concluso tra l’edificio di progetto e l’adiacente G22.

A sud, sul fronte di via Pirelli, l’edificio si discosta dal limite del lotto per creare un invito e un’accogliente area in connesione diretta con la lobby di ingresso degli uffici. Questa lieve inclinazione permette di lasciare invariata la visibilità al parco anche per l’edificio Unicredit/Fineco al civico successivo di via Pirelli. La vicinanza dell’ingresso alla stazione MM Gioia, spazio vitale e connettivo dei flussi pedonali presenti, colloca il progetto nelle condizioni di ben inserirsi sia all’interno del tessuto urbano esistente sia nel sistema di trasporto pubblico milanese. Inoltre, la vicinanza alla Stazione Centrale, garantisce facile accessibilità ad una mobilità extraurbana di più ampio respiro.

Ad integrare questa rete infrastrutturale ed incentivare sistemi di mobilità di trasporto sostenibile, all’interno dell’area di progetto in prossimità dell’ingresso, sono presenti alcuni stalli dedicati alla ricarica di automobili e biciclette elettriche, oltre all’ingresso ai servizi destinati ai ciclisti, presenti al primo livello interrato,in adiacenza al parcheggio dedicato, dove trovano posto circa 160 bici con relativi spogliatoi, spazi di supporto e accesso diretto alla main lobby dell’edificio. Infine la giacitura del fronte Ovest, attraverso l’inserimento di una zona di carico scarico all’aperto, asseconda la sagoma planivolumetrica del nuovo intervento della torre di Gioia 22, con l’obiettivo di preservare un “varco visuale” tra i due complessi, ben percepibile arrivando da Via Bordoni.

Dal punto di vista volumetrico, le scelte operate nel complesso sono state dettate dai vincoli urbanistici derivanti dai fronti degli edifici adiacenti e dalle prescrizioni dell’art.86 del nuovo regolamento edilizio.

La giacitura principale dell’edificio, parallela a via Pirelli, crea una naturale separazione tra le due aree pedonali che si sono venute a creare tra ‘ingresso principale e la nuova piazza di Clelia del Grillo Borromeo. Per trasformare questo limite in una cerniera, gli spazi della lobby di ingresso, sono stati pensati come elemento di continuità tra interno e esterno attraverso l’utilizzo degli stessi materiali per le pavimentazioni, eliminando così il limite tra pubblico e privato e suggerendo l’attraversamento dello spazio. Le grandi superfici vetrate permettono di traguardare, con un solo colpo d’occhio, lo spazio della lobby, mettendo in connessione i due spazi e invitando le persone a scoprire il nuovo brano di città a nord dell’edificio.

L’altezza complessiva dell’edificio si attesta a poco più di 98 m, con un interpiano di mt 4,08 per i piani standard e di 7,15 mt per il piano terra. La profondità del corpo di fabbrica, nel suo sviluppo maggiore è di circa 60 mt, mentre la manica della torre raggiunge i 20 m.

G20 OVEST (64 metri d’altezza)

Il progetto prevede la realizzazione di un manufatto che continui la stessa logica compositiva dell’edificio sito sul lotto Est: due volumetrie principali mantenenti la loro sagoma nello sviluppo verticale. La particolare conformazione del lotto determina la differenza formale dell’edificio rispetto G20 Est. L’edificio si compone di un corpo basso a continuazione della città storica a cortina di via Sassetti, e di un corpo più alto a dialogo con gli edifici alti di via Pirelli. L’ambito terziario è la principale destinazione d’uso dell’edificio per 11 piani , al piano terreno sono presenti spazi flessibili e retail.

Tutti i prospetti dell’edificio mantengono il linguaggio a reticolo e il dettaglio architettonico di G20 Est. I fronti principali prospettanti la Biblioteca degli Alberi sono lineari, mentre il fronte su via Melchiorre Gioia risulta curvato a ricercare l’allineamento di facciata dell’ edificio sito in via Paoli.

In via Sassetti l’edificio si discosta dal limite del lotto per mantene visione dell’alberatura esistente all’interno dell’isolato. La vicinanza all’ingresso della stazione della MM Gioia , spazio vitale e connettivo dei flussi pedonali presenti, colloca il progetto nelle condizioni di di ben inserirsi sia all’interno del tessuto urbano esistente sia nel sistema pubblico milanese. Inoltre la vicinanza alla Stazione Centrale, garantisce facile accessibilità ad una mobilità extraurbana di più ampio respiro. Ad integrare questa rete infrastrutturale ed incentivare sistemi di mobilità di trasporto sostenibile, all’interno dell’area di progetto in prossimità dell’ingresso, sono presenti alcuni stalli dedicati alla ricarica di biciclette elettriche, oltre all’ingresso ai servizi destinati ai ciclisti, presenti al secondo livello interrato, dove trovano posto circa 76 bici con relativi spogliatoi, spazi di supporto e accesso diretto alla main lobby dell’edificio.

La ricucitura del l’isolato data dall’edifico e la presenza di retail al piano terreno, contribuiscono alla continuità urbana dell’area. Entrambi i volumi architettonici presentano terrazze agli ultimi piani nell’intento di delineare degli spazi esterni abitabili prospettanti il parco. La progettazione paesistica dei terrazzi contribuirà a definire dei prospetti superiori percepibili dagli edifici più alti nelle vicinanze. Alle qualità architettonico – paesaggistiche del nuovo Edificio, si integrano i requisiti ambientali ed energetici posti a base della sua progettazione e che rappresentano il valore aggiunto della nuova opera sul piano della sostenibilità e sul piano prestazionale in funzione del rispetto ambientale. L’importante consistenza urbanistica da insediare, l’esigua dimensione del lotto e i vincoli presenti, sono stati certamente in primis, il limite all’interno del quale definire e misurare lo spazio della sfida e il percorso verso un’espressività compiuta e una registrazione visiva diretta del progetto.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


54 thoughts on “Milano | Porta Nuova – Gioia 20 Est e Ovest, la nuova porta

    1. Un capolavoro di médiocrité

      Quello che conta veramente è che a Milano sia fatto tutto da Citterio. Già mi sembra uno sgarbo imperdonabile che torre Unipol sia di Cucinella, per non parlare dell’edificio pacchiano di Big a City Life. Ma scherziamo?

      Dovremmo realizzare tutto con l’inconfondibile e sobrio stile Citterio che tra Gioia 20 e sede Fastweb ha dimostrato di essere l’unico vero erede di Mies van der Rohe.

    2. Anonimo

      Forse è il progetto più banale, d’altronde è difficile aspettarsi grande estro da certi architetti.

      Per fare il Guggenheim chiami Ghery non Citterio (almeno se non sei a Milano).

      Quello più brutto è senza dubbio il rasoio che io, considerato il recladding, ribattezzerei termosifone.

      1. Ada

        IL bello dei rendering e’ che sono autoriferiti ovvero non fanno vedere che cosa c’e’ intorno.Se invece fosse un progetto che tiene conto dell’esistente si vedrebbe che questi edifici impattano su di un quartiere costruito nel 1938ed anche su Un giardino che viene completamente circondato da questi edifici uguali a tanti altri di oggi.FAcciate a vista ed alti.Una concentrazione di cinica architettura ad uso della speculazione ammantata da pretese sostenibilita’.Ipocrisia e soprattutto danno a chi vive qui.

        1. Anonimo

          Tralasciando che trovo i progetti di Citterio anonimi e di modesto valore architettonico, mi sembra ci sia poco da preservare in quel quartiere. È solo un grande incompiuto. Il sogno infranto di un centro direzionale mai realizzato.

          Lo stesso Gio Ponti lo definì ‘disordinato’, auspicando che gli architetti vi avrebbero posto rimedio.

          1. ada

            Meno male che pongono rimedio….mi sembra che qui siate tutti architetti seppur”anonimi” ma anche voi come i rendering siete autoriferiti.Giudicate l’architetto ma non dove questo progetto viene realizzato. poveri noi!E questa ennesima operazione immobiliare su un’area pubblica comunale venduta al privato e le opere di compensazione dove sono.? AH gia’ ma la pista ciclabile c’e’ e allora va tutto bene.E il traffico ? La viabilita’? Ma quello che importa noi guardiamo lo stile !

          2. Anonimo

            Beh la zona è destinata a Centro Direzionale in ogni Piano Regolatore da quasi cent’anni a questa parte.

            Se gli uffici non li costruisci in prossimità delle due stazioni ferroviarie principali della città, del passante e di tre linee della metro, dove la vai a fare?

            A Pizzigate sul Minoprio o ad Arcibano Olona?

        2. Gio

          Certo danno enorme, abito in quel giardino che sarà racchiuso tra vetro e cemento e finirà per inaridirsi causa della mancanza del sole. Ma la speculazione del nostro amato sindaco, dei Catella e dei loro padroni islamici non ha limiti. Il gusto e l’estetica è quella che ci si può aspettare da gente simile, che si vanta della biblioteca degli alberi che ha più cemento che alberi!

  1. Anonimo

    La purezza delle forme e la modularita’ potrebbero risultare molto eleganti…poco chiara e’ questa “progettazione paesistica” (i tetti verdi??) e quali materiali si usano per le facciate…staremo a vedere!

  2. Anonimo

    Mi sembra un po’ blando (è molto bidimensionale) e timido, ma specie da nuovo credo farà la sua figura senza costare uno sproposito.
    Se l’obiettivo del committente era questo, direi che è stato raggiunto al 100%.

      1. Anonimo

        In realtà più che ad Albano e Romina, qui siamo di fronte alla ricampionatura del frammento di brano di una band storica di qualche decennio fa, cui han cambiato il pitch e aggiunto qualche effetto alla moda, nella speranza di imbroccare una hit estiva.

  3. Anonimo

    Più vedo le mappe di questa zona, più credo che il tratto di melchiorre gioia da sturzo a sassessetti andrebbe coperto.

    quell’autostrada in mezzo al verde e alla pulizia dei grattacieli è davvero fastidiosa

    1. Anonimo

      quell’autostrada in mezzo alla città e orrenda. Inguardabile. Milano deve ridurre le macchine in entrata, altrimenti rimarrà sempre brutta e inquinata.

  4. Anonimo

    Non c’è male, ma a me piacerebbe vedere edifici più “snelli”, magari più stretti ma con altezze davvero significative, oltre 300 metri, come accade in molte città del mondo

  5. Anonimo

    Venghino siori venghino con nuovi grattacieli sempre più inutili nell’era dello smart “uorchi”… mamma mia se siamo avanti a Milanooooo

      1. Anonimo

        Perché numerosi progetti della “nuova milano” li vince sempre lo studio Citterio?

        Symbiosis in porta romana
        Goldman sachs in San Babila
        Gioia 20 in porta nuova
        ed è già pronto lo studio di piazzale Loreto.

        Il resto degli architetti? Gli altri stili?
        Milano sogna nuove prospettive di architettura.
        Architettura coraggiosa e simbolica.

  6. Anonimo

    ma non si parlava anche di un “podio” che collegasse tutti gli edifici all’incrocio (quindi anche quelli che prenderanno il posto dell’ex palazzo del Comune)? o Coima si è rimangiato tutto?

  7. Anonimo

    Probabilmente saranno molto belli e di grosso impatto…meno cafoni ed hip di tanta architettura contemporanea landmark globalizzata….speriamo che non abbiano i vlassici vetri specchianti scuri….

  8. tatino pensabene

    Quel colore mettete subito tristezza. E’ brutto da ogni putto di vista- sarà il segno iconico della prossima decade: pesantezza, e regressione. All’opposto della sede della Regione che gli sta accanto e che è proiettato in avanti, internazionale, leggero, elegante e asimmetrico. Peccato arrestare sull’impulso…

    1. Dario

      Qualcuno più acculturato di me mi spiega perché a Milano non si sale in altezza, come del resto e giustamente si fa ovunque nel mondo????

  9. Riccardo Celeprin

    Ma quanti leoni da tastiera anonimi, possiamo discutere su tutto bello o brutto! Però Il vostro pensiero conta poco come il vostro anonimato. Riccardo

    1. Anonimo

      E’ vero.

      Però anche nell’apparente savana dei “leoni da tastiera” si nascondono pareri che una persona intellettualmente curiosa e vispa può trovare stimolanti.

      (tradotto: non sottovalutare mai niente e nessuno nella vita 😉 )

        1. Anonimo

          Quando chi gestisce il sito deciderà di introdurre la registrazione, probabilmente lo farò.

          Però la capacità di interagire anche con chi si chiama “anonimo” o “GnK”, a patto che dica cose sensate e le esponga in modo civile, è segno di freschezza mentale e di intelligenza a mio parere.

          Altrimenti è come ai Convegni, ognuno al riparo della propria targhetta con nome e titolo onorifico e medaglie. A far valere la propria autorità e/o carriera al di la delle idee.

          Personalmente in Urbanfile ritrovo spesso lo spirito di Usenet dell’età pionieristica del web. E finchè resta abbastanza civilizzato, lo preferisco così.

          1. Gio

            Condivido, è bello poter dire cosa si pensa di un paesaggio di un edificio, anche se non ci si chiama Maran o Sala

    2. Anonimo

      I leoni da tastiera sul post dedicato all’edificio di Big erano tutti degli adulanti gattini anonimi. Vorrà dire qualcosa?

  10. Vin

    Spero solo che sia da quinta basica ai futuri progetti Pirelli 35/39!

    Ma non si sa più niente del vincitore ?
    Io spero in Thomas Heatherwick!

    1. Andy77

      Lo spero anche io! Ultimamente i progetti visti a Milano sono banali, pur sforzandosi di vedere qualcosa di positivo in questi edifici mi sovviene tristezza.
      Milano è grigia proprio per questo: edifici uguali l’uno all’altro con i soliti imbruttiti che ti dicono: basta che funzioni oppure “Piutost che nient, l’è mei piutost”

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