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Milano | Porta Genova – In via Tortona apre PHYD

 Apre a Milano PHYD: un luogo fisico e digitale, primo e unico in Italia, dove allenare il proprio talento e accrescere le proprie potenzialità. 

Una graziosa palazzina industriale del primissimo Novecento, realizzata ancora in stile eclettico, è stata trasformata, restaurata e riqualificata per diventare un nuovo luogo di lavoro.

Il concept design, il progetto e i lavori di costruzione sono a cura de Il Prisma, che ha realizzato un luogo fisico e digitale, pensato per essere la naturale evoluzione della piattaforma Phyd.com e strutturato in un percorso gamificato, in modo da aumentare l’ingaggio e l’esperienza dell’utente.

  • Nel cuore culturale milanese: Via Tortona 31 – 20144 Milano 
  • PHYD, la nuova digital venture di The Adecco Group nata con la collaborazione tecnologica di Microsoft, che combina una piattaforma digitale e uno spazio fisico, il cui obiettivo è il miglioramento e la valorizzazione costante e nel tempo del “Capitale Umano”. 
  • PHYD, un luogo, fisico e digitale, che mette al centro le persone per renderle più competitive e a prova di futuro. 

Progettare un luogo phygital, unico nel suo genere e interamente dedicato alla lifelong employability, ha permesso a Il Prisma di realizzare uno spazio dove tutto è connesso e quantificato, ma anche fortemente radicato nel mondo fisico. 

“Un’intelligenza artificiale pervasiva invade gli spazi fisici generando, per la prima volta in Italia, un ambiente in realtà alternata dedicato alla crescita professionale. Superfici di lamiera traforata, rame, cemento e policarbonato radicano l’esperienza nel mondo fisico, mentre il layer digitale ingaggia gli utenti, aumentando l’esperienza con dinamiche di self-quantification, premi e connessioni umane”, racconta Arianna Palano, Team Leader e Associate de Il Prisma Worksphere. 

Chiamato “The Greatest Adventure. You”, il concept progettuale si ispira all’Alternate Reality Game e si sviluppa in un percorso esperienziale articolato in quattro momenti-aree: Start PHYD, Training, Connection e Food. 

L’ingresso Edge è il limbo immersivo che segna il passaggio dal mondo fisico esterno allo quello phygital di PHYD; un luogo impattante che, attraverso effetti di luce e sonori comunica al visitatore-player che cos’è PHYD e amplifica l’esperienza immersiva. 

L’area training ospita 5 spazi: Capsule dedicate alla fruizione individuale di contenuti ed esperienze eterogenee, dove l’utente si relaziona con PHYD attraverso la tecnologia (Self-interview, Self-portrait professionale, Assessment in 3D con visori a 360 gradi); mentre Forge è inteso come luogo dove attivare networking, condivisione, confronto, apprendimento e formazione verticale per piccoli gruppi. 

Arena è lo spazio dedicato alla connessione e ospita corsi, workshop, talk ed eventi. È adiacente al Restaurant&Cafè, dal quale si diffonde la cultura del nutrimento. 




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com


26 thoughts on “Milano | Porta Genova – In via Tortona apre PHYD

      1. _

        quattro.

        L’unica cosa che ho ben capito è che c’è il bar. E dalle foto anche dei tavoli per lavorare. In questo periodo son cose utili, quindi bene così.

  1. V.

    Ma la ridipingitura della facciata in nero e bianco? Siamo nella ex zona industriale di Milano che eravamo tanto fieri di aver preservato nel carattere, non in Alsazia! 🙂

  2. Anonimo

    Fanno troppo ridere i comunicati stampa di questo genere: il 90% sono scritti da stagisti e corretti da vecchi tromboni… ed escono ste cose qui.

    avranno pure pagato per uscire su urbanfile, ma avrebbero dovuto anche tirar fuori qualche euro per un content manager.

    Detto ciò: location molto bella

  3. Lorenzo Lamas

    Quando sono arrivato a “la naturale evoluzione della piattaforma Phyd.com e strutturato in un percorso gamificato, in modo da aumentare l’ingaggio e l’esperienza dell’utente.” la testa ha iniziato a girare. Arrivato ad Adecco sono poi collassato.

  4. Raffaello Mascetti

    E’ un’experience integrata di lounge e coworking nella postcovid-era che rimescola l’heritage degli stakeholder in combo con il breakthrough più disruptive dell’innovazione social.
    Seguirà avocado brunch vegan e classe di soft yoga, o in alternativa ciclopercorso corporate architecture nel quartiere guidati da Sofia Giaele Robecchi Baerenberg di Coop Archicultura.
    In caso di pioggia o di dpcm restrittivo anticovid il meeting si terrà da remoto su Teams previa mail di booking e dopo feedback di conferma e link sito.

  5. Riccardo

    Quello che ho capito io è che c’è un bar dove la gente andrà a fare gli aperitivi dopo aver fatto un sacco di cose incomprensibili (anche a loro stessi, probabilmente) li dentro

  6. Roberto

    Giuro che l’ho letto e riletto e fatto leggere ma veramente non si capisce una mazza. E’ un coworking? Una location eventi? Un bar? Un centro per l’impiego? Un museo? Boh!

  7. Roberto

    Giuro che l’ho letto e riletto e fatto leggere ma veramente non si capisce una mazza. E’ un coworking? Una location eventi? Un bar? Un centro per l’impiego? Un museo? Boh!

  8. Andrea

    Veramente non sappiamo più dove si andrà a finire, creare posti di lavoro concreti di questo c’è bisogno , nell’articolo non si capisce niente

    1. Anonimo

      @Andrea: Loro ti risponderebbero che il problema non è “creare posti di lavoro” (che esistono) ma di migliorare “la tua impiegabilità” (o qualcosa del genere, rigorosamente in Inglese e con il contorno di parole come “paradigma” ed “epocale”).

      Che poi spiegare ad un ragazzo che non lavora e non studia che ha uno “skill mismatch” non è facile.
      E a chi un lavoro ce l’ha ma non lo pagano un tubo, che è perchè non ha sviluppato le adeguate “soft skills”, una impresa al limite del temerario.

      In ogni caso ci provano, ed è una cosa buona. Se funziona ne abbiamo tutti da guadagnare. Se è un flop, ci resta un bar che sembra carino, anche se magari in zona non erano certo i bar che mancavano 🙂

  9. Anonimo

    L’aspetto piu’ sconcertante e’ che in nazioni anglofone utilizzebbero meno anglicismi presi a caso e espressioni gergali stantie, stando piu’ abbottonati ed eleganti. Understatement, who are you?

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