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Milano | Porta Lodovica – Ecco la ciclabile in via Castelbarco

Da più di una settimana è stata tracciata la nuova pista ciclabile nei pressi della Bocconi, in zona Porta Lodovica, in via Castelbarco.

Criticata da subito dalle opposizioni, la ciclabile è stata dipinta con la sola vernice come le altre piste in fase di realizzazione in questo periodo post Covid.

Per le opposizioni la critica maggiore a queste scelte è il timore che restringendo le strade per ospitare il nuovo percorso ciclabile, queste diventino un imbuto dove le auto, rallentate, creeranno molto più smog.

La ciclabile si connette con quella realizzata diversi anni fa (era il 2013) in via Col Moschin e prosegue in via Castelbarco a lato del uovo complesso della Bocconi in costruzione da oltre due anni.

Ci siamo comunque chiesti come mai, il nuovo complesso universitario progettato dallo studio giapponese SANAA, non abbia contemplato una pista ciclabile lungo il vasto marciapiede che corre lungo il nuovo Campus della Bocconi.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


19 thoughts on “Milano | Porta Lodovica – Ecco la ciclabile in via Castelbarco

  1. Alessandro

    Benissimo!!! Andiamo avanti così con l’obiettivo di creare una rete estesa in modo capillare per tutta la città.
    OTTIMO!!!!
    GRAZIE

  2. kj

    Un piccolo passo in avanti ma con tutto lo spazio sull’enorme marciapiede si poteva e si DOVEVA fare meglio. Molto meglio.

  3. Anonimo

    Porcheria! Vedremo alle prossime elezioni col cambio di giunta, caleranno i pennelli neri su tute quelle strisce bianche. AHAHAHAH

    1. Andy77

      Dipende quale giunta….ormai la bici e i pedoni si stanno riappropriando degli spazi sottrattigli ingiustamente negli ultimi 50 anni…io le macchine ammassate ovunque da parcheggiatori ignoranti che guidano in modo altrettanto ignorante non le voglio più vedere.
      Se un altro analfabeta funzionale che pensa che le strisce bianche debbano soltanto essere sniffate mi viene a dire che lagggente è obbligata ad essere ignorante (come anche gli evasori sono obbligati ad evadere…) gli faccio presente che è la comunità a perderci…
      Evidentemente chi obbietta non ha figli, non pratica sport, gli piace aspirare i gas di scarico (anche della sua macchina), ha la mamma che deve essere portata all’ospedale ogni giorno (ma quante sono queste vecchine? Secondo i vari commenti dovrebbero essere 700.000 e le varie ital enferm dovrebbero essere già fallite…)

      1. Anonimo

        Di ciclisti ignoranti ce ne sono tanti quanti di automobilisti non ti credere, alla fine che siano alla guida di una macchina o una bicicletta le persone sono le stesse. Il problema delle macchine ammassate ovunque (non diverso dalle bici ammassate sui marciapiedi: vedi mobike et al) sono dovute al Comune che non controlla/sanziona a dovere, non riqualifica le vie e quando lo fa spesso e volentieri sono progetti fatti male che non prevengono il parcheggio abusivo all’origine.

        Evidentemente non ti sovviene che molte persone hanno bisogno dell’auto per lavoro (non tutti hanno l’impiego sotto casa), che hanno commissioni e attività da fare che necessitano di spostamenti e che non sono degli sfigati che passano la loro vita senza uscire al di fuori della città.

        Inoltre questa “guerra” alle auto è anacronistica perchè ormai la traccia è segnata, questione di non molti anni e le auto saranno tutte elettriche: il che vuole dire zero smog, zero inquinamento acustico.

        1. Anonimo

          Le auto devono comunque diminuire se si vuole che le città sopravvivano e prosperino: anche in questo “la traccia è segnata”.Le auto private, infatti, anche se elettriche, sono comunque un problema a causa dell’enorme quantità di spazio pubblico che occupano e/o degradano sia da ferme che in movimento. Lo spazio pubblico è prezioso perché serve per moltissime funzioni urbane dalle quali dipende il benessere di chi in città vive e lavora e il fatto che una città abbia successo ovvero declini. Le città dove lo spazio pubblico è monopolizzato dall’auto privata sono, appunto, condannate al declino.

  4. Anonimo

    Ma l’alternativa a una città più pedonale e ciclabile esattamente qual è?
    Cioè se non si va nella direzione di calmierare il traffico privato, rallentarlo, disincentivarlo e rendendolo meno competitivo del trasporto pubblico e della mobilità leggerà dove si va?
    Si va necessariamente verso una città più incasinata, più inquinata e più invivibile. Quindi non è più intelligente essere contenti per questi piccoli interventi? Io davvero non riesco a credere che esista gente che preferisca traffico, rumore e smog

    1. Anonimo

      L’alternativa sarebbe rendere più competitivo il trasporto pubblico e la mobilità leggera rispetto al traffico privato.

      Non è questione lessicale, ma una visione diametralmente opposta rispetto a quello che hai scritto.

      Sarebbe bello poter scegliere tra varie visioni alle elezioni anzichè solo scannarci sul forum mentre Milano resta indietro anni luce rispetto all’europa.

      1. Anonimo

        Ma quindi come? Non si sta facendo? La M4, i prolungamenti delle altre linee, la riqualificazione delle fermate dei tram, i nuovi tram acquistati da atm in arrivo nei prossimi mesi..
        In che senso una visione diametralmente opposta alla mia? La visione diametralmente opposta alla mia è una città di parcheggi gratis e autostrade urbane, svincoli e smog.

        1. Manuel

          In Deutschland ad es. ci sono le Radwege e le Schutzstreifen regolamentate da codice della strada. Pare che a Milano (Italia!) le Schutzstreifen si chiamino “bike lanes”;?!; Domanda: queste “bike lanes” sono previste e regolamenta dal codice della strada? Vi aggiorno sulla risposta dell’assessore.

          1. Anonimo

            Volere chiamare questi oggetti “bike lanes” è improprio e genera solo confusione. Infatti “bike lane” in tutto il mondo indica una vera e propria pista ciclabile, seppure delimitata in sola segnaletica, cioè una zona riservata ai ciclisti sulle quali i veicoli a motore non possono in nessun caso mettere anche solo il bordo di una ruota.Le Schutzstreifen (fasce di protezione), questi nuovi oggetti introdotti oggi in Italia (con decreto legge e quindi non organicamente inseriti nel Codice della Strada con spiegazioni che che indichino come segnarle e come usarle), sono invece qualcosa di diverso in quanto sono occupabili anche dai veicoli a motore in caso di necessità. Per evitare confusioni bisognerebbe usare un termine italiano specifico e non “bike lanes”. Soprattutto bisognerebbe evitare di presentarle come una novità rivoluzionaria e come un’alternativa alle piste ciclabili vere e proprie, dato che esistono in vari paesi da 40 anni (in Germania dal 1977) ma da nessuna parte sono diventate il principale tipo di infrastruttura ciclabile..

          2. _

            In realtà “bike lane” è un termine ambiguo anche nelle realtà anglosassoni, che usando la lingua Inglese, le chiamano appunto “bike lanes” in Inglese.

            Quelle che stanno facendo a Milano, la Legge le definisce “corsie ciclabili” e sono una recentissima innovazione introdotta nel Codice della Strada a maggio, cosa che sta consentendo al Comune di introdurle a tappeto.
            Prima la corsia ciclabile che poteva essere attraversata dalle auto (per parcheggiare) e senza cartello di inizio e fine ogni 3 metri non si poteva fare, adesso si.

            Chiaramente “pista ciclabile” e “corsia ciclabile” sono due cose molto diverse, anche dal punto di vista legale, ecco perchè trovo abbastanza sciocco chiamarle con il nome di “bike lanes” che per il codice della strada non significa nulla.

        2. Anonimo

          Opposta perchè il punto non è disincentivare le auto ma rendere migliori i trasporti pubblici.

          Ben venga la M4, anche se per la prima volta nella storia di Milano, termineremo una linea (la M4) senza che ce ne sia in progetto una nuova.

          Ben venga la riqualificazione delle fermate, anche se è una semplice messa a norma per i disabili e non vengono ridotte e l’asservimento semaforico è materiale da barzelletta ormai.

          Ben vengano i nuovi tram ATM, anche se sono destinati in larga misura alle nuove linee e a sostituire i vecchi, quindi le frequenze dell’obsoleta linea esistente resteranno quelle che sono.

          Aumentare le frequenze della rete ATM, specie degli autobus di collegamento, interquartiere, la sera e i festivi, progettare la M6, fare l’asservimento semaforico dei tram con la stessa sollecitudine con cui si dipingono le ciclabili, son tutte cose fattibili a prescindera dalla Santa Guerra alle auto!

  5. Anonimo

    Si può discutere su quanto questo intervento sia utile. Tuttavia perché la discussione sia a sua volta utile bisognerebbe cominciare a non chiamare quest’oggetto “pista ciclabile”, perché è un’altra cosa.

    1. Anonimo

      Sottoscrivo pienamente. Nè pista ciclabile e nemmeno “bike lane”. Il termine “bike lane” vuol dire pista ciclabile in segnaletica. Le piste ciclabili sono di uso esclusivo dei ciclisti mentre queste “Striscie” possono essere occupate dai veicoli a motore in caso di necessità e corrispondono abbastanza bene alle tedesche Schutzstreifen

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