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Milano | Porta Vittoria – Largo Marinai d’Italia e i Mercati Generali, 1911-1965

Come qualcuno saprà, il mercato delle verdure nella Milano medievale si concentrò nell’attuale area compresa tra piazza Fontana ai piedi dell’Arcivescovado e piazza Santo Stefano.

Questo fino al 1776, quando, per motivi di decoro, Karl Joseph von Firmian, ministro plenipotenziario e governatore generale della Lombardia austriaca, decise di far spostare il Verziere solo nella vicina piazza Santo Stefano, per consentire che l’Arcivescovado godesse di maggior lustro e sobrietà.

Va precisatato che già nel XIII secolo piazza Santo Stefano ospitava bancarelle di generi alimentari – come risulta da alcuni documenti – e quindi tale spostamento fu in realtà un “ritorno”.

Nella seconda metà dell’Ottocento, il verziere si allargò, occupando il suolo della larga strada che portava all’antica Porta Tosa (odierno incrocio di via Francesco Sforza e via Cesare Battisti) e alla colonna del Redentore sino all’attuale Largo Augusto. Strada che ancora oggi riporta il nome di Verziere, però senza l’indicazione “via” o altro.

Qui si svolse per lungo tempo il mercato giornaliero o quasi rendendolo uno dei luoghi più popolari e folkloristici di Milano. Questo sino a quando nel 1911, per esigenze di logistica, venne realizzato il nuovo e più grande mercato dove oggi si trova largo Marinai d’Italia, a Porta Vittoria.

Così l’area occupata dal vecchio Fortino Austriaco voluto da Radetzky al suo ritorno a Milano nel 1848 e ormai in abbandono da anni, venne scelta per erigere il nuovo Mercato Ortofrutticolo di Milano.

In quest’area prese forma uno dei primi grandi, moderni mercati all’ingrosso d’Italia, che aprì alle 4 del mattino dell’11 di aprile del 1911. Il progetto architettonico (1908) fu realizzato dall’architetto Alberto Migliorini.

Il Nuovo Verziere, occupò i quasi 72.000 m² dell’isolato compreso tra Corso XXII Marzo, Viale Umbria, Via Anfossi e via Cadore.

Si trattava di un area recintata da una cancellata, con pochi accessi, dove all’interno vennero creati vari padiglioni distribuiti a fasce circolari attorno al nucleo centrale. Secondo il progetto i padiglioni dovevano essere distribuiti in cerchio su ogni lato, ma ne furono realizzati solo in parte, lasciando incompleta la sezione meridionale, che rimase utilizzata come piazza fino alla demolizione del complesso. Perciò la palazzina centrale del caffè, oggi la famosa Palazzina Liberty, unica superstite del complesso, divenne l’ultimo padiglione nella parte meridionale anziché “centrale” come da progetto.

I padiglioni erano formati da tettoie in ferro battuto e vetro nella parte centrale, ognuno a tre campate (corsia al centro e posteggi ai lati). Mentre ai bordi dell’area, gli edifici erano in muratura con tettoie e grandi aperture verso la parte centrale.

L’area aveva solo 4 ingressi posti agli angoli del quadrilatero, aperti tutti i giorni, compresa la domenica, tranne il lunedì, unico giorno di chiusura. Le aperture così limitare servivano per controllare più facilmente l’ordine pubblico e la merce (altre aperture minori e per i mezzi si trovavano lungo via Cadore). Il mercato era raccordato alle ferrovie dalla vicina stazione annonaria di Porta Vittoria, che diede vita al primo esempio italiano di mercato organizzato. 

Naturalmente subito il nuovo spazio all’ingrosso coinvolse le vie limitrofe, creando un enorme via vai di automezzi di ogni genere, carri, cavalli ed asini. Circa 200 cavalli trovavano spazio nella grande stalla posta tra le vie Anfossi, Anzani, Bezzecca e Cadore.

L’attività era animata da ortolani generici o specializzati, come quelli in sole patate, castagne o frutta che venivano da località allora molto rinomate: le ciliegie di Abbiategrasso, le verze e il sedano di Casalpusterlengo, i fichi della Brianza, i fagioli di Vigevano, ecc. Circa un migliaio di facchini animavano le corsie del Verziere ed erano tutti in divisa: vestaglia a strisce verticali bianche e azzurre. Per tutti una vita decisamente faticosa, che richiedeva viaggi di notte, anche di 40 km in bicicletta, per arrivare al Nuovo Verziere e poi tutto il giorno a scaricare o caricare la merce, con una breve sosta a mezza mattina per rifocillarsi al bar centrale, la Palazzina Liberty appunto: trippa, cassoeula, nervetti con le cipolle e via di nuovo al lavoro.

Naturalmente dopo la II Guerra Mondiale alcuni padiglioni vennero sostituiti, con strutture in cemento, compresa la costruzione di una piccola palazzina dove c’era la piazzetta nell’area centrale a nord del complesso.

Al contempo, la città del boom del dopoguerra necessitò di nuovi spazi e nuove esigenze. Il vecchio mercato del 1911 risultava troppo centrale ormai, piccolo e poco efficiente. Così si decise il suo trasferimento in una zona più comoda e grande, oltre la zona di Calvairate, dove oggi sorge l’Ortomercato.

Dal luglio del 1965 il Nuovo Verziere fu definitivamente trasferito nell’attuale complesso, modernamente attrezzato, che sorge in via Lombroso, in stretto collegamento con altre infrastrutture del commercio alimentere, per inciso un complesso nel quale transitano decine di milioni di quintali di frutta e verdura.

Qui sotto un po’ di immagini degli ultimi mesi di vita del mercato (inverno 1964 o 65)

Quando fu deciso il trasferimento del complesso dei Mercati Genrali, il comune decretò la costruzione di un parco pubblico (successivamente intitolato Parco Vittorio Formentano) al suo posto e di dedicare la nuova piazza a tutti i caduti della marina, così sorse Largo Marinai d’Italia (pare infatti che Milano sia la città che più ” ha dato” alla marina).

Al suo interno venne realizzato nel 1967, il monumento dedicato proprio ai Marinai d’Italia. Un’Onda della Vittoria realizzata dallo scultore Francesco Somaini su progetto architettonico di Luigi Caccia Dominioni che realizzò la fontana.

Di tutto il complesso realizzato nello stile floreale nel 1911, oggi si conserva solo la nota Palazzina Liberty Dario Fo e Franca Rame. Si tratta del padiglione posto al centro del complesso del mercato delle verdure, e utilizzato come caffè e ristorante. La costruzione ad un piano è dotata di ampie finestre e arricchita in facciata da un’elegante decorazione plastica a tema floreale con inserti in ceramica dipinta, tipica dello stile liberty che caratterizzò molte delle architetture fabbricate a Milano tra la fine del XIX e i primi anni del XX secolo. La grande e luminosa sala interna è suddivisa da pilastri a sezione quadrangolare, decorati coerentemente con gli stessi temi floreali visti all’esterno, che descrivono un’area centrale più ampia e due laterali più strette in cui sono inseriti palchi sopraelevati. L’allestimento interno attuale risponde alle esigenze di utilizzo della palazzina adibita oggi prevalentemente a spazio espositivo e sede di manifestazioni musicali.

Fonte: Milanopolicroma; Le Strade di Milano, Newton Peridici 1991; Le Città nella Storia d’Italia – Milano, Edizini la Terza 1982; Lombardia Beni Culturali




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


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